mercoledì 19 maggio 2010

I-talians


Dietro ai nick names BOT e PHRA si nascondono due italianissimi dj italiani (periferia di Milano), che sono attualmente i più quotati remixatori (tra gli altri hanno lavorato su pezzi di U2, Timbaland, Chemical Brothers, Britney Spears) di musica del globo.
A testimoniare questo momento d'oro accorrono prontamente tonnellate di amici a fare featuring sul loro album d'esordio.
E' chiaro che la musica dance/electro/techno non è la mia tazza da tè, ma è altrettanto evidente che se qualcosa mi incuriosisce non mi lascio certo intimidire dalle etichette.

Detto questo, le tracce che preferisco sono quelle meno estreme, che più rispettano la forma canzone, che sia hip hop o black piuttosto che il mero esercizio da funamboli della dance floor.
In questo senso estrarrei dal mazzo la popolarissima Day 'n' nite, Let's get beezy (feat. will.i.am); Hold up your hand (Roisin Murphy); Puts your hands on me (Kardinal Official & Carle Marie); e Jump up.

Disco simpatico, magari solo un pò troppo lungo (20 tracce!).

martedì 18 maggio 2010

Criticize

Qualche tempo fa mi è stata rivolta una critica riguardo all'abitudine che avrei di recensire i dischi solo in modo positivo. Probabilmente è vero, ma non mi sembra una cosa tanto anomala. Fatto salvo i miei idoli musicali, ai quali concedo ripetute chance anche se i loro lavori non mi convincono subito, per il resto, a causa della bulimia musicale (cit) che mi attanaglia, se un album non mi piace, o se non pianta un semino da far germogliare, lo mollo quasi subito. E' sbagliato, lo so e così facendo mi perdo buoni lavori. Però resta il fatto che non li ascolto a sufficienza per articolare una recensione e pertanto non ne parlo nè bene nè male.

Ad ogni modo, giusto per togliere lo sfizio a chi ha sollevato la critica, ecco una breve lista di dischi recenti meritevoli di stroncature:

Airbourne, No guts no glory: avevo gradito il precedente Running wild , divertimento senza menate con il tipico boogie creato dagli AC/DC. Con la nuova release mi sembra che il giocattolino si sia già rotto, o forse sono io che mi sono stufato presto.
Vale lo stesso discorso per Joe Pug, il suo ep acustico d'esordio mi aveva fulminato, mentre ho trovato Messenger, l'esordio full-lenght (e full band) piuttosto fiacco e prevedibile.
Il nuovo di Slash avrebbe in teoria tutte le caratteristiche per piacermi, ma nonostante i ripetutti ascolti, proprio non sfonda. Volendo ciurlare nel manico del dualismo con l'ex socio, continuo a preferire di gran lunga Chinese democracy.

In sintesi infine, ho trovato deprimenti i Midlake, "telefonato" il ritorno di Sade, ottimizzatori di vecchie idee i Massive Attack, imbolsito il nuovo John Mayer, inascoltabili i Linea 77 al loro esordio in italiano; simpatici ma poco più i Barnetti Bros e "futile" , rispetto alle singole storie degli artisti, San Patricio, che vede insieme i Chieftains e Ry Cooder.

Ecco, direi che per un pò mi sono messo in pari.

lunedì 17 maggio 2010

Continuando ad ostentare sicumera


Non sono entrati nella mia top ten del 2009 solo perchè ho scelto di non mettere raccolte, però più l'ascolto e più mi convinco che Gattini, degli Elio e le storie tese, non sia una banale antologia. Innanzitutto perchè i brani sono tutti reinterpretati, e poi perchè (alcuni più di altri) hanno un nuovo arrangiamento orchestrale ( con la Filarmonica Arturo Toscanini). Anche la scelta dei brani infine è lontana dalla stringente logica del best of.

Certo, non mancano i pezzi epocali come John Holmes (che apre giustamente il disco) o Il vitello dai piedi di balsa, e hit quali La terra dei cachi o Shpalman, ma sono sacrificate altre canzoni che in una diversa e più prevedibile logica commerciale avrebbero senza dubbio trovato spazio. Mi vengono in mente ad esempio Supergiovane, Servi della gleba, Il pippero, Cara ti amo, Tapparella, che la band ha invece scelto di escludere.

Questa scelta ha permesso di dare visibilità ad alcune perle nascoste, come ad esempio Pork e Cindy, un brano strepitoso ma "difficile" da riproporre ora che gli Elii hanno raggiunto il grandissimo pubblico, oppure ad una versione tiratissima di Cassonetto differenziato per il frutto del peccato (con il suo incipit alla Rock and roll dei Led Zeppelin) o ancora ad una potente interpretazione di Essere donna oggi. Vengono premiate anche La follia della donna, Psichedelia e Il rock and roll, tratte del periodo meno felice della formazione, ma assolutamente meritevoli di ripescaggio, mentre nessuna canzone è stata selezionata dall'ultimo Studentessi.

La passione di Elio per l'opera è rappresentata da Largo al factotum dal Barbiere di Siviglia di Rossini (da tempo costante nei concerti del gruppo). Congruo anche l'unico inedito della raccolta, Storia di un bellimbusto, specchio dei tempi di una Milano da pippare, con una irresistibile gag finale. Uno degli highlights della raccolta è però l'inaspettata e grandiosa versione slow di Shpalman (presente anche nella sua versione veloce), con Max Pezzali (uno dei tanti featuring dell'album) alla voce. Sembra impossibile emozionarsi per la storia di un super eroe che punisce i nemici spalmandogli la merda in faccia, ma vi assicuro che questo accade, grazie alla maestosa capacità di una grandissima band.


Lunga vita agli Elii.

domenica 16 maggio 2010

Honeymoon's over

Per molti viaggiatori l'avvento di Ryanair e delle low cost è stato un evento epocale positivo, si sono aperte possibilità infinite di viaggiare in mezzo mondo a prezzi stracciati. Addirittura, con un pò di costanza, una buona organizzazione e una spruzzata di culo, si arrivava a viaggiare gratis. L'immagine della compagnia era giovane, sfrontata, simpatica. Gli spot non autorizzati che mettevano alla berlina personaggi noti per pubblicizzare il marchio sono entrati nella storia (come dimenticare la presa per il culo a Valentino Rossi?). Insomma, il vettore irlandese faceva allegramente il culo alle compagnie tradizionali (non affronto qui le gravi conseguenze occupazionali di questa sistuazione) e faceva felici milioni di persone.

Presto sono cominciati i ma. Regole sempre più restrittive per l'acquisto del biglietto o per le pratiche di check-in; nessuna assistenza in casi di problemi (di questo sono testimone diretto); insensibilità totale nei confronti dei passeggeri disabili, spesso non imbarcati, più di un intervento delle autorità aeronautiche di vari paesi per infrazioni anche gravi, sfruttamento dei dipendenti, rifiuto di applicazione dei diritti legali e sindacali dei paesi nei quali Ryanair si stabilisce. Una lunga e antipatica lista di episodi e situazioni di cui la notizia che linko qui sotto è solo la degna conclusione. Tutto questo non sembra intaccare significativamente il buisness dell'azienda irlandese, ma a lungo andare potrebbe spostare le scelte di chi vuole spendere poco verso altre compagnie low cost o low fairies più eitche. Un nome su tutti: Easyjet.

Enac multa Ryanair per tre milioni. Mancata assistenza ai passeggeri.

La compagnia punita per non aver ottemperato ai suoi obblighi nei confronti dei viaggiatori , quando centinaia di voli furono cancellati per la nube di cenere vulcanica proveniente dall'Islanda.

venerdì 14 maggio 2010

If you want blues


Un disco di solido, compatto e coeso blues elettrico. Dieci brani, nessuna incertezza. Giusto qualche assaggio di psichedelia in Amphetamine Annie poi per il resto un rullo compressore che avanza con il santino di John Lee Hooker sul cruscotto.
Sì, è anche l'album di On the road again, ma il brano, nonostante la sua genialità, rischia di passare in secondo piano, stretto tra l'apertura di Evil woman, l'immortale ritmo alla hoochie coochie man di My crime e World in a jug, che sembra anticipare il modo di suonare blues dei Doors.
Turpentine moan è invece molto vicina alla versione di Sweet home Chicago più nota, e le note conclusive sono affidate allo strumentale Marie Laveau e al talking Fried hockey boogie.


