martedì 30 gennaio 2007

Break on through (to the other side)


Solidarietà al compagno Paul Wolfowitz, presidente della Banca Mondiale, che durante una visita alla moschea di Edirne in Turchia, come prevede la tradizione islamica si è tolto le scarpe sfoggiando delle spettacolari calze bucate (tutte e due!!!).

Chi di noi non ha avuto almeno una volta il terrore di trovarsi in questa disdicevole situazione? Magari entrando in un negozio di scarpe senza averlo preventivato oppure dovendo togliersi una scarpa per un imprevisto.

Al povero (si fa per dire) Paul è andata particolarmente male, e i suoi alluci hanno fatto il giro del mondo, come si fa non essere solidali?


Per la cronaca Paul Wolfovitz da quando si è insediato al vertice della banca mondiale, ha dato un'impronta neocon all'istutuzione, chiudendo di fatto le aperture progressiste seppur timidamente introdotte dal suo predecessore James Wolfensohn (attenzione all'impatto ambientale, studio delle diseguaglianze, diritti delle donne nei paesi poveri). L'uomo di Bush ha spostato con decisione la barra a destra. Banchiere dei poveri? Ma non scherziamo. Meglio rimanere sui calzini bucati.

domenica 28 gennaio 2007

C'è solo un Lester Bangs part 2


Prosegue il mio studio sulle riviste musicali italiane. Finalmente ho tra le mai Blow-up, che mi sembra quella più apprezzata e al tempo stesso quella meno reperibile (per dire è l'unica che non si trova nelle edicole in aeroporto). Come per Rumore ho acquistato la rivista esclusivamente a scopo ricerca, perchè se fosse stato per la copertina o i servizi all'interno...
Una costante delle riviste fin qui prese in esame è la struttura: tutte accompagnano le pagine di musica "moderna" con un inserto old music, nel caso di Blow up si chiamo Jukebox all'idrogeno (per rumore era Retropolis e per il mucchio Classic rock).

Anche Blow up sembra faccia apposta a scrivere di gente sconosciuta e difficile da scovare anche in rete, davvero non capisco che gusto ci provino. Un esempio? Alzi la manina chi conosce i Deerhunter o i Bellowhead, Mats Gustafsson o i Blue Sky Black Death! D'accordo che se nessuno ne parla non li conosceremo mai, ma a mio modo di vedere serve un mix bilanciato, non puoi riempire 100 pagine di sta gente qui. Perchè è pur vero che se un articolo (ad esempio quello di Gustafsson) è scritto bene, ti fa venire voglia di cercare l'artista in questione, ma non può valere per decine di bands al mese, secondo me.

La sezione recensioni è quella che spulcio per prima nelle riviste di musica, e qui un paio di dritte valide Blow up me le ha passate, i Giardini di Mirò con l'ultimo Divided Opinions non sono male (li conoscevo solo di nome) e sopratutto Quentin Harris con No politics è eccezionale, ed è un genere che non avrei mai approcciato se non gli avessero dato nove, parlandone in termini estasiati.

La qualità della scrittura mi sembra nella norma delle riviste fighette, mi duole dire che scrivono un pò tutti con lo stesso stile pseudo-ironico-intellettuale, per me sono tutti figli (e nipoti) del Guglielmi e dello Stefani.

Anche qui, vista l'uscita gennarina,fa bella mostra la classifica dei (loro) migliori dieci del 2006. La ripropongo, giusto per capire che trip si fanno:



1) JOANNA NEWSON Ys
2) LIARS Drum's not dead
3) SCOTT WALKER The drift
4) PERE UBU Why i hate women
5) BURIAL Burial
6) BEIRUT Gulag orkestar
7) CARLA BOZULICH Evangelista
8) MATMOS Rose has teeth in the mouth
9) ROSS BOLLETER Secret sandhills and satellites
10) VERT Some beans & an octopus



Sarà anche la musica di oggi e di domani, ma mentre mi gratto in testa e in mezzo alle chiappe, resto fortemente perplesso...

sabato 27 gennaio 2007

Liberascion... oh yeah!

Noi del trasporto aereo siamo stati tra i primi ad avere problemi drammatici dalle cosiddette liberalizzazioni, e la situazione è ancora tragica per molti (non solo Alitalia, la più esposta, anche Volare e le diverse società aeroportuali di Milano, Roma, Venezia, Napoli).
Evidentemente il prezzo da pagare per far risparmiare la collettività sui biglietti aerei è che migliaia di lavoratori del settore perdano il lavoro o subiscano drastici peggioramenti delle condizioni economico normative. Così è la vita (citazione).
Però sentire l’altro giorno proprio un lavoratore di quelli più incarogniti ai tempi dell’apertura del mercato del trasporto aereo dire:” ben gli sta ai tassisti, gente di merda” oppure roba simile per i benzinai e gli assicuratori, mi ha ricordato che siamo proprio un paese senza memoria chiuso nel proprio orticello a coltivare rape.

martedì 23 gennaio 2007

Peli e capelli


Perdo i capelli.
Lentamente (ho cominciato più di dieci anni fa) ma inesorabilmente.

Vabbeh è una tragedia personale comune al 50% della popolazione maschile, dicono. Il fatto che mi fa veramente imbestialire è che in compenso genero un sottobosco di peli che mi escono dal naso, dalle orecchie, in mezzo alle sopraciglia e sul coppino, che sono costretto ciclicamente a potare.
Ma dico io, ottimizzare le risorse no, eh?

lunedì 22 gennaio 2007

Drinkin' songs (singalong) 2

Avete scaldato ugole e chitarre? E via che si riparte!
Con Whiskey in the jar avrete il priviligio raro di poter compilare un EP con tutte le diverse versioni che molti artisti hanno dato di questo traditional. Come per Wild rover, la versione che più si adatta al singalong è quella dei pogues (con i dubliners).

WHISKEY IN THE JAR ep

1) The Pogues with The Dubliners
2)Metallica
3)Belle and Sebastian
4)Jerry Garcia
5)The Chieftains
6)Thin lizzy
8)Pulp
7)Grateful Dead


As I was going over the far famed Kerry mountains
I met with captain Farrell and his money he was counting.
I first produced my pistol, and then produced my rapier.
Said stand and deliver, for I am a bold deceiver,

musha ring dumma do damma da
whack for the daddy 'ol
whack for the daddy 'ol
there's whiskey in the jar

I counted out his money, and it made a pretty penny.
I put it in my pocket and I took it home to Jenny.
She said and she swore, that she never would deceive me,
but the devil take the women, for they never can be easy

I went into my chamber, all for to take a slumber,
I dreamt of gold and jewels and for sure it was no wonder.
But Jenny took my charges and she filled them up with water,
Then sent for captain Farrel to be ready for the slaughter.

It was early in the morning, as I rose up for travel,
The guards were all around me and likewise captain Farrel.
I first produced my pistol, for she stole away my rapier,
But I couldn't shoot the water so a prisoner I was taken.

If anyone can aid me, it's my brother in the army,
If I can find his station down in Cork or in Killarney.
And if he'll come and save me, we'll go roving near Kilkenny,
And I swear he'll treat me better than me darling sportling Jenny

Now some men take delight in the drinking and the roving,
But others take delight in the gambling and the smoking.
But I take delight in the juice of the barley,
And courting pretty fair maids in the morning bright and early

KEY C

verse:C Am F C G C Am F C G
chorus:G C F C G C

sabato 20 gennaio 2007

Paraculi o coraggiosi?


Quando, durante la seconda metà dei sessanta, cominciarono ad arrivare in televisione le immagini della guerra in VietNam che mostrarono in alcuni casi le atrocità commesse dai soldati USA (il napalm, mai lai) l’opinione pubblica, già critica per una guerra che non capiva, cominciò a schierarsi per il ritiro .

I figli dei fiori e gli hippy, che all’epoca erano movimenti che raccoglievano migliaia di giovani andarono oltre. La critica alla guerra era troppo poco e troppo scontato, ce l’avevano scritto dappertutto make love not war, bisognava andare oltre e punire i colpevoli americani dei massacri.
E così i militari USA che tornavano dal fronte asiatico non facevano in tempo a scendere la scaletta dell’aereo che venivano accolti a uova marce e insulti.
Poi anche i reduci, da Kovic in poi, si organizzarono e fu chiaro a tutti che in molti casi si trattava di ragazzotti pieni di ideali o senza prospettive di un futuro abbindolati dai reclutatori di zio Sam, sia quelli in carne e ossa che quelli televisivi e mandati a fare da carne da cannone.
Da lì a poco anche il rock and roll prende posizione a favore dei veterani e dei reduci in generale. I Creedence Clearwater Revival su tutti,con Fortunate son e soprattutto Run through the jungle hanno dato la spallata; e poi gli eventi hanno seguito il loro corso: Nixon ha firmato l’armistizio, gli hippy sono diventati yuppies, gli USA hanno trovato altre guerre più fruttuose, i reduci sono finiti quasi tutti in manicomio, in carcere, al cimitero o alcolizzati.

Perciò oggi gli artisti hanno imparato la lezione. Le guerre si criticano assolvendo i soldati al fronte. Il governo ha imbrogliato tutti, anche loro. Le ragioni della guerra in Iraq sono state una colossale menzogna, a causa della quale, ad oggi, sono morti più di 3000 giovani americani.

In america se ti appioppiano la nomina di antiamericano o antipatriota sei fottuto, anche nel 2007. Salvaguardare la vita dei ragazzi mandati nel deserto a sparare ai fantasmi invece si può fare. L’opinione pubblica capisce. La gente capisce. Le madri e i padri capiscono. L’hai sfangata.

Steve Earle e Bruce Springsteen ci vanno giù pesanti con questo concetto. Bruce ha pubblicato nell’extended version delle Seeger Sessions (American land edition) Bring’em home, sempre di Seeger, che è un perfetto esempio applicato di quanto cianciavo. La registrazione dal vivo a New York è emozionante. Quando il pubblico, che non conosce il pezzo, capisce le parole partecipa con un applauso di convinta approvazione.
La democrazia e il dissenso sono salvi.


Bring 'em home


If you love this land of the free
Bring 'em home, bring 'em home
Bring them back from overseas
Bring 'em home, bring 'em home


It will make the politicians sad, I know
Bring 'em home, bring 'em home
They wanna tangle with their foe
Bring 'em home, bring 'em home


They wanna test their grand theories
Bring 'em home, bring 'em home
With the blood of you and me
Bring 'em home, bring 'em home
Now we'll give no more brave young lives


Bring 'em home, bring 'em home
For the gleam in someone's eyes
Bring 'em home, bring 'em home

The men will cheer and the boys will shout
Bring 'em home, bring 'em home
Yeah and we will all turn out
Bring 'em home, bring 'em home


The church bells will ring with joy
Bring 'em home, bring 'em home
To welcome our darlin' girls and boys
Bring 'em home, bring 'em home


We willl lift their voice and sound
Bring 'em home, bring 'em home
Yeah, when Johnny comes marching home
Bring 'em home, bring 'em home
Bring 'em home, bring 'em home


Il brano è di Pete Seeger, che come Guthrie, non si è mai fatto problemi a dire e cantare quello che pensava, e per questo si è beccato 10 anni per comunismo (vabbeh lo chiamavano cospirazione contro gli USA) dalla commissione mccarthy. Non include lui la domanda del titolo. Lui è stato più coraggioso di quanto è lecito aspettarsi da me .

venerdì 19 gennaio 2007

Drinkin' song (singalong)

Patrizio mi fa : "vedi, Bruce è un grande, ma sai qualè il suo problema? Non ha mai scritto una canzone adatta a bere gioiosamente. Guarda i Pogues invece..."
La mia signora, che non sopporta Patrizio mi dice, infastidita dai ripetuti ascolti passivi di Manchester Rambler dei Dubliners: "ma perchè ascolti sta roba da 'mbriachi?"
Se volete sapere cosè una drinkin song, e quanto piacere si trae dal cantarla fino a farsi esplodere le vene del collo, provate questa (è un traditional ma consiglio la versione dei pogues). Occhio perchè il tempo del ritornello lo si tiene battendo le pinte di birra sul tavolo. Visto poi che quattro accordi li conoscete tutti, vi metto pure quelli.


Wild Rover (praticamente l'inno unofficial irlandese, se siete stati in Irlanda, e avete girato i pub, prima o poi l'avete sentita dagli avventori)

I've been a wild rover for many a year,
And I spent all my money on whiskey and beer,
But now I've returned with gold in great store,
And I never will play the wild rover no more.

And it's no, nay, never
No, nay, never, no more,
Will I play the rover
No never, no more.

I went down to an ale house
I used to frequent,
And I told the landlady my money was spent.
I asked her for credit, but she answered me "Nay.
Such custom like yours I could have any day."

I took from my pocket ten sovereigns bright,
And the landlady's eyes opened wide with delight,
She said, "I have whiskeys and wines of the best,
And I'll take you upstairs, and I'll show you the rest.

I'll go home to my parents, confess what I've done,
And I'll ask them to pardon their prodigal son.
And if they caress me as oft times before,
I never will play the wild rover no more!

KEY G
verse:G C G D7 G G C G D7 G
chorus:D7 D D C C G C G D7 G

Non c'è bisogno di ringraziarmi, a che servono gli amici?

giovedì 18 gennaio 2007

Il valore dell'esperienza

Da quando sono papà mi si è aperto un nuovo mondo anche nelle relazioni sociali. Adesso tutti i genitori con cui ho a che fare, per piacere o lavoro, la prima cosa che mi chiedono è: "come sta il tuo bimbo?".
Col tempo ho scoperto che chiedono di tuo figlio per parlare dei loro.
All'inizio infatti dopo la loro domanda partivo entusiasta a raccontare di Stefano, di come cresceva, dei suoi progressi, di piccole cose insignificanti che ti emozionavano nel profondo, e li vedevo annuire con malcelata impazienza, mordere il freno perchè arrivasse il loro turno di parlare.
Appena finivo di raccontare, partivano a slavina a pontificare sulla loro prole (e se ne avevano più di uno erano cazzi).
Adesso però ho imparato, e quando mi rivolgono la fatidica domanda rispondo serafico:" il mio bene, e il (la,i) tuo (tua,tuoi)?"
Almeno risparmio tempo e loro sono contenti.

martedì 16 gennaio 2007

Del possedere fine a se stesso


Non capisco perchè continuo a comprare Dvd musicali ben sapendo di non avere il tempo di vederli.

sabato 13 gennaio 2007

Sarà la musica che gira intorno, quella che non ha futuro

E' un periodo di compilation, questo.
Seeehh, lo so che nel 2000 e rotti si chiamano playlist, comunque ci siamo capiti, no? Ne ho preparata una per mio cognato che raccoglie il meglio dell'anno passato adatta ai suoi gusti (piuttosto soft) e per testarla l'ho ascoltata con gusto a più riprese. La morte della mia fidata kenwood (5 anni e 150.000 km insieme) poi, mi ha obbligato a girare in auto con l'mp3 nelle orecchie. Inizialmente, per evitare contravvenzioni tenevo le cuffiette su un solo orecchio (left) poi, vaffanculo, non resistevo a sentire al 50%, le ho infilate come si deve, e bona.
Con il lettore mp3, non so perchè sei più portato ad ascoltare compilazioni rispetto a dischi interi. Ne ho due che vanno benone, sono davvero the pleasure in mixing different things, come l'ha battezzate massi78.
Unica eccezione a questo moderno strapotere delle playlist, che un pò mette in crisi il mio animo giurassico (ma neanche tanto visto che le compilation sono 25 anni che le faccio per me e per gli altri) sono due album: The all american rejects, Move Along e Justin Timberlake, Futuresex/Lovesound.
Il primo è mainstream rock, se fossimo nella fine degli anni 80 gli All American Rejects potrebbero tranquillamente essere i Bon Jovi o i Bad English (Ale dice i Def Leppard, ma loro sono un gradino più in alto, secondo me), sono carini, pulitini, fanno musica perfetta come colonna sonora ai teen movie tipo America Pie. Nonostante queste caratteristiche, comuni a decine di gruppi attuali, gli AAR si fanno preferire per la buona percentuale di pezzi validi all'interno dell'album; i primi quattro titoli (dirty little secret, stab my back, move along, it ends tonight) vanno che è una bellezza, ma il disco, seppur con qualche cedimento tiene bene nella sua completezza.
Poi c'è Justin Timberlake, e qui sono un pò in difficoltà, perchè non sono molto pratico di questo genere da MTV, quello che chiamano soul moderno o hip hop o nonsochealtro. Quello che posso dire è che è lontano anni luce dai miei ascolti consueti e che ahem...mi garba assai. C'è Sexyback, track nr2, che è entusiasmante, suggerisco l'ascolto in cuffia per cogliere tutte le sfumature del pezzo; poi my love e le lunghissime i think she knows e what goes around e la conclusiva pose it con snoop dogg. Mi viene quasi da ballare come nei video di Britney Spears. A me , figurarsi.

Cognato's Playlist - best of 2006

01-THE KOOKS.Seaside

02-THE PIPETTES.We are the pipettes

03 –THE FRATELLIS.Chelsea dagger

04-HANK III.country heroes

05-NEFFA.Cambierà

06-BOB SEGER.Face the promise

07-MORRISEY You have killed me

08-DAMIEN RICE.9 crimes

09-BRUCE pay me my money down

10-WIDESPREAD PANIC goodpeople

11-TOM WAITS Bottom of the world

12- CATFISH HAVEN-another late night

13-SAM MOORE & BRUCE-better to have

14-RAUL MALO Feels like home

15-WILLIE NILE Game of fools

16-TWO GALLANTS Steady rollin

17-JOAN AS POLICEWOMAN feat ANTHONY I defy

18-PEARL JAM parachutes

19-JOHNNNY CASH further

20-VINICIO CAPOSSELA pena de l’alma


My muvo playlist nr 1

1-nobody's fault - jimmy page & robert plant
2 - tv screen - radiators from space
3 - 9 crimes - damien rice
4 - larrikin love - six queens
5- the dubliners - rocky road to dublin
6 - funky cold medina - tone loc
7 - think i'm in love - beck
8 - johnny cash - like the 309
9 - nothing to you - two gallants
10 - dentro al cinema - gm testa
11 - take a chance - the magic numbers
12 - i'll be missing you - puff daddy
13 - l'età migliore - moltheni
14 - thr rocky road to dublin - dropkick murphys
15 - teel it to my heart - taylor dayne
16 - i think we're alone now - tiffany
17 - slumlords - lester bangs
18 - let's impeach the president - neil young
19 - the gift from fairies(medley) - james kelly
20 - for your babies - simpy red
21 - the great pretender - roy orbison
22 - 96 tears - question mark & the mysterians
23 - december - collective soul

my muvo playlist nr 2

1-herculean - the good the bad and the queen
2-fragments-the who
3-you losin out-two gallants
4-peaches and cream-john butler trio
5-margin walker-fugazi
6-postcard from italy-beirut
7-me myself and i-de la soul
8-butthole surfers-the butthole surfers
9-vamos a matar companeros-morricone
10-love's been good to me-johnny cash
11-blues from down here-TV on the radio
12-chelsea dagger-the fratellis
13-night and day-U2
14-cant judge a book-the nighthawks
15-se-le vibrazioni
16-psychotic reaction-count five
17-the ghost of cable street-the men they couldnt hang
18-totem pole-dan sartain
19-feels like home-raul malo
20-i dont feel like dancing-scissors sisters
21-joanna newson-emily

venerdì 12 gennaio 2007

The Shield


È ricominciato THE SHIELD, il miglior serial poliziesco in circolazione. Duro, cinico, violento, realistico. Ambientato a east LA, tra pappa, maniaci, stupratori, delinquenti comuni e gangs (che riassumono al loro interno tutte le attività elencate) si fa beffe di roba patinata e glamour come CSI o similari..

Le prime due serie di shield erano un otto volante, imprevedibili e sconvolgenti, Vic, il detective protagonista, era una vera carogna, un figlio di puttana, però con una sua morale. Prendeva la tangente dagli spacciatori consapevole del fatto che era meglio guadagnare e gestire lo spaccio, piuttosto che inseguire l’utopia di eliminarlo completamente, ma al tempo stesso era spietato nel contrastare i crimini e criminali quando si presentavano sotto forma di rapine, stupri, aggressioni, etc etc.

Gli autori andavano davvero a ruota libera, sembravano non avere vincoli o regole da rispettare, avevi davvero la percezione che tutto poteva accadere, come nella realtà.

Poi come tutti i serial con il passar del tempo ha perso un po’ della sua incisività e ha ammorbidito le caratteristiche più aspre, restando comunque valida come poche nella realtà televisiva “in chiaro”.

Nella serie precedente, la quarta, c’è stata la presenza di Glen Close per tutti gli episodi, quest’anno arriva l’immenso Forest Withaker.

La prima puntata della prima serie finiva con Vic mackey che ammazzava un infiltrato della “disciplinare”, un suo collega assoldato per incastrarlo. La quinta serie inizia con Withaker che entra sulla scena per incriminare vic per quel delitto.

mercoledì 10 gennaio 2007

Pena de l'alma

Nell'ultimo, stupendo, Ovunque Proteggi, Vinicio Capossela in mezzo a tante perle ha piazzato anche questo diamante raro. E' una cover dei Los Lobos in cui il Nostro è riuscito ad associare un testo di struggente amore e passione.
Io non riesco ad ascoltarlo senza commuovermi fino alle lacrime. Provateci voi, se vi riesce.

Che farò lontan da te pena dell'anima
senza vederti, senza averti, nè guardarti
anche lontano non vorrò dimenticarti
anche se è ormai impossibil il nostro amor

Come levare via il profumo al fiore?
Come togliere al vento l'armonia?
Come negar che ti amo vita mia?
Come togliermi in petto questa passion?

E a veder che crudel destino ora ne viene
ma che l'ombra ora ci prenda più mi addolora
Il mio cuore mi dice che non può seguirti ancora
e nemmeno questa angustia sopportar

Come levar alle stelle via il bagliore?
Come impedir che corra il fiume al mare?
Come negar che soffre il petto mio?
Come levar dall'anima questa passion?

Come levare via il profumo al fiore?
Come togliere al vento l'armonia?
Fuori dalle braccia tue sulle ginocchia mie
così levarmi in petto questa passion?
Fuori dalle braccia tue sulle ginocchia mie
così levarmi in petto questa passion?

La musica è finita

Per le mie finanze, il 2007 è iniziato come peggio non poteva. Del 31 ho già scritto, ma c'è stata un'appendice. Ho portato la mia macchina da Paolo, meccanico di fiducia della famiglia (l'ho portata con il carro attrezzi, giacchè era più morta di Batistuta all'Inter) che come l'ha vista ha comiciato a dire che ah è una tragedia; ah qui è partita la centralina; ah le macchine moderne se parte la centralina sò cazzi;vabbeh lasciamela che vedo. Mi si è strizzato l'ano.
E infatti, qualche giorno dopo sono lì a firmare un assegno da seicentocinquanta euro poco convinto ma rassegnato. Capisco quanto conta nella vita a) fare il meccanico, l'idraulico o l'elettricista b) avere amici che fanno il meccanico, l'idraulico o l'elettricista.
Ma c'è stato un altro evento che mi ha gettato in abisso di disperazione ancora più cupo e senza fine: la mia autoradio è spirata, di conseguenza mi aspettano le interminabili code del tragitto casa-lavoro-casa senza il conforto della mia merda preferita.
Che faccio, mi porto un libro?

lunedì 8 gennaio 2007

Libertà e democrazia

Ho sentito tempo fa, nell'ambito delle polemiche sull'apertura-chiusura-e definitiva apertura della scuola islamica a Milano, un intervista ad un genitore magrebino che accompagnava la sua bambina a frequentare le lezioni di questo istituto.
Intervistatore: "Sembrava che la scuola non potesse più aprire, ha avuto paura?"
Genitore: "Siamo in Italia, qui non c'è niente di cui aver paura."
Ho avuto l'impressione che ci abbiamo fatto tutti una figura di merda.

venerdì 5 gennaio 2007

Music biz




Facevo una riflessione sul music business.
C’è grossa crisi del mercato, è il dato indiscusso. Le major piangono e licenziano, molti appassionati festeggiano e riempiono gli hard disc di musica a scrocco. Certo, nei tempi di vacche grasse, quando cioè per andare primi in Italia dovevi vendere più di un milione di copie,invece delle 20mila sufficienti oggi, anche a me giravano le palle a dover pagare duemila lire (su un prezzo medio di dodici-quattordicimila) in più un disco perché le strategie di marketing della label avevano previsto qualche secondo di marchetta televisiva, che veniva scaricata sull’acquirente, informato da un adesivo sull’ellepì (pubblicità TV!), però so per esperienza che quando un settore è in crisi non sono certo i posti di lavoro dei manager che saltano, ma quelli dei lavoratori comuni (i dirigenti passano agevolmente .dall’industria farmaceutica a quella del tabacco attraverso magari la produzione di giocattoli o la direzione delle autostrade).
Perciò non è che me la sento troppo di esultare se non si vendono più dischi e le compagnie discografiche annaspano tra chiusure e fusioni.

Poi c’è l’aspetto legato alla passione per la musica; a me continua a piacere possedere l’oggetto disco, rigirarmelo tra le mani, leggere il booklet, i testi, e pazienza se con il ciddì questo piacere è notevolmente ridimensionato rispetto ai 33 giri, o se attraverso la rete si può comunque reperire testi e notes del disco. E non sono nemmeno così ipocrita da affermare che questa mia passione dinosaurica mi impedisce di avvalermi del p2p. Ma nei limiti del possibile, preferisco l’acquisto, tutto qui.

Questa digressione è solo la premessa per la riflessione di cui all’inizio di questo post.
La musica è in crisi si diceva. No, dico io.
La vendita dei cd è in crisi. Perché le persone, giovani e non, continuano ad usufruire, pagando, del prodotto musica.


Prendiamo qualsiasi aspetto legato al rock che non sia il supporto (una volta si diceva) fonografico: i concerti vanno alla grande, stanno diventando la voce primaria nel bilancio di molti artisti, e questo nonostante l’incremento inarrestabile dei prezzi (difficile pagare un ticket meno di 32 euro, il diritto di prevendita arriva fino a 10-12 euro a biglietto, e per le grandi star che riempiono gli stadi – madonna,stones, springsteen,e company - il range va da 50 a oltre 100 euro); i divudì musicali sono anche loro in espansione, nonostante anche per questo prodotto ci sia la possibilità del download illegale. E non è uno sfizio economico, nonostante ci sia ormai una vasta scelta di titoli a basso costo infatti, i prodotti meno frequenti sugli scaffali continuano ad avere prezzi medio-alti (alcuni esempi sulla musica che piace a me: steve earle live in austin,TX quasi 30 euro; the pogues live at Town and Country. 25 euro; springsteen video anthology quasi 40 euro) e comunque ad avere mercato.

Un altro indizio? Date un occhiata in edicola. Quante riviste musicali vedete? Rockerilla, Rumore, Buscadero, Mucchio, Tribe, Rock Hard, Metal Shock, Metal Hammer, Blow up, Musica e Dischi, Rolling Stones e XL, solo per il rock, e forse la lista è sbagliata per difetto. E’ aumentata la carta stampata che parla di pop rispetto a quando i dischi si vendevano in quantità industriali e nonostante il web. Non è un paradosso? Non si vendono più i dischi e aumentano i giornali che parlano dei dischi. Perché? Una risposta potrebbe essere data dal fatto che con il pc e una connessione flat (20 euro al mese) io posso, in tempo reale, leggere una recensione e scaricarmi il disco; però le inormazioni sulle uscite discografiche si trovano anche in rete, e comunque il valore che mi piace dare a questo aspetto è che il sacro fuoco per il dio del rock è ben lungi dall’essere spento, anche nelle giovani leve.

L’aspetto a mio avviso più raccapricciante di questo nuovo consumo della musica è poi quello legato alla telefonia; cellulari che squillano sulle note di Shakira, oppure “la musica che risponde”( invece che il segnale di libero di senti una bella canzone della Pausini).
Anche qui il volume d’affari mi dicono essere esorbitante e in tale incremento da avere superato in alcuni paesi le vendite dei dischi.

E il download legale?
Lentamente sta prendendo piede, soprattutto nei paesi in cui i media hanno dato grande rilievo ai pirati informatici arrestati (arrestati, sì) o pesantemente multati per downloading illegale. E così per stare tranquillo paghi novantanove cents a canzone e con qualcosa in meno del prezzo del negozio reale (ma non è sempre così) ti sei portato a casa il ciddì del tuo artista preferito o ti sei composto la tua playlist dei sogni.

I negozi di dischi non legati ai megastore dei grandi marchi globalizzati, alla fine sono quelli a cui è andata peggio. Ho letto da qualche parte che ormai ci sono meno di trecento punti vendita indipendenti superstiti in tutta Italia. Immagino siano rimasti quelli alimentati dalla passione vera e fuori tempo del proprietario, e che siano diventati dei veri e propri santuari dove dare sfogo alla propria libidine compulsiva repressa. Quello della mia città, un bel posto con in vetrina musica di qualità, ha chiuso due-tre anni fa per fare posto ad una camiceria.

Last but not least.
Non è per esterofilia che lo scrivo, ma quanto viene considerate la musica in Italia? Poco e niente. Pensate alla cultura musicale anglosassone (cazzo nel regno Unito e in Iranda qualunque ragazzo suona uno strumento o fa parte di una band) o francese. A parte la storica disputa dell’IVA al 20% rispetto al 4% dei libri, in Francia la musica (anche leggera) è trattata a tuti gli effetti da arte, da cultura, da tessuto storico e sociale. Da noi no. Tantè che i nostri governanti stanno pensando di recuperare ulteriormente soldi dalla SIAE (che secondo voi, a sua volta, come si rifarà?).

Per concludere ho l’impressione che sia solo cambiato, per gli squali dell’industria, il modo di fare soldi con la musica, ma che il business sia ancora vivo e ben remunerativo. Anche la disponibilità a spendere degli appassionati è immutata secondo me, si è solo diversificata. Scarico gli Artic Monkeys da e-mule, però poi magari pago 3 euro la suoneria di Zucchero o l’ultimo video dei Black Eyed Peas per il mio telefonino UMTS. Ma l’obolo continuo a versarlo come faceva mio papà nel 1975, e anche le tasche in cui finisce sono virtualmente le stesse.


It’s evolution, babe.

mercoledì 3 gennaio 2007

Il Mucchio cerca grane


La copertina del Mucchio di questo mese conferma, anche se non era necessario, che la redazione è proprio fuori di testa. Chiamatelo coraggio, incoscienza o ricerca dello scandalo a fini di divulgazione della rivista, perennemente in cattive acque, ma mettere in copertina il disegno di un prete con l’uccello in erezione sotto la tonaca e il titolo PEDOFILIA ALLARME ROSSO vuol dire cercare grane,ed esserne consapevole.
Il prete è il personaggio di una serie a fumetti italiana di culto, di cui mi impegno a trovare coordinate precise, per cui in pochi saranno in grado di identificarlo mentre i
più penseranno ad un disegno messo lì per amplificare l’effetto del titolo.


Da laico, non so che pensare. Bisognerebbe leggere gli articoli all’interno. Per il momento non mi va di comprare la rivista, da tempo dissento con la linea editoriale del Mucchio. Ritengo continuino ad essere i più preparati musicalmente, scrivono bene e hanno saputo evolversi con la musica più attuale, ma la spocchia non la perdono, anzi. In più da quando danno spazio alla politica e all’attualità le cose sono peggiorate. Alla mia età sopporto sempre meno chi ne ha per tutti e ha la ragione sempre in tasca. Riconosco alla redazione coraggio e imparzialità, fegato a tirare fuori gli scheletri dall’armadio di P2, BR, PapaRatzinger e via discorrendo, ma è il loro posizionarsi su un piedistallo che non mi garba.


Alla fine una copertina così porta rogne, o copie in più?
I mangiapreti gaudenti o i cattolici incazzati?
E sopratutto, è giusto ridurre (sto parlando solo della copertina, magari all'interno si parla dell'odioso fenomeno in maniera diffusa e articolata, ma la copertina la vede anche chi non compra la rivista) il fenomeno al solo prelato?


Forse sono davvero coraggiosi, visti gli strali piovuti adosso a Crozza e Fiorello per la loro satira sul clan Ratzinger, a spingersi oltre (molto oltre direi) ; di certo sono liberi, magari un pò paraculi e anarchici. Chi lo sa? Aspetto sviluppi.
Il personaggio del fumetto è l'italianissimo Don Zauker (omonimo del capo dei meganoidi di daitan 3) di Daniele Caluri. L'ha identificato Vit.

lunedì 1 gennaio 2007

Tutti i miei dischi del 2007.

No, non ho fatto casino con la data.
Mi propongo di aggiornare questo post con tutte le acquisizioni musicali del nuovo anno. In modo da avere una lista bell'e pronta per il consuntivo pre 2008.
Sono troppo avanti.

010107 - Dave Matthews & Tim Reynolds . Live at Luther College
010107 - The Dubliners . 40 Years
010107 - The Chieftains . Water from the well

050107 - The Yardbirds . Ultimate Collection
050107 - The Pogues . Ultimate Collection/Live at Brixton
050107 - Jimmy Page & Robert Plant . Unledded
050107 - Robert Plant . Sixty six to Timbuktu
210107 - Gov't mule - High & mighty
210107 - The good the bad & the queen - omonimo
220107 - Ramones - Anthology (il cofanetto Rhino a soli 9.49!!!)
220107 - The Band - The last waltz (doppio a soli 8.99!!!)
310107 - John Mellencamp Freedom's road
310107 - Quenti Harris - No politics
030207 - Lucinda Williams - Live @ Fillomre (doppio a 8.90!)
040207 - Los lobos - Kiko
040207 - Nips - The tits of soho
050207 - Tool - 10000 days (9.90)
050207 - Seeger sessions american land edition (cd+dvd 12.90)
200207 - Lucinda Williams - West
010307 - Mario Biondi - Handful of soul
050307 - 99 Posse - Curre curre guagliò, Corto circuito,La vida que vendrà
150307 - Ry Cooder - My name is Buddy
200307 - Kenny Wayne Shepherd - Ten days out





Pronti o no, arriva il duemilasette.

Nessuno ha passato una fine di anno come la mia.
Alle due di notte ero su di un carro attrezzi con Stefano (due anni e mezzo) giacchè la macchina ci aveva lasciato sulla statale. Così morta che non andavano nemmeno le quattro frecce. Stefano si è divertito come un matto (vuoi mettere salire su un carro attrezzi con tutte quelle luci gialle?!?), io un pò meno, sopratutto al momento di chiedere il prezzo del servizio.
Buon anno nuovo.

domenica 31 dicembre 2006

2006 in rock








Bulimia musicale la chiama Vit, approvo questa definizione. Solo di dischi nuovi nel 2006 ho ascoltato, a vario tiolo, e con differnete intensità, partecipazione e longevità, questi:

bruce springsteen the seeger sessions *****
neffa alla fine della notte ****

pearl jam pearl jam ***

pearl jam live in Milan 17/09/06 *****

widespread panic earth to America ****

capossela ovunque proteggi *****

hank III straight to hell *****

johnny cash american recordings V ****

graziano romani confessions boulevard ****

gogol bordello gipsy punk ****

fabri fibra tradimento ***

wilco kicking television ***1/2

billy joel live 12 gardens ****

tom waits orphans ***1/2

bob dylan modern times ***

level 42 retroglide ***

bob seger face the promise ***
justin timberlake futuresex/lovesounds ***1/2

dan sartain join ***

sam moore overnight sensational **1/2

the kooks inside in inside out ***

jerry lee lewis last man standing **

motorhead kiss of death ***

joan as the policewoman real life***

two gallants what the toll tells ***1/2

artic monkeys whatever... ***

catfish haven tell me ***

cò sang chi more pe’mme ***

willie nelson (with ryan adams) songbird ***1/2

the nighthawks blue moon in your eye ***

marlene kuntz s-low ***

amos lee supply and demand *

Gomez how we operate **
Dave Alvin west of the west ***

Primal scream riot city blues ***

Morrisey ringleader of the tormento ****

Electric president s/+ ****

The pipettes we are the pipettes ***1/2

TV on the radio return to cookie mountain ***

Senza alcun dubbio il disco di Hank III e quello di Neffa sono state le autentiche rivelazioni dell'anno. Poi sul podio anche Bruce, per affetto, fanatismo, per il coraggio che ha dimostrato nel proporre questa musica nel terzo millennio, e perchè nel farlo ha sfornato un capolavoro.

