giovedì 28 giugno 2007

Civil War 4



Nel corso di uno scontro tra le due fazioni di super eroi favorevoli e contrarie all'atto di registrazione per esseri dotati di poteri, muore un membro della squadra di fuorilegge guidata da Capitan America. Susan Storm dei Fantastici Quattro, che fa parte dei governativi solo per il marito Reed, molla tutto, governo, Fantastici Quattro e marito, e passa con la fazione opposta. Thor una volta tanto non è tornato dalla morte ma è stato clonato, e i filogovernativi, in difficoltà si affidano ad una squadra di super criminali per scovare e combattere i ribelli considerati ormai fuorilegge. E' chiaro ormai che tutti i lettori si identificano con il gruppo di eroi clandestino, braccato e decimato che si oppone alle forze "legali" che rappresentano il governo americano. Il crescendo di tensione, violenza e morte ricorano fin troppo le vere guerre civili.




Volevo chiudere con il la lettera d'addio che Sue (ovvero la donna invisibile) lascia a Redd (alias mister Fantastic). La coppia da tempo è in crisi, nonostante la moglie sia una strafiga, Richards è sempre più astratto, impegnato solo sui suoi esperimenti, i suoi calcoli e, ultimamente strenuo sostenitore delle politiche dell'amministrazione USA.L'omicidio dell'avversario di schieramento durante il combattimento di cui parlavo 8per mano del clone di Thor) hanno convinto Susan Storm a fare il grande passo. Le parole di commiato della moglie rendono bene il nuovo stile degli autori Marvel:


Mio caro Reed,


so che Johnny (la torcia umana, vittima di un selvaggio pestaggio nel primo numero)è uscito dall'ospedale e che la famiglia è di nuovo insieme. So che dovrei essere felice ma non lo sono. Mi vergogno di te adesso, e mi vergogno di me stessa per aver appoggiato i tuoi piani fascisti. Detesto quel che sono diventata ed è per questo che entrerò nei Vendicatori Segreti di Capitan America.


Credimi, non lo faccio per attirare la tua attenzione. Non sto cercando di distrarti dal tuo importantissimo lavoro. Lo faccio perchè le nostre mani sono sporche del sangue di Bill Foster (alias Golia, il super eroe ucciso) e tu sei così accecato dai tuoi grafici e dalle tue proiezioni sociologiche da non riuscire a vederlo. Johnny e io lavoreremo da una base segreta, che ovviamente non è posto per Franklin e Valeria (i figli).


Non volevo inoltre che il tuo ultimo ricordo della nostra vita insieme fosse una delle liti furiose che abbiamo avuto neelle ultime settimane. Per questo la cena di pesce - piena di fosforo - , la bottiglia del tuo rosso preferito - un prezioso antiossidante - , e per questo abbiamo fatto l'amore un'ultima volta - ottimo per il sistema immunitario - .


Spero non penserai che sia una vigliacca a lasciarti così. Spero non penserai che sia una cattiva moglie, o peggio ancora, una cattiva madre. Faccio questo per la più importante delle ragioni e prego che il tuo genio possa risolvere questa cosa prima che una fazione finisca per massacrare l'altra.

Ti amo Reed, più di ogni altra cosa al mondo.

Ti prego trova una soluzione.


Susan XXX


Asciugatevi gli occhi e ci si ritrova tra un mese.







mercoledì 27 giugno 2007

Real outing


Tutti buoni a vantarsi della roba figa nello scaffale dei dischi, vero? Mai nessuno che abbia il coraggio di fare vero outing sputtanando gli acquisti della vergogna.

Non potete immaginare invece quanto sia salutare estrarre questi vinili dal lotto e trovarsi a pensare: "ma che cazzo avevo in testa quando l'ho comprato?".

Tra l'atro ricordo perfettamente quando ho comprato The last command dei Wasp, avevo passato tutto il pomeriggio davanti alla sezione hard/heavy di Mariposa dischi a Milano, con diecimilalire che mi scottavano in tasca e in testa le ultime recensioni di HM (prima, tragica rivista di metal in italia) indeciso tra Dokken e, appunto, Wasp.

Alla fine mi sono deciso per questo inverosimile gruppo, che un paio di canzoncine all'esordio le avevano azzeccate, anche se in parte il loro successo mediatico era dovuto dall'iniziativa di gettare carne cruda (!!!) sul pubblico alle prime uscite live (bastava poco vent'anni fa per finire sui giornali...).


Cristo santo, ma guardate che faccia ha in questa cover il cantante nonchè leader e one man band (Blackie Lawless mi sembra si facesse chiamare)!

Ma che cazzo avevo in testa quel giorno?!?

giovedì 21 giugno 2007

Io e Pietro




Non capita anche a voi di quando avete fretta di avere la percezione che tutto vada piano? Quando torno a casa la sera a volte devo fermarmi al supermercato per il latte, il pane o la pancetta dolce per l'amatriciana, cose da toccata e fuga insomma. Visto che non sono di ritorno mai prima delle sette, devo necessariamente fermarmi nei grossi centri commerciali o negli ipermercati, e già così un operazione da pochi minuti si allunga nel tempo per la ricerca del parcheggio, dei reparti e per le distrazioni del percorso (libri,giornali,dischi,film). Alla fine fine prendo pane, latte un cd in economica e mi fiondo alle casse. Code ovunque. La scelta è: cassa rapida con un chilometro di coda o cassa normale con quattro persone in fila, ma dal carrello stracolmo? Guardi le cassiere, quale sarà più affidabile? Compi la tua scelta nella certezza assoluta che sarà quella sbagliata.




Infatti nella fila che hai scelto ci sarà sicuramente la cassiera nuova appena arrivata dall'agenzia interinale, il prodotto senza prezzo da controllare, lo storno di un acquisto, il nastro degli scontrini da sostituire, la pensionata che paga la sua spesa di ottantatre euro in monetine da 2 cent (le posso dare un pò di monete? Uno, due,tre,settantanove...No, non ci arrivo, mi ridia tutto"),sicuramente apriranno una nuova cassa dalla parte opposta del supermercato, non finiranno nemmeno di dire "informiamo i clienti che sta aprendo la cassa..." che saranno migrate già sette famiglie con annessi carrelli.

Me ne sto lì con i miei due litri di latte e il pane, e leggo le note del cd mentre tutte le altre file alle casse scorrono veloci e mi fanno marameo. Alla fine per un acquisto da cinque minuti ne ho persi trentacinque.

Conoscete il supereroe della Marvel Pietro nome d'arte Quicksilver? E' un pò il Flash (più noto hero della DC Comics, quella di Batman e Superman) della casa di Stan Lee, il suo potere è la velocità.
Quando hanno smesso di essere rigidi e ingessati, cominciando a scrivere storie divertenti e attinenti le vite comuni dei suepereroi, hanno scritto un racconto davvero gustoso su questo tizio.
Per lui che si muove a velocità folle e pensa a velocità folle, tutto il mondo va piano e adeguarsi a questo ritmo lo stressa e lo deprime. La sera racconta le sue frustazioni a Wanda, la sua fidanzata super eroina, poi spegne la luce e si avvicina per scoparsela.
Lei non si nega ma si raccomanda:"Però Pietro vai piano..."
Ecco a cosa penso mentre nelle file più estenuanti immagino di passare davanti alla vecchietta di cui sopra attraverso la sua eliminazione fisica, possibibilmente nel modo più doloroso possibile.
Penso all'ultima tavola di quella storia a fumetti e alla faccia fanciullescamente stupita di Pietro detto Quicksilver, mutante di professione Super eroe, davanti alla richiesta sussurrata dalla sua Wanda.

mercoledì 20 giugno 2007

Wacky races


Nel tragitto da e per il lavoro ogni giorno va in scena la gara dei cretini. Auto che superano a destra, a sinistra, sulle rotatorie, in curva. Appena si liberano 30 metri di asfalto sgommano e sfrecciano guidate con sprezzo del pericolo ed espressioni rabbiose da novelli alonso che subito dopo aver messo la macchina davanti alla tua devono inchiodare perchè ricomincia la coda dei pendolari. Strombazzno il clacson un attimo prima che il semaforo diventi verde, per tenerti sulla corda. Ti mandano platealmente a fanculo se dai una precedenza, o se permetti la svolta ad un auto bloccata nel traffico da sei ore, si incazzano, guardano l'ora nervosamente,sbattono le mani sul volante,si trivellano il naso e poi le orecchie, ascoltano i programmi satirici su 101 o Radio Deejay. Odiano il resto degli automobilisti che si frappongono tra loro e il raggiungimento del posto di lavoro. Se potessero falcerebbero pedoni, ciclisti, scooteristi, motociclisti, camionisti e tassisti.

Però.

Basta poco a riportare l'armonia e la solidarietà, un posto di blocco dei vigili o della polizia, e subito torniamo complici, abbaglianti e gesto della mano eloquente: "rallenta fratello, sbirri."

Già, ieri mi avrebbe asfaltato volentieri e oggi mi salva punti della patente e qualche decina di euro.
Ma solo noi italiani siamo fatti così strani?

lunedì 18 giugno 2007

Ravvedimento punk


Partiamo da questa citazione :"From the moment Shane walked on stage at the MANCHESTER Apollo on their reunion tour in 2001 and announced that it was good to be back in LIVERPOOL, through the last song,i realised i'd forgotten just how good the Pogues were"

E' riportata all'interno del booklet di Pogue Mahohne, ultimo disco della band senza Shane. L'ho letta e riletta come un mantra, ripetendola mentalmente e a voce alta. Ho realizzato che quello che avevo scritto sul blog a caldo dopo il concerto a Brixton è tutto sbagliato.


La delusione per lo show è stata forte, vedere Shane in quelle condizioni mi ha provocato pena e dolore, ma ha inciso sulla cattiva percezione dello show anche la stanchezza fisica (alla fine con Patrizio siamo stati in piedi più di 24 ore a fila) , il ritardo del concerto che rischiava di farci perdere l'ultima corsa per la bus station, la pessima acustica (e poi parlano delle strutture in italia...), l'incessante via vai da e per il bar proprio davanti alla nostra fila di posti e il divieto di alzarsi durante il concerto.

Adesso che i fatti hanno raggiunto la giusta sedimentazione, mi rendo conto che per i Pogues non vale il metro di giudizio degli altri artisti, i Pogues sono così, prendere o lasciare. Difatti Patrizio che li ha visti diverse volte sin dai loro esordi non era così abbattuto, è abituato al loro stile.

Certo, Shane negli anni ha avuto diversi tracolli e ha alitato fiato putrido in faccia alla morte in almeno due occasioni, si vede chiaramente quando esce in scena, ma i Pogues prescindono da questo.


E' proprio il contrasto tra Shane traballante e il resto del gruppo, lucido e potente, la forza dei Pogues. La sezione ritmica che va come un metronomo mentre Shane sbaglia l'entrata della strofa sono i Pogues. Shane che resiste al massimo tre canzoni a fila per poi scappare in camerino sono i Pogues. Unna scaletta da greatest hits che sostanzialmente non varia dal primo reunion tour del 2001 sono i Pogues.


Ci riempiamo tanto la bocca con lo spirito punk per poi non riconoscrlo nemmeno quando ci vomita sulle scarpe nuove.


Dopo averli visti a dicembre ero certo che Shane non avrebbe resistito un altro mese di tour, invece dopo il UK leg si sono presi qualche giorno di riposo e sono ripartiti per gli USA, ad agosto approderanno anche in Svezia e in Belgio per alcuni festival estivi.
Scommetto che l'incedere di MacGowan sarà incerto e claudicante come a dicembre, che ci metterà almeno due canzoni per scaldare la voce, che spider stacy e gli altri non ci faranno caso e continueranno a pestare sui loro strumenti, ma i fortunati che saranno presenti e che sono arrivati al giusto livello di consapevolezza a proposito della grandezza del gruppo, saranno estasiati dalla visione dell'ultima punk band del mondo.


E a culo tutto il resto.

Bestiario

A Linate si è svolta ieri la caccia alla lepre. Decine di uomini impegnati a catturare questi animali che negli ultimi tempi si erano moltiplicati in misura tale, che qualcuno considerava pericolosa. In effetti alla fine della battuta di caccia erano più di sessanta gli esemplari chiusi nelle gabbie di legno. Presenti cacciatori, esperti, guardie ecologiche. Dopo aver delimitato il perimetro da battere, hanno cominciato a setacciarlo. Dalle foto(http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/lepri-a-linate/lepri-a-linate.html) sembrano essersi divertiti parecchio. Un pò meno le lepri, proteste della LAV anche se i responsabili affermano che non sono state maltrattate.
Tutto questo a pochi giorni dalla presentazione da parte dell'azienda di gestione aeroportuale ai sindacati del piano "bird control" (che tutti declinano solo in inglese, per evitare gaffes...), che prevede l'utilizzo di personale della sicurezza per monitorare la presenza degli uccelli a fondo pista. In caso di eccessivi assembramenti gli addetti hanno in dotazione dispositivi visivi e sonori per fare allontanare gli ospiti indesiderati.
Per concludere questo tour faunistico nello stupefacente scalo meneghino, i giornali hanno dato un certo risalto ai sopralluoghi che i NAS, accompagnati dalla ASL, stanno facendo nei locali pubblici dell'aeroporto. Sono stati ispezionati e chiusi per qualche giorno il bar Spizzico degli arrivi, il ristorante Ciao al secondo piano e la mensa aziendale (1800 pasti/giorno). Hanno trovato poca igiene, scarafaggi ed escrementi di ratti. In questo caso la LAV non ha avuto niente da dire.

venerdì 15 giugno 2007

99 Posse rulez

Due righe su quella che per me è stata la folgorazione del 2007 devo proprio scriverle. Naturalmente conoscevo i 99 Posse, avevo ascoltato il disco con i Bisca e Corto Circuito, ma come è biblicamente noto, c’è un momento per ogni cosa, e all’epoca i guaglioni di Napoli non mi avevano entusiasmato.
Ritenevo che la componente ideologica fosse prevalente sulla qualità della musica, che gli interessasse di più urlare slogan che creare canzoni.
Come spesso mi capita, mi sbagliavo di grosso.
Gradualmente ho recuperato tutti i loro dischi, e mettendoli in sequenza è evidente il lavoro di crescita e di maturazione, melodico e lirico, dei novenove.
Fondamentale è stato probabilmente negli anni la crescita del ruolo di Meg, la voce femminile del gruppo che bilancia le diverse anime artistiche della band.
Nel tempo si passa dal rap/ragamuffin da centro sociale degli esordi ad atmosfere non lontane dai Massive Attack, passando anche per una costante crescita a livello lirico, senza che questo abbia attenuato rabbia e sarcasmo (da O’documento a All’antimafia) per denunciare le italiche disuguaglianze sociali .

La vida que vendrà, l’ultimo disco dei novenove è secondo me anche il più completo, la definitiva maturazione. Non capita spesso che un gruppo capisca quando è il momento di fermarsi, e lo faccia all’apice della creatività; i 99 posse ci sono riusciti. A parte una paio di tracks, l’album mantiene un livello qualitativo straordinario, i primi cinque pezzi formano una sequenza micidiale che leva il fiato, lo splendido rap finale Povera vita mia vale per efficacia comunicativa più di tanti simposi sul precariato e sulla Biagi.

Spiace non vedere più i ragazzi fare dischi e concerti, ma come dicevo, meglio così che ridursi a caricature, che in giro si sprecano.
Posto una playlist antologica che mi sollazza da tempo.

1-Comincia adesso
2-Fujakka
3-Curre curre guagliò
4-All’antimafia
5-L’esplosione è imminente
6-Non c’è tempo
7-L’anguilla
8-O’ documento
9-Spara
10-Sfumature
11-Rigurgito antifascista
12-Comuntwist
13-Quello che
14-Povera vita mia
15-Facendo la storia
16-Ripetutamente (Crawling version)
17-Ripetutamente (original version)
18-El pueblo unido

mercoledì 13 giugno 2007

Una pizza come Dio comanda.

Dopo i pupazzetti, gli adesivi, i tv movie, i cartoni animati, i fumetti, i portachiavi, i calendari e i mouse pad, Padre Pio ha l'onore di avere intestata una pizzeria.
Pizzeria Padre Pio, nuova gestione con consegne a domicilio.
A San Giuliano Milanese in Via Mazzini.
Amen.

Il pane e le rose

C’è in questi giorni (12 e 13 giugno) lo sciopero nazionale delle imprese di pulizia. I lavoratori del settore si fermano perché il loro contratto è scaduto da due anni, e a fronte della richiesta sindacale di un aumento di
€ 91, le aziende chiedono,tra l’altro, di non pagare più i primi tre giorni di malattia del dipendente e di cancellare la norma che prevede la conservazione del posto di lavoro anche a fronte di un cambio di impresa.

Ora, voi credo conosciate le condizioni di lavoro di queste persone. Sono lavoratori in genere non più giovani fuoriusciti dal mondo del lavoro senza requisiti professionali particolari che si prestano a svolgere questa mansione per arrivare alla pensione o sono lavoratori extracomunitari. Gli stipendi sono tra i più bassi in giro. Hanno spesso a che fare con capetti minchiosi che li minacciano, li intimidiscono, non gli pagano gli straordinari. Le aziende che appaltano le pulizie degli uffici fanno gare sempre più al ribasso, cosicché chi vince l’appalto lo subappalta, ma anche così facendo è difficile che un’impresa riesca a stare nei costi per più di uno-due anni. La garanzia della conservazione del posto di lavoro per questi lavoratori è l’unica tutela che hanno al dumping e alla cancellazione totale di ogni forma residua di dignità lavorativa.
Penso a due cose: uno è il film americano di Loach Il pane e le rose, che racconta proprio delle lotte sindacali all’interno di una impresa di pulizia statunitense, soprusi e sopraffazioni quotidiani tra l' indifferenza degli impiegati dei grattacieli.
E l’altra è che i padroni ( sì, questi sono padroni,non imprenditori) non cambiano e non si fermano mai. Anche i diritti minimi essenziali si possono ulteriormente peggiorare , privando le persone della loro dignità e della loro identità.

Springsteen with the Sessions Band Live in Dublin


E’ da una vita che Springsteen non pubblica un disco con una copertina decente. Fino a Born in the USA tutto bene, con i picchi di realismo fotografico di Darkness e The River, da lì in poi il naufragio creativo. Quest’ultimo live chiude (in)degnamente il cerchio. Nemmeno un bootleg anni ottanta sarebbe potuto scendere così in basso. Davvero uno sforzo creativo da Gianni e Pinotto. Per fortuna la musica dentro è tutta un'altra storia, va da sé.

Mi piace questa nuova posizione di Springsteen riguardo la pubblicazione dei live, ha fatto penare i suoi fans dodici anni per il suo primo disco dal vivo (il quintuplo vinile Live 75/85, forse il live più atteso della storia), ma dopo il 1992 li ha sfornati con una certa frequenza.

E’ un apprezzabile fotografia del tour con la Seeger Session Band che viene immortalata in questo doppio cd (più dvd) registrato a Dublino nelle date conclusive della seconda parte del tour europeo.

La Session Band (in questo disco ha perso il prefisso Seeger), una combriccola composta in larga parte di sconosciuti nerds del pentagramma, è in forma e rodata, violini, flauti, contrabbasso, fisa, mandolini e chitarre si amalgamo con il sound dixieland della sezione fiati, creando una contaminazione veramente unica ed emozionante. Springsteen sembra ritagliarsi un ruolo quasi da comprimario, fa meno il one man show e si integra con l’orchestra lasciando parlare la musica.

Mi lasciano un po’ perplesso le versioni stravolte dei suoi classici, non che siano brutte interpretazioni, ma mi chiedo cosa rimanga di Open all night nella pur travolgente versione qui proposta o di Atlantic City e di Blinded by the light addirittura messicaneggiante. Per capire il senso della mia critica, immaginate brani dalle atmosfere cupe tipo Emozioni di Battisti o Luci a S.Siro di Vecchioni sulla base de La bamba e ci sarete vicini. Ripeto, tutta roba gradevole, ma che lascia una strana sensazione di lusso superfluo.
Strepitose invece le versioni di Eye on the prize, When the saints go marchin in, This little light of mine, Erie canal e Pay me my money down con il sing along del pubblico. Inspiegabile e per certi versi imbarazzante invece la scelta di di chiudere il disco con il pop-reggae di Love of the common people, che davvero non centra niente con il resto.

Mi sarebbe piaciuta un’operazione del genere (cioè un instant live) anche per il tour di Devil and dust, dove, secondo me più che nel tour solo di The ghost of Tom Joad, Bruce è stato padrone unico e incontrastato del palco, pasticciando anche con l’elettronica e interpretando classici e forgotten songs con passione ed estro. Memorabile la versione blues alla Tom Waits di Reason to believe, che apriva gli show, e la spettrale Dream baby dream dei Suicide in chiusura.

Resta il fatto che se per i primi anni della sua carriera in molti ci lamentavamo dell’esiguo numero di dischi pubblicati (soprattutto a fronte dell’enorme mole di lavoro in studio, e della frenetica attività concertistica), mi sembrano strumentali le polemiche di una parte dei fans che rognano per la ragione diametralmente opposta.

Per me una nuova uscita del Signor Scialfa è sempre una festa.

venerdì 1 giugno 2007

Porno: un affare di famiglia

Volevo segnalare la messa in onda su Comedy Central (pacchetto Intrattenimento Sky) di un reality particolare. Si chiama: Porno, un affare di famiglia. La telecamera segue 24h una casa di produzione di film porno a conduzione familiare. Il protagonista, che è anche il regista dei film, si chiama Adam Glasser, anche se per produrre e girare i suoi film usa lo pseudonimo di Seymore Butts. Con lui il cugino, che si occupa un po’ di tutto nella gestione dell’azienda, e la madre. Il reality è ambientato a San Fernando Valley, vicino a Los Angeles, il genere di film hard prodotto da Adam Glasser è "il Gonzo movies" ovvero pellicole in digitale in cui la trama è del tutto assente e il titolo originale dello show è "Family Business".

La serie è divertente, mostra i casting, i dietro le quinte delle riprese, le ricerche delle location, la vita privata dei protagonisti, le particolarità che capitano, come una coppia che paga cinquemila dollari per farsi fare un personale film porno professionale, le difficoltà di trovare location, di girare all’interno di un auto in un parcheggio pubblico, la segretaria della casa di produzione che decide di diventare pornostar e la scelta del nome d’arte, i distributori che non pagano, le attrici che durante il casting dicono cosa vogliono e cosa non vogliono fare (stupendo in questo senso un dialogo di una puntata: Attrice del Casting: “non faccio scene anal.” Seymore Butts: “ma tu hai visto qualche mio film?” AdC: “beh, sì”. SB: “e allora dovresti saperlo che mi chiamano the King of Anal,no?”). Le immagini sono esplicite, anche se ovviamente censurate. In USA sono arrivati alla quarta stagione, e Glasser ha annunciato che non proseguirà oltre. La serie è stata pubblicata anche in DVD, ma solo in USA e UK.

Civil War 3


È dal momento in cui il primo lettore ha posto la fatidica domanda: “ è più forte Hulk o la Cosa?”, che alla Marvel hanno compreso il potenziale di una bella scazzottata tra super eroi. Il problema è sempre stato trovare una ragione verosimile perché gente che andava (più o meno) d’amore e d’accordo si gonfiasse vicendevolmente di mazzate.

Una volta individuato il motivo del contendere si prepara quello che viene definito crossover, una serie speciale limitata in cui si racconta la storia della mega rissa, collegata però a tutte le serie regolari più importanti dell’universo Marvel in cui avvengono i fatti annessi alla saga. In questo modo, per avere una visione completa dell’evento bisogna acquistare almeno tre-quattro albi ad esso correlati, diventando così, se non lo si è già, potenziali lettori e contribuendo al rilancio delle testate.
Un’altra caratteristica delle saghe di questo tipo è che al loro termine devono portare cambiamenti importanti nei personaggi o nella famigerata continuity Marvel.

L’ultima volta che sono stati riuniti i super eroi più prestigiosi per una rissa da bar è stata giusto vent’anni fa con un crossover chiamato Guerre Segrete, trama esile come carta velina: un tizio onnipotente rapiva tutti i tipi in calzamaglia, li portava su un pianeta a millemila chilometri di distanza dalla terra, e una volta radunati gli imponeva di menarsi fino alla morte, promettendo per la fazione vincente la realizzazione di qualunque suo desiderio. Inutile dire che il piano fallisce e tutti tornano a casa felici e contenti. Da questa saga Spiderman è tornato a casa con il suo costume-alieno nero.

Oggi tutto è cambiato, nei comics Marvel c’è molta più autoironia, più realismo nei riferimenti storici, è stato violato anche il tabù delle parolacce. Oggi che i cittadini americani hanno meno libertà personali, meno privacy, e che se sono scambiati per terroristi spariscono dalla faccia della terra senza nemmeno un processo, non stare dalla parte del governo equivale ad essere nemici degli USA (un concetto caro agli States dai tempi di McCarthy) e da qui arrivare alla guerra civile, non solo tra super esseri, ma anche tra cittadini sostenitori dell’una o dell’altra fazione il passo è breve. Sono stati intelligenti gli autori di questa saga a piazzare tra i ribelli l’icona americana dei fumetti, Capitan America, e tra i filo-governativi un personaggio come Spiderman, da sempre pensatore indipendente e custode intransigente della sua identità segreta.