I Canned Heat avevano due voci, quella del singer Bob Hite (anche all'armonica) e del chitarrista Alan Wilson. Non furono molto fortunati, split a ripetizione e la morte per overdose di Wilson hanno negato alla band la carriera che avrebbe meritato.
In un periodo (la fine dei sessanta) in cui il rock-blues era sopratutto appanaggio degli inglesi, Boogie with canned heat ha fatto battere un colpo anche alla terra dove la musica del diavolo è nata.

mercoledì 12 maggio 2010

Lost chronicles, 3

La novità più importante delle recenti puntate è rappresentata dal fatto che comincia a capirsi quanto la realtà che i nostri vivono lontano dall'isola sia in realtà una menzogna. E' Charlie che comincia a squarciare il velo che qualcuno ha messo sopra le loro vite, avendo delle visioni nel momento in cui rischia di morire proprio a bordo del volo Oceanic. Così lo spiega a Desmond, che in questa realtà alternativa lo andava a prendere per portarlo a suonare in una festa privata nella residenza Widmore (per cui lavora). Anche Desmond, durante un incidente con tanto di inabissamento dell'auto, ha una visione di Penny(che in quella realtà non ha mai conosciuto), e dopo un colloquio con il Daniel Faraday della realtà alternativa (nella quale fa il musicista!) capisce che in qualche modo, qualcuno gli sta facendo vivere una vita finta, negandogli quella vera. Così riesce a conoscere Penny e in seguito si adopera per mettere sulla buona strada gli altri naufraghi mancati. Da ricordare come Desmond avesse delle visioni anche sull'isola, nella terza stagione, quella della morte di Charlie.

Il ruolo di Desmond appare determinante anche nello svolgimento della storia sull'isola, Widmore infatti lo fa rapire e portare lì contro la sua volontà e gli spiega che dovrà sacrificarsi per il bene di tutti. Per il resto gli schieramenti delle fazioni del Locke posseduto e del miliardario si sono formate, farLocke ha perso Sawyer, Kate, Hugo, Claire e Sun, che hanno raggiunto Widmore e Jin, ma ha recuperato un'imprevedibile alleato: Jack.

martedì 11 maggio 2010

22

Poi mi hanno detto che si era messo di traverso un camion venti chilometri più avanti. Io non l'ho visto perchè nel tentativo di liberarmi dall'incistamento di un traffico bestiale (su un totale di 35 km da percorrere, dopo un'ora ne avevo fatti solo una decina) ho preso tutte le strade alternative possibili, lecite e non.
Comunque, mentre ero lì bloccato nella mia scatoletta di plastica e metallo con le ruote, ho cominciato a fare un conto della serva che nasceva da questa domanda: ma quanto cazzo di tempo della mia vita trascorro imbottigliato in coda sulla rivoltana per andare a lavorare?

Se facciamo una media complessiva di due ore al giorno (andata e ritorno), per circa ventidue giorni mensili, moltiplicati per undici mesi l'anno (considerandone circa uno di ferie) e senza considerare le code fatte per ragioni diverse dal lavoro, vengono più di ventidue giorni all'anno. Ventidue lunghi giorni trascorsi a ciucciare gas di scarico altrui, a schiacciare frizione-prima-prima-frizione e a cambiare compulsivamente i canali sull'autoradio.
Non è frustrante?

lunedì 10 maggio 2010

Furry movie


Classica pellicola alla Disney, nella quale interagiscono uomini e animali. Perfetta per i bambini, nessuna volgarità (lo squirting di puzzola è concesso, a quanto pare), messaggio ecologista elementare, viaggia con l'autopilota fino alla fine.
Tempo fa avevo sentito un vecchio attore sostenere che quando ti riduci a fare film con bambini o animali, vuol dire che sei finito.
In effetti il ripescaggio di una quasi irriconoscibile Brooke Shields (da Lolita a MILF) sembrerebbe confermare questa tesi.
Più enigmatica la logica che sta dietro alle scelte dei film da interpretare da parte di Brendan Fraser.

domenica 9 maggio 2010

Shaking the 2010

Finalmente una ventata di aria nuova arriva a rinfrescare questo (mio) fiacco 2010 musicale. Ho recuparato, tutti insieme, qualcuno in anticipo sulla data della release ufficiale, un lotto di dischi di artisti di cui aspettavo con una certa impazienza i nuovi lavori. Mi riferisco ai Gogol Bordello (Trans-continental hustle), ai Gaslight Anthem (American slang) e ad Hank III (Rebel within) - in questo caso più che di impazienza dovrei parlare di febbrile attesa -.
Recensioni in arrivo, anche se me la voglio prendere moooolto calma.

venerdì 7 maggio 2010

Have fun

L'altro giorno guardavo dopo un pò di tempo Shrek con Stefano, e mi è venuta voglia di riascoltare gli Smash Mouth, autori della All Star sulla quale scorrono i titoli di testa. Ho ripescato il loro esordio Fush Yu Mang, che all'epoca (1997) mi aveva divertito parecchio con la sua miscela di ska, reggae, punk e pop rock. Improvvisi cambi di velocità, ritornelli da pogo, puzza di erba che si sentiva fin da qui. Il singolone che aveva trainato l'album è Walkin' on the sun, ma tutto il disco aveva un bel tiro, pescando a piene mani dagli stili di Police, The Specials, Bad Manners, Clash, Madness e addiruttura Red Hot Chili Peppers (Pet names).


Dodici fulminanti tracce per poco più di mezzora di musica, tributi al Fonzarelli di Happy Days (The Fonz) e a Don Vito Corleone (Padrino), chiusura con l'unica cover del lotto, Why can't we be friends dei War. I lavori successivi saranno più levigati e pop, ma perderanno in spontaneità.


Fun fun fun.

giovedì 6 maggio 2010

Shopping compulsivo

I vinili di Electric Ladyland e London Calling era da un pò che li cercavo, ma non li avrei mai e poi mai pagati lo sproposito che li ho pagati se non mi fossero capitati a margine di una giornata tremebonda come quella che mi ha portato a Torino martedì, sotto un diluvio universale incastrato un traffico da evacuazione generale tipo disaster movie. E' per questo che mi sono trovato a sera, con la scusa di fermarmi all'ipermercato per comprare il latte e intanto buttare un occhio da Mediaworld, a sfogare tutta la mia frustrazione in acquisti prestigiosi ma sostanzialmente futili, da perfetto dinosauro comunista consumista.

martedì 4 maggio 2010

Why worry?

Sono giorni in cui macino chilometri in direzione nord e sud. Ieri trasferta in treno a Roma, A/R in giornata per lavoro, che la situazione dei contratti di settore è sempre critica. Oggi a Torino in auto con i genitori, a causa di un lutto. E' venuta a mancare l'ultima superstite della stirpe di mia madre, anche lei quasi centenaria come suo fratello, mio nonno.

Da qualche giorno però i miei pensieri sono quasi monopolizzati da un esame che dovrò fare mercoledì mattina. Trattasi di gastroscopia. Non è la prima volta che mi sottopongo a questo controllo diagnostico, ma è sicuramente la volta in cui sono più preoccupato. Un pò perchè, come la media degli uomini ( le donne a mio avviso sono più coraggiose), col passare del tempo sono diventato sempre più lamentoso, ipocondriaco e timoroso di "avere qualcosa", un pò perchè col mio stomaco malandato sostenere i regimi alimentari che tengo è folle/autolesionista e infine perchè l'esame in se stesso ( anche se non vorrei esagerare con i piagnisteti) non è proprio simpaticissimo, ecco.

