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venerdì 24 gennaio 2014

Dexter, stagione 8 (final season)


Quando ho iniziato a seguire Dexter il mondo dei serial televisivi non era ancora giunto al ruolo predominante che riveste oggi nella cultura popolare. Al netto di qualche eccezione i grandi attori di cinema se ne tenevano alla larga; le produzioni televisive erano ancora parenti povere di quelle del grande schermo e, in generale, non godevano dell'attenzione quasi maniacale rovesciata su di esse nei giorni nostri.
 
Questo per dire che in otto anni possono succedere un sacco di cose e Dexter, una serie nata su basi noir ma che parlava di serial killer anche come metafora della personalità nascosta delle persone, spesso sconosciuta perfino alla cerchia più stretta di conoscenze, ha progressivamente abbandonato allusioni e allegorie per concentrarsi esclusivamente sul suo profilo "crime". Per carità, niente di male in questa scelta: la serie ha avuto buoni riscontri e si è rivelata un ottimo intrattenimento per tutto questo tempo, ma non è mai riuscita ad entrare nel novero di quelle per le quali trattenevo il fiato in attesa dell'annata successiva.
 
Era noto che la saga si sarebbe conclusa proprio con la stagione otto. Così, visto che la precedente era finita con un buon cliffhanger, un minimo di curiosità su come gli autori potessero gestirlo era assolutamente giustificata.
Ebbene, nel pieno rispetto della tradizione di fiction americana,  la fine si raccorda con l'inizio della storia.
Dal passato di Dexter salta perciò fuori la dott.ssa Vogel (Charlotte Rampling), psicologa che si rivela essere la mente dietro al famoso codice, usato da Dex su indicazione del padre per incanalare verso obbiettivi "meritevoli" le sue pulsioni omicide. La cosa è forzata, ma, nell'ambito di una fiction, molto più plausibile di troppe resurrezioni usate, ahimè, in altri ambiti da showrunners in vuoto cosmico di idee.
A parte questo espediente narrativo, per buona parte della stagione (almeno fino all'episodio 8/12) non si respira un clima da ultimo capitolo, poi, tra un omaggio non si sa quanto voluto a Dario Argento (l'uscita di scena della Vogel), l'ennesima ridefinizione del rapporto tra i fratelli Morgan e il ritorno di Hannah, assistiamo ad un'accelerazione che ci conduce in effetti all'agognato epilogo.
 
Onestamente le uniche critiche che muovo agli sceneggiatori sono relative al poco coraggio dimostrato nel gestire il destino del protagonista: è molto suggestiva l'inquadratura che conclude episodio, stagione e serie, ma, prima ancora che deludente, la situazione che essa riassume appare davvero poco verosimile.
Per il resto lo show ha palesato gli stessi punti di forza (sempre meno via via che trascorrevano anni e stagioni) e di debolezza (uno per tutti: la ripetitività degli schemi cardine della narrazione) degli ultimi tempi, dimostrando, se ce ne fosse ulteriormente bisogno, che era giunto il momento di chiuderla qui.
 
 

mercoledì 6 marzo 2013

Dexter, stagione 7



La descrizione dell'immagine promozionale che ho postato qui sopra descrive in maniera minimale ma efficace, come costume consolidato dell'intrattenimento USA, il punto in cui avevamo lasciato Dexter Morgan, la sorella Debra e la Omicidi di Miami. La domanda che ci siamo posti immediatamente dopo la fine della sesta stagione era: "come gestiranno il rapporto tra i due, già incasinato dai sentimenti di Deb, dopo questo colpo di scena?"

