lunedì 24 agosto 2026

Giuseppe Genna, Catrame (1999)



Lo confesso, erano mesi che non riuscivo a finire un libro, ciclicamente mi toccano periodi così. Tentativi tanti, seguiti da altrettanti abbandoni. In questi casi mi sblocco solo tornando alle origini delle mie passioni letterarie. E così puntualmente è stato, grazie a Giuseppe Genna, probabilmente il mio autore italiano preferito, taggato nel blog con otto post. Tempo fa al Libraccio avevo trovato un monumentale volume contenente cinque suoi romanzi (due di essi, Nel nome di Ishmael e Le teste - già li possedevo, ma pazienza) e agosto si è rivelato il mese buono per affrontarlo.

Catrame è il romanzo breve che segna il debutto di Genna e del suo alter ego Guido Lopez, l'ispettore della questura di Milano protagonista di sei opere, l'ultima appena pubblicata, dello scrittore milanese. E' un debutto importante, che, nonostante le poco più di cento pagine di racconto, marchia a fuoco uno stile, certo debitore di Ellroy nell'intreccio e nella metrica nonchè erede di Scerbanenco per le atmosfere, ma che spicca  nel panorama noir italiano come una lama nel buio.

Il romanzo rivela subito le ossessioni del suo autore: il complottismo (Soros, Prodi, Draghi...), il deep state in cui si prendono le decisioni vere, l'infanzia brutalizzata e la pedofilia. Tutti questi temi avranno un ruolo centrale nel successivo Nel nome di Ishmael, in cui Genna ipotizza massonici sacrifici di bambini associati ai grandi delitti politici della storia. 
Tutti argomenti della destra radicale che negli ultimi anni, anche a causa dell'influenza USA dei MAGA (la teoria QAnon etc.) e del ruolo dei social che l'hanno diffusa, si è amplificata in maniera impensabile rispetto a ossessioni di piccoli gruppi politici estremisti  e di cui ovviamente penso tutto il male possibile, ma che non mi tolgono il piacere della lettura, soprattutto laddove queste teorie sono uno spunto narrativo ma restano marginali rispetto al protagonismo assoluto di una Milano mostrata nel suo status di cloaca putrescente.

Genna ci accompagna infatti nei meandri di una città lercia, degradata, amorale, perversa e nichilista. Dentro quartieri della cintura sud-est della città in cui si consuma un ampio spettro di attività criminali - dal gioco d'azzardo al traffico di essere umani -  all'interno di cantine maleodoranti cui si arriva attraversando dedali simili a gironi infernali, dalla superfice della città giù fino alle viscere dei palazzoni popolari, in un autentico precipitare nel vizio e nella perdizione.
In questo scenario comincia narrativamente a muoversi il personaggio Guido Lopez, il miglior ispettore della questura di Milano, "attenzionato" però da superiori e servizi per il suo istinto ad indagare anche oltre gli ordini ricevuti e per la sua attitudine a a collegare puntini (che altri non vedono) e comprendere "the big picture".

Credo che, anche in questa epoca in cui quasi qualunque personaggio letterario poliziesco di autori italiani (De Cataldo, Carofiglio, Manzini, De Giovanni, Carlotto, Veltroni per citare solo i primi che mi sovvengono) finisce per avere una serie tv dedicata, l'ottimo Lopez abbia zero possibilità di essere trasposto, a meno di una lavaggio a novanta gradi dei contenuti delle sue storie per accarezzare il grande pubblico che richiede il lieto fine, o fatto salvo l'interesse di una piattaforma coraggiosa. Spiace per il conto in banca di Genna ma, viceversa, per i lettori è una grande fortuna non vedere normalizzato un contesto di romanzi così poco indulgente con il nazional popolare e, diciamolo usando una citazione, così poco italiano.



Nessun commento: