martedì 8 aprile 2008

Sentenza storica per i figli dei desaparecidos

Si è conclusa con una condanna la vicenda della figlia di desaparecidos che ha scoperto il raccapricciante crimine commesso dai genitori adottivi, vicini al regime, e li ha denunciati. Ne avevo parlato qui.


Crimini della dittatura Otto e sette anni alla coppia: con l' aiuto di un militare «rubò» la neonata a due desaparecidos

Argentina, condannati i genitori «ladri»

Maria Eugenia, la figlia adottiva che li ha denunciati: sentenza storica, ma lieve

Le avranno pure fatto i vaccini quando era piccola - la linea della difesa in aula - l' avranno mandata a scuola e le avranno addirittura permesso di imparare le lingue: il Tribunale federale numero 5 di Buenos Aires venerdì (notte in Italia) ha condannato Osvaldo Arturo Rivas e Maria Cristina Gómez Pinto. Appropriazione e occultamento di minore: otto e sette anni di reclusione al papà (che ha pure falsificato l' atto di nascita) e alla mamma con i quali Maria Eugenia si è trovata a vivere per più di vent' anni, per poi scoprire, nel 2001, che erano «ladri», che l' avevano rubata neonata a una coppia di oppositori alla dittatura, torturati e fatti scomparire come altri 30 mila desaparecidos. Dieci anni all' ambiguo amico di famiglia Enrique Berthier, il militare che ha fatto da tramite tra l' ospedale clandestino e la coppia che non poteva avere figli. Non abbastanza.

Sostenuta dall' associazione Nonne di Plaza de Mayo (che cercano i 500 bambini sottratti dai golpisti), la ragazza ha annunciato ricorso: sentenza «storica», ha detto, la prima in Argentina contro una finta famiglia adottiva. Ma troppo «lieve». La richiesta del suo avvocato, ripresa dal pm, era stata di 25 anni. Così Maria Eugenia nell' unica conferenza stampa: «La domanda è se una persona che ha rubato un neonato, che gli ha nascosto di essere stato rubato, che forse ha sequestrato e torturato i suoi genitori, che l' ha separato da loro e dalla sua famiglia, che gli ha sempre mentito sulle sue origini, che - più frequentemente di quanto si voglia pensare - lo ha maltrattato, umiliato, ingannato; se una persona che ha fatto tutto o parte di tutto questo può sapere e sentire che cos' è l' amore filiale. Io rispondo di no, che il vincolo con questo tipo di persone resta di crudeltà e perversione». Il male che imita l' affetto dei genitori.

Maria Eugenia, oggi 30 anni, ha raccontato ai giudici delle grida e della tensione in casa, delle fughe dai vicini, di una perenne sensazione di estraneità. Di quando, appena ventenne, andò a vivere con le amiche. Di come i genitori impostori la insultassero: «Sei un' ingrata, una mocciosa che fa i capricci, se non fosse stato per noi saresti finita in un fosso». Dello choc di scoprire la verità attraverso il confronto del Dna con i campioni depositati dai parenti dei desaparecidos nella «banca» delle Nonne. Di come a fatica e con molte lacune si sia riappropriata del proprio passato. «Questo è mio padre e questa è mia madre». Maria Eugenia ha mostrato le foto alle telecamere: Leonardo Ruben Sampallo e Mirta Mabel Barragán, operai comunisti e attivi nel sindacato, per questo segnalati da imprenditori favorevoli ai golpisti, portati in centri clandestini di tortura (prima al Club Atlético poi a El Banco), uccisi.

Al momento del sequestro la mamma era incinta. Tre mesi più tardi è venuta al mondo Maria Eugenia. «Luogo è data di nascita?», le hanno chiesto in aula quando ha testimoniato. «Non lo so», ha dovuto rispondere. Ma un giorno per festeggiare il compleanno ce l' ha: «L' abbiamo scelto democraticamente in famiglia (quella vera, ndr) - ha detto nell' unica intervista, al quotidiano Pagina 12 -: l' 8 febbraio, l' anniversario di nozze di mia nonna. Se un giorno mi arriveranno altre informazioni, lo cambierò...».

La dittatura I golpisti Nel 1976 con un colpo di Stato in Argentina vanno al potere i militari. Fino al 1983 si alterneranno tre giunte I desaparecidos Secondo le stime dei familiari delle vittime, sono 30mila le persone fatte sparire dal regime in fosse comuni o nelle acque del Rio de la Plata I bimbi rubati Sono almeno 500 i neonati sottratti alle donne che partorivano nei centri clandestini e affidati a famiglie vicine ai golpisti. Di questi, 88 sono stati ritrovati.

lunedì 7 aprile 2008

Outing politico (ma anche no)

Tranquilli, che non intendo convincere nessuno, tantopiù che non ci riuscirei.
Quest'anno per la prima volta nella mia vita da elettore voto al centro, facendo avverare la terrifcante profezia di chi sosteneva che "moriremo democristiani".
E pensare che non ho mai dato la preferenza nemmeno ai diesse, passerò dalla confortante croce sulla falce e martello, nelle sue diverse coniugazioni, al banalotto simbolo tricolore del piddì.
Le ragioni sono le stesse che avete ascoltato da politici e conoscenti, e probabilmente non vi hanno finora persuaso, cioè, seppur con rammarico è il prevalere del votare "contro" (Berlusconi) e non "a favore", pur nella consapevolezza delle contraddizioni di questo partito che va dalla Binetti alla Bonino, che vorebbe rappresentare padroni e operai e probabilmente non convince appieno nessuna di queste due categorie, ma che è l'unica coalizione che può battere gli orchi malvagi, se condividiamo che che un governo di questi qui sarebbe devastante.

Riconosco a Veltroni capacità politica nella decisione di presentarsi senza la sinistra, quando in molti pensavano a questa scelta come ad un suicidio, e anche coraggio, nel rischiare di bruciarsi in un'elezione che appare persa in partenza, e dove in genere si mandano al macello le seconde linee (remember Rutelli? e Bob Dole? John Kerry?).
Poi però vengono i difetti: l'ex direttore dell'Unità eccede in narcisismo, è imbarazzante nel suo plasmarsi sul marketing della politica americana ed è quasi inascoltabile in quanto a retorica.
"Si può fare" è uno slogan oggettivamente sbagliato, che traduce male l'azzeccato "Yes, we can" di Obama; il suo voler includere tutti nel partito è diventato una barzelletta e pare che la strepitosa imitazione che Crozza fa di lui, lo abbia mandato su tutte le furie.

D'altro canto avrei fatto fatica anche a votare quello che "eh no, al simbolo non rinunceremo mai", e che oggi si celano dietro ad una scontata bandiera arcobaleno e alla erre moscia sempre più guzzantiana, di Bertinotti, che è irremovibile sempre al suo posto, esattamente come il Silvio nazionale, che non parla più delle 35 ore, perchè oggi i precari grasso che cola se ne fanno 20 e pure in Francia le hanno abrogate.

A mio avviso non sarò l'unico comunista che concederà il voto al PD senza troppa vergogna, in molti, un pò turandosi il naso, ma anche no, riconoscono a Walter Veltroni quella capacità di aggregare che era la forza della seconda chiesa in Italia (parlo del P.C.I., naturalmente).

Chiudo con due citazioni colte della Cosa (il super eroe di pietra dei Fantastici Quattro) , so che Walter apprezzerebbe il suo urlo di battaglia "E' tempo di distruzione!", a me pare più opportuno "Che sviluppo rivoltante..."

giovedì 3 aprile 2008

I see the darkness

Adesso sì che sono preoccupato. Non così i politici e i sindacati nazionali, per loro è già partito lo scaricabarile delle responsabilità.

Spinetta rompe le trattative: "Non esistevano più le condizioni per continuare"
Il numero uno della compagnia italiana: "Ho fallito, serve un segnale forte"

Air France lascia il tavolo Alitalia
Si dimette il presidente Prato

Epifani: "Una sconfitta per il paese, era un piano serio e responsabile"Prodi polemico con i sindacati: "Errore rompere, si assumeranno responsabilità"
Air France lascia il tavolo AlitaliaSi dimette il presidente Prato"

Una giornata drammatica per Alitalia: Air France abbandona il tavolo delle trattative si dimette il presidente e amministratore delegato della compagnia di bandiera, Maurizio Prato.
Questa volta è rottura, salvo sorprese. L'incontro fra sindacati e Air France si conclude bruscamente con l'abbandono delle trattative da parte della compagnia francese. "Non esistevano più le condizioni per continuare. Dubito che la mia azienda possa accettare questa proposta" dice il numero uno di Air France, Jean-Ciryl Spinetta. Una "sconfitta per il paese" commenta il leader della Cgil, Guglielmo Epifani che parla di "proposta seria e responsabile". Il presidente di Alitalia, Maurizio Prato, prima si sfoga dicendo "ho fallito, devo dare un segnale forte" poi, poco dopo, rassegna le dimissioni. Per domani è convocato il consiglio di amministrazione che, spiega una nota, "potrà assumere le necessarie e opportune determinazioni".

