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venerdì 13 gennaio 2012

Marchetta e sentimento



Dopo circa nove anni dall'ultima volta (la pubblicazione all'epoca era settimanale) sono tornato ad abbonarmi al Mucchio. Le ragioni sono diverse: la stima e l'affetto per la rivista, l'apprezzamento per il nuovo corso post-Stefani, ma sopratutto lo stato di improvvisa difficoltà in cui il giornale è precipitato a causa dei tagli Monti all'editoria (che sono addirittura retroattivi e quindi le aziende devono restituire parte di quanto incamerato nel 2010!). Ho recepito quindi l'appello della redazione, pubblicato sul numero uscito a gennaio (e qui, sul forum), provvedendo al bonifico di sessanta euro, a seguito del quale riceverò il ben di dio di 11 numeri + 2 uscite del Mucchio Extra e 2 cd.


E speriamo che passi la nottata!

giovedì 6 ottobre 2011

Un paio di considerazioni

uno - Stamattina, in fila alla cassa del bar per cappuccio e cornetto. La tele è accesa ma non ci faccio caso. Colgo però le parole di un gruppo di persone dietro di me. - Hai sentito? E' morto stiv jons -. A dirlo è una ragazza sui venticinque agli altri suoi colleghi. Ma guarda un pò, penso, è morto il chitarrista dei Sex Pistols ed è argomento di conversazione tra giovani moderni, roba da non credere. E infatti. Sto per unirmi ai commenti della combriccola quando mi cade l'occhio sulla tv e sul TG1 che parla della dipartita di Steve Jobs. Mi spiace eh, ci mancherebbe, ma è tutto dannatamente nella norma.


due - Non una rettifica del mio post precedente ma un aggiornamento. La commissione giustizia della camera ha approvato l'emendamento sulla pubblicazione delle intercettazioni. Viene rimosso l'obbligo di rettifica per i blog o i siti che non siano testate giornalistiche (a tal proposito wikipedia Italia si era auto-oscurata, dichiarando attraverso un comunicato che potete vedere qui, le ragioni della protesta), per le quali il vincolo invece permane. Così come viene confermato il carcere per i giornalisti che pubblichino intercettazioni fuori dai periodi prestabiliti dalla legge. No, dico, il carcere per i giornalisti eh. Tipo in Siria.

Per inciso, io sarei anche propenso a pensare che una regola sulle intercettazioni telefoniche da rendere pubbliche sia opportuna, ma il problema è sempre lo stesso, se ne parla e si interviene perchè c'ha un problema il premier. E guardate che non è un particolare da poco.

lunedì 3 ottobre 2011

La casa delle libertà





Accelerazione. Quando gli rode il culo, loro accelerano. Il tema è quello degli interventi limitativi della libertà di stampa e di opinione, con la scusa della privacy. L'aspetto che ci riguarda più direttamente è quello che è stato definito, da quanti si oppongono alla sua introduzione, norma ammazza-blog. Come molti di voi sapranno questa norma, che andrà in discussione nei prossimi giorni con l'impegno di approvarla entro un mese, prevede che ogni gestore di "sito informatico" ha l'obbligo di rettificare ogni contenuto pubblicato sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi dal contenuto in questione. Non c'è possibilità di replica, chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa (Repubblica). In pratica viene equiparato il mio blog da poche visite giornaliere alle testate da centinaia di migliaia di copie o ai siti da milioni di click, con tutto quanto ne consegue anche dal punto di vista delle possibilità economiche (per il Corsera dodicimila euro sarebbero una caccola, io dovrei vendere un rene).


E ancora: ai fini della pubblicazione della rettifica, non importa se il ricorso sia fondato: è sufficiente la richiesta perché il blog, sito, giornale online o quale che sia il soggetto "pubblicante" sia obbligato a rettificare entro 48 ore (Repubblica).


Avevano visto giusto quelli de L'ottavo nano, la Libertà, termine tanto abusato nelle diverse ragioni sociali delle coalizioni dietro alle quali negli anni si è nascosto Berlusconi, è esclusivamente il diritto di fare, per lui e il suo cerchio magico, un pò quel cazzo che gli pare.


E speriamo di non dover rettificare...



giovedì 22 settembre 2011

Informami questo!

Avete notato? Sui telegiornali di Rai 1 e Canale 5 le estorsioni subite da Berlusconi sono sempre presunte, mentre le tangenti di cui è accusato Penati non hanno condizionale alcuno (sarà anche colpevole ma non c'è stato ancora nessun processo). Ah! La libera informazione...

venerdì 5 novembre 2010

Capolavoro

La classe non è acqua, e l'onorevole Lupi (PdL) ne dà ancora una volta dimostrazione, distinguendosi dall'imbarazzato balbettare dei suoi colleghi di partito.
Per stemperare le polemiche sulla partecipazione del premier (pluridivorziato, adultero, utilizzatore finale di escort e frequentatore di minorenni) al forum sulle famiglie infatti, l'abile pidiellino ha messo insieme questo pensiero che sarà certamente ricordato dai posteri quale aforisma-simbolo dell'attuale decennio politico italiano:
" Sul sostegno alla famiglia (Berlusconi n.d.r.) deve dire la sua. I valori non vengono meno per l'incoerenza."

I valori non vengono meno per l'incoerenza.

Per la miseria, siamo oltre i proverbi, i detti, i modi di dire. E' la versione 3.0 del noto "predica bene e razzola male" o di "fate come dico ma non fate come faccio". Siamo all'equilibrismo politico-verbale più estremo. Assistiamo affascinati ad intrepide scalate di vette inesplorate di paraculismo. Al paradosso eletto ad unico stile di vita.
Sticazzi, siamo al capolavoro.
Applausi.

giovedì 4 novembre 2010

Venite a prendermi


Di questo ennesimo scandalo annunciato che ruota attorno a Ruby Rubacuori, Nadia e alle abitudini folklorisitco-sessuali del premier non voglio scrivere molto. E' da mò che il cav, e con lui l'Italia intera, ha raggiunto il fondo. E' da mò che stiamo scavando con le mani inzozzate di fango e viagra.
Vorrei invece far notare gli effetti collaterali di questa vicenda. Quelli partiti come scosse di assestamento dall'entourage del presidente, dalla cerchia di amici, graziati e/o premiati per la loro condotta, if you know what i mean.