In questo terzo numero, o meglio, negli eventi collegati a questa uscita, la Cosa dei Fantastici Quattro decide di non schierarsi e annuncia la sua intenzione di lasciare il paese, Spiderman comincia a covare dei dubbi sulla sua scelta, Iron Man (leader della fazione pro-governativa) massacra letteralmente di botte Capitan America e il numero si chiude con il ritorno fragoroso di Thor sulla scena. Che c’è di strano dite voi? Beh, il Dio nordico era morto nell’apocalisse degli Dei di Asgard (chiamata Ragnarock) solo qualche mese fa.


Giuro che per la prossima uscita sarò meno prolisso.

mercoledì 23 maggio 2007

Camorra for dummies


Gomorra di Roberto Saviano si conclude illustrando uno dei grandi business della camorra, lo smaltimento dei rifiuti. Il TG5 di Rossella lo definirebbe “un argomento di drammatica attualità”, mostrando le immagini della spazzatura ammontonata in questi giorni per le strade di Frattamaggiore e degli altri comuni di quella zona e magari mandando folkloristiche interviste agli abitanti della zona esasperati. Saviano chiude la sua opera prima descrivendo minuziosamente come, dove e per conto di chi, i clan smaltiscono rifiuti di ogni tipo. Occultandoli nelle viscere della terra, nelle cave naturali, nel mare. Stuprando con ferocia e senza sosta il loro stesso territorio, provocando danni ecologici incalcolabili e facendo alzare in modo esponenziale, in alcune zone depositarie di rifiuti tossici, la percentuale di malati di tumore. Smaltiscono i veleni di tutta Italia, nord e nord-est in primis, permettendo alle grandi fabbriche di risparmiare l’80, il 90% di quanto avrebbero dovuto pagare rispettando le regole relative allo smaltimento.Paradossalmente, nonostante il pauroso volume d’affari di questo business, i rifiuti locali, quelli cioè ordinari prodotti dalla popolazione, vengono lasciati a marcire, a putrefarsi, a infestare l’aria, a bruciare nei cassonetti.

Non ho mai letto prima d’ora un libro inchiesta sulle mafie. Sono certo però che ne sono stati scritti a decine da giornalisti, giudici, ex magistrati, politici. Non so spiegarmi perché questo di Roberto Saviano sia diventato un caso editoriale, al pari delle pubblicazioni per adolescenti di Moccia. Certo, un po’ il linguaggio usato, un pò il modo in cui Saviano ha scelto di parlare di un argomento drammatico e secondo me sconosciuto ai più nelle sue dimensioni, possono aver contribuito a rendere questa opera vincente.

Considerata la ferocia delle famiglie di questo cartello criminale, dei suoi adepti, e di chi brama di farne parte, è innegabile che Saviano,un giornalista meno che trentenne, abbia avuto coraggio a scrivere questo libro, a tirare in ballo grandi aziende, i politici, a mettere alla berlina potentissimi boss del passato e del presente. E a continuare ad avere un atteggiamento determinato ed aggressivo nei confronti delle famiglie, come quando, durante una serata promozionale, si è scagliato duramente contro un appartenente ad un clan camorristico, notato tra il pubblico, verosimilmente per spaventarlo con la sua presenza.

Non riesco a trovare difetti a questo lavoro, l’autore ha fatto un lavoro di ricerca sul campo, nel porto di Napoli, a Secondigliano, Casal di Principe, nelle ville confiscate ai boss, in strada con i ragazzini non ancora adolescenti che sognano di morire da boss, ha ascoltato le playlist negli i-pod dei killer di camorra solo per scoprire che si caricano per gli omicidi ascoltando i nuovi melodici napoletani; sciorina dati raccapriccianti sui soldi: a milioni, che servirebbero i numeri ad iperbole di zio paperone per contarli; sui morti:a migliaia, per strategie economiche, per le guerre dei clan, per uno screzio, perché passavano di lì, perché hanno detto no.

Dipinge un quadro senza speranze e senza prospettive di quelle zone della Campania; entrare nel Sistema (oltre naturalmente a emigrare) è in molti casi l’unica via d’uscita dalla miseria e dalla strada. Non valutate questa frase come una frase fatta,un’ alibi già sentito in lungo e in largo;c’è un dato concreto che la supporta: un soldato della camorra porta a casa uno stipendio, e se muore o viene arrestato garantisce alla sua famiglia un sostentamento, una sorte di pensione di reversibilità, concessa dal clan per il quale lavora, finchè ovviamente non viene deposto e sostituito da un'altro cartello criminale.

Leggendo Gomorra ci si trova davanti a centinaia di nomi, boss, killer,sottoposti,ragazzi comuni,politici,conniventi a vario titolo. In qualche caso tornano alla mente nomi sentiti distrattamente al telegiornale, in altri capi clan che hanno mosso montagne di miliardi hanno un nome insignificante, mai sentito prima, eppure per un periodo sono stati tra le persone più potenti d’Italia. Emergono anche, distillati come gocce di un’antidoto raro e per questo prezioso, atti di coraggio improvvisi, da parte di semplici cittadini, politici o preti che hanno pagato le loro azioni quasi sempre con la morte e qualche volta con lo sradicamento dalla loro realtà, dagli affetti e dal lavoro per entrare nel programma di protezione dello Stato.