Giovedì spero di poter tirare un bel sospiro di sollievo, senza festeggiare a patatine fritte, magari.

domenica 2 maggio 2010

Give me Stream!

Non sto qui ad annoiarvi con le ragioni nel loro dettaglio, ma per un bisticcio nella programmazione di Sky, ho perso una puntata di Lost (una delle ultime! ). Avevo quindi la necessità di recuperarla velocemente onde mettermi in pari con la sua incasinatissima continuità, prima dell'episodio successivo. Ora, posto che non uso i programmi p2p attraverso i quali mi dicono sia piuttosto facile ovviare a questi contrattempi, mi sono adoperato per adottare misure alternative.
Da un problema nasce un'opportunità. In questo caso, credetemi, mi si è addirittura aperto un tutto un mondo nuovo di possibilità. Questo mondo si chiama streaming. E' perfettamente inutile che alleghi dei link, basta che mettiate nel motore di ricerca il titolo di una serie accompagnato dalla parola streaming e le trovate tutte, in italiano se sono passate dalla tv italiana, o in inglese sottotitolato in caso contrario. Alcuni siti richiedono il download di un programma per consentire la visione, ma molti altri no. Le puntate si possono scaricare e vedere con calma anche senza connessione, oppure guardare on line senza scaricare nulla e quindi senza appesantire l'HD.
Magari è una cosa arcinota che disconoscevo solo io, ma nel caso non fosse così fate una prova, soddisfazione garantita.

sabato 1 maggio 2010

Indigestione



I mondiali di calcio che si stanno appropinquando sono quelli che attendo con meno interesse da quando ho iniziato a seguire il calcio. Il che è sorprendente, vista l'attrattiva e il fascino che questa manifestazione ha sempre esercitato nei miei confronti. Certo, permane un pò di curiosità per il luogo della manifestazione (l'Africa, per la prima volta nella storia), ma per il resto disinteresse assoluto. Sarà l'insofferenza che nutro per il team italiano, o per l'overdose di calcio della stagione, o anche perchè a memoria fatico a ricordare l'ultimo mondiale in cui s'è visto calcio divertente (Mexico 86?), fatto sta che tutto l'hype montato ad arte dalle tv (chi ha sky sa di cosa parlo) mi lascia indifferente più o meno come un vegan davanti ad una fiorentina. Stiamo a vedere se tra un mese e mezzo mi tornerà l'appetito...

giovedì 29 aprile 2010

Atterraggio d'emergenza

La soddisfazione non è tanto (non solo) aver raggiunto la qualificazione per la finale della Champions League, che, considerato il fatto che l'Inter l'aspettava da 38 anni è già un risultato gigantesco, ma più che altro per aver scoperto tutti gli altarini del F.C. Barcellona.

Qualche settimana fa quasi ci si vergognava a tifare contro quello che appariva come un club splendido, sotto ogni profilo. Filosofia di crescita dei giovani, talenti in campo, modo di giocare, sorrisi, felicità, signorilità, ottime vibrazioni, cultura dello sport e del fair play, la gioia applicata ad un mondo isterico come quello del calcio. Insomma, una squadra da mondo perfetto, tutto il contrario del muro di antipatia che da tempo Mourinho, mattone dopo mattone, ha eretto attorno all'Inter.

Poi la sconfitta a Milano nella prima partita, le accuse scomposte all'arbitro portoghese che nega un rigore (solare) ai catalani. La carica a pallettoni per la partita di ritorno ("faremo odiare il gioco del calcio ai giocatori dell'Inter"), l'esasperazione dell'ambiente, le magliette con la scritta venderemo cara la pelle, gli spot in televisione sullo stesso tema, calci e sputi all'auto dell'allenatore dell'Inter, decine di tifosi sotto l'albergo della squadra milanese a fare casino tutta notte, addirittura la polizia tributaria da Eto'o (che ha casa in Spagna e ci torna spessissimo) a reclamare presunte imposte del passato, le sceneggiate dei giocatori in campo, con Busquets che viene colto dalle telecamere nella sua patetica sceneggiata alla Mario Merola, gli idranti accesi in campo per rovinare i festeggiamenti finali dei nerazzurri.

A mio avviso il Barcellona ieri ha perso molto più di una qualificazione ad una finale: società, ambiente e squadra sono tornati sulla terra in modo fragoroso, e non è dato ancora conoscere fino in fondo le conseguenze di questo improvviso, inaspettato e brutale schianto.

mercoledì 28 aprile 2010

Devil in his closet



Grazie ad un agile ma interessante libricino sul rock blues, edito da Giunti e curato da Mauro Zambellini, sono andato alla riscoperta di alcuni misconosciuti artisti che si sono dedicati a questo genere musicale tipicamente da dinosauri .

Il primo recupero è caduto su John Campbell, spigoloso (nel carattere) chitarrista e cantante, nato nel 1952 in Louisiana e prematuramente morto a soli 42 anni per un attacco cardiaco sopraggiunto mentre dormiva nel suo letto, in un appartamento a New York City.

One believer è il suo album del 1991, segue l'acclamato esordio di A man and his blues ed è un opera che, pur restando nella sua cifra stilistica iniziale ( il blues appunto) , si muove in altre oscure direzioni, quelle di norma battute dalle ballate più notturne di gente come Nick Cave, Tom Waits, Willy De Ville e Johnny Cash.

L'apertura è per il blues elettrico Devil in my closet, stile alla Elmore James e liriche che vestirebbero alla perfezione un brano di Robert Johnson, Angel of sorrow e Wild Streak invece potrebbero stare dentro Murder ballads del King Ink (che uscirà diversi anni dopo il disco di Campbell).

E' facile cadere nella capziosità dell'allegro rock and roll di Couldn't do nothing, che distrae con la spensieratezza del sound fifties ma l'accompagna con un testo del tutto adeguato al resto del mood del disco ( I couldn’t do nothin’ but sit down on the road and cry ).

Person to person è l'unica cover del disco, ed è giustamente un tributo a Elmore James mentre Take me down è il classico lentaccio blues che ha come tema conduttore il diavolo che reclama la tua anima.

Da riscoprire.

martedì 27 aprile 2010

Lazy

Invecchiando sto diventando sempre più pigro. E' così, e non ho alibi a riguardo. Nei giorni in cui non lavoro la mia sedentarietà, se le fosse permesso, toccherebbe vette inesplorate di ozio assoluto. L'altro giorno mentre ero sdraiato sul divano a scanalare, la mia gentile signora puliva casa tutto intorno a me, arrivando anche a spostare il sofà sul quale giacevo per lavare il pavimento di sotto.

Che vi devo dire? Sono quelli i momenti in cui un uomo sente di essere arrivato al suo naturale traguardo finale.
Una lenta ma inesorabile trasformazione in Andy Capp.


It's never too late to mend, i Muse


Faccio ammenda sui Muse. Non perchè con la mia recensione li abbia trattati male, anzi il giudizio conclusivo era positivo, ne per averli definiti zelig del rock (alle assonanze con gli stili di altre band già segnalate aggiungo qui i Depeche Mode, che rieccheggiano pesantemente nel brano Undisclosed desires). Mi pento piuttosto per una certa superficialità e snobberia che ho tenuto nel trattare Resistance, che si sta invece imprevedibilmente rivelando longevo e pieno di elementi interessanti.

Non è poco, di questi tempi.


P.S. Spero apprezzerete la dotta citazione cinematografica nel titolo del post

lunedì 26 aprile 2010

Get lost again


Per i curiosi, per chi non ha mai visto la serie o per chi desidera semplicemente rivederla dall'inizio, da stanotte raidue manda tutte le stagioni, dalla prima alla quinta:

Dal 26 aprile, sulla seconda rete Rai, parte 'Lost by night': due episodi ogni notte, da lunedì al venerdì, intorno all’1:55 della serie tv 'evento' del decennio, per rinfrescare la memoria in attesa della sesta stagione.


Qui il resto dell'articolo.