In testa il direttore honoris causa, Emilio Fede, che molti insistono a vedere come figura comica, macchietta innocua, e che invece io ho sempre qualificato come personaggio sordido, rancoroso e vendicativo. L'anchorman del TG4 è stato tirato in ballo (non è la prima volta e nemmeno l'ultima, visto il delinearsi del caso
Perla Genovesi/Nadia Macrì) per aver procurato carne fresca al capo e quindi per favoreggiamento della prostituzione. Bene. Fede scrive una lettera al Corriere della Sera (pubblicata ieri) per lamentarsi dei contenuti di alcuni articoli che riprendevano le notizie di cui sopra. Grande. L'infangatore professionista che si lamenta degli schizzi di melma altrui, l'indiscusso re dei provocatori e delle sentenze sputate senza contraddittorio che reclama equilibrio e correttezza. Il tono usato per tutta la lettera è quello dell' avvertimento mafioso, che gli appartiene totalmente: "(...) Io avvisi di garanzia non ne ho ricevuti. Auguratevi, comunque, che non ne riceva. Ve lo auguro con tutto il cuore. Perchè altrimenti, dovessi chiamare gli avvocati di tutto il mondo, vi porto in tribunale. Cosa che non ho mai fatto verso un collega. Ma voi colleghi lo siete soltanto perchè iscritti allo stesso albo professionale." Giù la maschera, Emilio.

Poi Berlusconi attacca i gay (una chiara strategia mirata a far casino, non una boutade improvvisa nè una barzelletta carpita mentre non sapeva ci fossero telecamere) e la Carfy, ministro delle pari opportunità in un paese nel quale la recrudescenza violenta contro gli omosessuali è in preoccupante aumento che fa? Minimizza. "E' solo una battuta". E già. Sò ragazzi...

E' il turno di Signorini, che ha scosso l'Italia intera con il suo sconvolgente, incredibile e insospettabile coming out. "Macchè omofobico, io, direttore di Chi e S&C sono la dimostrazione vivente che Silvio rispetta le differenze". Eh sì, ma solo quelle dei ruffiani.

E così via. Feltri e Belpietro che non scrivono una riga riguardo l'intenzione del premier di chiudere (no, dico chiudere) per un mese i giornali in caso di pubblicazioni illecite di intercettazioni telefoniche,Gasparri, La Russa e Cicchitto che allargano sorridenti le braccia e minimizzano"che volete che sia". Bersani invece, ah Bersani è lì che si macera nel dubbio: "Ma a parlare del troiaio di Berlusconi gli farò mica un favore in termini di consensi?".

Ma per fortuna c'è Giovannardi, il grande moralizzatore, il fustigatore di costumi, l'impalatore dei peccatori. Di fronte al premier che fa festini a base di droga e troie ha dichiarato, impavido e sguardo fiero che...che...ecco...ehm... Vai cosi Giovy.

E come dimenticare quel tal cardinale che "eh, ma la bestemmia va contestualizzata..."

Gente, non è che tra figuranti a vario titolo nel libro paga (soubrette su scranni politici, fascisti nei vari dicasteri, prelati abbondantemente finaziati, giornalisti graziati o semplicemente ossequiosi) e un'opposizione meditabonda/moribona, questo è come se si fosse barricato dentro la nostra democrazia con i viveri per altri vent'anni?

No chiedo, eh.

giovedì 30 settembre 2010

Idil

Sarò anche fatto male, ma assisto a degli avvenimenti che vedo celebrati come delle feste e in me producono invece l'esatto effetto opposto.

Mi sembra incredibile e paradossale che, davanti al disinteresse quotidiano di stato e istituzioni in merito ai problemi dell'infanzia, alla povertà di migliaia di famiglie, a bambini che vivono nell'indigenza, a mamme lavoratrici che non riescono a conciliare lavoro e genitorialità, a nuclei familiari di quattro o cinque persone che tirano avanti con un reddito annuo complessivo di quindicimila euro lordi , un equipe di medici abbia commosso questo ipocrita paese per aver estratto una creatura del peso di sette etti dal ventre di una madre in coma irreversibile, tenuta artificialmente "in vita" per portare a termine la gravidanza.
Sarò anche cinico, ma l'impressione è che queste imprese siano più frutto di uno sfrenato narcisismo di taluni dottoroni piuttosto che dal rispetto del giuramento di Ippocrate.


Non ce l'ho con te piccola Idil, anzi, ti auguro ogni fortuna e bene. Visto il mondo nel quale hanno voluto a tutti costi farti vivere, ne hai un fottuto bisogno.

giovedì 19 agosto 2010

Fratelli coltelli

Posto una bella intervista di Antonio Gnoli a Giorgio Bocca, in occasione dei suoi 90 anni. L'ha pubblicata Repubblica (ma solo sul quotidiano, non sulla versione on line del giornale) e mi sembrava opportuno riprenderla, quale nitida fotografia dei tempi moderni scattata da uno che usa la sua memoria storica per una feroce analisi del nostro presente e per tirare un pò le somme della sua esistenza.
E' un pò lunga, ma non sono riuscito a linkarla dal sito attraverso il quale ho recuperato il testo (micciacorta.it).


Giorgio Bocca: "Non sapevo fare altro sono diventato giornalista"

Ha attraversato la storia d´Italia raccontandola con articoli e libri che hanno segnato un´epoca
A fine mese compie 90 anni: "Oggi mi sento rassegnato siamo un Paese senza redenzione"

MILANO. A fine mese Giorgio Bocca compirà 90 anni. Sul lungo tavolo del suo studio
intravedo le bozze del nuovo libro che uscirà a settembre per la Feltrinelli. Sbircio il titolo:Fratelli Coltelli, l´Italia che ho visto e ho raccontato, 1945-2010. Le mani di Bocca sfiorano quel grosso plico. È come se lì dentro si raccogliesse la parte fondamentale della sua vita, nelle diverse espressioni: come provinciale, partigiano, giornalista, scrittore, moralista. Quante cose ci sono in quest´uomo che ha conservato lucidità di ragionamento, amarezza, indignazione per il modo in cui le cose sono andate a finire e quel tanto di nostalgia che nel nostro lungo incontro torna come una donna che non si riesce a dimenticare.

Siamo più fratelli o coltelli?
«Nei momenti difficili, quando tutto sembra perduto, l´italiano ritrova la solidarietà e la partecipazione alla vita civile. Siamo un popolo che riscopre il valore nell´eccezione. Mettilo nella normalità ed è il peggiore della terra».
«Abbiamo forse una soglia dell´etica molto alta. Io ho avuto la fortuna di scoprirla grazie all´impegno partigiano e al Partito d´Azione. Era l´epoca dei condannati a morte della resistenza. Gente che scriveva alle famiglie dicendo: "domani mi fucilano, ma state tranquilli ce la faremo a realizzare un´Italia migliore". È incredibile cosa veniva fuori da quelle
esistenze».
Cos´è per lei l´etica?
«Semplice: non rubare, non mentire, insomma essere onesti. Sono virtù evangeliche da
applicare nello studio, nella professione, nella vita».
Lei ha studiato giurisprudenza.
«Non l´ho finita, mi mancavano tre esami».
Voleva fare l´avvocato?
«Era una scelta provinciale. Ma cosa avrebbe dovuto fare uno di Cuneo? Poi arrivò la guerra partigiana che scompigliò i progetti».
C´era il fascismo.
«A Cuneo non fu una cosa feroce. Sembrava di vivere in un piccolo mondo di cartapesta e la sensazione che provai nel momento in cui mi si offrì l´opportunità di uscire da questa Italia finta fu straordinaria».
Come maturò la sua decisione?
«Fu un processo lento che iniziò con il corso del 1939 di allievo ufficiale alpino. Lì incontrai i primi intellettuali antifascisti e scoprii improvvisamente il significato delle parole democrazia e libertà».
Quella democrazia alla quale aspirava si è realizzata?
«Solo in parte. Se guardo l´Italia di oggi, mi appare irriconoscibile rispetto a quella che uscì dai valori della resistenza».
Non c´è un po´ di retorica?
«La memoria si serve anche di un pizzico di retorica. Arrivo a dire che quella Italia era povera e onesta perché c´era poco da rubare. L´Italia del capitalismo avanzato e dei giochi della finanza è una fabbrica di beni, un emporio di mercanzie che in molti vogliono saccheggiare».
Trova detestabile il consumismo?
«Nella maniera più assoluta. La provincia e la guerra partigiana mi hanno insegnato ad essere essenziale».
Anche la sua prosa giornalistica è asciutta, essenziale appunto.
«Il giornalismo è quello che vedi, ma anche quello che hai già nella testa».
Perché ha scelto questo mestiere: per vocazione, per caso, per necessità?
«Fu vocazione totale. Ma nel senso peggiore. Cioè di chi non sa fare nulla di diverso. Quindi fu anche una necessità e il caso, infine, ha voluto che io diventassi giornalista».
Quanto conta il caso nella vita delle persone?
«Il caso fortunato ti arriva due o tre volte nella vita e devi essere pronto a riconoscerlo.
Altrimenti starai fino alla fine dei tuoi giorni a pentirti. Io lo incontrai con il giornalismo e il Partito d´Azione. Se non coglievo l´occasione sarei rimasto a Cuneo tutta la vita, a giocare a bigliardo e a fare, se mi andava bene, l´avvocato».
Cos´è scrivere per lei?
«Eseguire un compito senza orpelli».
Chi sono gli scrittori che le piacciono?
«Hemingway, Calvino, Fenoglio. Non mi piace Pavese».
Ha mai desiderato scrivere un romanzo?
«Non ne sarei capace. Ho anche, in un paio di occasioni, provato a scriverne, ma alla seconda pagina mollavo. Non capisco la finzione. Per quanto io possa aver praticato una scrittura saggistica, vicina alla forma del romanzo, non sono mai riuscito a entrare nel genere».
Scrivere è raccontare quello che si vede?
«Sì, non credo all´inventato».
Non prova nessuna attrazione per l´invisibile?
«Se resta tale no».
Anche se l´invisibile prende il nome di Dio?
«Per il mio spiccato senso pratico mi ha sempre infastidito questo Dio nascosto che non si fa vedere. Ma fatti vedere! Fatti riconoscere! Mi verrebbe da dirgli».
Un credente le replicherebbe che è un problema di fede.
«La fede è un sentimento poco razionale e difficilmente difendibile con argomenti fondati.
Quando vedo nell´universo rotolare senza alcun senso dei globi, la disperazione mi avvinghia. E mi chiedo: "ma che razza di mondi ha creato questo Dio?" E non hai nessuna risposta convincente davanti alla scoperta che solo da noi c´è vita, mentre in tutto il resto dell´universo c´è solo ammoniaca e metano».
Che definizione darebbe di sé?
«Oscillo tra alcuni aspetti di me che ritengo nobili e altri abitudinari e provinciali».
Concretamente cosa significa?
«Sono uno che quando c´era da fare la guerra partigiana l´ha fatta. Ma sono anche attaccato ai soldi e al mangiar bene. Sono abitato da piccole pigrizie mentali. Insomma c´è in me un lato grigio col quale convivo».
Non è colorabile?
«Direi di no, visto che non ci sono riuscito in tutti questi anni».
Ma questo attaccamento ai soldi è un po´ curioso in una persona che non si è mai lasciata condizionare da niente. Non trova?
«Per i soldi sono semplicemente prudente. Però vedo anch´io la contraddizione: sono un mix di alte qualità e di mediocrità».
Abbiamo tutti qualcosa di mediocre.