Il titolo che ho scelto per questo post non è dunque sarcastico o irrispettoso, le famose guide “for dummies” spiegano ai neofiti, in maniera elementare e passo dopo passo, il funzionamento di cose complicate. Lo stesso fa Saviano con il Sistema: spiega a cittadini disattenti, disinteressati, nati nelle latitudine giuste come la camorra, attraverso attente strategie economiche e con tatticismi militari spietati ha ottenuto il controllo di buona parte del territorio e dell’economia italiana.

sabato 19 maggio 2007

La musica di qualità

Poche pippe mentali guagliò, la musica di qualità è tutta quella dalla quale ci facciamo sollazzare, subendola inerti con sorrisi beoti stampati in viso,e nessun altra. Listen without prejudice è l'unica regola. Cristo santo, durante il mio viaggio tra le riviste musicali italiane mi hanno spacciato tali schifezze per capolavori, da farmi venire il rigetto, a me che ho tenuto in piedi per anni l’editoria rock italiana! Un capolavoro l’ultimo Shines? Ma fottetevi, l’avete ascoltato My name is Buddy di Ry Cooder? E Joanna Newson? Per la miseria piazzate nel lettore West di Lucinda Williams e non fate i fighetti snob!
Jesse Malin fa grande FM rock, scopiazzando qua e là, commettendo con Prisoners of Paradise un plagio epocale ai danni di My sharona dei Knack, ma raggiunge lo scopo di fare un disco di canzoni divertenti e cazzute, lenti e pezzi tirati come dio comanda.
Il fatto è che sono troppo affezionato alla forma classica della pop song, strofa-ritornello-strofa-ponte-ritornello, non è un problema di durata, tre minuti o sette fa uguale, è un discorso di struttura. Sarà per questo che non ho mai digerito il prog (e ci ho provato, credetemi), anche se sto apprezzando Fear of a blank planet dei Porcupine Tree.
Sono ricettivo, apprezzo i consigli diretti o indiretti da qualunque fonte arrivino, il forum, i blog degli amici, Vanity Fair che leggo sul cesso (anche se la rubrica musicale la fanno fare a Luca Sofri), Sorrisi e Canzoni a casa dei miei. Se avessi avuto il p2p a 19 anni credo sarei impazzito, imploso.
Come al solito vado fuori tema, e allora la chiudo qui. Tutta questa melina per dirvi che sto ascoltando con un certo gaudio Hybrid theory dei Linkin Park, che fino all’altro ieri mi stavano sui coglioni, e incredibilmente mi divertono persino i Battles, fate un po’ voi.

Tentazione

Sto pensando di farmi una due giorni romantica a Parigi approfittando dell’offerta Ryanair in corso e valida fino a lunedì. Il punto è che la mia signora conosce i suoi turni (e quindi i giorni di riposo) solo fino alla fine del mese, e solo tra una decina di giorni verrà a sapere quelli di giugno. A Maggio niente sabati o domeniche di riposo per lei, io non posso proprio prendere ferie, quindi devo orientarmi su giugno. Lascerei a malincuore Stefano ai nonni, ma tra il lavoro, il montaggio dei mobili, l'imbiancatura della stanza del piccolo e il facchinaggio per eliminare i mobili vecchi, uno stacco di due giorni ci vorrebbe proprio.E visto che i biglietti sono sostanzialmente gratis,sto pensando di prenderli uguale e poi male che vada rinuncio.Per l’hotel invece aspetto i turni, purtroppo quello si paga.
Comincio a documentarmi sulla zona di Parigi dove prendere alloggio per una notte, cosa vedere e a cosa rinunciare in due giorni scarsi di vacanza, cerco il mio preziosissimo volume “Il francese a fumetti”.
Ah dimenticavo, l'iniziativa vorrebbe essere una sorpresa, perciò siate discreti...

venerdì 18 maggio 2007

Magnetic Fields, 69 love songs


Ho da tempo una strana forma di attrazione e di riverenza verso questo disco, mi affascina e non so perché, visto che non ho mai ascoltato nemmeno un solo frammento di una sola canzone, e non ho mai osato rovinare cotanta passione platonica scaricandolo. Lo voglio e basta.

L’ho corteggiato a lungo leggendo recensioni, imparando a memoria alcuni dei titoli delle canzoni, “love is like jazz”; “ all my little word” ; “zebra”; "fido, your leash is too long"; e adesso mi sento pronto a possederlo. Oggi farò l’ordine a Sweet music, il negozio di Salsomaggiore che vende per corrispondenza, e con soli € 21.99 andrò a vedere le carte di questa ossessione. Un po’ fremo. Bramo per questo incontro a lungo atteso e so che anche lui è eccitato, come per un blind date. Saremo all’altezza delle aspettative?

domenica 13 maggio 2007

Beppe

Giovedì sono stato chiamato, insieme ai delegati sindacali interni e al caporeparto, dal responsabile del personale di un'azienda del mio settore per gestire un "caso umano". Un lavoratore cinquantenne che, a seguito di difficoltà personali (un divorzio tre anni fa), ha cominciato una deriva che lo ha portato a presentarsi al lavoro costantemente ubriaco. La mansione che svolge è autista di furgoni sul piazzale degli aeromobili a Linate. Il suo stato di salute è talmente precario che sovente si addormenta tra un viaggio e l'altro, a volte addirittura mentre guida. Solo la sua buona stella finora gli ha impedito di cagionare danni a se stesso o agli altri. Questo direttore del personale, a confronto di altri pezzi di merda che si trovano in giro per aziende, è una persona ragionevole e tutto sommato comprensiva, più di una volta ha chiamato il lavoratore per dargli una raddrizzata, la cura però ha avuto effetto poche settimane e poi si ricomincia come prima.

I colleghi non lo sopportano più. Lavora male, e spesso si devono fare carico delle sue dimenticanze, è sempre aggressivo, è sporco. Mi hanno raccontato che dopo il divorzio aveva avuto il colpo di fortuna di ricevere un'eredità in denaro, ma che, frequentando una prostituta nigeriana, è entrato in un giro di sciacalli che gli hanno prosciugato tutto.

In mia presenza al capo del personale diceva che se "quella là" (la nigeriana) lo sposasse, lui smetterebbe immediatamente di bere e righerebbe dritto; che quando passa davanti al bar, non sempre vorrebbe entrarci, ma "mi chiamano dentro, e allora come si fa?"; e che "ho bisogno di un mese di ferie perchè sono stanco".