This note's for you, Ciccio! part 2, ovvero The other side of the story


Manco fossimo in Short Cuts di Altman, aggiungiamo un altro tassello al post su Ciccio, grazie ad uno scritto dell'altra testimone coinvolta, l'amica Lisa.

Quella storia non sono sicura di ricordarla tanto bene. Ricordo che si parlava di questa tournè acustica e meravigliosa di Springsteen, sembrava unica, irripetibile. Ciccio, il mio migliore amico, mi disse che avrebbe tanto voluto andare a vederlo.

Sembrava un’operazione impossibile: pochi, pochissimi biglietti venduti in maniera a dir poco bizzarra, ricorrendo a tagliandi, controlli, carte d’identità, impronte digitali, fotografie della retina etc. Evidentemente le sfide mi piacciono, perché mi buttai nell’impresa dedicandomi anima e corpo: ascoltavo la radio, leggevo i giornali e bazzicavo i negozi di dischi in cerca di notizie, che arrivavano centellinate e come spesso accade, si modificavano ed ingigantivano passando di bocca in bocca: “Ci saranno solo 100 biglietti!” si mormorava, “No, saranno 50!”, “I biglietti non ci sono!” e così via. Il panico serpeggiava tra i poveri ammiratori di Bruce e presto me ne feci prendere anche io, che non sono una fan sfegatata, anche se mi piace. Se Ciccio era nervoso per quel motivo è difficile dirlo, comunque ci sentivamo quasi tutti i giorni per aggiornare la situazione, manco fossimo in guerra e dovessimo preparare una strategia di battaglia.
Poi, mi ricordai del Monty. Eggià, anche lui era fan di Springsteen e certamente avrebbe cercato di andare al concerto! Uao, avevo una speranza in più.
Così gli chiesi se era possibile per lui procurarsi due biglietti. Gentilmente accettò di condividere il secondo biglietto con Ciccio, ammesso che fosse riuscito a procurarsi il primo.
Avrei potuto rilassarmi forse, ma ormai ero entrata in una specie di paranoia da biglietto: cominciavo perfino a sognarlo, quel maledetto tagliando, mi stava venendo un’ansia tremenda.

Per fortuna dopo un mese l’attesa finì e finalmente un giorno Monty mi chiamò tutto contento per dirmi che ce l’aveva fatta. Inutile dire che ero trionfante, dopo tanta fatica! Non avevo fatto nulla in concreto, ma in qualche modo avevo fatto sì che Ciccio avesse il suo biglietto.
Lo “scambio” avvenne al Lollapaloosa, un locale di Milano a pochi metri dal Teatro Smeraldo che avrebbe ospitato il Boss e destinato qualche anno più avanti a diventare parte della venefica e caciarona movida meneghina.
Contenta e soddisfatta accompagnai i due giovani verso il teatro e me ne andai saltellando.
Quella sera sera stessa, verso l’orario di inizio del concerto, ricevetti una telefonata:
-Ciao.
-Ciccio! Ma che ci fai a casa? Hanno annullato il concerto?
-No, è che io…me ne sono andato.
Inutile dire che rimasi di sasso, esplosi come un vulcano e tolsi il saluto al mio amico per un mese (anche se all’inizio avevo pensato di eliminarlo totalmente dalla lista degli amici). Ancora oggi non conosco i motivi della sua rinuncia a quel sudatissimo evento. Ma suppongo, conoscendolo, che fossero ottimi. Io però non credo che gli cercherò il biglietto per il primo concerto di Springsteen su Marte.

giovedì 22 aprile 2010

MFT, aprile 2010


ASCOLTI




Jimi Hendrix, Valleys of Neptune
Crookers, Tons of Friends
Goldfrapp, Head First
Fucked up, Couple tracks 2002/2009
Lady GaGa, The Fame Monster
Pan del Diavolo, Sono all'Osso
Linea 77, 10
Basia Bulat, Heart of my own
DEP, Option paralysis
Dot Allison, Afterglow
Lady Antebellum, Need you now
Midlake, Courage of others
Napalm Death, From enslavement to obliteration
Slash, omonimo 2010
Van Halen, Best of both world
Twisted Sister, Still hungry


LETTURE

James Ellroy, Il Sangue è Randagio
Kent Anderson, Simphaty for the devil

VISIONI

Lost, stagione conclusiva
Flash Forward, prima stagione (seconda parte)
Dexter, quarta stagione

mercoledì 21 aprile 2010

Carini e coccolosi


Con Stefano abbiamo raggiunto l'unanimità di giudizio riguardo al miglior cartone animato televisivo attualmente trasmesso, è I Pinguini di Madagascar.
Come molti sanno, si tratta di uno spin-off ( slegato dalla continuity della storia) del film Madagascar.

Le storie sono ambientate all'interno dello zoo di Manhattan e la scelta vincente di questo prodotto (Dreamworks/Nickelodeon) è quella di dare titolarità ai comprimari del lungometraggio, di gran lunga i personaggi più comici e riusciti di tutto il pacchetto. Mi riferisco ovviamente ai quattro pinguini, che, in contraddizione dell'immagine che abbiamo generalmente di questi animali goffi e simpatici, sono rappresentati come un corpo militare esperto, addestrato e pronto a tutto, diviso in ruoli gerarchici ben definiti (Skipper è il leader del gruppo; Kowalski il tecnico che ha sempre una soluzione ai problemi logistici e tattici che Skipper gli sottopone al grido di: Kowalski! Opzioni? ; Rico è l' armiere, rigurgita oggetti di qualsiasi tipo; Soldato è giovane ed ingenuo, ubbidisce ciecamente agli ordini ), ma che, agli occhi dei visitatori dello zoo, appaiono come dei normalissimi pinguini addestrati (la metamorfosi da macchine da guerra a innoqui peluches scatta all'ordine di Skipper: Carini e coccolosi ragazzi, carini e coccolosi!).


Ma ancora più dei pinguini il mio idolo assoluto è il lemure Re Julian inisieme alla sua corte di servitori: l'anziano e saggio Maurice e il giovane Mortino, vittima desgnata (ma entusiasta) per ogni tipo di umiliazione finalizzata a soddisfare i capricci del Re lemure. Julian a mio avviso è uno dei personaggi di cartoon più interessanti degli ultimi tempi. Capriccioso, narciso, egoista, viziato, ma anche geniale, irresistibilmente simpatico e fuori dagli schemi, con le sue danze sfrenate, la sua ricerca ininterrotta di godimento e i suoi ammiccamenti erotici (!).

Ogni cartone dura circa 10 minuti, ne sono state già prodotte quattro stagioni per un totale di una sessantina episodi, solo una parte di esse tradotte in italiano. Nel nostro paese sono trasmesse in chiaro da Italia Uno e da Nickelodeon(pacchetto Sky). In alternativa in commercio si trovano i dvd che conengono una decina di episodi ciascuno.
Consigliato a chi ancora si diverte coi cartoons.


lunedì 19 aprile 2010

This note's for you, Ciccio!

C'era una volta, nell'era pre-internettiana, una vera e propria patologia cronica che si scatenava all'indomani dell'annunciazione ufficiale di un nuovo tour italiano degli artisti internazionali più amati.

Il virus si manifestava attraverso ansia, aumento della sudorazione, sbalzi d'umore, reazioni nervose inconsuete e, nei casi più gravi, attacchi di panico.
La trafila che seguiva la comunicazione del promoter del caso era quella di organizzarsi per le file davanti ai botteghini, prepararsi a passare ore e ore all'adiaccio, e infine sperare che tutti questi sforzi venissero premiati dalla conquista dell'agognato ticket dello show.

Ora, questa liturgia si verificava puntualmente per tutti i tour di Bruce Springsteen, dalla sua prima data in Italia nel 1985 in poi, a prescindere dalla location e quindi dalla disponibilità di posti. Che comunque di norma era in numero elevato ( diciamo 30-40mila posti nei palazzetti e 150-200mila negli stadi per una tournee di 3-4 date).
Davanti a questa premessa, provate ad immaginare in quale sconforto siano precipitati gli Springsteeniani nel 1996 (e poi nel 1997) quando, a seguito dello straordinario ritorno all'acustico di Bruce ( l'ultimo prima del trapianto di capelli) con l'album The ghost of Tom Joad, veniva annunciato anche in Italia un tour, non nei palazzetti o negli stadi, ma nei teatri.