La risposta è bene, molto bene. Con la necessaria, lenta introspezione e senza banalizzare un tema così cruciale nelle dinamiche della storia. In aggiunta a questo gli sceneggiatori scelgono la strada di sviluppare più sotto trame, sviando lo spettatore su quella che sembra la principale, la contrapposizione tra Dexter e Isaak Sirko, capo della mafia ucraina interpretato elegantemente dall'inglese Ray Stevenson, mentre sotto la cenere cova il fuoco di un plot che deflagrerà negli ultimi episodi e che minaccia di avere ulteriori conseguenze drammatiche per il nostro serial killer preferito.
Oltre a Sirko, un altro personaggio importante introdotto quest'anno è quello di Hanna McKay (interpretata dall'australiana Yvone Strahvoski), precoce assassina ora adulta, che cerca di vivere all'insegna del low profile ma che non riesce ad allontanare da se i morbosi interessi dei media. Hanna è una figura affascinate, ambigua e controversa, destinata inevitabilmente ad attirare a se, in un modo o in un altro, le attenzioni di Dexter.
Si scava ancora molto nel personaggio Debra Morgan, che viene sottoposta a prove che minano letteralmente la sua tenuta psicologica ma che, alla fine, seppur nel dramma, rinsaldano il rapporto con il fratello. Entrambi sono chiamati a compiere dei gesti per loro devastanti ma necessari alla sopravvivenza dell'altro.
Dato per scontato che chi legge un post di questo tipo mette in conto di incappare in spoiler, cercherò comunque di comportarmi da equilibrista nella chiosa della recensione. Durante la visione ho cominciato a fare una lista mentale dei maggiori protagonisti del cast indiziati a lasciarci le penne (dopo sei anni è una dinamica fisiologica per una serie televisiva). Ebbene, il character che alla fine effettivamente passa a miglior vita l'avevo piazzato "solo" alla terza posizione, dietro a due personaggi, uno storico e l'altro poco meno, che mi sembrava avessero dato ormai quanto potevano in termini di contributo alla storia. 
Nel complesso tutto  contribuisce ad una valutazione che torna ad essere positiva rispetto al recente passato.  L'inversione di tendenza che dal mio piccolo avevo "chiesto" agli autori dopo la stagione sei mi sembra ci sia stata, non ci resta che attendere l'ottava, conclusiva (salvo ripensamenti), stagione. 

martedì 4 dicembre 2012

Dexter, sesta stagione


Ho sempre esaltato la bravura degli autori di Dexter, un serial che mi ha appassionato, divertito e spaventato per cinque stagioni, ma ecco che nella sesta (conclusasi l'anno scorso, nel frattempo in USA è quasi ultimata la settima),  la macchina delle idee si è inceppata.
E' difficile in questi casi capire quanto ci sia di tuo (perdita di interesse nel soggetto) e quanto di oggettivo (calo di ispirazione degli autori), nel mancato raggiungimento della sospensione dell'incredulità, ma insomma quando ti accorgi che sei portato ad esaltare più i difetti che i pregi di un'opera, beh qualcosa non ha funzionato.
Il canovaccio del serial killer malvagio (a sto giro il killer dell'apocalisse, che uccide seguendo un modus operandi religioso) inseguito dal nostro, che cerca di accopparlo prima che lo arresti la polizia di Miami stavolta ha mostrato la corda. Non è che mi sia accorto della ripetitività di questa dinamica narrativa solo oggi, è che forse per la prima volta essa è sviluppata in maniera poco efficace.
Non a caso gli episodi che ho trovato più divertenti sono quelli che pongono la trama principale in secondo piano (La fatina dei denti e Nebraska) nella quale Dexter deve gestire un serial killer in pensione e nientedimenoche l'allucinazione del fratello (il killer del camion frigo), anche lui assassino seriale, ucciso da Dex nella prima stagione.

Interessanti viceversa le new entry nei personaggi. A partire da Mos Def che interpreta un ex criminale redento dalla religione (Fratello Sam); Jamie Batista, sorella del tenente Angel che entra come baby sitter e coinquilina di Dex, Louis Greene, subdolo stagista di Masuka e il detective nero Mike Anderson, da Chicago. Altra novità di rilievo introdotta è una nuova sfumatura del rapporto tra Dexter e la sorellastra Debra, che da fraterno sembra incanalarsi in qualcosa di più passionale.

Il livello mediocre della stagione è riscattato però (o proprio per questo) dall'episodio conclusivo, contenente il cliffhanger più mozzafiato dell'intera serie.

mercoledì 21 dicembre 2011

True blood





Stavo per scrivere che la quinta stagione di Dexter è probabilmente una delle migliori della serie, quando mi è venuto in mente che probabilmente l'ho già detto per una stagione o due già trasmesse (qui tutti i post che ho dedicato al serial). Cosa significa questo? Beh, che gli autori del serial killer dei killer continuano a fare davvero un gran bel lavoro di scrittura.