Di fronte alla minaccia di liceziamento se non si mette a posto, mi sono offerto di accompagnarlo ai servizi sociali del suo paese, ho preso contatto con l'assistente sociale e fissato un appuntamento per la prossima settimana.
Non so se lui verrà.
Ma vedendo quest'uomo di cinquant'anni, distrutto e senza prospettive future, davanti al capo del personale che lo incalzava, non mi sono sentito un uomo migliore di lui. So che le spirali di autodistruzione sono trappole micidiali e appaiono le uniche vie di fuga, quando la tua vita è andata a puttane. Cosa impedisca ad uno di caderci non lo so; gli amici, la famiglia, il carattere. La fortuna.
Ai presenti nella stanza serve uno come Beppe, li fa sentire migliori, dà senso e valore alle loro vite, ai loro matrimoni alla loro stanca routine. Pensano che tutto sommato non si possono lamentare, tornano a casa meno avviliti del consueto, pensando che qualcosa di buono hanno combinato, in fondo.
Guardo Beppe e ho l'impressione che nel suo delirio alcolico colga questi aspetti, che reciti il suo ruolo consapevole della sua utilità, nel contesto della vita degli altri.
VI AGGIORNO
Ci è venuto Beppe, dall’assistente sociale. Ed ha anche accettato di seguire un programma di “ascolto” presso una struttura specializzata di un paese vicino al suo. L’unica cosa che ha detto,interrompendo l’assistente sociale che con tono di voce professionalmente pacato gli spiegava perché sarebbe stato per lui opportuno recarsi in questa struttura, e alzando l'indice come uno scolaro che vuole rispondere per primo alla domanda del prof, è stato: “si, ma guardi però che io non sono alcolizzato”. Dopo una decina di minuti eravamo fuori, mi sembrava tranquillo e soddisfatto. Adesso viene il difficile, ma intanto Beppe - Azienda 1-0.

mercoledì 9 maggio 2007

Love songs




Mio cugino aveva due grandi e uniche passioni musicali, Celentano e gli Squallors. Fino alla maggiore età passavamo tutte le estati insieme, a casa degli zii a Eboli, o in altri luoghi di villeggiatura. L’estate del 1985, una delle ultime insieme, io ero già in fissa per Springsteen e lui non faceva altro che ascoltare il disco nuovo degli Squallor: Uccelli d’Italia. La parabola di questo strano gruppo napoletano era in fase calante, ma quel disco conteneva due brani che mi sono rimasti appiccicati addosso per più di vent’anni; roba cioè che ogni tanto, senza una ragione partivo a cantarli, e non riuscivo a fermarmi.

Di recente ho provato a cercarli su slsk, e dopo qualche tentativo andato a vuoto li ho trovati. Una canzone in particolare contiene un passaggio che può essere inserito a giusto titolo tra i testi delle songs più note del pop rock, al pari di satisfaction, wish you were here, blowin in the wind, london calling e le altre che hanno fatto la storia della musica e della letteratura rock. E’ un urlo di disperazione da parte di un uomo la cui donna, affetta probabilmente da qualche grave patologia, non riesce ad evitare di concedersi a chicchessia nel quartiere, al punto che lui, il cantante, non può più farsi vedere in giro. E allora quest’anima sconvolta, disperata, ma sempre innamorata della sua donna, prende una drammatica ma evidentemente inevitabile decisione: diventare il magnaccia della sua fidanzata. Nel testo questo passaggio doloroso viene narrato con garbo e finezza, fino all’epocale passaggio finale, carico di pathos e tensione, in cui il nostro da libero sfogo al suo ego ferito (traduco per chi ne ha bisogno):


Pe' stu vico nun ce passo cchiù,
pe bucchin che 'n c'è fatto tu,
pe nu poco 'e murtadella te chiavasti o' salumiere,
te pigliasti 'a manuvella da Peppin o' parrucchiere,
ma io songo 'nnammurato 'e te, e nun piglio manco 'nu cafè,
pecchè 'o bar affianco 'o vascio piglia 'e cazzi pe' briosce,
sta miniera mmiezzo 'e ccosce sfrutterò..

(…)



E si tengo ancora 'a Cadillac, è pecchè tu 'o pigli dint'e ppacche,
quand n'ommo resta sulo, è pecchè l'avuto 'nculo,
ma stavota l'aggio mis' nculo a te..
(‘O RICUTTARO NNAMMURATO)

TRAD.

per questi vicoli non ci passo più
a causa dell’elevato numero di pompini che hai elargito
per un po’ di mortadella ti sei concessa al salumiere
la stessa cosa hai fatto con peppino il parrucchiere
ma io sono innamorato di te
e non riesco più nemmeno a bere un caffè
perché al bar di sotto prendi i cazzi per le brioches
questa miniera che hai tra le gambe la farò fruttare

(…)

e se mi posso permettere ancora la cadillac
è perché tu lo prendi tra le chiappe
usualmente, quando un uomo resta solo, è perché è stato inculato
ma in questo caso, sono io ad aver inculato te…


anche l’altra canzone è un lancinante grido di dolore da parte del protagonista abbandonato dal suo amore che urla alla notte tutta la sua inquietudine:

“nun teng che ffa, m' vac a cuccà,
e nun dorm, e ritorn co pensier a 'sta pucchiacc,
a 'stu cazz e ceralacc, cant semp "I'm loving you"...
vafanculo cu chi vuò tu,
n'ata vota my heart is blue,


si 'stu core rimane sulo tu vafanculo cu chi vuò tu,
n'ata vota t'aggia vasà, n'ata vota t'aggia chiavà,
nun fa nient si m' ne pent, si ropp tu nun m' cac' cchiu'...”
(VAFANCULO CON CHI VUO’ TU)

TRAD.
non ho niente da fare, vado a letto
non riesco a prendere sonno, e penso a questa pucchiacca (vagina)
a ‘sto pene duro come la ceralacca, continuo a cantare i’m loving you…
vaffanculo con chi ti pare
ancora una volta my heart is true
se il mio cuore resta solo tu vaffanculo con chi ti pare
un’altra volta devo baciarti
un’altra volta devo chiamarti
non importa se poi mi pento e tu non mi caghi più

Date anche voi il vostro contributo alla riscoperta di tesori nascosti di inestimabile valore culturale e artistico e abbandonate il vostro essere uomini a queste note, che sapranno lenire tutti i vostri turbamenti amorosi.