Questa scelta (artisticamente legittima, dato il mood del concerto) faceva precipitare la capienza a poche migliaia di posti, e con essa sbriciolava, riducendola a numeri infinitesimali, la possibilità di avere accesso allo spettacolo. Spettacolo al quale, tra l'altro, i fans storici non potevano e non volevano in alcun modo mancare, data l'eccezionalità dell'evento. Un concerto acustico di Springsteen era un'intimità che ci sognavamo di notte e che ci faceva svegliare la mattina successiva bagnati per l'eccitazione

Ad oggi ancora non so quanta gente in quell'occasione è riuscita ad accaparrarsi un biglietto facendo fila di notte davanti ai botteghini. Quello che so è che personalmente, reputando già persa la partita dei sacchi a pelo davanti alla Ricordi, ho scelto di presentarmi alle biglietterie "solo" un paio d'ore prima della loro apertura per vedere un pò come buttava e sperare in un miracolo.

Tra sfottò e sfanculamenti vari da parte di quelli che invece la notte l'avevano fatta, e magari pure inutilmente, ho puntualmente preso atto che i miracoli pagani non esistono e che non c'era davvero niente da fare. Un foglio sgualcito affisso fuori del negozio, al pari di un bollettino di guerra, riportava le indicazioni delle rivendite autorizzate in tutta Italia e le relative disponibilità. Scorrendo la lista, lo scoramento raggiungeva picchi di nera disperazione: Milano sold-out ; periferia di Milano sold-out; Bergamo e provincia sold-out; Brescia Sold-out; Verona...cazzo, Verona aveva ancora tagliandi in vendita! La notizia subito funziona come lubrificante per gli ingranaggi del cervello che si riavviano all'istante.

Senza pensarci due volte chiamo il negozio di Verona che mi conferma le disponibilità. Dico che arrivo da Milano e chiedo la cortesia di tenermi da parte anche solo un biglietto che tempo un paio d'ore sono lì. Col cazzo, mi rispondono. Non si può.

Devo andare lì personalmente, e anche in fretta, non ho alternative. Ci sarebbe anche il problema del lavoro, il mio turno inizia alle 12 e sono quasi le 10. Chiamo il capo e chiedo urgentemente un giorno di ferie inventandomi il classico nonno malato. Il mio boss (quello vero, non Springsteen) mi risponde come il bigliettaio di Verona. Faccio spallucce e mi immetto sulla A4 alla massima velocità consentita (non dal codice della strada, ma dalla mia vecchia Ford). Per le giustificazioni al lavoro ci sarà tempo e modi più avanti.

Arrivo che il posto ha da poco chiuso per la pausa pranzo , lancio epiteti verso il cielo e aspetto inchiodato davanti alla vetrina qualcosa come un paio d'ore (manco mangio). Nel frattempo arriva altra gente dalle zone più disparate del nord Italia, ma stavolta sono il capo fila sono io e ho tutta l'intenzione di far rispettare questo diritto acquisito.

All'apertura del negozio il tizio alla cassa mi dice che sì, biglietti ce ne sono, ma devo obbligatoriamente comprare il "pacchetto completo", che prevede anche il pullman da Verona a Milano e ritorno.
Gli dico, guarda che io sono di Milano, che faccio, vengo a Verona in macchina a prendere il pullman per lo Smeraldo? Sticazzi risponde lui. Vabè replico io. E compro due pacchetti completi per la modica somma di quasi trecentomilalire (che si vanno a sommare alla giornata di lavoro non pagata, a voler essere pignoli). Arrivato a quel punto comunque, niente avrebbbe potuto fermarmi.

Il secondo pacchetto lo prendo ad occhi chiusi per l'amico Patrizio, certo che nemmeno lui si voglia perdere il concerto della vita e anzi mi ringrazierà in eterno per questa chance che gli ho concesso senza sforzo alcuno da parte sua. A conti fatti, beh, sopravvaluto il suo affetto per Bruce. Quando lo chiamo e gli dico entusiasticamente che con la modica somma di centocinquantamilalire può avere il suo biglietto, mi risponde lapidariamente alla stessa maniera del bigliettaio di Verona e del mio capo (allora è un vizio!).

Ad ogni modo non sono preoccupato che mi resti tutto l'ambaradam in mano, con la febbre da ticket che si è scatenata, di certo il biglietto lo piazzo, alla più sporca il giorno stesso del concerto fuori dal teatro. Ad ogni buon conto, mi facilita le cose la Lisa. L'amico Christian (personaggio sulla cui fede Springsteeniana nessuno osa sollevare obiezioni) è rimasto senza tagliando e sarebbe ben felice di comprare il mio in eccesso. Affare fatto.

Nel tardo pomeriggio del giorno del concerto (11 aprile 1996) ci si trova fuori dallo Smeraldo e si regola la transazione. Più tardi, finalmente, io entrerò per occupare il mio agognato posto in platea, mentre Christian (Ciccio per gli amici) invece no. Ma...beh, questa è un'altra storia, e non posso essere io a raccontarla.



domenica 18 aprile 2010

Che barba che noia, mr president



Probabilmente anche la scelta di partecipare ad un funerale piuttosto che ad un altro fornisce indicazioni su che tipo di personaggio politico sia Berlusconi (lo sottolineo non per me, ma per quelli che ancora non l'hanno capito). In prima fila e inquadratissimo dalle telecamere alle esequie di Mike Bongiorno, il cavaliere non è mancato ovviamente nemmeno a quelle di Raimondo Vianello (personaggio che, a differenza del presentatore di Rischiatutto, considero degnissimo, a parte lo scivolone di quella clamorosa marchetta, postata in alto insieme a quelle di Mike Bongiorno,Ambra Angiolini, Mel Brooks e molti altri, a favore di Silvio all'indomani della sua "discesa in campo").

I funerali ai quali il presidente scelse di non partecipare, sono invece quelli di uomini come Antonino Caponnetto, che creò e coordinò il pool antimafia all'interno del quale operavano Falcone e Borsellino, deceduto nel 2002 nell'agghiacciante indifferenza delle istituzioni. A
discolpa dell'uomo di Arcore c'è però da ammettere che nessuno dei presenti a quei funerali avrebbe accettato, al contrario della povera Sandra, le sue viscide carezze.

venerdì 16 aprile 2010

By request




I Twisted Sister si giocano, insieme ai Motley Crue e ai Saxon, l'ambita palma di very first band di hard-rock/heavy metal da me ascoltata. Sono arrivato al gruppo della Sorella Svitata attraverso una classica (per l'epoca) cassettina C90 amorevolmente preparata dall'unico metallaro presente nella mia classe in prima superiore. Le c90 erano perfette per contenere due interi full-lenght, viste le durate medie dei 33 giri del periodo. Così l'amico metallaro pensò di farmi cosa gradita registrando, uno per lato, due dischi freschi di stampa: Shout at the devil della band di Vince Neil e Stay Hungry, dei TS appunto.

Complice la mia assoluta ignoranza nel campo "storia dell'hard rock", entrambi gli album mi appassionarono da subito, arrivando in breve a diventare una mia fissa del periodo.

Stay Hungry aveva un bel tiro, oggi posso dire che miscelava abilmente riferimenti al glam rock (non si chiamava ancora hair metal) dei maestri, espressione quindi di semplice ma efficace rock and roll al fulmicotone, a riffoni più dilatati e pesanti, mutuati senza ombra di dubbio dai Black Sabbath, oltre a qualche pezzo in classico stile N.W.O.B.H.M. . La band si presentava con un look particolare, non erano esattamente glam, si agghindavano con coloratissimi vestiti a brandelli e vistoso trucco sul viso, sembravano dei mutanti sopravvissuti a qualche conflitto nucleare, ma il tutto filtrava in modo quasi sarcastico, irriverente, erano davvero improbabili così conciati. Un misto tra la famiglia di Sly Stone e Chuck la bambola assassina. Che fosse cattivo gusto o provocazione intenzionale, non è dato saperlo.