sabato 30 dicembre 2006

Hang 'em high




E così il 2006 vede la fine di Saddam.
Che il problema terrorismo sia peggiorato dopo le guerre in Afghanistan e Iraq sono stati proprio gli USA a dirlo; che questa esecuzione probabilmente innescherà altre violenze è un'eventualità molto concreta; che all'epoca dei fatti per cui è stato incriminato l'ex leader iracheno (strage di Dujail, 1982) Hussein stringesse gaudente la mano al futuro segretario di stato Rumsfield e che probabilmente la vera causa scatenante del conflitto di Bush jr è stata la decisione del Rais di far pagare non più in dollari ma in euro i barili di petrolio, è storia nota.
Ma tantè.
Giustizia è fatta sibila George daboliù, e lui è uno che se ne intende di giustizia somministrata attraverso strumenti di morte, visto il palmares di tutto rispetto che ha ottenuto quando era governatore del Texas. Nel sapere Saddam penzolante da un patibolo probabilmente Bush deve aver avuto un brivido di nostalgia per i bei tempi in cui i veri uomini del lone star state potevano andare in giro con corda e sapone nel baule dell'auto per sistemare le cose all'istante con chi (generalmente negri) se lo meritava.
Non si si affligga signor Presidente, la sua condotta del mondo è quanto di più vicino a quell'ideale di giustizia. Sta facendo un buon lavoro.

E...Huh...Ahmedinejad ha da poco comunicato ufficialmente di voler usare gli euro per il commercio del suo oro nero. Insert coin and get ready

venerdì 29 dicembre 2006

I Pogues sono morti. Viva i Pogues



Ci deve essere una subdola morale occulta se mi si rompe il piccì proprio quando devo scrivere del viaggio a Londra per vedere i Pogues. Comunque, una decina di giorni dopo e più povero di cento eurini passati dalle mie tasche a quelle del negozio di informatica che mi ha rimesso in piedi il pc, vado ad esporre i fatti che mi hanno portato insieme a paddy in quel posto infame che è brixton, suburb of london.

Mattina del 17,una sola cosa doveva fare Patrizio ed era abbastanza semplice. Ficcare nel fottuto portafogli la carta di credito che serviva per il ritiro dei biglietti (Già pagati) al box office. Ecco perché davanti al banco del check-in di Orio, alle 08:20 l’avrei preso a roncolate in testa incurante della presenza di addetti alla sicurezza e di poliziotti, quando, con un sorriso di circostanza ha abbozzato: “Ho dimenticato la carta di credito!” .
Arriviamo a Stansted, prendiamo il bus per victoria station (acquistando i biglietti da una ragazza che:”potete anche parlare in italiano, sono di ceppaloni”). In tutto 28 sterle, più di quaranta euro. Mica male.

I cartelli promettono una corsa di 50 minuti, in realtà il bus ce ne mette 40 in più, siamo dal lato del pullman esposto al sole, e il caldo si fa sentire (anche perché sono bardato tipo totò e peppino al loro arrivo a milano ne “la malafemmina”).
Giriamo londra, è una bellissima giornata di sole: buckingam, piccadilly, soho, qualche pub che serve ottima guinness, qualche acquisto (in un negozio suggerito da Lorenzo corvonero troviamo abbigliamento sportivo a prezzi ridicoli) , i megastore di musica e i negozietti di dischi usati, da cui mi aspettavo di più, poi ancora pubs a vedere in diretta west ham – Manchester utd (prima sconfitta della stagione per i red devils!) dove Patrizio, con dimostrazione di coraggio e incoscienza sfotte i tifosi degli hammer per l’eliminazione subita da parte del Palermo (“Greetings from Palermo…”)

Arrivano presto le cinque del pomeriggio, non sappiamo bene cosa ci aspetta al box office, se dovremmo urlare, negoziare,piangere,implorare o minacciare la signora dei biglietti e quindi decidiamo di avviarci nella tubes per raggiungere brixton, che Lorenzo mi aveva avvertito essere posto infame.

Alle cinque e mezza siamo lì, il quartiere è a prevalenza nero, chiediamo a un poliziotto dovè l’academy e ci avviamo guardandoci le spalle. Passiamo davanti a due-tre pubs, dentro giovani con magliette dei Pogues e pinte in mano. Bene, abbiamo un rifugio sicuro.

Al box office finalmente! ci avviciniamo con circospezione, abbiamo deciso che se la smazza paddy, un po’ perché è colpa sua e un po’ perché con l’inglese se la cava meglio del sottoscritto.

Gentile come non è mai stato, fa passare sotto il vetro la stampata della prenotazione, la signora dall’altra parte ci gela: “credit card please…” Patrizio spiega, che non l’ha portata, che veniamo dall’italia apposta per il concerto, mostra la carta d’identità, l’e-mail, la ricevuta dell’acquisto, racconta di quando nell’85 ha visto per la prima volta i pogues a mil… Vedo passare una busta dallo sgabiotto all’esterno, nelle mani di Paddy e capisco che ce l’abbiamo fatta.

Baci e abbracci, accenni di stornelli del repertorio di shane e soci e ci infiliamo nel pub vicino alla stazione della metro a riempire un paio d’ore. Gulasch e Guiness (meno buona delle precedenti) e socializzazione con un gruppo di irish drunk as a rule, pronti alla battaglia delle prime file ci accompagnano piacevolmente fino al momento tanto atteso.

Le otto. Entriamo finalmente.
Dentro, la prima brutta sopresa: siamo in alto, nelle balconate, dove, per divieto affisso, è vietato alzarsi durante lo spettacolo. Mi guardo in giro e vedo famiglie, over 50, e ragazzini annoiati. Merda. Non che volessi pogare e farmi distruggere naso e denti, ma sotto avrei trovato un posticino dove cantare e ballare felice in tutta sicurezza. Provo a corrompere un addetto all’entrata del front stage, ma non c’è speranza.

Tra l’altro siamo sistemati davanti al passaggio. Avete idea di cosa significhi, a londra, essere seduti sul passaggio che porta alle uscite, e quindi ai bar?!?

Suonano in apertura i Larrikin Love, non male il loro folk rock etnico, ma l’acustica è tremenda. Speriamo sia l’impianto del gruppo spalla e con i Pogues la cosa si sistemi.

Nove e dieci. Il deejay che da almeno mezzora ci massacra le palle con roba inascoltabile spegne la musica e soffoca con un cenno della mano il boato che si scatena: c’è stato un problema tecnico e lo show è ritardato di mezz’ora. I folli sotto il palco, già carburati e caldi al punto giusto,sfogano la loro incazzatura.

Sulla grancassa della batteria di Andrew Ranken,dove normalmente campeggia il nome o il simbolo del gruppo, spiccano falce e martello. Curioso e inaspettato.
Alle nove e trentacinque si spengono le luci e via che si va. Entra il gruppo e vedo Shane. E’ ben oltre gli atteggiamenti da dannati del roccheroll, è proprio conciato da fare schifo. Barcolla vistosamente, per quello che posso vedere da dove sono gli occhi sono ridotti ad una fessura ed ha un sorriso da ebete semicosciente stampato sul volto. L’acustica si conferma una chiavica e si può dire che per tutta l’open track Streams of whiskey, a sentirsi sono solo i cori del pubblico perché della voce di Shane nemmeno l’ombra.

Alla fine del primo pezzo c’è un po’ di scazzo tra il gruppo e le prime file, irritate per il ritardo (causato a quanto pare da alcuni bicchieri di birra finiti sul mixer) che rischia di far perdere a molti l’ultima corsa della tubes londinese, prevista per le 23:50. Tutto risolto e si riprende. If i should fall from grace with god riconcilia le parti (pur continuando a sentirsi davvero male). Dopo the Broad majestic shannon , Shane gira le spalle barcollando e esce dal palco. Il gruppo attacca, con Finer alla voce young ned of the hill. Questo copione si ripeterà per tutto lo show, MacGowan canta al massimo tre canzoni di fila e poi esce e la scaletta è preparata in modo che a quel punto ci sia un pezzo
(Tuesday morning, Thousand are sailing e Repeal Of The Licensing Laws) suonato dal resto del gruppo. Shane è davvero messo male, più che una rockstar strafatta sembra un’ottantenne con l’alzhaimer. Fatica a mettersi la sigaretta in bocca, esce di scena incerto con la pinta vuota e ritorna spaesato con la pinta piena, sbiascica a parlare e mi mette addosso una tristezza infinita.

Il concerto prosegue così, ogni tanto penso che la band (Spider Stacy sembra il più nervoso di tutti) si renda conto di che spettacolo penoso stia dando portandosi in giro, come nelle fiere di paese d’altri tempi, un freak caricato a molla e mostrato ai villici che sbavano, e spero per questo provi almeno un po’ di vergogna. Sono anche convito che mentre suonano e vedono uscire dal palco Shane non possano evitare di domandarsi: “ce la farà a raggiungere l’uscita? E tornerà in tempo per attaccare la sua parte?”

Lo show continua, ma sono da un’altra parte con la testa, la gente continua a passare davanti alla nostra fila con bicchieri di plastica trasparenti pieni di birra e bottigliette di soft drinks alla wodka. I Pogues proseguono con il loro greatest hits live, non manca quasi niente del loro repertorio più noto. Aspetto questo concerto da tre lustri e mi rendo conto solo in quel momento che non vedo l’ora che finisca. Nei bis qualcosa migliora, a piccoli gruppi anche nel nostro settore la gente si alza, balla, comincia a cantare. Sally Mac Lennane, Rainy Night in soho e the Irish rover, durante la quale Shane si incarta, perde il tempo, lo riprende lo riperde va fuori tonalità, si gratta la testa perplesso.

Fairytale of New York è cantata in coppia con la figlia di Jem Finer, che ha una voce monocorde e piatta, l’opposto di quella melodiosa e armonica della povera Maccoll. Scende una neve artificiale, che pare svegliare dal suo torpore Shane, stupito come un bambino, e poi durante il bridge strumentale la ragazzina si avvicina prudente al MacGowan per un ballo. E qui si tocca davvero il fondo. I due si tengono a dovuta distanza, con le braccia sulle spalle e cominciano a girare, sgraziati , per un minuto che dura un eternità. Shane continua a girare barcollando, fa tenerezza, avrei voglia di fermare tutto e portarlo via, proteggerlo, salvarlo da quel destino infame che sembra però ineluttabile.

Si finisce con Fiesta, Shane praticamente non canta limitandosi a trascinare il brano alla sua conclusione, il copione prevede che Shane e Spider escano con un vassoio di metallo in mano, e che in alcuni punti del brano, se lo battano in testa a tempo. Spider si applica, mentre Shane se lo gira tra le mani senza capire esattamente cosa debba farci.

Non assistiamo ai saluti, siamo già fuori a correre verso la metro. Per strada ragazzi vendono a dieci sterline la maglietta dei Celtic Glasgow marchiata Pogues. Tiro dritto.
Non voglio un ricordo di questa serata.

martedì 26 dicembre 2006

Frredom for my HD!


Ci ha pensato Andrea, il tecnico che mi ha messo a posto il computer (e va da sè, alleggerito di cento e passa euro) a risolvere il dilemma morale di avere o meno 10 gb di musica sull'hard disc. Come? Mi ha pulito tutto il disco fisso per benino. Non ho più niente adesso, nemmeno un file. Tantè che su slsk mi rimbalzano alla grande. Ma sapete cosa vi dico? Mi sento meglio, più leggero (anche il pc per la verità viaggia meglio) e poi comunque mi sto già dando da fare...

domenica 24 dicembre 2006

Guida ragionevole al frastuono più atroce



Finalmente ho recuperato questo libro di Lester Bangs.Era da tempo sulla mia lista e quest'anno, grazie ad un buono regalo da 40 euro da spendere in feltrinelli, ho chiuso la pratica. Lester è indicato da molti come una figura di culto del giornalismo musicale americano, in un certo senso è colui che ha inventato un modo nuovo per parlare di musica.Ha scritto per Rolling Stones, Creem, NME,Village voice,cantato in qualche bands, e scritto di musica in maniera sempre personale e anticonformista (sinceramente anticoformista).E' morto nell'82 a soli 34 anni. Di più potrò dire dopo la lettura.

sabato 16 dicembre 2006

C'è solo un Lester Bangs (anzi c'era)


Compro riviste musicali da sempre. Sì, prima di internet ne prendevo molte di più (almeno due-tre al mese) , a seconda dei periodi sono passato da Ciao 2001 e Tuttifrutti (1st version, quello pocket mensile) a HM (chi se lo ricorda il primo mensile di heavy, su carta dozzinale e pieno di errori grammaticali?) quindi a Metal Shock, poi al Mucchio (che era springsteen-mellencamp dipendente) al Buscadero(country,blues,folk e irish sugli scudi).

Compravo i giornali e poi i ciddì, spesso fidandomi di rece con più punti esclamativi che contenuti. Ho incrociato ottimi giornalisti, dotati di competenza e senso dell'ironia e altri presuntuosi e arroganti convinti probabilmente che il sole sorgesse dal loro fottuto buco del culo. Mi sono perso però le "ultime generazioni" di periodici musicali; dico ultime generazioni e subito si capisce che razza di troglodita sono, visto che mi riferisco ad esempio a blowup e rumore o rockerilla, che comunque affollano le edicole da più di un lustro.

Non ho mai comprato questi giornali perchè, cazzo sembra che lo fanno apposta, hanno sempre in copertina nomi e facce a me del tutto indifferenti. Nomi mai sentiti o sentiti di sfioro. Sembra che se metti in copertina una band conosciuta da più di trenta persone sei un pirla commerciale qualunque. Ad ogni modo. Qualche giorno fa, mentre ero perso in uno dei miei velleitari propositi artistici mi sono detto: perchè non comprare tutte le riviste musicali di questo mese e affrontare la più grande recensionedi carta inutile che sia mai stata fatta?

Cavoli, l'idea mi piaceva davvero, poi visti i prezzi degli articoli e, sopratutto, il poco tempo che avrei avuto a disposizione ho accantonato l'idea concentrandomi sui tre titoli di cui sopra: Rumore, Blowup e Rockerilla.

Ho cominciato con il primo che ho trovato nell'edicola delle partenze in aeroporto, e cioè Rumore. In copertina i The good the bad and the Quuen, ch ea me sembra un gruppo alquanto prescindibilie, ma tantè. Dentro tanti nomi misconosciuti e la top 20 del 2006. Hanno vinto i TV on the radio, che ho recuperato e che mi accompagnano in questo inutile delirio.

The road to Brixton 4


E' per domani.
Ho comprato un orribile cappellaccio di pile e dei guanti di lana, che dovendo stare in giro tùt al dì, serviranno. Non so bene cosa aspettarmi dalla giornata, spero che Paddy sia lucido e reattivo. Il che significa che non si perda nei pub fino all'ultimo secondo per poi farmi capicollare in subway fino a brixton.

