Lo confesso, erano mesi che non riuscivo a finire un libro, ciclicamente mi toccano periodi così. Tentativi tanti, seguiti da altrettanti abbandoni. In questi casi mi sblocco solo tornando alle origini delle mie passioni letterarie. E così puntualmente è stato, grazie a Giuseppe Genna, probabilmente il mio autore italiano preferito, taggato nel blog con otto post. Tempo fa al Libraccio avevo trovato un monumentale volume contenente cinque suoi romanzi (due di essi, Nel nome di Ishmael e Le teste - già li possedevo, ma pazienza) e agosto si è rivelato il mese buono per affrontarlo.
Catrame è il romanzo breve che segna il debutto di Genna e del suo alter ego Guido Lopez, l'ispettore della questura di Milano protagonista di sei opere, l'ultima appena pubblicata, dello scrittore milanese. E' un debutto importante, che, nonostante le poco più di cento pagine di racconto, marchia a fuoco uno stile, certo debitore di Ellroy nell'intreccio e nella metrica nonchè erede di Scerbanenco per le atmosfere, ma che spicca nel panorama noir italiano come una lama nel buio.
Tutti argomenti della destra radicale che negli ultimi anni, anche a causa dell'influenza USA dei MAGA (la teoria QAnon etc.) e del ruolo dei social che l'hanno diffusa, si è amplificata in maniera impensabile rispetto a ossessioni di piccoli gruppi politici estremisti e di cui ovviamente penso tutto il male possibile, ma che non mi tolgono il piacere della lettura, soprattutto laddove queste teorie sono uno spunto narrativo ma restano marginali rispetto al protagonismo assoluto di una Milano mostrata nel suo status di cloaca putrescente.
Credo che, anche in questa epoca in cui quasi qualunque personaggio letterario poliziesco di autori italiani (De Cataldo, Carofiglio, Manzini, De Giovanni, Carlotto, Veltroni per citare solo i primi che mi sovvengono) finisce per avere una serie tv dedicata, l'ottimo Lopez abbia zero possibilità di essere trasposto, a meno di una lavaggio a novanta gradi dei contenuti delle sue storie per accarezzare il grande pubblico che richiede il lieto fine, o fatto salvo l'interesse di una piattaforma coraggiosa. Spiace per il conto in banca di Genna ma, viceversa, per i lettori è una grande fortuna non vedere normalizzato un contesto di romanzi così poco indulgente con il nazional popolare e, diciamolo usando una citazione, così poco italiano.


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