Tornando al disco, i brani più famosi sono gli anthem We're not gonna take it, traccia per la quale ricevettero dure critiche da parte di qualche associazione bigotta in quanto avrebbe istigato i giovani a ribellarsi alle autorità ai genitori o alla scuola (a ripensarci oggi viene da sorridere ) e I wanna rock, oltre alla ballatona The price.
Ottime e corpose anche la title track, Burn in hell (eccoli, i riffoni alla Iommi), la lunga suite in due parti Horror-Teria e The beast.

Stay hungry non è certo un disco seminale, ma ha il suo perchè, rispetto a molti altri che fanno riferimento a questa stessa tazza da tè.

Un'opera da riscoprire, magari nella sua edizione celebrativa avvenuta nel 2004 a vent'anni esatti dalla sua prima pubblicazione. In questa replica infatti, la band ha reinciso tutti i pezzi restando fedele alle versioni originali, ma con una qualità sonora nettamente migliore e con l'aggiunta di sette bonus tracks.



P.S. Prima di scrivere il post ho dato un occhiata alla scheda del gruppo su wikipedia Italia. Ho scoperto elementi molto interessanti, come ad esempio il fatto che la band è nata nel lontano 1973 e che il chitarrista e fondatore Jay Jay French prima di radunare il combo era stato scartato da un provino per entrare a far parte della band embrionale dei Kiss.
Alla fine i conti tornano.

mercoledì 14 aprile 2010

Shoot to thrill


Il network americano ABN è in crisi strutturale di ascolti e ricavi commerciali. La sua programmazione è fiacca ed è battuto sistematicamente in tutti i suoi palinsesti: serial, tv dei ragazzi, informazione, reality. La patata bollente finisce in mano a Katy (Eva Mendez), giovane e rampante dirigente televisiva che si arrovella alla ricerca di un'idea rivoluzionaria che faccia recuperare terreno alla TV rispetto alla concorrenza.

Durante una riunione, quasi per scherzo, qualcuno fa una battuta sulla roulette russa. Katy comincia seriamente a pensare di costruirci sopra un reality show. Sembra una pazzia, un progetto irrealizzabile, un muro troppo alto da scalare dal punto di vista burocratico e legale. Un limite mediatico e di buon senso invalicabile. La Mendez invece ci crede, riuscendo con la sua caparbietà a piegare la volontà di chiunque dentro e fuori il network, usando la pubblicità negativa ancora meglio di quella positiva, agendo sull'ego smisurato di avvocati e dirigenti, riuscendo a contagiare anche i pubblicitari che alla fine pagheranno a peso d'oro per il loro spazio nel programma.

Le regole del reality sono costruite per essere tremende, spietate. Sei concorrenti, una pallottola dentro una magnum 3.57. Ai cinque vincitori vanno cinque milioni di euro ciascuno, al perdente (beh, ai familiari del perdente) assolutamente nulla.

Sceneggiato e diretto da Bill Guttentag, Live! è un film interessante, anche se imperfetto. Girato quasi interamente come un docufilm (camera a spalla giustificata nella storia da un operatore che segue passo passo la Mendez/Katy), fa della critica sociale e della deriva assunta ormai stabilmente dai media televisivi il suo obiettivo principale.

Ha anche il merito di rivelare dettagli poco noti dei programmi delle tv commerciali: gli spazi da dare agli sponsor contestualizzati alla durata dello show, il ruolo del Buraeu delle telecomunicazioni (il famigerato FCC sfanculato anche da Steve Earle in un suo brano), degli uffici legali, dei politici, dei manager. Nelle clip di presentazione dei concorrenti ritroviamo gli stessi stucchevoli filmati mandati dai vari Grandi Fratelli italiani, insomma ci rispecchiamo negli stessi mix artificiali di posticcia commozione/empatia di qualunque altro reality.

Quello che non va nel plot è il progressivo venire meno, troppo semplicisticamente e senza molte spiegazioni, di tutti gli ostacoli razionali che si frappongono tra un idea come quella di portare la roulette russa in tv e il metterla in pratica. Siamo davanti ad un'estrema provocazione, d'accordo. Ma nel momento in cui scegli di contestualizzarla a questa realtà (e non al futuro o ad una realtà alternativa, come in altre opere analoghe) e scegli di spiegare al pubblico tutti i tecnicismi che stanno dietro le macchine da presa di uno studio tv, allora secondo me ti devi sforzare un pò di più di superare l' incredulità dello spettatore.

Due parole in conclusione sulla Mendez, brava ma che ha gioco facile, completamente padrona della scena nei suoi eleganti tailleur da dirigentissima. Un pò troppo di contorno tutti gli altri.

Finale, all'insegna del binomio biblico redenzione & castigo, da dimenticare.

martedì 13 aprile 2010

Steve & Sarah


Alla fine Stefano si è rassegnato. Gli abbiamo spiegato che, no, da grande non potrà davvero sposare sua mamma e lui ha dovuto farsene una ragione.
Ha deciso perciò di spostare le sue attenzioni sulla Daphne di Scooby Doo ("quella del film in carne e ossa, eh, non del cartone"), vale a dire Sarah Michelle Gellar. Adesso è lei che vuole impalmare, e si è anche informato con noi del suo stato civile ("non è che è già sposata, eh?").

Secondo me è per via degli stivali. Sospetto abbia ereditato questa debolezza dal papà.

lunedì 12 aprile 2010

More pop than country


Lungo la strada del tempo che parte nobilmente da Gram Parsons e via via diventa sempre meno impervia, avventurosa e sincera e sempre più liscia, prefabbricata e prevedibile, su un percorso già ampiamente battuto da Eagles, Corrs, Dixie Chicks, Rascal Flatts (in ordine di decadimento) e dalle decine di bands sempre più pop e sempre meno country, arrivano i Lady Antebellum, new sensation che ha sbancato in USA sia le classifiche di genere che quelle generaliste.

La formula è quella delle due voci, maschile e femminile, tanti cori e sovrapposizioni vocali, liriche esclusivamente orientate alla love thing. Il tutto molto levigato e con tutte le note al posto giusto. Non c'è niente di formalmente sbagliato in Need you now, fatto salvo che si fa fatica a capire per quale ragione questa roba debba essere considerata in qualche modo country. Davvero uno sporadico violino e una dodici corde piazzata abilmente qua e là bastano a giustificarne il suo inserimento negli scaffali informatici di questo genere? A quanto pare, almeno per i redneck o i truckers americani, sì.

Detto questo, il secondo album dei Lady Antebellum (una delle più brutte ragioni sociali mai coniate) si può anche ascoltare (dal mazzo estraggo Need you now, Hello world, Our kind of love, Something 'bout a woman) è il tipico disco da tenere in sottofondo mentre fai altro, poco invasivo, prevedibile e dalla longevità della neve all'inferno (cit.).

venerdì 9 aprile 2010

Evergreen


Non voglio essere troppo perentorio ma, insomma, tra i tanti modi di iniziare al meglio la giornata (lo so che ve ne viene in mente subito un altro), l'ascolto a volume congruo di Ace of Spades dei Motorhead, sopratutto dopo tanta astinenza, è sicuramente nella top three.



P.S. Quella allegata non è la cover dell'album ma del singolo, l'ho messa perchè mi garbava di più

giovedì 8 aprile 2010

Un centesimo per i tuoi pensieri, Giorgio


A differenza di molti amici, non sono mai stato troppo duro con l'atteggiamento di Napolitano in merito al suo ruolo e rispetto alle decisioni che la costituzione gli impone di assumere.
Analogamente a quanto sta facendo a destra Fini e all'opposto dei comportamenti di Schifani, lui come altri uomini di sinistra che si trovano a rappresentare lo stato nelle cariche più importanti,ha tralasciato la sua storia politica personale pur di adempiere fino in fondo al proprio dovere, e per evitare accuse di faziosità pratica una trasparenza ed una correttezza che sfiorano l'autolesionismo.