Spinetta: "Non esistevano le condizioni". Impossibile, secondo Air France, andare avanti con le trattative, "non esistevano più le condizioni" dice il presidente della compagnia francese, Jean-Cyril Spinetta. "Dubito che la mia azienda possa accettare questa proposta - insiste - la presenterò al cda ma richiederebbe mesi di lavoro e riflessione che Alitalia non può sostenere perché i problemi non possono aspettare". Prende atto "con rammarico" della rottura dei negoziati "che non dipende da noi, è un progetto nel quale credevo profondamente e nel quale continuo a credere perché avrebbe permesso a Alitalia di ritrovare rapidamente la strada per una crescita redditizia". La controporposta "volta a mantenere nel perimetro di Alitalia attività pesantemente deficitarie, è incompatibile con l'obiettivo di un rapido ritorno alla redditività".

La proposta. La proposta prevedeva la partecipazione di Fintecna alla ricapitalizzazione di Alitalia attraverso il conferimento dell'intera quota (49%) posseduta dalla finanziaria del Tesoro in Az Servizi. Questo, insieme all'iniezione di un miliardo da parte di AirFrance, avrebbe determinato, secondo i sindacati, una capitalizzazione maggiore della nuova azienda, rendendo più solida la prospettiva di rilancio. Era inoltre previsto il mantenimento del settore cargo per l'intero arco di piano, con la previsione del necessario ricambio della flotta a partire dal 2011 e la dismissione di un numero minore di aerei di medio raggio, rispetto a quelli previsti nell'arco di piano, e l'anticipazione della fase di ammodernamento dell'intera flotta di medio raggio.

Prodi contro i sindacati. I sindacati hanno rotto la trattativa- ha commentato Prodi -, la condizione di Air France era che fossero d'accordo, ed è chiaro che se ne devono assumere la responsabilità". A proposito del ruolo del governo, il premier dimissionario ha aggiunto: "Credo che si possa fare ben poco a questo punto. Il Consiglio dei ministri cosa può dire in questa fase? Nulla".Infine il Professore, non senza un tratto polemico verso Berlusconi, conclude: "E' chiaro che tutte le ipotesi, tutte le idee di fantomatiche cordate e di proposte di novità, se c'erano, ora saltino fuori".

Padoa-Schioppa: "Ora commissariamento". A questo punto si apre la strada del commissariamento: lo dice Tommaso Padoa-Schioppa, secondo cui Air France era l'unica carta da giocare "anche perché solo con una chiusura della trattativa in corso il governo può concedere un prestito ponte". Il ministro dell'Economia ribadisce che per Alitalia non c'è alternativa ed "è impossibile" una cessione a privati. Il Tesoro ha comunicato a Prato "la propria disponibilità a concedere un prestito ponte alla società, a fronte dell'effettivo concretizzarsi di una prospettiva di risanamento economico e industriale purchè, in altri termini, esso risulti l'ultima condizione per l'efficacia dell'accordo tra Alitalia e Air France-Klm".

I sindacati: "Avvenuto quanto temevamo". "Non ci hanno seguito. E' avvenuto purtroppo quello che temevamo" commenta il segretario della Uil, Luigi Angeletti. Mentre Epifani insiste nel sottolineare come il no della compagnia francese "metta fine, di fatto, alla possibilità di un'intesa". Secondo il numero uno della Cgil, il piano di Air France "presenta troppe incertezze e su troppi fronti: non sono indicate le risorse necessarie per garantire il rilancio e lo sviluppo di Alitalia, a partire dal potenziamento della flotta, non è accettabile il livello di esuberi, non ci sono granazie per l'area di Az servizi, per il futuro dei suoi dipendenti, per il futuro di Malpensa e per il settore della manutenzione". E ricorda come la vicenda Alitalia sia stata "per troppo tempo colpevolmente trascinata, portando la società all'insostenibile situazione attuale, fino a renderla oggetto di contesa elettorale per responsablità di Berlusconi. E' una sconfitta per il paese".

Veltroni: "Basta interferenze elettorali". Nella vicenda interviene anche Walter Veltroni: "Cessino immediatamente le interferenze elettorali - dice il candidato leader del Pd - lasciando agli organi istituzionali il compito di trovare la soluzione migliore". Veltroni, che esplicitamente dichiara che "le interferenze politiche, gli annunci sconsiderati e le dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto interrompere la trattativa fra Air France e sindacati".

mercoledì 2 aprile 2008

Ci avete convinto. Davvero davvero

E’ dura la vita del candidato premier in campagna elettorale, da quando non ci sono più i partiti storici.
E’ la pratica del cerchiobottismo che deve diventare arte, bisogna saper far sognare, dicono i sociologi. Si, va bene, ma posto che devo sparare almeno un annuncio da titoloni al giorno, il problema è far sognare chi?

Se faccio sognare Confindustria, parlando di flessibilità e di valore del precariato, provoco gli incubi ai lavoratori, ai disoccupati e ai precari.
Faccio sognare Bossi e provoco il mal di pancia a Fini (potete tranquillamente sostituire Bossi con Binetti e Fini con la Bonino)
Se apro al pubblico perdo il privato (e viceversa)
Se dico una cosa laica, mi si incazza il clero e la componente cattolica (e viceversa).
Se parlo di salvaguardia ambientale mi si rivoltano i palazzinari (e viceversa, of corse)
"Come si fa, il tempo stringe, che categorie non mi sono ancora paraculato? Eh? Si sono offesi gli artigiani perché ho detto che evadono le tasse? Smentisci smentisci, volevo dire che ne pagano troppe, ma che devo fa, tutto io qua dentro?!? "

Non li invidio, davvero, è un impresa imbroba.
Certo, la cosa più semplice sarebbe avere un identità politica precisa, in modo da non doversi ricordare tutte le balle disseminate nei mesi, ma sembra evidente a tutti che la cosa non paga.

martedì 1 aprile 2008

Cinque canzoni d'amore che un pò mi vergogno ad amare

E' dura scrivere canzoni d'amore, e più passa il tempo e maggiore è la difficoltà. Ne sono state scritte a milioni e sforzarsi di trovare parole o formule inedite è impresa pressochè impossibile.

Cosa fa di una canzone d'amore un pezzo dignitoso, invece che una melassa indigesta, non mi è ben chiaro, visto che a legger bene i testi, anche pezzi che consideravo originali e sinceri, in fondo in fondo devono molto più al pathos dell'interpretazione che alla scelta delle parole (ad esempio lo splendido ululato di Bruce Springsteen in Drive all night, da The river, purtroppo è coniugato ad un testo tutto sommato banale).

Chissà perchè esistono love songs sdoganate anche dai critici più snob e dagli ascoltatori più saccenti e altre, che possiedono "ganci" irresistibili o testi coinvolgenti che sono derise. Secondo me il confine in questo campo è estremamente labile, ovviamente al netto dei gusti personali.
Lo scopo di questo post è ancora una volta fare outing, denunciando pubblicamente quelle canzoni d'amore che sono considerate smaccatamente commerciali o facilotte, ma che a me, quando le trovo alla radio, fanno partire il sing along con le vene fuori dal collo, e a volte il groppone in gola.

1) I want to know what love is dei Foreigner
2) Eternal flame delle Bangles
3) I'll fly for you degli Spandau Ballet
4) Notte prima degli esami di Venditti
5) Love is all around dei Troggs, nella versione dei Wet Wet Wet

Dite la verità, le state gia cantando...

venerdì 28 marzo 2008

Maledetta ignoranza


Senti parlare per anni di un artista, di un gruppo, ma per ragioni differenti non lo hai ancora ascoltato. Prima perchè non si poteva comprare tutto, poi, nell'era del d/l e del p2p, perchè nel frattempo te ne sei semplicemente dimenticato.

Ti tornano in mente senza apparente motivo i Massimo Volume, magari qualcuno dei bravi ragazzi li ha citati di sfuggita o chi lo sa.