Lasciatemi dire almeno che questa stagione (che io ho appena concluso mentre in USA è già ben avviata la sesta), è forse la più nera e violenta del lotto, ma anche quella che raccoglie meglio l'eredità degli esordi, in quanto a introspezione psicologica del personaggio, drammaticità della sua condizione e financo poesia di dialoghi e immagini.


Il tutto con un crescendo di tensione che mette la freccia e supera senza eccessivo sforzo molti (presunti) thriller cinematografici. Davvero gli incastri del finale (con un geniale e, almeno per una parte, inconsapevole scambio di "favori" tra i fratelli Morgan ) funzionano come un orologio svizzero tenendo in equilibrio suspance, dramma e sentimento (nei minuti conclusivi dell'ultimo episodio, Dexter, osservando le coppie felici di amici che lo circondano riflette: "lo fanno sembrare così facile. Legare con un altro essere umano. E' come se nessuno gli avesse detto che è la cosa più difficile al mondo") riuscendo a non ripetersi in situazioni analoghe ad altre nel passato (la soluzione del rapporto conflittuale con il detective Quinn non ricorre ai rimedi estremi adottati con l'investigatore Doakes, nella season 2).


Oltre al lavoro degli sceneggiatori il merito della riuscita del serial va equamente distribuito tra il cast storico e le new entry. Su tutte, è giusto segnalare la prova di Julia Stiles, attrice dotata di una bellezza non canonica ma permeata di grande empatia alla quale è stato affidato il ruolo più pregnante del telefilm.



Davvero una serie che non smette di stupire.

martedì 31 agosto 2010

Slice of life


Partirà in USA il 26 settembre la quinta stagione di Dexter.

La quarta è stata ottima, forse la migliore dopo la prima. Merito del recupero degli elementi introspettivi/esistenziali caratteristici del personaggio originale e un pò trascurati nella seconda-terza stagione. Merito anche di un personaggio come quello interpretato da John Ligthgow, assunto ad autentico mattatore della storia, e di un finale (abbastanza) a sorpresa che lascia il segno.

Il tutto nonostante qualche clamoroso colpo a vuoto nel meccanismo narrativo (lasciatemi segnalare almeno quello del bambino rapito e liberato, al quale la polizia non fa fare nemmeno un'identikit del rapitore).


Tra poco si riparte dunque. La nuova vita di Dexter potrebbe costituire una ripartenza intrigante, mentre quella dell'attore protagonista pare migliori, dopo le cattive notizie sul suo stato di salute.



P.S. Il titolo del post è for Dexter fans only

sabato 16 gennaio 2010

Kill the disease


Michael C. Hall, uno dei miei attori (per ora) televisivi preferiti (il becchino David Fisher in Six Feet Under e il serial killer dei cattivi Dexter) ha contratto una grave malattia.

Anche se non lo conosco personalmente (non so quindi che tipo di persona sia), gli faccio i miei auguri di salvare la pelle, dicono che ci siano molte possibilità che possa farcela.

sabato 12 settembre 2009

Blood on blood

Con la fine dell'estate riprendono da dove le avevamo lasciate alcune tra le serie televise più interessanti. E' il caso di The Shield (22 settembre) , magnifico poliziesco americano che è arrivato alla settima e ultima stagione e di Dexter (18 settembre), il serial killer dei criminali, che è giunto alla terza tornata di episodi.
Entrambi i telefilm sono sostenuti da ottimi cast e straordinari attori protagonisti, il realismo esasperato (anche nei movimenti di macchina da presa) regna in The Shield, mentre Dexter si fa apprezzare per l'originalità della storia e perchè le cose raramente sono come vengono mostrate.

Devo però onestamente ammettere che il mio cuore batte molto più forte per il detective Vic Mackey che per l'ematologo Dexter Morgan, ma è solo perchè sono un romantico e con Vickey è amore di luuunga data...

domenica 1 febbraio 2009

Sometimes truth speaks from a peaceful place

La seconda serie di Dexter (sono arrivato al settimo episodio) è fin qui, piuttosto deludente. Sarà che la prima era tratta da un romanzo, ed aveva una sua coerenza, una sua forza. A voler andare oltre il genere noir, ci si potevano leggere diverse metafore su quello che siamo e ciò che invece vogliamo apparire agli altri.
In questa seconda stagione invece, mi sembra tutto troppo prevedibile, infilato in tutti i clichè dei telefilm seriali americani.