Il Presidente poi ha iniziato ad handicap il suo mandato, senza cioè l'opportuna ampia condivisione delle forze politiche attorno alla scelta del suo nome e con i falchi della destra che strumentalizzavano a prescindere questa scelta, ancora prima che muovesse i primi passi con la nuova carica.

Questa situazione ha significativamente condizionato il suo operato, vincolandolo, in nome del rispetto della libera espressione di voto, ad un complicato esercizio di equilibrismo ed a una gestione troppo spesso meramente burocratica delle decisioni. Si è preso pochi rischi, ha avuto pochi slanci di orgoglio, ha pronunciato pochi no. Tutto al contrario di quanto fece Oscar Luigi Scalfaro, democristiano fino al midollo, ma che potè condurre una lotta senza quartiere andando a costituire un insperato argine contro l'avanzata del nuovo autoritarismo di Berlusconi, Bossi & co., anche attraverso iniziative al limite (se non oltre) del legittimo.

Questa lunga premessa per dire che, ecco, non sono un contestatore della prima ora del caro Giorgio, ma che adesso sto cominciando ad averne pieni i maroni (e non mi riferisco al ministro dell'interno) anch'io.
La cialtroneria del legittimo impedimento, dopo qualche rinvio, è stata approvata. E' stato ancora una volta sancito che il cittadino B. è più uguale di tutti gli altri cittadini del nostro paese. Per il Presidente della Repubblica non ci sono più dubbi di incostituzionalità.
Per i PM di Milano invece persistono dei forti dubbi, tant'è che insistono su questo punto. Se alla fine dovessere avere ragione loro (i PM) , e l'incostituzionalità fosse quindi sfuggita dalle maglie della verifica del Presidente, allora si che la misura da colma comincerebbe a tracimare.

mercoledì 7 aprile 2010

Per tutto il resto...

Purtroppo non ho files visivi a sostegno di quanto sto per dichiarare (accidenti al telefonino che è sempre scarico quando serve davvero!), per cui vi chiedo di credermi sulla parola.
Ieri Stefano ha imparato ad andare in bici senza rotelle.
Per ora va solo dritto, per le curve c'è tempo. Che faccio, lo scrivo o no che vederlo pedalare felice, realizzato e ridanciano è uno spettacolo priceless?

domenica 4 aprile 2010

L'allenatore nel dragone (rigorosamente in 2D, neh!)


Di certo quello che si può dire in premessa rispetto a Dragon Trainer, è che si tratta un soggetto creativo, originale, una storia ed un'ambientazione finalmente un pò innovative.

Gli autori hanno pensato di collocare l'eterno conflitto padre/figlio e l'attualissimo sentimento di rifiuto verso le diversità, in un villaggio vichingo infestato da tante specie di draghi volanti, dove l'unica ragione di vita è battersi a morte cone queste bestie .

Protagonista della storia è l'adolescente problematico Hiccup, che proprio non ha il fisico massiccio del vichingo, ma che prova a rendersi utile inventando sofisticati marchingegni per abbattere i draghi. E' proprio dopo averne colpito uno grazie ad una sua invenzione, che capisce quanto l'approccio degli adulti (il padre su tutti) nei confronti di queste bestie volanti sia completamente sbagliato .

Tra un "per Odino!" e un "per la barba di Thor!" la storia si avvia un pò prevedibilmente alla sua conclusione, ma un particolare amaro nel finale conferisce al film una sua particolare dignità, un suo quasi realismo, se non addirittura un aggancio alle vicende di guerra di questi tempi.

Io e Stefano siamo concordi nel definirlo un ottimo film.

venerdì 2 aprile 2010

And nothing gets me down

Che siano stati speranza tradita dell'hard rock, pop stars in disguise o campioni dell'AOR; che Eddie sia passato da guitar hero a keybords player, che alla voce ci sia Lee Roth, Hagar e perfino Cherone, è comunque sempre divertente riascoltare dopo taaaanto tempo i Van Halen.

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Mentre cercavo un mio vecchio post, mi sono imbattuto in questo, della categoria drinking songs. Mi ha meravigliato avesse 19 commenti, perchè, a memoria, non ne ricordavo nemmeno uno.
Infatti, aprendo il box apposito mi accorgo che i commenti sono tutti di due tizi che hanno usato quello spazio per parlare comodamente degli affari loro. Ma a voi sembra normale?

giovedì 1 aprile 2010

Scoop

E' davvero clamorosa la notizia che da qualche minuto sta rimbalzando dalle agenzie:

RICONTATI I VOTI NEL LAZIO E IN PIEMONTE: LE VITTORIE VANNO ALLA BRESSO E ALLA BONINO!

La prima dichiarazione della nuova governatrice del Lazio: "asfalteremo il Vaticano per costruire in sua vece il più grande parco antiproibizionista europeo, dove ognuno sarà libero di stonarsi e fare all'ammòre senza divieti."

mercoledì 31 marzo 2010

A/R

Come abitudine degli ultimi anni, ieri ho accompagnato i miei per il loro mese di mare in Liguria. Andata/ritorno in giornata, ma è una cosa che faccio volentieri, un pò perchè ho l'occasione di stare un pò tranquillo con loro e naturalmente perchè mi piace guidare.
Ieri a rovinare un pò le cose c'è stato il cattivo tempo. Da Ovada in poi vento e pioggia che spazzavano in orizzintale l'autostrada, buio pesto e freddo.
Al ritorno si è creata la curiosa (e pittoresca) situazione per cui mentre mi trovavo sotto un cielo plumbeo e una pioggia battente, nello specchietto retrovisore vedevo cieli limpidi e nuvole bianchissime.

In questo contesto un pò surreale ho messo su dopo tantissimo tempo quello che probabilmente è il mio disco preferito dei Pink Floyd, Wish you were here (Shine on you crazy diamond, Welcome to the machine, Have a cigar, Wish you were here).
Il connubio che si è creato è stato perfetto. Arrivato alla sputtanatissima title-track ( passata in radio miliardi di volte, citata a meoria da quelli della mia generazione e delle precedenti, deturpata a ripetizione da improbabili chitarrai nei falò notturni in spiaggia ), ho pensato che, nonostante tutto, continua ad essere un grandissimo pezzo con un grande testo. Questo qui:


Cosi', cosi' tu pensi di distinguere
Il paradiso dall'inferno,
Cieli azzurri dal dolore
Puoi distinguere un prato verde
Da un freddo binario d'acciaio?
Un sorriso da una maschera
Tu credi di saper distinguere ?
E ti hanno fatto vendere i tuoi eroi per fantasmi?
Ceneri ardenti per alberi?
Aria calda per una fresca brezza?
Freddo benessere per cambiare
Hai scambiato una comparsa ai margini della guerra
Per un ruolo di comando in una gabbia?
Come vorrei, come vorrei che tu fossi qui
Siamo soltanto due anime perse che nuotano in una vasca per pesci
Anno dopo anno
Correndo sullo stesso vecchio terreno
Cosa abbiamo trovato?
Le stesse vecchie paure
Vorrei che tu fossi qui.

martedì 30 marzo 2010

Wide awake

Immagino sia una costante di moltissimi bambini la vivacità serale, il sovraccarico di energia del dopo cena, le pile che vanno a mille proprio quando quelle dei genitori sono al minimo, giusto il residuo per accompagnare a letto i pargoli.
Stefano non fa eccezione, anzi è probabilmente uno dei massimi esponenti di questa corrente di pensiero (e d'azione).
Ieri però, dopo anni di lotte senza quartiere, patetiche tecniche di rilassamento e espedienti di ogni tipo per "conciliare il sonno" (il suo neh, perchè tu a quell'ora sei uno zombie), Stefano mi ha finalmente rivelato l'arcano.
Dopo la consueta storia della buonanotte (seeh), con la solennità delle grandi rivelazioni ha infatti confessato che: "non mi piace dormire perchè quando dormi non ci sei più".
Una spiegazione perentoria (e un pò macabra ), lo so. Ma lì per lì mi è sembrata assolutamente sensata.

domenica 28 marzo 2010

Weight don't matters

Beth Ditto non è l'unica icona oversize del rock and roll. C'è anche Damien "Pink Eyes" Abraham, vocalist dei Fucked up, combo canadese che realizza dell'ottimo hardcore.
Io li ho scoperti da poco, anche se sono attivi da una decina d'anni, nei quali hanno realizzato diversi EP e qualche full lenght. Il tutto è riassunto nel recente Couple Tracks: singles 2002-2009, dove emerge anche la vena politica del gruppo (il disco si apre con una traccia dall'inequivocabile titolo No pasaran).
Abraham è quello che banalmente si definisce un animale da palcoscenico. Impossibile vederlo fermo, sfida la forza di gravità (e il coraggio dei fans) con ripetuti stage diving, provoca, si contorce, si denuda, sembra un
Kinpin in acido, un Iggy Pop di fronte ad uno specchio deformato.

La clip che posto è presa da un live su MTV, ma per chi volesse in rete se ne trovano a bizzeffe, anche più provocatorie (solo di qualità peggiore). Da notare la vee jay della rete che nel presentarli censura il loro nome: - ecco a voi i F.. UP!!!
- .

venerdì 26 marzo 2010

Buahahahahah

Scatenati i dipendenti del cavaliere a pochi giorni dal voto. Mentre l'authority per le telecomunicazioni multa TG1 e TG5 per lo spazio debordante concesso negli ultimi mesi al premier e alla sua coalizione rispetto a quanto dato a PD e agli altri, Panorama se ne esce con la popò di copertina che vedete qui sotto e Libero, infiaschiandosene delle regole che lo vietano, in pratica pubblica i sondaggi per le regionali di dopodomani. Perchè libertà è fare un pò come cazzo ti pare.


giovedì 25 marzo 2010

Honey buisness


Interessante questo sfortunato (al botteghino) film d'animazione della Dreamworks che ha come protagonista l'ape Barry Benson. Certo, non è scevro da imperfezioni, con la sua ottima partenza e il suo progressivo afflosciamento, ma il giudizio resta comunque positivo. E poi Stefano da sabato (giorno in cui l'abbiamo registrato dalla tv), non vuole vedere altro.

La pellicola è coloratissima, la metafora della società delle api che rieccheggia la nostra, le diverse ospitate di celebrità sotto forma di cartoon (letteralmente irresistibili Sting e Ray Liotta) e in versione apesca (Larry King), le immancabili citazioni cinematografiche, nonchè alcune battute fulminanti, fanno comunque di Bee Movie un buon film, magari troppo sbilanciato in alcuni suoi momenti verso un pubblico più adulto (la fase processuale), ma apprezzabile per il messaggio educativo/ambientalista destinato ai più piccoli.


Dopo averlo visto vi sentirete un pò in colpa a comprare un vasetto di miele...

mercoledì 24 marzo 2010

I got a rocket


Premetto che conosco i Goldfrapp solo di nome. Non li ho mai ascoltati in precedenza, ne ho mai avuto lo stimolo a farlo. Leggo su wikipedia che sono un duo inglese di musica elettronica (sarà per questo che istintivamente non mi stimolavano) composto da Will Gregory, produttore di colonne sonore, e Alison Goldfrapp, vocalist che prima di questo progetto aveva partecipato a lavori di Tricky e Portishead.
Dal 2000 a oggi hanno realizzato quattro dischi, il quinto è questo Head First, fresco di stampa.

Personalmente ci arrivo grazie alla segnalazione di un amico che mi consiglia di dargli un ascolto. Siccome mi aspetto roba pesa e un po’ ostica, elettronica trendy, ossessiva e monotona , sul mio viso si allarga un sorriso compiaciuto quando parte Rocket, la traccia numero uno. Un delizioso e armonioso pop con atmosfere eighties (inequivocabili le tastiere tipo Jump dei Van Halen e quel classico effetto di batteria), steso come un prezioso tappeto sul quale si adagia la voce angelica di Alison.

E’ solo l’inizio di un curioso viaggio in un sinuoso e anacronistico paese delle meraviglie, dove il mood è costante (esce un pò dagli schemi la conclusiva Voicething)e si traduce in brani dalla struttura semplice ma incisiva, leggiadri voli a planare, perle infilate in una collana un po’ fuori moda ma sempre affascinante da indossare.

Alive, Dreaming, Hunt, I wanna life sono sì revival, ma senza malizia, senza retropensiero. Suonano oneste e arrivano dritte allo scopo, riescono a stupire pur suonando già sentite. Così come tutto il lavoro. Un timing breve, meno di quaranta minuti, per una piccola, deliziosa sorpresa.

martedì 23 marzo 2010

Back in Germany


Torno in germania molti anni dopo l’ultima volta, nella quale, manco a dirlo, c’ero stato per Springsteen, che nel 1993 aveva suonato a Monaco e Francoforte. Stavolta il viaggio è per lavoro, che c’è da preparare il rinnovo del contratto di lavoro dei dipendenti della compagnia di bandiera tedesca di sede in Italia.
Il collega che segue da sempre questi lavoratori, mi spiega che sono abituati a preparare il materiale contrattuale in trasferta. Approfittando delle tante condizioni di favore che hanno su aerei e hotel infatti, prenotano voli e notti fuori, per potersi concentrare appieno solo sul lavoro da fare.

In linea di massima la cosa mi sembrava interessante, una deviazione al solito percorso liturgico di queste attività. Certo, per come sono fatto, mi infastidiva un po’ passare molto tempo a relazionarmi con persone che nella migliore delle ipotesi conoscevo molto molto superficialmente. Di contro però avevo la possibilità di vedere, nel tempo libero, una città, Francoforte, che all’epoca mi era piaciuta.

Ovviamente le cose sono andate in maniera completamente diversa rispetto a quanto preventivato. L’albergo, benché molto grazioso ( un quattro stelle) si trovava infatti solo alla periferia di Francoforte, a circa 20-25 km dall’aeroporto, in una specie di zona industriale con attorno qualche casa e qualche negozio, sputacchiati qua e là a cercare di contrastare l'egomonia territoriale delle varie aziende presenti.

Data questa situazione e il poco tempo a disposizione, per stare dietro al lavoro (piuttosto dispersivo, per la verità), siamo restati confinati due giorni nel perimetro dell’hotel. Anzi, per essere onesti, nell'unica serata a disposizione, la comitiva si è spinta fino ad una birreria a qualche centinaia di metri di distanza (lager media a €1,20!), mentre io ho declinato l’invito e mi sono imbustato davanti alla tv che dava Wolfburg- Rubin Kazan di UEFA Europa League, finchè la stanchezza non avuto il sopravvento.

Unico vero neo, alla fine, la refezione. Il cibo era davvero ripugnante (e se lo dico io che sono un’autentica fogna potete credermi), al punto che un paio di noi sono stati malissimo. Tutta roba coloratissima e talmente inzuppata in intingoli raccapriccianti, che si faceva fatica a distingure al palato la carne dal pesce. Meglio la colazione (immancabile per me bacon e uova strapazzate) e le pause programmate di metà mattina e metà pomeriggio, con frutta, tè, caffè,biscotti,yogurt e…alette di pollo piccanti con salsa barbeque, che qualcuno ha incredibilmente avuto il coraggio di fagocitare all’improponibe orario delle dieci e mezza del mattino.


Tutto sommato un'esperienza positiva, che fa riflettere sull'attività da me svolta, in bilico tra gente che si può permettere il lusso di una specie di vacanza (ancorchè di lavoro) e chi sale sui tetti o si incatena davanti ai cancelli delle imprese perchè non ha di che vivere.




P.S. Nell'immagine allegata, Francoforte così come l'ho potuta vedere io. In cartolina.