Li ascolti e togli qualche punto agli Offlaga Disco Pax, ma anche a te stesso.
Ti poni anche una domanda: ha ancora senso ascoltare dischi nuovi, quando non ti bastera una vita per recuperarne di ottimi,e resistenti alle mode e al tempo, dal passato?



Massimo Volume: Tarzan
Da Stanze, 1993

Cambiare il corso delle cose
é una regola che bisognerebbe darsi
Non importa trovare qualcosa di meglio
basta qualcosa di differente
Mettere la freccia
prendere una direzione, un'uscita qualsiasi

Penso a quella puntata
in cui il cacciatore di frodo
cade nelle sabbie mobili
inseguito da Tarzan

Lui crede di essere proprio in un film di avventura
Poi gli appigli a cui tenta di aggrapparsi
cominciano a venire meno
In bocca comincia a sentire il sapore del fango
E' a questo punto che speradi non averlo distanziato più di tanto

Io so
io so che in certi casi
é meglio non fare troppi movimenti
perché si va a fondo più lentamente

mercoledì 26 marzo 2008

Da Spoonman...a SpongeBob!


L'ultima passione di Stefano è SpongeBob squarepants. Abbiamo affittato il film per le vacanze di Pasqua e, come capita per le novità apprezzate, è subito andato in heavy rotation sul televisore di casa.

A parte la simpatica originalità del protagonista e degli altri personaggi, SpongeBob è sulla lunghezza d'onda di quei cartoni che hanno due livelli d'intrattenimento, quello principale per i bambini che si basa sulle gag tipiche del genere, ma anche quello che viene colto dagli adulti, che agisce sulle citazioni dei classici del cinema o su leggeri doppi sensi.

Nel film di Bob la spugna di mare dai calzoni squadrati , c'è una gustosa parodia iniziale delle pellicole d'avventura/suspance, qualche battuta di livello due e sopratutto alcune deliziose incursioni nel rock pesante, con l'utilizzo dei Motorhead come sottofondo ad una scena ambientata in un malfamato bar sotto il mare ed un incredibile finale pirotecnico, nel quale il nostro eroe salva la situazione esibendosi in un jingle pubblicitario (di una gelateria) convertito in pezzo alla Kiss, con tanto di costume, mantello e raggi laser sparati dalla chitarra elettrica.
Ultimo ma non ultimo un'esilarante ed autoironico cameo di David Hasseloff, nel panni, anzi nel costume del bagnino di Baywatch.

martedì 25 marzo 2008

Funny games, 2008


Avevo parlato qui di Funny Games, claustrofibico e allucinante film di Michael Haneke di una decina di anni fa, che mi aveva sconvolto come pochi altri.

Ho scoperto che lo stesso regista ne ha fatto il remake americano, con i bravi Naomi Watts-Tim Roth nei panni della coppia borghese con figlio, seviziata in casa propria da due ragazzotti dalle iniziali buone maniere.

Sono convinto che Tim Roth avrebbe dato il suo meglio nei panni del carnefice più che in quelli della vittima, purtroppo però il ruolo dei due sadici non è adatto ad attori cinquantenni.

Pare che il Funny Games americano sarà una replica perfetta di quello austriaco, senza edulcorazione del finale quindi.

Sarebbe questa una discreta novità nel panorama dei remake di opere europee da parte di Hollywood, resta da vedere come reagirà il pubblico americano di fronte a questa rappresentazione di un'angoscia senza (lieto) fine, perpetrata da due spietati "ragazzi di buona famiglia".

Prendiamo per buone le dichiarazioni della Watts che ha affermato, nel consueto giro di promozione, che recitare questa parte l'ha profondamente turbata e di Haneke, entusiasta della recitazione dell'attrice americana, e cerchiamo di dare un senso a questa operazione commerciale, che dubito abbia un successo di pubblico da blockbuster.
Personalmente non credo che lo rivedrò, il ricordo dell'originale mi provoca ancora gli incubi.

venerdì 21 marzo 2008

Atterraggio di fortuna

Qualcuno dovrebbe spiegare ai politici italiani, e soprattutto a Berlusconi, che essere statisti significa anteporre l’interesse dello stato a quelli personali.
Lui, Silvio I, sulla questione Alitalia, dopo esserne disinteressato a lungo, pensando probabilmente "meno male che non è toccata a me", sta sciorinando il meglio del suo repertorio a botte di una dichiarazione al giorno.

Però gli va male, perché tira in ballo BancaIntesa (unico soggetto spendibile nella costruzione dello slogan sull’italianità di Alitalia) e Passera lo smentisce.
Da liberista quale dice d'essere tira poi fuori la soluzione democristiana del prestito ponte (vabbeh che siamo itliani, ma cominciamo ad essere prevedibili pure per i turisti americani che comprerebbero la fontana di Trevi), sconcertando la UE.
Di AirOne ha capito persino lui che è meglio non parlare, e allora gli rimangono solo i cavalli sicuri dei suoi figli, ai quali, un giorno fa sposare le precarie (almeno quelle fighe, spero) e l’altro fa comprare Alitalia.

Sulla questione Alitalia comunque stiamo tutti facendo la solita figura da paese dei cento campanili. Dai sindacati confederali, che scoprono solo ora che ci sono esuberi (avete mai visto grosse fusioni/acquisizioni senza che ve ne siano?), a quelli ipercorporativi dei piloti, che fino a quando avanzava personale non pilota “era un sacrificio necessario alla sopravvivenza della compagnia” e “Air France è la scelta migliore”, e adesso che Spinetta ha scoperto le carte (500 esuberi anche nei piloti) minacciano di far saltare il tavolo.

Tutta questa gente è consapevole del fatto che Alitalia ha pochissimo tempo prima del fallimento o del commissariamento, e allora viene da chiedersi a che gioco stanno giocando.

Il sindacato sa perfettamente, perché fa parte della sua storia e delle sconfitte che ha subito, che ci sono due modi per perdere una vertenza sindacale nelle situazioni di pesanti crisi delle imprese: quando l’azienda compie l’atto unilaterale e licenzia alcuni lavoratori, restando però in piedi e continuando a produrre ed a occupare, oppure quando l’azienda, non trovata mediazione con le parti sociali, chiude e manda tutti a casa.

In questo contesto, si può capire la sfiducia dei francesi, che hanno chiesto prima di cacciare gli euro, l’avvallo del governo uscente, quello della nuova maggioranza, dei sindacati e anche dell’usciere della Magliana, di sua moglie e del suo cane.

Non è mai lecito aspettarsi coraggio e concretezza da Berlusconi, figuriamoci poi durante una campagna elettorale, ma questo paese nel suo complesso, sembra non aver la forza di uscire da questa crisi politica e di valori nel quale è precipitato da almeno una quindicina d’anni.

lunedì 17 marzo 2008

Razzolo malissimo

Week-end di acquisti e aquisizioni, in ambito musicale. Ho pescato con bambinesco gaudio nel classico cestone da supermercato (tutto a € 5.90): Sepultura - Roots; Eagles - Hell freez over; Afterhours - Germi; Joe Satriani - Surfing with the alien.

Finalmente è arrivato il mio ordine da Top Ten, avevo richiesto cinque ciddì (in pratica l'intera discografia) di Graziano Romani, che stavano tutti a € 4.99 eccetto il più recente Tre Colori. Sono arrivati con due mesi di attesa solo tre titoli. Vabbeh.

A questo punto mi sono sentito in diritto di recuperare qualcosa anche attraverso slsk. Massimo volume (Stanze ) e Cradle of Filth (Nymphetamine).
Adesso mi servirebbeo giusto quelle due o tre vite in più (o un paio di cloni da mandare in giro mentre io mi diletto) per ascoltarli tutti.

Buena suerte, Hector


Sono molto affezionato a Hector Cuper. Ovviamente non lo conosco di persona, ma mi sembra una persona molto degna, umile e fuori dagli schemi.

Adesso:

1) mi toccherà fare il tifo per la salvezza di una squadra che non mi è un granchè simpatica

2) spero non si salvi a spese del Livorno (intanto il primo punto l'ha colto proprio lì)

3) spero che Parma-Inter dell'ultima giornata di campionato non sia per noi determinante, altrimenti, don Hector avrebbe la possibilità di levarsi tutta una serie di soddisfazioni...

sabato 15 marzo 2008

Ha ha, i'm drowning


Fa piacere che trovate la farsa degli ultimi giorni divertente.
Ride bene chi ride ultimo?

Informazione: anno zero?


Giovedì 13 marzo, Annozero, il programma di Santoro, si è occupato di Alitalia e Malpensa. Forse l'avete visto, c'erano Formigoni e Maroni tirati a lucido e tutti presi nella loro miglior faccia da campagna elettorale, e Fassino-Bianchi con la consueta espressione da cani bastonati.

Nel programma, come suo costume, si sono alternate le immagini registrate, al dibattito in studio, ad interventi del pubblico.

Sono in grado di svelarvi alcuni piccoli retroscena.
Quelli di Annozero, per realizzare il programma hanno girato per l'aeroporto diversi giorni, e hanno chiesto alle principali organizzazioni sindacali (CGIL-CISL-UIL) di indire un'assemblea con i lavoratori a favore di telecamere, appositamente per la trasmissione.

Davanti al rifuto delle sigle più rappresentative, hanno trovato maggior accondiscendenza da parte dei cosidetti autonomi (CUB e SLAI COBAS); ed ecco fatta la prima assemblea che ha, come ordine del giorno occulto: "smile, you're on annozero!".

Cosa è stato mandato in trasmissione, delle verosimili due ore di assemblea? Un lavoratore che urlava: "CGILCISLEUIL ci hanno già vendutoooooo!!!" e un altro che echeggiava: "sììììììììììììììììììììì!!! Si sono già messi a novanta gradiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!".
Di certo un copia/incolla casuale da parte dell'agguerrita e libera redazione del dott. Santoro, mica uno sgarbo a chi non si è reso disponobile ad allestire una messainscena.

E il dibattito?
Maroni e Formigoni (mai così bello, c'è da riconoscerglielo), a battere sulla moratoria, gli altri a ribattere che Alitalia non solo non ha due anni di tempo, ma probabilmente nemmeno sei mesi, e che comunque sta già vendendo i biglietti della summer season (che parte il 30 marzo) da scali diversi da quello in brughiera.

Andrea, un operaio di Malpensa, ha ricordato a Maroni,che,insieme alla Lega, all'epoca dell'apertura della Malpensa, era in corteo con le popolazioni delle località limitrofe all'aeroporto per chiederne se non la chiusura,come minimo il ridimensionamento. Santoro l'ha buttata in burla, servendo una via d'uscita ridanciana al leghista.

Massì ridiamoci sopra. That's entertainment.

Non so se a voi sia capitato, a me è successo giusto uno -due volte nella vita. Che i mezzi d'informazione parlino di una faccenda che conosco bene, al punto da capire che ne stanno dando una versione falsata, lontana dalla realtà, cambiata forse per ragioni politiche o magari più semplicemente perchè pensano che il pubblico la capisca meglio, se loro la banalizzano.

Ma, insomma, viene da chiedersi: se applicano lo stesso principio a tutte le notizie, che caspita di informazione ci viene propinata quotidianamente?

When i fall in love


La recensione li descriveva come "un misto tra Clash e Pogues". Potevo lasciar correre?

La copertina è inequivocabile rispetto alle radici dei ragazzi, e anche se i Pogues sono solo sfiorati e i Clash sono pietra angolare per mezza popolazione che suona chitarra basso batteria,
E' AMORE A PRIMO ASCOLTO!

venerdì 14 marzo 2008

Hijos

Quella dei desaparecidos argentini è una tragedia a spirale, un orrore infinito, sequestri di persona, carcerazione, torture indicibili, morti, occultamento dei cadaveri, molte sottrazioni di neonati alle prigioniere catturate quando erano gravide. In questi ultimi casi le madri venivano uccise e i figli consegnati a famiglie legate alla dittatura che li crescevano come loro.
In questi giorni in Argentina un caso senza precedenti sta risvegliando l'orrore di quei giorni e le coscienze di chi si ostina a voler dimenticare.



È la prima vittima dei golpisti a portare in tribunale la famiglia

Figlia di desaparecidos denuncia i genitori adottivi: «Ladri di bambini»
«Voglio per loro 25 anni di carcere»


Quelli che pensi siano i tuoi genitori, irascibili e violenti ma comunque la tua famiglia, un giorno scopri che sono dei «ladri», che t'hanno sottratto neonata a una donna rinchiusa in un centro clandestino di tortura «per soddisfare il desiderio egoista di avere un figlio»: «In nome di tutti i bambini nelle mie condizioni, nell'interesse dell'intera società» María Eugenia Sampallo Barragán vuole adesso — ed è il primo caso in Argentina — che quella coppia sia riconosciuta colpevole di sequestro e negazione di identità, e condannata al massimo della pena, 25 anni di galera. Gli stessi chiesti ieri dal pm. Più o meno il periodo che lei, ora trentenne, ha passato a casa dei due impostori, la signora Gómez e il signor Rivas, con la finta madre che non faceva che gridare e una volta — così ha testimoniato in aula una vicina — arrivò a dirle: «Se sei tanto ribelle devi essere figlia di una guerrigliera...».
Comunque non sua. Il 24 luglio del 2001 l'esame del Dna ha provato definitivamente che María Eugenia è nata da due militanti comunisti, Mirta Mabel Barragán e Leonardo Ruben Sampallo, operai attivi nel sindacato e per questo nel 1977 sequestrati e fatti sparire dalle squadre al servizio dei militari golpisti. Rinchiusa nel centro di tortura Club Atlético e poi a El Banco, Mirta viene tenuta in vita fino al '78: è incinta, e la bimba che dà alla luce a febbraio di quell'anno può rientrare nel «traffico» di figli di dissidenti (almeno 500, calcolano le Nonne di Plaza de Mayo, 88 ritrovati finora) affidati a famiglie vicine al regime. È la sorte di María Eugenia. Grazie all'intervento dell'ex capitano Berthier — coimputato dei finti genitori nel processo in corso a Buenos Aires — vecchio amico della Gómez, la coppia a maggio del '78, riceve la neonata e usando un falso certificato di nascita la registra come figlia propria. «Un oggetto — accusa l'avvocato della ragazza —. Rivas e Gómez non sono mai stati una famiglia per lei. La trattarono come un oggetto, cancellarono la sua identità e la privarono del legame con la sua famiglia, che l'ha cercata per 24 anni».

Certamente l'ha fatto la nonna Barragán. Ma anche un fratello maggiore, nato dalla precedente unione della madre, come nella trama del film Hijos (figli) dell'italoargentino Marco Bechis si è impegnato tanto per ritrovarla. I primi dubbi a María Eugenia vengono già da bambina e sono gli stessi genitori a instillarglieli. Quando la piccola ha 7 anni, Rivas e Gómez le confessano che è stata adottata, inventando però via via delle storie sempre più perverse: che i suoi veri genitori sono morti in un incidente d'auto, che sua madre è una domestica che ha regalato loro la bambina, anzi no, che è un'hostess rimasta incinta in Europa in seguito a una relazione extraconiugale... Una marea di bugie, unite a liti furibonde e maltrattamenti, che nel 2000 — María Eugenia già è andata via di casa da due anni — convincono la ragazza a bussare alla porta della Commissione nazionale per il diritto all'identità (Conadi), istituita presso il ministero della Giustizia argentino.

A riceverla è Claudia Carlotto, coordinatrice della Conadi — nonché figlia della leader delle Nonne di Plaza di Mayo, Estela — che l'aiuta ad avviare le ricerche per l'identificazione dei veri genitori (è proprio lei a comunicarle il nome della madre), e a impostare il processo ora arrivato alla fase del dibattimento. Un percorso faticoso e commovente per María Eugenia, raccontano, fatto anche di pressioni psicologiche, di telefonate mute e intimidazioni, soprattutto da parte di quel capitano Berthier, l'intermediario coimputato, il vecchio e ambiguo amico di famiglia. «María Eugenia è una ragazza molto coraggiosa — dice al telefono Estela Carlotto —, la prima vittima in Argentina a portare in tribunale i "ladri" che l'hanno sequestrata. Ci auguriamo che la condanna sia esemplare».

martedì 11 marzo 2008

Elio a sorpresa


Mi è tornata la passione per gli Elii. Ci voleva, devo dire. Era dai tempi del totemico Italyan, Rum Casusu Çikti (1992) che un disco degli EELST non mi coinvolgeva tanto. Certo, non è semplice fare rock demenziale (il termine è limitativo, ma passatemelo) per 25 anni restando ispirati, paradossalmente è più semplice imbrogliare con i generi più "seri".

Studentessi non è certo il miglior disco della band, ma si avvicina molto ad essere quello della maturità, è suonato con passione, e gli ospiti, numerosi, sono gestiti efficaciamente.

