lunedì 3 agosto 2026

Un mio disco in poche righe: Killer Joe, Scene of the crime (1991)


Per la premessa si potrebbe prendere paro paro quella che ho scritto per Better Days di Southside Johnny, in relazione all'alba di un decennio musicale (i novanta) pregno di innovazione che lasciava poco spazio al vecchiume (in pratica tutto il contrario di oggi). 
Ora. E' altamente probabile che un disco così sarebbe stato fuori dal tempo in qualunque epoca, in considerazione del suo oscillare tra blues, pop-rock, soul & errebì, swing, croonering e boogie woogie. Tuttavia, o proprio per questo, Scene of the crime conserva a distanza di anni il suo fascino old school. Dietro al nickname Killer Joe (personaggio springstiniano di Spirit in the night) si cela Joe Delia, ingaggiato da Max Weinberg, qui in veste di produttore oltre che di batterista, che, anche con l'ausilio degli amici di sempre, gli cuce addosso un vestito per tutte le stagioni, con esiti di ottimo intrattenimento evergreen. Per questi canonici tre quarti d'ora di musica, tra brani inediti (tre), cover (Kinks, Coasters, il boss) e traditional (Ray Charles, Albert King, Henry Mancini) accorrono svariati ospiti: da quelli scontati (Southside Johnny, Bruce, Little Steven, Jon Bon Jovi) agli inaspettati, come i Beach Boys, Phoebe Snow e Brandford Marsalis. L'evocativa signature track, la strumentale Summer on signal hill, li raccoglie all'unisono. Per la cronaca, non è con questo disco che Joe Delia s'è pagato le bollette, a quello ha pensato la sua attività di compositore di colonne sonore, attraverso un duraturo sodalizio con Abel Ferrara, con il quale ha lavorato per buona parte dei suoi film, a partire da quelli più noti, dalla fine dei settanta ad oggi.