«Ma io parlo per me. Non ho scelto di essere eroico quando l´occasione si è presentata. Sono stato costretto a comportarmi da eroe. Voglio dire che l´occupazione tedesca è stata per me una manna, mi ha obbligato ad essere coraggioso».
È stata dura la guerra partigiana?
«Dura e insieme una straordinaria e meravigliosa vacanza».
Che cosa le ha insegnato?
«Ho capito che ero negato al comando degli uomini. Ho fatto molte missioni rischiose. Alcune le ho dirette. Ma è stata una grande sofferenza sapere che da una tua decisione dipendeva la vita di altre persone».
Cos´è che non le piace del comando?
«La finzione e i rituali che il potere innesca. Sono sempre fuggito dal potere, dai suoi condizionamenti, dai suoi compromessi. Meglio la libertà dai vincoli».
Quanta anarchia c´è in questa affermazione?
«Molta. L´intollerabilità alla disciplina era in me un fatto spontaneo. Il che non mi ha impedito,
da buon piemontese, di fare sempre il mio dovere, anche nelle situazioni più difficili».
Ha mai provato il sentimento della paura?
«Tantissime volte. Sia nella guerra partigiana che in quelle in cui andavo come inviato. Ricordo che durante la "Guerra dei sei giorni", nel bel mezzo di una tregua, ci spingemmo con una camionetta sino al Canale di Suez. Dormivamo sulla sabbia in un freddo terrificante, quando gli egiziani, dall´altra parte del Canale, cominciarono a spararci colpi da mortaio. Non è stato piacevole».
Cosa prova oggi davanti a quegli episodi?
«Mi fanno ripensare soprattutto alla mia immoralità. Avevo una moglie e una figlia. Ma per il giornalismo ero disposto a piantare tutto e andare via per mesi. Rischiando la pelle, spesso inutilmente. Quando ero a Saigon, uscivo la sera. Il portinaio dell´albergo cercava di dissuadermi: "non esca, o perlomeno non si porti molti soldi, in giro ci sono solo ladri, puttane e assassini" diceva. Ma io sono sempre stato un uomo di rischio e il gioco per me era di non avere paura della paura».
Lei ha raccontato questo paese in lungo e in largo. Con speranza, delusione, rabbia. Si può dire che con gli anni Sessanta comincia la grande trasformazione?
«Per me l´Italia è cambiata nel momento in cui sono diventato vecchio. Prima di allora ho sempre coltivato la speranza che questo paese attraverso i suoi uomini migliori ce la potesse fare. Ora ho l´impressione che siamo finiti nella merda. Gente che ruba, gente che sta al governo ed è intrinseca al potere mafioso. I romanzi spesso raccontano di dannati che alla fine si redimono. Qui non vedo nessuna redenzione».
La causa?
«Il fattore principale è l´abbondanza. C´è ancora molto da rubare».
La scopriamo pauperista?
«Non sono religioso, ma come insegna il Vangelo la povertà non è un difetto. Un po´ di castità e di risparmio farebbe bene alla nostra società. E anche un po´ meno televisione, che ha contribuito a questa mutazione antropologica, per cui gli italiani sono diventati irriconoscibili».
Lei guarda la televisione?
«Purtroppo sì, la sera mi metto davanti allo schermo».
Si indigna?
«No, provo un senso di schifo. Se fossi più giovane troverei le ragioni di combattere e di sperare nuovamente. Ma sono vecchio e mi sento molto rassegnato».
Ma cos´è questa vecchiaia che la incatena?
«È non avere più la forza necessaria. Il che per uno che è stato sempre molto attivo è una bella seccatura».
Tutto qui?
«È anche il prosciugarsi dei desideri. Quando ero giovane prima di addormentarmi conquistavo sempre un impero. Adesso al massimo conquisto un po´ di sonno».
Sogna?
«No, almeno non ricordo e quelle poche volte che accade sono sogni strani, quasi degli incubi. Ma non mi preoccupo più di tanto. La sola cosa che rimpiango è l´assenza del desiderio. Non sono più giovane, non ho appetito, le donne non mi interessano più. Capisce? Tutto è diventato molto noioso».
Però scrive.
«È vero, almeno da quel lato mi è andata bene. Non mi sono rincoglionito».
E Dio - per tornare sull´argomento - lo ha proprio escluso del tutto?
«È lui che ha escluso me. Capisco il bisogno di cercarlo. Ma non capisco tutta la fatica che ci vuole. Sono amico di alcuni teologi, ma non mi hanno convinto della necessità di cercare questo Dio nascosto. Ci sarà anche, ma se devo fare una fatica così grande per trovarlo, ne faccio a meno».
Cosa prevede per i suoi novant´anni?
«Ho un po´ paura dei festeggiamenti. Li trovo ridicoli. E poi non sai mai se quello che ti accade intorno sia sincero oppure no. Di cosa dovrei rallegrarmi? Sono un giornalista al tramonto, il cui mestiere - per come lo svolgevo - è morto. Non avrei del resto più la forza per giustificarlo».
Senza retorica, lei rimane un grande giornalista.
«Sa, il giornalismo non è come la filosofia o la religione, alle quali ti puoi attaccare anche quando sei sul letto di morte. Comunque meglio che se mi dicessero: sei stato un fesso».
Lei è davvero così burbero e di poche parole come pensa larga parte di chi la conosce?
«Nell´intimo, diciamo affettivamente, mi sento un napoletano. Se appaio burbero e di poche parole è perché a volte mi sento a disagio».
Un timido?
«Diciamo un piemontese dal carattere un po´ difficile».