La scaletta delle prime date in UK dei Pogues è buona,unica pecca Boys from County Hell, che vorrei proprio sentire e che invece fa dentro e fuori dalla scaletta. Speriamo bene. Ormai ci siamo.

venerdì 15 dicembre 2006

The road to Brixton 3

Momenti di puro panico ieri.
Non era ancora arrivato il corriere con i biglietti e ticketmaster non rispondeva
alle mail di sollecito.
Alla fine, sul filo di lana:
"Thank you for your email.I have checked your booking and your tickets have not yet been dispatched. Therefore they will now be held at the box office for the card holder to collect. Please take your card as identification and quote your booking confirmation number.I hope you enjoy the show."
Certo che prendere un aereo per Londra e sperare che al box office non ci siano casini è un aggiunta di pathos di cui francamente non avvertivo l'esigenza, ma tantè.

Il countdown dice meno due.

giovedì 14 dicembre 2006

Outing

"Five green bottles sitting on the floor
And i wish to christ
and i wish to christ
That i’ve fifteen more"
The Pogues, Boys from county hell


"When the world is too dark

And I need the light inside of me
I'll walk into a bar
And drink fifteen pints of beer "
The Pogues, Stream of whiskey




Mi sono chiesto spesso perché fa così figo vantarsi di bere (alcolici, of course) e fumare (joint, naturalmente). Perché ha questo fascino sui giovani, perché ne parlano in termini attraenti scrittori, poeti, attori e rockstar. Me lo sono chiesto perchè, se non fosse stato per tutta l'attrazione derivata dal cinema e dal rnr, e avessi dovuto bere o fumare senza aver subito queste influenze, probabilmente non l'avrei mai fatto.
Comincio adesso ad apprezzare davvero una birra fresca, mentre alle canne ho rinunciato per manifesta inferiorità del mio organismo. Ma perchè questo fascino dicevo? Per gli effetti inebrianti o di astrazione, certo, ma allora perché fa cool anche il dopo sbornia? “Cazzo come sono figo mentre vomito l'anima nel cesso o sono in preda ad un mal di testa terrificante”. Non è moralismo, è outing. Perché io come molti ho subito il fascino proibito di alcol e droghe (leggere, va da se) ma sapete qualè la novità? Fatta qualche eccezione (la guiness a Dublino) non mi è mai piaciuto bere e farmi le canne. Certo mi piaceva l’effetto che producevano queste sostanze, ma arrivarci era una faticaccia. Confesso che a volte ho preso una birra media solo perché le circostanze la facevano preferire a una coca, e che quando leggevo ellroy facevo il duro come i suoi personaggi e andavo via a doppiette whiskey-birra con delle conseguenze devastanti. Ma che fatica. E poi guardate quelli che passano la loro esistenza nei pub: si trovano a quarant’anni col ventre gonfio sformato e le pinte se non sono almeno cinque non le sentono nemmeno. Lascio fuori da questo ragionamento critico il vino, che abbinato ad una buona cucina (anche semplice, ma buona) è cosa buona e giusta.

C’è anche la possibilità che io non abbia il fisico e che tutta questa elucubrazione nasca un po’ dall’invidia verso chi invece butta giù a profusione, ma se non fosse un po’ ipocrita che outing sarebbe?

mercoledì 13 dicembre 2006

The road to Brixton 2

Manca davvero poco ormai.

Non sono ancora arrivati i biglietti, e comincio ad essere preoccupato. Devo ancora cambiare gli euro. La carta d'identità è a posto. Patrizio non ha avuto il coraggio di dire alla compagna la reale natura del viaggio e le ha raccontato di fungere da interprete per accompagnare un gruppo a Londra. Per sostenere questa invenzione si è fatto mandare una lettera (da me, sigh!) in cui la cosa viene ufficializzata.

Meno quattro.

martedì 12 dicembre 2006

A curse upon you mr pinochet...


Con almeno quarant'anni di ritardo (ma potrei dire anche 91) ha liberato il mondo dalla sua infame presenza il generale pinochet. Responsabile, con l'ausilio e l'appoggio degli stati uniti d'america di deportazioni, sparizioni, torture e violenze nei confronti di migliaia di cittadini cileni (ma non solo)dall'11 settembre 1973.


Ci sono delle occasioni in cui vorrei davvero credere alla vita dopo la morte. All'inferno e al paradiso. Questa è una di quelle occasioni. May you burn in hell tonight, general pinochet.

domenica 10 dicembre 2006

Freedom for your HD!


Nello stilare la lista dei dieci migliori album del 2006 mi rendo conto di quanta musica ho avuto l'opportunità di ascoltare, e quanto poco mi abbia lasciato una traccia.

Colpa della qualità del pop rock che si produce oggi certo, ma colpa anche del poco tempo che dedico alle cose nuove, ho un sacco di roba nell'HD che non ho ascoltato per intero nemmeno una volta. E sono sicuro di non essre l'unico in questa situazione.


Viva il p2p dunque, che ti apre velocemente e senza pagare dazio (quasi) tutte le porte, ma un pò di nostalgia per quando ai dischi si faceva il filo, e il rito dell'ascolto (in cuffia, quando il resto della famiglia dormiva) era una sacra liturgia.

sabato 9 dicembre 2006

Rewind


La testa fa strani scherzi. Innesta dei meccanismi effetto domino che da una situazione banale fanno risvegliare ricordi addomesticati del passato. Ero sul tram, il 23 mi sembra. Avevo le cuffie e ascoltavo i Jam (In the city), il rumore del mezzo rendeva quasi inascoltabile la musica, e alzare il volume di tracce registrate a 192 kbs produceva un effetto di scompesazione dei toni che cominciava ad alimentare un mal di testa del tipo a percussione.

E allora comincio a pensare quanto sarebbe fico avere un lettore mp3 che, pur alzando il volume, mantenesse fedeltà perfetta del suono, e magari coprisse il clangore del tram con una bella melodia serena a pacificante (chessò “willin’” dei little feat). Ed è lì che mi viene in mente la scena del trailer del film “il tempo delle mele” in cui lui si avvicina a lei in discoteca, e le mette sulle orecchie le cuffie di un walkman. Immediatamente si interrompe la disco music e lo spettatore ascolta il movie theme sdolcinato del film (situazione fisicamente impossibile, se
abbiamo presente il volume della musica nelle disco, seppur di 25 anni fa).

Questo indesiderato flashback mi ha fatto comunque tornare alla mente quanto ho odiato, senza averlo nemmeno mai visto, quel cazzo di film.
Ero in terza media e il tempo delle mele era una di quelle occasioni in cui chi già aveva la fidanzata ce la portava al cinema, chi puntava qualcuna coglieva l’occasione per chiederle di andarci insieme e gli altri rosicavano.
“L’hai visto il tempo delle mele?” ti chiedevano con il sorriso a 32 denti gli appartenenti alle prime due categorie, ben sapendo che non potevi averlo visto da solo o con fratelli o genitori “Vaffanculo”, pensavi tu, ma intanto abbozzavi una scusa e cambiavi discorso.
Ma quello insisteva “io sono andato a vederlo con tizia, oh, del film ho visto solo la prima mezzora, perché poi ho capito che ci stava e allora abbaimo limonato, poi gli ho messo una mano sulla gamba…” Non ce ne era uno che avesse visto questo film senza aver fatto andare mani o lingua o entrambi.

Sul lettore è finito il disco dei jam e parte wreckin crew degli overkill, che è tutto l’opposto della melodia serena e pacificante che agognavo, però è quanto mai efficace e opportuna: si porta via tutto, i fighetti della terza media, sophie marceau, gli amori preadolescenti.

Tutto, eccetto il mal di testa.