Ok, provo a buttare giù qualche riflessione disarticolata. Il nuovo film di Christopher Nolan, basato su quel romanzetto da niente che è L'Odissea di Omero, era probabilmente il film più atteso dell'anno, imperdibile per chiunque. Partiamo da qui, dal primo punto che il team Nolan mette a segno, cioè ancora una volta la capacità di creare un evento che fa da potentissima calamita ad attirare verso le sale lo spettatore comune, quello che, appunto, ormai va al cinema solo in occasioni straordinarie. In una fase in cui la traiettoria dei film supereroistici sembra aver esaurito (giustamente, visto il decadimento della qualità) il propellente magnetico che l'ha tenuta in orbita per una quindicina di anni, l'hype generato da questa produzione di per sè non è un elemento banale.
Vado per gradi e passo agli aspetti del film all'origine di uno scatenato dibattito preventivo che proprio non riesce ad appassionarmi. Mi riferisco alle polemiche sulle etnie degli attori scelti in relazione ad alcuni ruoli (ancora sta roba, ma basta!). Per quello che mi riguarda l'importante è che le scelte funzionino, e da questo punto di vista probabilmente non tutto è stato centrato dal casting, ma a prescindere dal colore della pelle. Anne Hathaway, che sembra uno spot per la chirurgia estetica, non l'ho trovata credibile, così come Tom Holland, con la sua mono espressione di stupore fanciullesco e poi sì, anche Lupita Nyong'o, che semplicemente non m'è sembrata esattamente adatta al ruolo. Basta che funzioni vale anche per gli effetti speciali. Non nego una certa attrazione nostalgica verso l'utilizzo degli effetti speciali analogici, ma se il risultato è un Ciclope disastroso (lui e l'intera scena) aridatece la CGI fatta bene!
Ho sparato all'inizio gli aspetti che mi hanno convinto meno ma non vorrei orientare la lettura ad una stroncatura, tutt'altro. Nolan (di cui non sono fanboy) la porta a casa bene per molteplici aspetti: la perizia tecnica è fuori discussione, così come le suggestioni visive che riesce a trasmettere. Alcune sequenze penso entreranno a pieno titolo nella storia, come quella, atrocemente meravigliosa, della maga Circe, con il regista che entra in una modalità horror in maniera del tutto inaspettata. La scena funziona per l'intuizione della manipolazione dei corpi, ma anche per come la gestisce una bravissima Samantha Morton, che spicca sopra ai nomi delle tante star. A proposito, non mi è spiaciuta nemmeno la prova dell'all american boy Matt Damon, che traduce dentro il suo character dubbi esistenziali, ferite psicologiche da shock post traumatico, una saggia rassegnazione al venir progressivamente meno della sua autorità sul suo esercito. Lo stesso dicasi per Robert Pattinson, che incarna il villain Antinoo a forza di sguardi truci e smorfie, come se fosse un malvagissimo personaggio degli anni cinquanta, sempre lì lì per andare sopra le righe, ma senza mai deragliare. Anche se non assistiamo allo scontro Pattinson/Batman contro Holland/Spider-Man, il divo di Cosmopolis vince a mani basse.
Non si può inoltre, volente o nolente, e senza forzare il pensiero dell'autore, non cogliere i messaggi esplicitamente politici che Odissea trasmette. La reiterazione della regola dell'ospitalità di Zeus, che fa aprire le porte e concedere pasto e ospitalità allo straniero, di questi tempi lascia un segno profondo, così come il ribaltamento tra eroi e carnefici che ci viene mostrato con lo scorrere del film. Ci è stato da sempre raccontato della battaglia di Troia come di una vittoria eroica, frutto dell'ingegno di un uomo semi dio, mentre qui quello scontro viene illuminato sul finale da una luce diversa, oscura, che lascia emergere sfumature di vigliaccheria, atti di brutalità ingiustificata che vanno oltre la sopraffazione dell'avversario in un conflitto e che sono invece finalizzate all'annientamento totale dell'altro. Anche qui, il messaggio a questi tempi che hanno frantumato ogni regola multilaterale, unico aspetto che garantiva un equilibrio geopolitico tra nazioni, tra forte e indifeso, arriva nitido e colpisce nel segno.
Tutti noi, in qualche modo, ci siamo abbeverati a questa storia universale, siamo cresciuti con "l'intuizione geniale" del Cavallo di Troia, ma la maniera con cui Nolan ci mostra i soldati chiusi per giorni nel manufatto di legno, schiacciati gli uni agli altri, alla mercè delle maree, prigionieri di una scaltrezza che avrebbe potuto anche non funzionare, con uomini che muoiono affogati come topi nella cambusa, beh, è qualcosa di geniale e sconvolgente, a cui non avevamo mai pensato. Resta impresso nella memoria e sì, è grande cinema.
Vero, non tutte le quasi tre ore di proiezione sono grande cinema. Tuttavia, anche se il mulinello feroce dei commenti social rischia di condizionare ogni giudizio e di trascinarti giù, a me sembra che si tratti di un'ottima pellicola (3,5/5) con due tre picchi memorabili e qualche caduta inspiegabile (anche sul finale action ho qualche riserva). Di certo è un film che la gente sta andando a vedere in sala (che sia o meno IMAX o 70 mm), riconciliandosi con la magia dell'esperienza collettiva, il che, per noi cinefili, non può che essere una bella notizia.

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