sabato 14 agosto 2010

Marchetta sentimentale / 2



Quelli del Mucchio hanno deciso, in corrispondenza con il numero estivo, di abbinare la vendita del mensile a quella di Extra, il trimestrale.
Ottima scelta per chi d'estate si (ri)avvicina alla lettura musicale di qualità (e non solo), un pò meno per chi vorrebbe acquistare una sola delle due riviste, perchè non si può averle separatamente.

Io era da tempo che mancavo l'appuntamento con entrambe le pubblicazioni, nonostante per un pò sia stato abbonato del Mucchio settimanale e fedele acquirente delle prime annate di Extra. Leggere ogni tanto le riflessioni di Stèfani, Guglielmi and co. fa sempre piacere (mentre farlo con continuità è forse un pò peso) e il supplemento trimestrale, con il suo profilo di retrospettiva musicale, è senza dubbio un giornale che non ha competitors in Italia grazie anche alla passione, all'indipendenza e alla competenza dello staff.

Vedete un pò voi.

venerdì 16 luglio 2010

Talk talk

Nel discutere del mondiale appena terminato, uno degli aspetti che abbiamo spesso analizzato, è stato quello della qualità delle telecronache. Nell'occhio del ciclone giornalisti e commentatori, con Salvatore Bagni preso a simbolo del disastro. Vado controcorrente, a me l'ex numero quattro di Inter e Napoli piace nella sua totale, folle, verbosa anarchia, ma probabilmente è una cosa sentimentale mia. E comunque, da quando ricordi, i telecronisti sono sempre stati criticati; mio padre mi raccontava di Carosio, denigrandolo, e personalmente ricordo gli strafalcioni di Martellini e Pizzul.
Aldo Grasso, noto critico televisivo, ha fatto sul Corriere della Sera una breve analisi dello stato di questa particolare arte:




Bar sport Rai

Alla Rai sono da tempo abituati a suonarsela e a contarsela da soli; eppure, questa volta, sarà difficile negare il mezzo disastro della spedizione dei Mondiali in Sudafrica. Con tutta quella gente in allegra trasferta, alla faccia della crisi! Stiamo parlando di telecronache, commenti, notti «mondiali», non di ascolti: roba da filodrammatica, non degna di un Servizio pubblico.

Stiamo parlando dei commenti di Salvatore Bagni, uno che sa tutto di calcio ma che è completamente privo di autorevolezza: le sue osservazioni sono quelle tipiche che si sentono in un qualsiasi Bar Sport della riviera romagnola, le sue contraddizioni si manifestano più veloci di una ripartenza, e certe sue espressioni appaiono degne del rosso diretto (un conto è dire «forza d’inerzia», un conto è dire «inerzia », cioè inattività, passività, tutto il contrario di quello che sta succedendo in campo: «l’inerzia del gioco è ora passata a favore della Spagna »).

Non che i commenti di Fulvio Collovati o Beppe Dossena (l’unico ex torinista con l’aria antipatica) fossero migliori, anzi (domanda interessante: chi l’ha scelti e con quali criteri?). Speriamo solo che i criteri con cui è stata decisa la spedizione sudafricana non siano i soliti vigenti in Rai, cioè politici: però qualcuno dovrebbe dirci cosa ci facevano a Johannesburg Ubaldo Righetti, Carlo Longhi, Daniele Tombolini, Sandro Mazzola, Serse Cosmi e gli irreparabili Marino Bartoletti e Ivan Zazzaroni.

Le liti quotidiane fra Tombolini e Collovati restano fra le cose più stomachevoli che la Rai ha saputo regalarci. Stiamo parlando, ovviamente, anche del triste teatrino inscenato ogni sera a piazza di Siena tra Bisteccone Galeazzi e Maurizio Costanzo. Solo il rispetto per l’età ci impedisce di infierire e accodarci allo stuolo dei maramaldi. Però ci piace sottolineare che in Svizzera hanno trasmesso tutto le partite del Mondiale commentandole sobriamente da studio.

Telecronisti sbagliati anche per Sky

Massimo Mauro è il Salvatore Bagni di Sky, forse peggio. Sky ha investito molto sui Mondiali in Sudafrica. Soprattutto dal punto di vista tecnologico: i cinque canali dedicati all’avvenimento hanno offerto una straordinaria qualità d’immagine, come mai era capitato prima. Lavorando molto sulla tecnologia, Sky ha forse sottovalutato il fattore umano: le telecronache e i commenti, invece di migliorare, denunciano ormai una preoccupante fase involutiva. Urge intervenire. Sto parlando della coppia principe Caressa-Bergomi. Per non ripetere cose già dette, faccio un solo esempio: Beppe Bergomi, durante tutta la partita, si rivolge continuamente al suo compagno: Fabio di qui, Fabio di là. Possibile che non ci sia uno che gli spieghi che le sue pur pregevoli osservazioni acquistano più valore se rivolte al pubblico e non al suo amichetto? Luca Marchegiani e Antonio Di Gennaro sono molto bravi: ma non so se gli accoppiamenti fossero quelli giusti. Marchegiani rende di più con Maurizio Compagnoni, quanto meno ne tempera l’enfasi.

Qualcosa di più mi aspettavo dallo studio: ho la sensazione che ormai a Ilaria D’Amico, chiamata a più alti impegni giornalistici, il calcio cominci a stare stretto. Se in Rai i criteri di scelta sono essenzialmente politici, a Sky si privilegia la geopolitica del calcio padrone (l’inutile Boban per i milanisti, Mauro per gli juventini, ecc.). Così, di fronte agli ottimi commenti di Gianluca Vialli, lo spettatore si deve sorbire la vuvuzela di Mauro, uno che non volendo mai scontentare nessuno finisce per scontentare tutti, persino se stesso.

Un vizio comune ai telecronisti Sky è quello di voler interpretare la psicologia degli arbitri (piuttosto scarsini quelli visti all’opera in Sudafrica): non ha fischiato perché, non ha estratto il cartellino perché... Nelle telecronache, Sky denuncia una sudamericanizzazione, ma siamo in Europa, abbiamo pur sempre una tradizione.

venerdì 9 luglio 2010

Un silenzio assordante


Oggi, con l'esclusione delle voci del padrone Libero e Il Giornale (che rischiano di vendere più copie della Gazzetta dopo la vittoria dell'Italia ai mondiali), tutte le testate giornalistiche della carta stampata, televisione,radio,internet, scioperano per protestare contro il disegno di legge numero 1415 che, tra le altre cose, limita la libertà di stampa.
Ecco il testo del comunicato del FNSI, sulle ragioni dell'astensione.

“I giornalisti italiani sono chiamati ad una forma di protesta straordinaria che si esprimerà in un “rumoroso” silenzio dell’informazione nella giornata di venerdì 9 luglio, contro le norme del “ddl intercettazioni” che limitano pesantemente il diritto dei cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie, infliggendo gravi interruzioni al libero circuito delle notizie. Quanti lavorano nel settore della carta stampata si asterranno dalle prestazioni nella giornata di giovedì 8 luglio, per impedire l’uscita dei giornali nella giornata di venerdì.

Tutti gli altri, giornalisti dell’emittenza nazionale e locale, pubblica e privata, delle agenzie di stampa, del web, dei new media e degli uffici stampa non lavoreranno nella giornata di venerdì. Free lance, collaboratori e corrispondenti si asterranno dal lavoro secondo le modalità previste per la testata presso la quale prestano la loro opera. I giornalisti dei periodici, infine, si asterranno dal lavoro venerdì 9, ma assicurando, già da ora, la pubblicazione sui numeri in lavorazione delle proprie testate di comunicati sulle motivazioni della giornata del silenzio.

Lo sciopero è una protesta straordinaria e insieme la testimonianza di una professione, quella giornalistica, che vuole essere libera per offrire ai cittadini informazione leale e la più completa possibile. Una protesta che si trasforma in un “silenzio” di un giorno per evidenziare i tanti silenzi quotidiani che il “ddl intercettazioni” imporrebbe se passasse con le norme all’esame della Camera, imposte sin qui dal Governo e dalla maggioranza parlamentare. Molte notizie e informazioni di interesse pubblico sarebbero negate giorno dopo giorno fino a cambiare la percezione della realtà, poiché oscurata, “cancellata” per le norme di una legge sbagliata e illiberale che ne vieterebbe qualsiasi conoscenza.

Giornalisti, ma anche gli editori e migliaia di cittadini, da mesi denunciano le mostruosità giuridiche del “ddl intercettazioni”. Sono state anche avanzate proposte serie per rendere ancora più severa e responsabile l’informazione nel rispetto della verità dei fatti e dei diritti delle persone: udienza filtro per stralciare dagli atti conoscibili le parti relative a persone estranee e soprattutto alla dignità dei loro beni più cari protetti dalla privacy; giurì per la lealtà dell’informazione che si pronunci in tempi brevi su eventuali errori o abusi in materia di riservatezza delle persone; tempi limitati del segreto giudiziario; accessibilità alle fonti dell’informazione contro ogni dossieraggio pilotato.

Nessuna risposta di merito. Lo sciopero, con la giornata del silenzio, è espressione di indignazione, di partecipazione, di richiamo responsabile a principi e valori che debbono valere in ogni stagione. Lo sciopero è un momento della protesta e dell’azione incessante che proseguirà, fino al ricorso della Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo, qualora la legge fosse approvata così com’è. Lo sciopero è anche segnalazione di un allarme per una ferita che si aggiungerebbe ad un sistema informativo che patisce già situazioni di oggettiva difficoltà e precarietà non solo per la crisi economica, ma anche per una politica di soli tagli che rischiano di allargare bavagli oggi altrimenti invisibili.

L’informazione è un bene pubblico, non è un privilegio dei giornalisti, né una proprietà dei padroni dei giornali e delle televisioni, né una disponibilità dei Governi. E per i giornalisti non è uno sciopero tradizionale contro le aziende, ma un atto di partecipazione e di sacrifico della risorsa professionale per la difesa di un bene prezioso, dei cittadini, proclamato con un silenzio che vuol parlare a tutti”.

mercoledì 23 giugno 2010

Meno Brasile, più Goria

Mi dicono che la RAI, che detiene i diritti di meno della metà delle partite del mondiale, ha mandato in Sudafrica un numero superiore di inviati rispetto a Sky, che invece trasmette tutti gli incontri.
Curioso, no?

martedì 15 giugno 2010

Little lies, ultima parte


la prima , la seconda e la terza parte

I CONDONI


C'è infine una sfera "pubblica", che riguarda le decisioni che il Cavaliere ha assunto come capo del governo, nella lotta contro gli evasori fiscali e nella "disciplina" di casi che, sotto questo profilo, hanno riguardato direttamente lui stesso o le sue aziende.

1) Nella primavera 1994 Berlusconi "scende in campo" e vince le sue prime elezioni. E' l'epifania della Seconda Repubblica. Per festeggiarla, il governo vara il suo primo condono fiscale: frutta ben 6,4 miliardi di euro. Forte di questo trionfo, lo stesso governo vara anche il suo primo condono edilizio, che porta nelle casse del fisco 2,5 miliardi. Seguiranno altre cinque sanatorie, nel corso delle successive legislature guidate dal Cavaliere: nel 2003 nuovo condono fiscale di Tremonti, per 19,3 miliardi, insieme il primo scudo fiscale per il rientro dei capitali all'estero da 2 miliardi, poi nel 2004 nuovo condono edilizio di Lunardi da 3,1 miliardi, e infine tra il 2009 e il 2010 l'ennesimo scudo fiscale, appena concluso, e con un rimpatrio di capitali previsto in oltre 100 miliardi di euro. L'infinita clemenza verso chi non paga le tasse, praticata in questi sedici anni, non è servita a stroncare il fenomeno dell'evasione, anzi l'ha alimentato.

2) Dei condoni hanno beneficiato milioni di italiani. Ma ha beneficiato anche il premier e il suo gruppo. Dopo la Finanziaria del '93 che introduce il secondo condono tombale, rispondendo ad un articolo di Repubblica che anticipava la sua intenzione di beneficiare della sanatoria, Berlusconi fa una promessa solenne durante la conferenza stampa di fine d'anno: "Vi assicuro che né io né le mie aziende usufruiremo del condono". Si scoprirà poi che Mediaset farà il condono per 197 milioni di tasse evase, versandone al fisco appena 35, e lo stesso farà il Cavaliere per i suoi redditi personali, risolvendo il suo contenzioso da 301 milioni di euro pagando all'Agenzia delle Entrate appena 1.800 euro.