Si parte con l'audio di un B-movie italiano (che ogni volta mi sembra di riconoscere, ma mi sfugge sempre) che rimanda all'incipit di Enter:the Wu Tang, dei Wu Tang Clan, poi parte una suite strumentale alla Emerson Lake and Palmer che introduce Plafone, il primo duetto, con la Ruggiero. Ignudi fra i nudisti con Giorgia è tipico Elio style, come la seguente Tristezza.

Heavy samba è uno dei miei pezzi preferiti, cantato con Irene Grandi, passa dal samba all'hard rock, conclusione unplugged e skit parodia di Amici della DeFilippi. Straripante.

Segue Gargaroz, che probabilmente è il miglior singolo da airplay mai confezionato da Elio.
Suicidio a sorpresa feat Paola Cortellesi è uno sconvolgente swing in quattro movimenti sul black metal. Eccezionale l'apertura e la chiusura con i nomi delle band black metal elencate nel testo ed irresistibile l'andante con moto, su base proprio black metal, in cui Mangoni con voce adeguata allo stile, recita frasi buoniste (che emergono dai solchi dei dischi black, se suonati al contrario).

Si continua su livelli d'eccellenza con un cameo autoironico di Baglioni, un'ottima La lega dell'amore, il rap cattivissimo di Mangoni (La risposta dell'architetto) e il finale pirotecnico di Parco Sempione (altro potenziale hit, non fosse per il pesante attacco finale alla giunta Formigoni) e l'esaltante chiosa di Single.

Un grande ritorno.

domenica 9 marzo 2008

Fight da men's power


Fa piacere che l'otto marzo arrivi di questi tempi, con la bieca operazione di Ferrara, e tutto il chiacchericcio sulla 194. Volevo postare uno dei comunicati sindacali a sostegno delle numerose manifestazioni previste in tutta Italia, ma li ho trovati un pò artefatti, "dovuti" e insinceri.

Cento anni di festa della donna quindi, anche se la prima celebrazione in Italia si è svolta solo nel 1946, ad opera dell'UDI.

L'impressione è che oggi, e non solo per colpa del potere gestito in prevalenza dagli uomini, ci sia bisogno quasi come ai tempi storici del femmisnismo, di mettere un punto ed andare a capo agli attacchi che sono tornati a farsi forti e sfrontati nei confronti delle donne.

Loro, le donne, ci devono mettere del loro nel non farsi strumentalizzare, rifiutare modelli preconfezionati di qualunque tipo e angolazione, riaffermarsi lasciando magari da parte le minchiate sloganistiche retaggio dei sessanta.

La difesa della 194 e, ampliando il ragionamento, la difesa della facoltà di scelta per le questioni della maternità, ma non solo, è un eccellente punto di partenza, e invece non ho colto il sano "furore agonistico" che mi sarei aspettato. C'è poca solidarietà trasversale tra le donne in politica, mi sembra che si limitino molto, eccezioni a parte, a stare in scia del leader (uomo) dei rispettivi partiti. Più che le quote rosa (sulle quali comunque ho in parte rivisto la mia posizione di contrarietà) servirebbe un colpo di reni di tutto il movimento, devono ricominciare ad incutere paura alla CEI e al suo codazzo di lecchini, facendosi rispattare come si deve.

Il movimento delle donne, analogamente a quello dei lavoratori, si è un pò seduto sulle conquiste fatte e sull'illusione di essere "arrivato". Per i lavoratori c'è voluta la tremenda ingiustizia del precariato a tempo indeterminato per cominciare a risvegliare le coscienze, per le donne l'ingerenza maschile nelle questioni femminili attraverso l'attacco alla 194 per ora non è deltuttamente bastato. C'è ancora un california dream man in perizoma nella torta del centenario dell'8 marzo.
Andrà meglio l'anno prossimo?


Black and blue


Ho cominciato ad appassionarmi di calcio piuttosto tardi, nell'82 a tredici anni, e da "autodidatta", che nessuno in famiglia o tra gli amici d'infanzia lo era. Certo, i mondiali di spagna hanno contribuito, vittoria dell'Italia a parte, alla formazione del tifoso in me dato che il primo mundial non si scorda mai.


Interista lo sono sempre stato, se dovessi dire perchè o chi mi ha trasmesso questa passione, non saprei farlo con certezza. Pesanti indizi ricadono sull'ex storico di mia sorella maggiore, milanese e bauscia doc. Anyway, il primo campionato in cui ho tifato Inter è stato quello post-mondiale, in cui si apriva al secondo straniero e l'Inter schierava (per modo di dire) Juary e Muller.


Da lì in poi un intero lustro di figure barbine, giocatori svogliati, acquisti di campioni a fine carriera (Rummenigge, Tardelli, Causio etc etc), piazzamenti UEFA raggiunti a fatica all'ultima giornata. Poi nell'88/89 una strepitosa cavalcata che annienta tutto e tutti e lo scudetto dei record a 58 punti.


A seguire Moratti, Ronaldo e uno scudetto buttato per il 50% e per il resto clamorosamente rubato. Gli infortuni del fenomeno, le lacrime, i giocatori come figurine, i quattro allenatori in un anno, i cori "non vincete mai",la squadra senza carattere.


Di certo se penso alla mia storia da tifoso dell'Inter, preso ad esame il periodo 1982/2007, sono più le brucianti delusioni e gli sfottò degli amici milanistijuventini che le soddisfazioni, e nonostante la nobilitazione della figura del tifoso perdente eccellentemente operata da Hornby (con febbre a 90°) e in seguito dai suoi epigoni, la cosa di certo non mi entusiasma.


Perfetto in questo senso che il centenario sia caduto nel momento più difficile della storia interista, con la squadra in crisi di gioco, di risultati e fisicamente sulle ginocchia, alla vigilia dell'ennesima eliminazione dalla champions league. Un festeggiamento più adeguato di questo, per la pazza Inter, non era ipotizzabile. Auguri.

venerdì 7 marzo 2008

Buona la prima


Vista finalmente la prima di Californication.

La curiosità era tanta, e non posso dire che sia stata tradita. Non tutti i giorni si vede in televisione un telefilm che inizia, sulle note di You can't always get what you want degli Stones, con un blow job praticato da una suora ad uno sconosciuto davanti all'altare con Gesù Cristo sulla croce. Non per niente il serial è v.m. 18.

David Duchonvy è perfetto per la parte, scrittore da un solo libro di successo e con un irreversibile writer's block, sguardo giusto da sciupafemmine e tutto il resto.

Nella prima puntata già diverse tette al vento, un paio di smorzacandela, il protagonista che si fa (incosapevolmente) una sedicenne (che al momento dell'orgasmo lo prende a cazzotti in faccia).

Le donne lo vogliono (e spesso lo ottengono), ma lui è perdutatamente innamorato della sua ex compagna, dalla quale ha avuto una figlia dodicenne.


Giusti gli ultimi minuti della puntata, che "bilanciano" la storia, che altrimenti rischiava di essere solo una sterile gara a spararla più grossa in tema di sesso . David è solo nella sua casa in preda ad una struggente malinconia. E l'unica parola che riesca a scrivere sul foglio bianco è : cazzo.


mercoledì 5 marzo 2008

My favorite things, marzo 2008

RECORDS

EELST - Studentessi
MEGADETH - United abominations
EMINEM - Curtain call
AMY WINEHOUSE - Frank
OFFLAGA DISCO PAX - Bachelite
HERBIE HANCOCK - River: the Joni letter
ARSON ANTHEM - omonimo 2008

LATEST SINGLE PLAYLIST
billy bragg - i keep faith
franco battiato - insieme a te non ci sto più
kt tunstall - little favours
cat power - new york
earl greyhound - all better now
killers - shadowplay
sheryl crow - shine over babylon
status quo - alright
kasey chambers - the captain
rhianna - don't stop the music
dead meadow - what needs must be
eros ramazzotti - nuovi eroi
raul malo - take these chains
eelst - ti amo campionato (grazie livio!!!)
palma & bluebeaters - messico e nuvole
alter bridge - the end is here

IL LIBRO

Genna - Dies Irae

QUELLO CHE GUARDO

Grande attesa per Californication, domani alle 21
ma anche per MAD MEN, serial su un gruppo di pubblicitari nei sessanta,
da metà mese su Cult.