Morgan da apatico ed emotivamente impermeabile, diventa quasi espansivo e si fa addirittura l'amante, l'ottimo personaggio Doekes viene fatto sbarellare, viene inserita persino una suocera (indovina un pò?) rompiballe, insomma, il meglio del meglio di quanto già stravisto in televisione.
Si salva da questo piattume generale Lundy, agente FBI.
Colto, intelligente e preparato, sui sessant'anni. Dotato di grande fiuto, ma capace anche di gesti fuori dai normali comportamenti della società comune. E' un riflessivo, ma sa essere risoluto ed imprevedibile.

E' dalla sua bocca che esce la splendida battuta: "Sometimes truth speaks from a peaceful place", che viene pronunciata mentre ascolta il monumentale A kind of blue di Miles Davis e osserva le foto delle vittime (di Dexter?) emerse dalle profondità degli abissi.
Nella stessa scena Lundy chiede a Deb (sorella di Dexter) se per caso abbia mai ascoltato Chopin. Lei risponde di no, e lui dice: "peccato. Chopin è perfetto".

Deb allora si infila le cuffie dell'I-pod e si mette ad ascoltare i Notturni. Ne rimane sconvolta, lascia il suo ragazzo temporaneo e capisce di provare qualcosa per Lundy. Torna in ufficio, comincia a parlare a manetta all'agente dell'FBI, lui la ferma e le chiede : "Ma...Hai ascoltato Chopin?"
Lei: "Si"
Lui: "Cosa di preciso?"
Lei : " I notturni"
Lui: "Ecco perchè sei così agitata, Chopin fa questo effetto, rimuove la polvere."


E' abbastanza vero. Provate anche voi l'effetto che fa.

lunedì 19 novembre 2007

Uno, nessuno e centomila


Se avessi aperto questo blog 4-5 anni fa, il cinema avrebbe avuto lo stesso spazio che concedo alla musica, vista la frequenza (anche tre volte a settimana) con cui ci andavo.
Adesso invece se ci vado tre volte all’anno posso dirmi soddisfatto, in compenso, non so se esserne orgoglioso o meno, sto scoprendo una serie di serie (ah ah) TV che mi sembrano di qualità e che mi appassionano.

L’ultima è Dexter (protagonista il bravo Michael C. Hall già David Fisher in Six Feet Under) evento dell’anno per la rete che la pubblicizza, gradita sorpresa per me che mi aspettavo tutt’altro.

Dunque, Dexter è un tecnico della scientifica di Miami esperto di sangue, più esattamente delle traiettorie tracciate dal sangue sulla scena del crimine. Conduce però una doppia vita, di notte si occupa dei peggiori serial killer, o comunque pedofili e assassini accertati, li cattura e li elimina proprio come farebbe un serial killer (cioè immobilizzandoli e tagliuzzandoli prima di accopparli).
Durante la narrazione ci vengono mostrati dei flashback di quando Dexter era ragazzino. Adottato da un poliziotto ( ci viene rivelato senza entrare nei dettagli che l’infanzia è stata una terribile spirale di violenza) che si rende conto della deformazione psicologica del ragazzo e gradualmente la incanala per dirigerla verso chi “merita di morire”.

Detta così la trama non sembra granchè, un incrocio tra C.S.I. e il Giustiziere della notte. In realtà il TF ha uno svolgimento molto lento,poco televisivo direi, con molta voce narrante, linguaggio esplicito, dialoghi realistici, e il tutto diventa una metafora dell’essere e dell’apparire. Il padre poliziotto infatti insegna a Dexter a mimetizzarsi nella società e a fingere emozioni (dato che il ragazzo è incapace di provarne) e relazioni sociali. Così Dexter ha una fidanzata, amici, va fuori a bere coi colleghi, ride alle battute, si confonde con gli altri. Però è una menzogna. Vive una bugia, lui è un altro, sopporta a fatica quel mondo per lui irreale, ma nessuno può saperlo.

E di serial killer emozionali,ne sono certo, nella realtà ne esistono a pacchi.