3) Condono peri i coimputati: con decreto legge 143 del giugno 2003, presunta "interpretazione autentica" del condono di quell'anno, il governo infila tra i beneficiari anche coloro che "hanno concorso a commettere i reati", pur non avendo firmato dichiarazioni fraudolente. Ennesima formula ad personam: consente di salvare i 9 coimputati del premier nel processo per falso in bilancio.

4) Condono di Villa Certosa: Il tribunale di Tempio Pausania indaga da tempo sugli abusi edilizi commessi nella ristrutturazione della residenza sarda del premier. Con decreto del 6 maggio 2004 il governo attribuisce a Villa Certosa la qualifica di "sede alternativa di massima sicurezza per l'incolumità del presidente del Consiglio". Nel 2004, con la legge 208, il condono edilizio dell'anno precedente viene esteso anche alle cosiddette "zone protette". Villa Certosa, nel frattempo, lo è appunto diventata. La Idra, società che gestisce il patrimonio immobiliare del premier, presenta subito dieci richieste di condono, e chiude così il contenzioso con il fisco. Versamento finale nelle casse dell'Erario: 300 mila euro. E amici come prima.

Massimo Giannini, Repubblica

giovedì 10 giugno 2010

Little lies, parte 3


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I PROCESSI

Insieme alle parole, ci sono gli atti che Berlusconi compie e ha compiuto in questi anni. Prima di tutto come privato cittadino e come imprenditore che guida un impero mediatico, industriale e finanziario. Un ruolo che lo ha esposto a numerosi processi, per comportamenti illeciti che configurano altrettante evasioni tributarie. Qui rilevano solo i principali procedimenti con ricadute fiscali, dunque, e non anche quelli per reati penali di altro genere (come ad esempio il processo per il Lodo Mondadori, per corruzione, o il processo Mills, per corruzione in atti giudiziari, anche questi per altro "risolti" grazie alle leggi ad personam varate nel frattempo dallo stesso governo Berlusconi, come il Lodo Alfano prima, il legittimo impedimento poi).

1) Tangenti alla Guardia di Finanza: Berlusconi è accusato di averne pagate per evitare controlli fiscali su quattro sue società, Mediolanum, Mondadori, Videotime e Telepiù. In primo grado viene condannato a 2 anni e 9 mesi. In appello i magistrati applicano le attenuanti generiche, e quindi scatta la prescrizione. Cioè l'imputato ha commesso il reato, ma per il giudice è scaduto il tempo utile alla condanna.

2) All Iberian 1: Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti per 21 miliardi a Bettino Craxi. Viene condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi. In appello, ancora una volta, scatta la prescrizione.

3) All Iberian 2 e 3: in questi altri due filoni di questo processo Berlusconi è accusato di falso in bilancio, con costituzione di fondi neri per 1000 miliardi di vecchie lire, ed evasione delle relative imposte, attraverso quello che i periti tecnici della Kpmg e i pm di Milano definiscono il "Group B very discreet" della Fininvest, cioè il "presunto comparto estero riservato" della finanziaria del Cavaliere. Viene assolto perché "il reato non sussiste più": nel frattempo, alla fine del 2002, il suo governo ha approvato la legge che depenalizza il falso in bilancio e i reati societari.

4) Medusa Cinema: Berlusconi è accusato di illecito nell'acquisto della società cinematografica, per 10 miliardi non iscritti a bilancio. Condannato in primo grado a 1 anno e 4 mesi, viene assolto in appello, ancora una volta con la formula della prescrizione. Il reato c'è, ma i termini per la condanna sono scaduti.

5) Diritti televisivi Mediaset: Berlusconi è accusato dai pm di Milano per appropriazione indebita e frode fiscale per 13,3 milioni di euro. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il processo è stato sospeso, prima per effetto del Lodo Alfano (dichiarato successivamente incostituzionale dalla Consulta), e ora per l'intervento della legge sul legittimo impedimento.

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martedì 8 giugno 2010

Little lies, parte 2



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3) Autunno 2004: Berlusconi, sempre capo del governo, interviene alla cerimonia annuale della Guardia di Finanza e, dal palco, arringa così le Fiamme Gialle, impegnate nella lotta agli evasori: "Voi agite con grande equilibrio e rispetto dei cittadini, nei confronti di chi si vuole sottrarre a un obbligo che qualche volta si avverte come eccessivo. C'è una norma di diritto naturale che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato ti sembra una richiesta giusta e glielo dai in cambio dei servizi che lo Stato ti offre. Ma se lo Stato ti chiede di più, o molto di più, c'è una sopraffazione nei tuoi confronti: e allora ti ingegni per trovare sistemi elusivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità, che non ti fanno sentire colpevole...".

4) Primavera 2008: Berlusconi è in piena campagna elettorale, dopo la caduta del governo Prodi. Il 2 aprile interviene all'assemblea annuale dell'Ance, l'Associazione nazionale dei costruttori. E afferma quanto segue: "Se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un po' giustificato a mettere in atto procedure di elusione e, a volte, anche di evasione. Noi abbiamo un'elusione fiscale record giustificata da aliquote troppo elevate...".

5) Autunno 2008: Berlusconi ha stravinto, per la terza volta, le elezioni. Il 4 ottobre, di nuovo in conferenza stampa a Palazzo Chigi (immortalato dalle telecamere dei tg delle tre reti Rai) sostiene: "Se io lavoro, faccio tanti sacrifici... Se lo Stato poi mi chiede il 33% di quello che ho guadagnato sento che è una richiesta corretta in cambio dei servizi che lo Stato mi da. Ma se mi chiede il 50% sento che è una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere, per quanto posso, questa richiesta dello Stato...".


Sul tema evasione fiscale mi permetto di aggiungere un mio ricordo personale. Durante la campagna elettorale delle regionali di quest'anno, Berlusconi arringava la folla con i suoi mussoliniani "volete voi...", ad un certo punto, nel pieno della sua esaltazione da predicatore televisivo americano è arrivato ad urlare: "volete voi che vinca la sinistra e vi tormenti con la sua polizia tributaria???" Come dire, tranquilli che con noi la G.d.F. avrà altro a cui pensare.


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domenica 6 giugno 2010

Little lies, parte 1


Dopo la puntata di Ballarò in cui il presidente del consiglio gli ha dato del bugiardo, il giornalista di Repubblica Massimo Giannini ha messo insieme tutto il materiale a sostegno delle sue argomentazioni in studio, e ci ha scritto un bello storico. Probabilmente lo avete già letto o comunque conoscete già tutti i fatti, beh, io l'ho trovato molto utile e visto che è schematico e oggettivo, lo ripropongo.

Evasione, processi e condoni
la favola fiscale del premier

di Massimo Giannini


NELLA sua breve e "inappellabile" telefonata a Ballarò (
qui il video), il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fornito agli italiani due importanti "notizie". La prima in risposta ad una osservazione effettivamente sollevata in studio da chi scrive. "È una menzogna che io abbia fornito qualunque forma di giustificazione morale ai fenomeni di evasione fiscale". La seconda replicando ad un'accusa che invece nessuno gli aveva mosso: "Non ho mai evaso le tasse, né io né le mie aziende".

Rispetto a queste affermazioni, e affidandosi esclusivamente ai fatti oggettivi della cronaca di questi anni, è utile ripercorrere tutto ciò che è realmente accaduto. Senza giudizi. Senza commenti. Ma attingendo semplicemente alle parole pronunciate dal premier, ai processi nei quali è stato ed è tuttora coinvolto, e ai condoni varati dai governi che ha presieduto.

LE PAROLE

1) Autunno del 2000: Berlusconi è il leader dell'opposizione. Il 15 ottobre è a Milano, e interviene alla festa di Alleanza Nazionale, partner di Forza Italia nella nascente Casa delle Libertà. Ai militanti dell'allora alleato di ferro Gianfranco Fini, il Cavaliere dice, testualmente: "Non ne può più neanche il mio dentista, che paga il 63% di tasse. Ma oltre il 50% è già una rapina... Non volete che non ci si ingegni? E' legittima difesa...".

2) Inverno 2004: Berlusconi è presidente del Consiglio, ha rivinto le elezioni per la seconda volta. In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, risponde alla domanda di un cronista e dichiara, testualmente: "Le tasse sono giuste se arrivano al 33%, se vanno oltre il 50 allora è morale evaderle" (
qui il video).
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venerdì 26 marzo 2010

Buahahahahah

Scatenati i dipendenti del cavaliere a pochi giorni dal voto. Mentre l'authority per le telecomunicazioni multa TG1 e TG5 per lo spazio debordante concesso negli ultimi mesi al premier e alla sua coalizione rispetto a quanto dato a PD e agli altri, Panorama se ne esce con la popò di copertina che vedete qui sotto e Libero, infiaschiandosene delle regole che lo vietano, in pratica pubblica i sondaggi per le regionali di dopodomani. Perchè libertà è fare un pò come cazzo ti pare.


giovedì 11 marzo 2010

Bello paciarotto


Adesso che, dopo essersi fatto oltre tre mesi di carcere, ha patteggiato per tre anni di detenzione e per il pagamento di una multa di 400mila euro per truffa, turbativa d’asta e corruzione, vogliamo ricordare il camerata Prosperini così, al suo massimo, Braveheart de noartri, crociato della legalità e delle sacre tradizioni del nord, contro centri sociali, negri e farabutti vari che infestano la sua bella Milano, con la sua bella spadona della legalità, che si erge a difesa dei cristiani oppressi.
Bello paciarotto insomma, per usare il termine che lui stesso ha pronunciato quando, contattato telefonicamente in diretta tv per avere conferma del lancio delle agenzie riguardo il suo arresto, ha negato imbarazzato, concludendo: "...beh, non ancora..."

venerdì 5 febbraio 2010

Quick reminder

A forza di riempirsi la bocca con il termine riforme, che qualcuno ne abbia dimenticato il significato?

Dalla Treccani:

rifórma s. f. [der. di riformare]. – 1. Modificazione sostanziale, ma attuata con metodo non violento, di uno stato di cose, un’istituzione, un ordinamento, ecc., rispondente a varie necessità ma soprattutto a esigenze di rinnovamento e di adeguamento ai tempi, l’effetto, il risultato stesso di tale attività, cioè i cambiamenti che si sono operati, le modificazioni che si sono compiute: operare, introdurre una r., delle r.; r. sociali, economiche, politiche; riforme di struttura o strutturali, che incidono in profondità sulla situazione socio-economica, come la r. agraria o fondiaria (v. fondiario), la r. urbanistica, la r. scolastica, la r. sanitaria, la r. fiscale, ecc.; r. delle leggi, dei codici; r. della burocrazia; r. del calendario, come la r. giuliana e la r. gregoriana; r. dell’ortografia; r. dei costumi; una r. radicale, profonda o superficiale, parziale; r. graduali, progressive; l’età delle r., la seconda metà del Settecento, caratterizzata da una vasta e sistematica attività riformatrice di molti stati europei. Nella storia delle religioni, e in partic. in quella del cristianesimo, ogni movimento inteso a un profondo cambiamento religioso, morale, culturale e anche sociale e politico: la r. induistica del brahmanesimo; la r. degli ordini religiosi; la r. protestante (e assol., con iniziale maiuscola, la R., l’età della R., ecc.), il movimento che, nel sec. 16°, portò alla frattura, all’interno della cristianità, tra cattolici e riformati, cioè luterani, calvinisti, anglicani, ecc. 2. Usi e sign. specifici: a. Provvedimento con il quale viene riconosciuta la permanente inabilità al servizio militare, con conseguente invio in congedo assoluto; i militari vengono riformati in seguito a rassegna, mentre gli iscritti di leva, quando era in vigore il servizio militare obbligatorio, erano riformati dal consiglio di leva. Il termine è usato anche per un provvedimento analogo riguardante gli animali (muli, cavalli) che vengono allontanati dall’esercito perché riconosciuti inetti al servizio. b. In agraria, potatura di riforma, potatura energica operata per riportare a una forma normale la chioma di un albero deformata per eccessiva fruttificazione o per altre cause.