LA PAURA

Oggi dentista. Mi deve fare un lavoretto che prevede l'utilizzo del bisturi e dei punti di sutura.

lunedì 3 marzo 2008

Apathy days, cocaine nights

L'unico aspetto positivo di questo periodo in cui mi sento molto stanco e un pò apatico è che ho riscoperto, come non mi succedeva da tempo, la lettura.
Finisco un libro e ne comincio un'altro, dall'inizio dell'anno sono già a quota cinque, che è un numero superiore a quelli totalizzati nell'intero 2007.
Ieri ho terminato Cocaine nights di J.G. Ballard, del quale ho sempre voluto leggere Crash dopo aver visto il film di Cronenberg, ma poi la casualità mi ha portato su questo strano thriller sociale, di non facile lettura, ma a suo modo interessante.
Adesso passo a Dies Irae di Genna, che ormai ho eletto mio scrittore italiano contemporaneo preferito.
Eccovi la trama:

Giugno ’81: a Vermicino Alfredo Rampi, 6 anni, è incastrato in un pozzo artesiano. Diciotto ore di diretta televisiva raccontano la sua drammatica fine trasformandolo in un’icona mediatica, Alfredino. L’Italia non lo dimenticherà mai più. Nelle stesse ore: la scoperta delle liste della loggia P2, il processo Calvi, l’edificazione della città satellite di Milano 3 a opera dei fratelli Berlusconi. È l’alba di una nuova Italia, rammodernata e corretta. Da chi? Ignara delle proprie ombre, la nazione-Titanic vara il suo decennio più patinato, gli Ottanta. Sulla scia, sballottati dalla Storia che nei decenni successivi stravolgerà il mondo — 1981-2006: la caduta del Muro, Tangentopoli, l’Iraq — galleggiano i personaggi di questo romanzo. Paola C., in fuga da un indicibile dramma, attraversa il tetro sottobosco tossico di Berlino e la scena psichedelica di Amsterdam. Monica B. vive la parabola ben poco spirituale della buona borghesia milanese. Giuseppe Genna dalla claustrofobia del suo alloggio abusivo tiene a bada gli spettri della sua famiglia e quello di Alfredino, che lo condurranno alla scoperta di un mistero inafferrabile. E usando un congegno per l’intercettazione della voce dei morti, scrive un libro segreto che profetizza le sorti della specie umana, fino all’estinzione del pianeta. Romanzo epico, proiettato su un teatro umano vastissimo, DIES IRAE si candida a ricoprire in Italia il ruolo di Underworld di DeLillo. È l’affresco vivo, ironico, disperato di venticinque anni di storia collettiva e individuale. Di personaggi che si aggirano appena fuori dalla storia o dietro le sue quinte, di generazioni che hanno rotto il patto che le lega e cercano disperatamente di restaurarlo. Un romanzo storico, borghese, sottoproletario, horror, metafisico. Che muove guerra alle certezze della storia e della mente, e non fa prigionieri.

Esselunga diritti corti

Non molto tempo fa, Bernardo Caprotti, patron di Esselunga e grande finanziatore delle campagne elettorali di Berlusconi, pubblica Falce e Carrello, libro denuncia sui presunti legami tra Coop e diesse, e sulle azioni di protezione del territorio che le giunte rosse metterebbero in atto per assicurare alle Coop una prevalenza sul mercato.

Vincenzo Tassinari, presidente Coop Italia, denuncia Caprotti.
Poco dopo inizia una massiccia e senza precedenti campagna della CGIL contro Esselunga, con manifesti affissi nelle grandi città che denunciano le pessime condizioni di lavoro dei dipendenti dell'azienda di Caprotti (lo slogan era "Esselunga diritti corti").

Ora, la durezza della direzione del personale Esselunga mi era nota, ma la scansione degli eventi, e il tempismo dell'iniziativa sindacale era in effetti un pò sospetta (credo di poterlo dire senza essere sospettato di filoesselunghismo), sembrava un pò una risposta alla chiamata alle armi della Spectra di sinistra.

Poi succede questo inaudito e gravissimo episodio stile anni 50, con una lavoratrice pestata di brutto e umiliata da uno sconosciuto, all'interno degli spogliatoi dell'Esselunga di via Papignano a Milano, perchè aveva denunciato le pesantissime condizioni di lavoro che sono costrette a subire le cassiere (episodio segnalato anche da Ale nel suo blog) e capisco, semmai ne avessi davvero dubitato, di essere ancora dalla parte giusta.

martedì 26 febbraio 2008

Jovanotti sì, Jovanotti no, Jovanotti gnamme

Non è che siamo ai livelli delle grandi discussioni artistico-filosofiche, ma quando Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti (è pazzesco che un quarantenne non si sia ancora sbarazzato di un nome d’arte così delirante) divide come pochi, tra chi lo ritiene un deficiente totale baciato dalla fortuna, e chi invece una persona positiva (eh!) e un buon compositore pop.
Personalmente non ascoltavo un disco intero del suddetto artista dal disco di Penso positivo (eh!), cioè dal 1994.
Ecco decriptate in esclusiva per tutti i lettori del mio blog tutte le contraddizioni e le ragioni più recondite dei sentimenti che provate per questo entertainer.

Partiamo dalla fine, e cioè da Fango, l’ultimo singolo che ha lanciato l’album Safari, come scrissi qui, mi colpì molto al primo ascolto, e devo dire che tiene abbastanza bene anche dopo settimane, però, a fronte di belle e suggestive intuizioni poetiche ( "un uomo guarda la sua mano sembra quella di suo padre / quando da bambino lo prendeva come niente e lo sollevava su / era bello il panorama visto dall'alto / si gettava sulle cose prima del pensiero la sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero") contiene al tempo stesso cadute di stile con stucchevoli passaggi adolescenziali ( "ti guardi intorno e invece non c'è niente /un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli / che hanno ancora il coraggio di innamorarsi "), ed è il classico esempio di cosa è capace di fare Lorè, dalle stelle alle stalle.

Jovanotti canta da cani, lo sappiamo tutti, in vent’anni non è migliorato di un punto percentuale, ha un’intonazione irritante, in costante pericolo di stonatura, il che diventa un pregio per tutti quelli che amano follemente il singalong, visto che ognuno ci può cantare sopra senza sfigurare.

Come sono le sue canzoni? Un compendio, un best of dei cantautori italiani, dallo stile di Gino Paoli a Vasco Rossi, da Battiato a DeGregori passando magari per i Subsonica.
Bene o male restano in testa e a me vengono da cantare nei momenti allegri, un po’ come Moretti con il piccolo Pietro in braccio che canta Ragazzo fortunato (in Aprile).

Tra l'altro, è curioso come abbia abbandonato da tempo il rap, ma ogni volta che altri artisti lo chiamano per un'ospitata in un loro disco, gli fanno fare sempre una tirata rap (ultimi in ordine di tempo i Negramaro).

Jova stilisticamente è passato dalla controfigura del bambino ritardato (modello Keaton in Mi sdoppio in quattro) degli esordi rap, ai camicioni a quadrettoni di flanella e cappellino sformato della metà novanta, al look barbudos con tanto di cappellino verde dei tempi recenti, il tutto in maniera molto naturale e, ne sono sinceramente convinto, senza calcolo.

Ha un atteggiamento che capisco possa sembrare falsamente buonista e stucchevole, tanto da risultare insopportabile, ricordo che ho provato pietà per lui, candido e pacifista,quando una volta è stato quasi sbranato da uno Sgarbi pre andropausa in diretta televisiva.
Con questo cosa ho voluto dire? Un cazzo, ma sta bozza di post giaceva da settimane in archivio, e di questi tempi non si butta via niente.

giovedì 21 febbraio 2008

Canta che ti passa

Voi cantate anche quando siete tristi, incazzati o depressi?
Io sì. Anche più del normale.

"(...) non so se ho dentro tutta la rabbia che mi sento
non so se è dentro o fuori
se è rabbia vitale o rabbia che ci muori
non so se è rabbia di violenza o di sconforto
non so se mettermi a sparare, spararmi o fingermi morto"

GIORGIO CANALI
Verità, la verità! dall'ottimo Tutti contro tutti


"My tea's gone cold I'm wondering why
I.. got out of bed at all
The morning rain clouds up my window..
and I can't see at all
And even if I could it'll all be gray,
but your picture on my wall
It reminds me, that it's not so bad, it's not so bad.."

Campionamento di Thank you di Dido per Stan di Eminem


Ma me se, ma me sa, ma ma coo sa,
ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa
Ma me se, ma me sa, ma ma coo sa,
ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa
Ma me se, ma me sa, ma ma coo sa,
ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa
Ma me se, ma me sa, ma ma coo sa,
ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa
Ma me se, ma me sa, ma ma coo sa,
ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa
Ma me se, ma me sa, ma ma coo sa,
ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa
Ma me se, ma me sa, ma ma coo sa,
ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa
Ma me se, ma me sa, ma ma coo sa,
ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa
Ma me se, ma me sa, ma ma coo sa,
ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa


Geniale campionamento di Wanna be startin' somethin' di Michael Jackson per Please don't stop the music di Rhianna



"Insieme a te non ci sto più guardo le nuvole lassù
cercavo in te la tenerezza che non ho
la comprensione che non so trovare in questo mondo stupido.
Quella persona non sei più quella persona non sei
tu finisce qua chi se ne va che male fà."

Franco Battiato coverizza Insieme a te non ci sto più della Caselli


"'Sta luna pare 'na scorza 'e limone,
e comm'è blu stu cielo 'e cartone.
'O mare me sciacqua 'e ppalle Mariù,
cu 'nu vasillo se sceta 'o cardill e vulesse cantà, bella 'e papà .

'O tiempo se ne va, e tu nun vuò chiavà,
ma quanno 'e chist'ammore sulo 'o turzo restarrà,
allora scoprirai la differenza che ce sta tra un morso e 'nu bucchino.

E almeno 'o vuò capì, ca ognuno addà campà
si comme 'o cappuccino pe 'sta coppola 'e babbà
si 'o pennacchio ro' Vesuvio, si 'na cozza 'e pediluvio
e si t'o mettesse n'culo ch' vuò fa?

Ma 'o tiempo se ne va, dimane nun s' sa,
si 'a mazza m' s'arrizza, si nun t' car 'a zizza nun s' sa,
la vita è un varieté e 'o cazz è cumm 'o rré
e io ca so' guaglione, t'o ronco 'stu bastone sott' 'a luna
puttana comm'a ttè. "

L'epocale 'O tiempo se ne va degli Squallor, da Arraphao

domenica 17 febbraio 2008

Six feet under, stagioni 1, 2 e 3

Ho concluso in questi giorni la maratona Six feet under iniziata questa primavera grazie alle repliche proposte dalla tv satellitare Cult.E' curioso vedere in pochi mesi quello che viene normalmente visto nel corso di tre-quattro anni, si crea una sorta di familiarità e affezione con i personaggi del serial, che diventano una semi costante della tua giornata.

Il serial parla di temi ormai non necessariamente eclatanti per un telefilm, l'omosessualità ad esempio è un argomento pressochè onnipresente e non fa più notizia, l'elemento di distinzione di Six Feet Under potrebbe invece essere l'esposizione non glamour, ma realistica, e quasi disturbante dei temi trattati.

L'amore non platonico, le effusioni e il sesso tra sessantenni può risultare "fastidioso", e non si vede sovente sui canali televisivi, mentre per restare all'omosessualità, David Fisher che si incula un puttano sul cofano di una macchina parcheggiata è quanto di più lontano dall'immagine del gay perbenino tipo Queer as folk.
L'ex promessa moglie di Nate Fisher che, in prossimità delle nozze intensifica la sua attività sessuale con sconosciuti, arrivando a farsi scopare contemporaneamente da due ragazzotti, non è esattamente la pubblicità della stabilità familiare, mentre la scelta di mostrare l'aborto di Claire Fisher in tutta la sua freddezza e impersonalità da catena di montaggio va controcorrente rispetto a quanto ti aspettersti da una serie "liberal".

In fin dei conti Six Feet Under parla della vita e dei rapporti sociali e familiari, forse estremizzando un pò le situazioni, ma in modo decisamente meno ipocrita di quanto ci viene mostrato in produzioni patinate degne degli spot del Mulino Bianco.

Il defunto papà Fisher (lo straordinario Richard Jenkins) che si manifesta ai suoi , sempre con la sigaretta tra le labbra e il sorriso beffardo è contemporaneamente l'angioletto e il diavolo sulle spalle di chi deve compiere una scelta o sta attraversando un momento difficile. Se la ride degli struggimenti, è comprensivo, si coccola i figli , li spinge a reagire, li mette davanti alle loro contraddizioni, piange alle seconde nozze della moglie Ruth, non lascia le loro vite e la loro casa.
La serie, molto amata da pubblico e critica, in USA è stata sospesa per scelta degli autori alla quinta stagione, mentre in Italia, Mediaset l'ha interrotta, per ragioni mai chiarite, dopo la terza. Pare che qualcuno abbia sollevato questioni per "i temi trattati", che va bene la violenza di C.S.I. o la polizia americana che sfonda la testa e la cassa toracica degli ispanici su Real TV, ma hai visto mai che qualche Ruiniano potrebbe turbarsi nel vedere la morte e la vita trattati senza falsità, ipocrisie, moralismi o dogmi religiosi?

venerdì 15 febbraio 2008

Herbie Hancock, River: the Joni Letters


Uscito un pò in sordina, questo disco di Herbie Hancock ha ricevuto poi un'inaspettata esposizione mediatica grazie alla vittoria come album dell'anno negli ultimi Grammy Awards. River: the Joni letters è un tributo alla musica di Joini Mitchell, alterna brani strumentali nell'ormai inconfondibile stile di Hancock, a pezzi cantati, grazie alla prestigiosa partecipazione di gente come Norah Jones, Corinne Bailey Rae , la stessa Joni Mitchell, Leonard Cohen e una sorprendente Tina Turner, che dopo gli esordi errenbì e la rinascita pop-rock, fa le prove per una terza giovinezza, in versione confidential singer.

Un opera di classe, magari un pò freddina, ma senza troppe concessioni commerciali, e capace di suggestione.

giovedì 14 febbraio 2008

Pericle il nero


Io mi chiamo Pericle Scalzone. Ho trentotto anni. Sono un poco grasso e ho i capelli bianchi perchè mia madre dice che pure mio padre li aveva. Di mestiere faccio il culo alla gente, stordisco la persona con un sacchetto di sabbia, la lego coi polsi vicini ai piedi a cavalcioni di una sedia o di un tavolo, e poi uso la pasta antibiotica per fare scivolare il pesce. (...) Non ho un grande pesce e non faccio mai molto male. D'altronde non devo far male, devo soltanto svergognare.Quando la persona è svergognata capisce e tira dritto. (...) non sono bello e ho il pesce non piccolo ma neanche grande, l'unica cosa è che sono capace di drizzarlo quando voglio, uno mi dice drizzalo e io lo drizzo. E' una cosa che ho sin da ragazzino.


E' da quando ho letto questo incipit, ormai diversi anni fa, che desideravo leggere Pericle il nero, di Giuseppe Ferrandino. Una storia inverosimile e un pò squallida che si dipana tra Napoli e Pescara, con il prtagonista che, a causa di un suo drammatico errore, è in fuga dai boss della camorra dei quartieri. Pericle Scalzone è un nullafacente che, per le sue "capacità" è assoldato dal boss Luigini Pizza per "svergognare" chi non si piega ai voleri del clan. Un personaggio dall'ingenuità quasi fiabesca, ma all tempo stesso reattivo alle difficoltà e capace di azioni tremende. Un finale un pò così, ma una lettura agile e divertente.


Cercando su google la copertina del libro da postare, mi sono imbattuto nella scheda del film che hanno tratto dal libro. Regista è nientepopodimeno che Abel Ferrara, e interprete principale (andatevi a rileggere l'autoidentikit di Pericle, prima), è Riccardo Scamarcio!

Sarebbe come fare un film su Maurizio Costanzo e farlo interpretare a Johnny Depp...

Pro-choice

Episodi come come quello di martedì (la polizia che entra in un ospedale manco fosse il covo dei Lauro e interroga una donna ancora sotto choc dopo un aborto terapeutico, a causa di una telefonata anonima ) mi spaventano a morte per il clima che rappresentano. Mi spaventa a morte Ferrara, visto ieri in televisione parlare con la sua consueta arroganza e saccenza di aborto definendolo un omicidio e arrivando a fondare persino un partito "pro-life". Tutto questo tirare in ballo la 194 per ingraziarsi la chiesa, o direttamente su commissione della CEI è disgustoso. Sono per natura una persona conciliante e portata alla mediazione, ma questa cinica aggressione ad un diritto delle donne mi provoca reazioni tutt'altro che tolleranti.
gravidanza

Mi sono sempre chiesto perchè tutta questa gente non si attivi per migliorare le condizioni di vita di milioni di bambini, anche italiani, che vivono in condizioni sociali ed economiche atroci, lasciati in balia di se stessi o di chi ne fa ciò che vuole, con l'unica prospettiva di essere sfruttati o diventare delinquenti, carne da macello.
E' rivoltante pensare che gli schieramenti politici contrari all'aborto sono rappresentati da lascivi parlamentari divorziati, puttanieri cocainomani, gente che non fa frequetare gli asili ai figli degli immigrati e che promette tolleranza zero agli zingari, magari partecipando in incognito a ronde notturne nelle quali ci scappano roghi e stragi di bambini.
Sono persuaso da tempo che quello che vogliono non è vietare l'aborto, sanno anche loro che, dal prezzemolo ai ferri ma maglia alle cliniche private di lusso, si è sempre abortito. Perciò è chiaro a tutti che quello che vogliono è privare le donne del potere, della possibilità di scegliere se concepire e crescere un figlio.

lunedì 11 febbraio 2008

Freddure

A volte anche il micatantosimpatico Severgnini azzecca delle battute. La freddura gioca sugli slogan Veltroniani, dal vecchio I care (mutuato dai Laburisti inglesi) al nuovo Yes, we can ( sorriso di battaglia di Barack Obama).
Dal Corriere di oggi:

I care. We can. They win.

domenica 10 febbraio 2008

My favorite things / febbraio 08

1) Alter Bridge - Blackbird
2) Eminem - Curtain call (the hits)
3) Black Mountain - In the future
4) Elastica - Elastica
5) Th' Legendary Shack Shakers - Bloodswamp
6) Weather Report - Black Market
7) Ice-T - AmeriKKKa's last wanted
8) Giorgio Canali - Tutti contro tutti
9) Led Zeppelin - BBC Sessions
10)L7 - Smell the magic
11) Jovanotti - Safari

il libro) Giuseppe Genna - L'anno luce
la serie TV) I Soprano 4a Stagione

Ancora Genna


Mi piace Giuseppe Genna. Avevo segnalato il suo notevole Nel nome di Ishmael, probabilmente mezzo American Tabloid all'italiana (l'altra metà dovrebbe essere Romanzo Criminale di Cataldo), ma mi ero ripromesso di leggere altro.

I suoi libri non sono così facili da trovare, per uno come me che a Milano per librerie ci va poco e niente. Così, quando mi capita, non sto nemmeno lì a sfogliare l'oggetto del mio interesse, passo direttamente in cassa.

Nel sacchetto di plastica della mondadori ho portato a casa L'anno luce, romanzo.


Mi sono bastate poche pagine per capire che i temi e lo stile de Nel nome di Ishmael erano dimenticati, quasi come fossero appartenuti ad un altro scrittore.

L'anno luce è un'opera anomala, che potrebbe eseere scritta tutta in corsivo, citazioni e divagazioni compiaciute prendono il sopravvento sulla narrazione, siamo dentro Rumore bianco di DeLillo, bisogna leggere con calma, senza la fretta da thriller, lasciarsi condurre senza frenesia alla conclusione.

I personaggi sono capitani d'industria chiamati solo per soprannome (Il Mente, Il Profeta ) di una grande azienda di telefonia che sta per essere acquistata da un colosso inglese. La storia delle epiche riunioni tra spionaggio industriale e privato si interseca con le manovre del Faccendiere e il misterioso shock che sospende la vita di Maura, la moglie del Mente.

E' uno di quei libri che è difficile valutare e misurare, che vogliono essere lasciati a sedimentare, e che probabilmente svelano il loro valore con il tempo.

giovedì 7 febbraio 2008

YO! (part 2)

Il mio amico Sandrino, vero luminare della politica, anche se, ahimè, Craxiano e Ferrariano di ferro, mi ha chiesto di compilargli un paio di giga di rap/hip hop.
Non so voi, ma personalmente adoro queste richieste, mi scatta questo sorriso diabolico sulle labbra e il cervello scatta a pensare come preparare al meglio il lavoro.
Tra l'altro, di recente avevo trattato l'argomento, perciò mi sono semplicemente limitato ad approfondirlo.
Tra ciddì già in mio possesso, files in cartella e album recuperati è uscita la playlist definitiva di album rap e hip hop più significativi di sempre.
Il prologo deve essere Gil Scott Heron, la raccolta The Revolution will not be televised, può andare benissimo. Poi, in ordine casuale:

1) Eric B. & Rakim - Paid in full
2) Public Enemy - It takes a nation of million to hold us back
3) NAS - Illmatic
4) The Notorious BIG - Ready to die
5) 2Pac - Greatest hits
6) RUN DMC - Raising hell
7) Ice Cube - AmeriKKKA's most wanted (va bene anche Death certificate)
8) Dr Dre - The chronic
9) The Wu Tang Clan - 36 Chambers: enter the Wu Tang
10) Jay-z - Resonable doubto (va bene anche The blueprint)
11) NWA - Straight outta compton
12) Beastie boys - Licensed to ill
13) Eminem - The Marshall Mathers LP
14) A tribe called quest - People's Instinctive Travels and the Paths of Rhythm
15) De la soul - 3 feet high and rising
16) Fugees - The score

Ad ogni modo si accettano suggerimenti

mercoledì 6 febbraio 2008

Il mondo secondo P.I.

Nuovo articolo di Ichino ieri sul Corriere e nuovo attacco al sindacato, o meglio alla CGIL. Diversamente da molti amici impegnati nel sindacato o in politica, pur non condividendo quasi mai le sue opinioni, trovo sempre stimolanti i suoi punti di vista, e apprezzo le discussioni filosofiche che ne scaturiscono e che fanno riflettere sui ritardi delle Organizzazioni Sindacali.

Detto questo, passiamo alle critiche.
Ichino, nell'editoriale di ieri, se la prendeva con il segretario veneto della CGIL, che aveva reagito duramente all'iniziativa di Illy (denuncia per i manifestanti metalmeccanici, che, per difendere il proprio posto di lavoro avevano bloccato delle strade).
Non è ammissibile, dice l'llustre lavorista, che la CGIL difenda quel tipo di iniziative. Anche ammesso che grazie a quelle iniziative si arrivasse ad un accordo, sarebbe un accordo "sbagliato" perchè nato su presupposti imposti con un atto violento.

In un mondo di relazioni industriali corrette e leali sarei d'accordo. In un mondo in cui non morisse un lavoratore ogni sette ore, sarebbe normale sostenere la sua opinione. In un Italia di imprenditori illuminati dove il profitto viaggia parallelamente alla soddisfazione dei dipendenti sarebbe criminale quanto fatto da quei metalmeccanici. Ma siamo in questo paese o in un altro?
Indubbiamente il Sindacato ha perso contatto con i lavoratori, e fatica a tenere il passo delle mille precarietà, raramente rappresentate, ma gradirei leggere ogni tanto un'analisi critica su come molte imprese si arricchiscono a discapito della forza lavoro o di come rinnovano contratti in somministrazione eludendo ad arte la legge, o di come alimentano il lavoro nero, perchè è questo il campo da gioco, mica quello dei sogni di Ichino.

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Segnalo l'interessante iniziativa di quelli del Mucchio, che per il secondo anno consecutivo pubblicano L'annuario; un volumetto con quanto di meglio la musica, il cinema,i libri e il teatro hanno fatto nell'anno testè trascorso. Unica, ma non trascurabile, pecca il prezzo: dieci euroni si fa fatica a spenderli per una rivista, senza la molla di una botta di depressione.

venerdì 1 febbraio 2008

Dichiarazioni

Nello stesso giorno in cui esponenti del centrodestra esaltati eslclamavano :"giustizia è fatta!" riferendosi all'assoluzione di Berlusconi dal reato di falso in bilancio, grazie ai tempi di prescrizione introdotti da una legge da lui emanata (e mi sono ritrovato a pensare: "speriamo che quest'uomo non commetta mai omicidi, sennò..."), a Partinico è stato aggredito e picchiato dal figlio del boss locale, Giuseppe Maniaci, giornalista e direttore della TV locale Telejato, da sempre in prima linea alla lotta alla mafia.
Intervistato dal GR1 RAI dichiarava: "fino alla morte, non smetterò di condurre la mia battaglia contro la mafia."
Mi fermo qui.

I primi del 2008


Madonnina, quante chance ho dato a Cat Power, che continuavano a dirmi quantè brava di qua quantè brava di là...Bon, anche Jukebox, come la nutrita schiera dei precedenti lavori, a parte una curiosa versione di New York, quella resa celebre da Minelli e Sinatra, mi è totalmente indifferente. Spero a questo punto di averne avuto abbastanza.


I Black Mountain anche loro mi sono stati suggeriti. Chitarrone pesanti, attitudine ad allungare i pezzi, direi che siamo dalle parti dello stoner, non fosse che non m'intendo di stoner, acidi e un pò psichedelici anzichenò. Bella copertina. Stimolanti.