Il rapinatore Doc McCoy si trova in carcere e, all'ennesima libertà vigilata rifiutata, decide di offrire le sue "skills" ad un politico corrotto, membro della commissione. A questo scopo invia la moglie, nonchè complice, Carol, a mettere in piedi l'affare. Il politico mantiene l'impegno e in cambio della concessione della libertà "on parole" commissiona a Doc una rapina, imponendogli la manodopera di due delinquenti di fiducia. La rapina finisce nel sangue e Doc e Carol cominciano la loro fuga, resa ancora più complicata dalle verità sulla coppia che emergono nel corso dell'inseguimento.
Prima di ogni altra cosa un doveroso ringraziamento a quelli del canale LA7 Cinema per aver restituito ai telespettatori la possibilità di recuperare film straordinari da tempo persi nella polvere degli archivi dei palinsesti (oltre a Getaway! solo in questo periodo Il cielo sopra Berlino, Brubaker e La famiglia di Scola).
L'unico elemento certo in fase di costruzione del film fu, sin dal giorno uno, il protagonista maschile: McQueen, per il resto, dalla regia, inizialmente affidata a Bogdanovich, al partner femminile, laddove la preferita rispetto alla scelta finale della reduce del successo di Love story Ali MacGraw (all'epoca moglie del capo della Paramount, Robert Evans) era Stella Stevens, (che, in effetti, aveva potenzialmente più physique du ròle), fino all'attore che doveva interpretare il sadico Rudy (il prescelto era Jack Palance, ma non si misero d'accordo sul compenso), la fase di pre produzione fu complessa e articolata. Altro elemento oggi impensabile, ma all'epoca concesso alle grandi star, era il potere di decidere il final cut della pellicola, che fu lasciato, non come sarebbe lecito pensare a Peckinpah, ma a McQueen.
Dal mio punto di vista alla fine tutto è andato al posto giusto (anche per la coppia di attori protagonisti, che lo diventeranno anche nella vita), con il mitologico Sam Peckinpah che confeziona un western moderno cinico, violento, e sporco. D'altro canto il soggetto, sceneggiato da un trentenne Walter Hill, è tratto da un romanzo di Jim Thompson che insomma, non ha mai risparmiato al pubblico la sua dose di violenza ottusa, brutalità e disillusione. Da questo punto di vista il finale, che devia da quello originale del romanzo, è l'unica perplessità che nutro rispetto alla trasposizione (anche se capisco la scelta, visto quello allucinante e cannibalesco del libro).
Andando con ordine. Peckinpah gira un incipit della pellicola strepitoso, a partire dai cervi nella radura fuori dalle mura del carcere che introducono sequenze con raccordi di montaggio improvvisi, pochissimi dialoghi, il sonoro del lavoro dei detenuti sugli orditoi meccanici ossessivo e ipnotico a sormontare le immagini e a scandire le giornate, tutte uguali, all'interno del penitenziario. McQueen recita con sguardo ed espressione e, pur non essendo certo queste doti il suo punto di forza, comunica tutto il disagio di una personalità libera su cui l'oppressione delle sbarre è fisicamente insopportabile. Sembra che da un momento all'altro possa scoppiare un azione violenta e invece, così come era iniziata, questa scena si interrompe, con la visita di Carol/Ali Mac Graw al parlatoio e la richiesta di Doc alla moglie.
Il realismo ereditato dall'opera di Jim Thompson emerge, a tratti, prima che nelle scene d'azione, girate con la consueta maestria (ma d'altro canto, tra ralenty e movimenti di macchina, quelle sono la tazza da tè di Penckinpah), in alcuni frangenti della relazione di coppia McQueen/McGraw, come nel primo momento di intimità, il cui il macho Doc rivela alla moglie tutte le sue insicurezze amatorie dopo tanti anni di prigione oppure, in senso totalmente opposto e assecondando, qui sì, uno stile jimthompsiano "in purezza" , quando Doc la schiaffeggia ripetutamente dopo la rivelazione del suo tradimento, anche se perpetrato a fin bene. Una scena, quest'ultima, che rivela il lato meno cool di un uomo duro, ma anche egoista, con una concezione patriarcale del proprio ruolo nella coppia. Una scena che oggi (giustamente o meno) avrebbe qualche problema a passare, soprattutto in un film che nasce per il grande pubblico.
La prima parte del film è quella in cui il regista si esibisce maggiormente in intuizioni innovatrici, come il flashforward di Doc e Carol che si tuffano vestiti nel fiume, messo in scena come fosse un ricordo, quindi un flashback di Doc stesso. Ma d'altro canto questa era la forza della "nuova Hollywood": una libertà creativa che permetteva di sperimentare anche dentro film pensati dalle produzioni come blockbuster.
Un capitolo a parte merita la storyline dello scagnozzo Rudy, probabilmente la parte del film che maggiormente assorbe l'ossessione di Jim Thompson per i personaggi laidi, violenti e ripugnanti. Rudy, impersonato da Al Lettieri, l'indimenticabile Sollozzo de Il Padrino, cerca di fottere Doc ma viene da lui fottuto. Lasciato per morto, vaga gravemente ferito fino a quando non trova una clinica veterinaria gestita da un medico ordinario e noioso e da sua moglie, invece procace ed esuberante. Dopo essere stato curato obbliga non solo il marito a guidare per gli States all'inseguimento di McQueen, ma anche ad assistere alle proprie prestazioni sessuali con la di lui moglie (consenziente ed entusiasta), in una serie di sequenze rese disturbanti non solo dal contesto grottesco ma anche da come regge la scena Al: il suo ghigno strafottente, perfido e libidinoso resta nella memoria dello spettatore.
Avendo optato per un lieto fine, le sequenze più desolate e allucinate di Getaway! sono quelle girate nell'enorme discarica desertica, dove Carol e Doc arrivano dopo una fuga dentro un camion dell'immondizia che poteva essere davvero poco credibile e quasi comica, a cui la location lunare, la luce abbacinante e la sensazione di luogo alla fine del mondo (e del loro amore) restituisce invece la drammaturgia necessaria all'opera.
La colonna sonora, anch'essa voluta fortemente da McQueen, è affidata ad un grande della musica di tutti i tempi: Quincy Jones, ed è impostata su uno stile fusion-jazz-funk, molto cool all'epoca anche per l'affermazione della blaxpoitation, personalmente mi permetto di affermare che, vista la cifra complessiva del lavoro e le ambientazioni, ci avrei visto meglio un Ry Cooder o un John Lee Hooker. Ma sono gusti personali e forse la scelta sarebbe stata eccessivamente banale e prevedibile.
Consapevole che la mia opinione, oltre a contare zero non sia unanimamente condivisa, ritengo Getaway! uno dei crime/heist movie più iconici, magistrali e indimenticabili del cinema americano di genere tutto. Poi, che oggettivamente non sia il titolo migliore della filmografia di Peckinpah non fa che rendere evidente quanto questo regista abbia agito sull'immaginario cinematografico di una generazione. E di quelle a venire.



