sabato 5 maggio 2007

Passa 'o tiempo e che fa

Prima o dopo doveva succedere.
Abbiamo comprato la cameretta al pupo, e quindi la stanza che usavo come studio e archivio va svuotata. Dentro custodivo sopratutto vinili, poi anche libri e cd che non hanno trovato posto nelle librerie in soggiorno. Riesco a trovare posto in casa solo per il 50-60% degli ellepì e meno della metà dei libri (molti tascabili) , cd (già scartati a loro tempo dalla cdteca principale) le ultime, romantiche, musicassette. Ho coperto il pavimento di copertine di longplaying, faccioni sorridenti e incazzati; paesaggi; disegni; pose ridicole; look assurdi; capelli permanentati, gellati, assenti, lisci, imbrillantinati; macchine; pochi strumenti musicali, che strano. Ho fatto due pile, una diretta all'arca di Noè del salotto e una al purgatorio del garage. Devo dire che negli anni, e attraverso gli ordini postali a prezzi stracciati su top ten, nannucci e sweet music, ho raccolto davvero tanta merda, molte volte mai nemmeno ascoltata .
Poi è toccato ai libri, einaudi,feltrinelli,oscar mondadori. Qui le opzioni erano tre, visto che qualcosa rimarrà nella stanza di Stefano: 1) i privilegiati che resteranno 2) i meno fortunati che andranno in garage (dove lo spazio è in esaurimento) 3) quelli che passeranno a miglior vita, riciclati dalla spazzatura. Idem per le riviste musicali.
Poi è stata la volta di smontare e portare giù due pesanti scaffali IKEA che mi avevano seguito da quando vivevo solo in un'altra casa. Hanno fatto il loro tempo, due traslochi li hanno profondamente segnati, ormai non stavano su nemmeno con il viagra.
Ecco, è rimasta solo la scrivania col pc dalla quale sto scrivendo,ed è una situazione che mi suggerisce immagini cinematografiche che non riesco a tradurre, peccato.

martedì 1 maggio 2007

Primo maggio di cattivi pensieri


Buon primo maggio a tutti i lavoratori.
Soprattutto ai precari a vario titolo, in somministrazione, CO.CO.PRO,a tempo determinato, in affitto, sotto caporalato, stagisti.
Un esercito di milioni di persone, e mi riferisco solo al lavoro “regolare”, cui,se non rientrano nel migliaia di morti/anno, spesso vengono negati i diritti delle leggi 300/70 (statuto dei lavoratori); 151/01 (testo unico maternità, paternità e congedi); 66/03 (orario di lavoro); senza contare poi i bollini per la pensione, la malattia e l’infortunio.
I sindacati (CGIL in testa) sono ormai composti per la metà da pensionati, non sono in grado di rispondere ai fabbisogni di questa massa critica di persone che cambia più lavori in tre mesi di quanti ne hanno cambiati in 30 anni i loro genitori.
Le aziende hanno tutti gli strumenti possibili e immaginabili per ottimizzare le risorse, ma vanno male comunque. Il loro sport preferito si chiama chiagn'e fott,fott e 'chiagne.


Mi piace rifugiarmi nel sarcasmo amaro di Comuntwist dei 99 Posse, che nel 2001 cantavano così:

Perché quando il compagno Marx

si portava ancora non male

il nemico del popolo era il padrone ed il capitale,

ma adesso che non va più e lo stato sociale è finito

il nemico del povero è il più povero e così all’infinito

Sono comunista totalmente fuori moda

sono comunista che per questo non vi vota

talmente fuori moda e talmente comunista

CHE BALLO IL TWIST!


E allora let's twist again...




sabato 21 aprile 2007

Spring break

Dopo aver ascoltato qualcosa dall'ultimo disco di Pino Daniele volevo aprire un topico sul forum dei Bravi Ragazzi dal titolo: "artisti che hanno dato molto alla musica ma che dovevano smettere 20 anni fa".
E' tipico di noi dinosauri, in nome delle emozioni provate quando questa gente davvero creava, continuare a dargli chances. Ricordate? Sosteneva qualcosa di simile Hornby a proposito di Stevie Wonder, che è un pò un Pino Daniele in grande.
Sapevo, nel momento in cui ho premuto il tasto play su "rhum e coca" l'ultima - aheem - fatica del Pino nazionale, che non avrei rivissuto le magie dei suoi primi lustri, ma, per la puttana, neanche mi sarei immaginato che potesse cadere così in basso, nell'auto plagio più imbarazzante e banale al mondo. Tra testi e musica si rischia la morte cerebrale.
Per il resto mi sto preparando ad una settimana (provvidenziale) di vacanza e sto ficcando tutto quello che ci può stare nel mio creative da 1 giga, so già che non avrò granchè tempo di ascoltarlo visto che vorrei dedicarmi il più possibile a Stefano che nel resto dell'anno vedo dalle 20:00 in poi, ma che vacanza sarebbe senza una strategia pianificata da ascolto?
In valigia anche Gomorra, di Roberto Saviano e sono pronto per partire. Mi resta da lavare un pò la Clio e controllare gomme e olio.
Ci si vede tra una settimana.

lunedì 16 aprile 2007

Venite a prendermi

Vi ricordate il laser disc?
Era praticamente un cd formato 33 giri e doveva essere il futuro del video home entraitment.
E il mini disc?
Era un dischetto grande come un floppy e doveva sconvolgere il mercato della musica da passeggio. Peccato che si sentisse poco meglio delle cassette. Nonostante una mega marchetta nel film Strange Days, è scomparso da mercato.
Il DAT, il DAT vi torna?
Doveva sostituire le audio cassette, con una qualità molto migliore.
E la battaglia tra i videoregistratori a formato Beta e il VHS?
C'è un momento che ciclicamente torna nella nostra vita da consumatori, in cui i colossi dell'industria decidono che abbiamo bisogno di più qualità - che gentili - e di rinnovare il formato della nostra collezione di dischi e/o film.
I CD e i DVD hanno trovato mercato fertile perchè innovativi, qualitativamente eccellenti (sopratutto i DVD) e perchè sostituivano prodotti brutti (le VHS) o belli ma datati e reperibili (gli amati long-playing). Sembrava una rivoluzione, e forse in parte lo è anche stata, finche non è arrivato internet, l'mp3 e il p2p. Stop. Torniamo all'industria dell'intrattenimento.

Sony (sonoramente bastonata dal fallimento della scelta del Beta e del minidisc) ha lanciato da qualche tempo sul mercato il Blu Ray(dal colore del laser/lettore che si distingue dal canonico rosso) Disc (BD) , prodigio della tecnica video, che promette una qualità senza precedenti, ottimale per i televisori HD. Piccolo particolare, non funziona con i vecchi DVD. I concorrenti, capitanati da Philips, hanno puntato invece sul HD DVD, che migliora l'attuale formato ma continua a supportarlo.
La domanda che mi faccio è: ma chi cazzo ve l'ha chiesto?
Ma davvero pensate che non abbiamo altro a cui pensare che cambiare televisore, lettore e supporti ogni lustro (se non prima)?
Ma chi, dopo aver buttato chili di plastica nera e nastro (i VHS) rifarà la stessa operazione pochi mesi dopo con i DVD?
Ma quanti soldi ci speculate su ste operazioni?
E quanti lavoratori licenzierete se andrà male (e a qualcuno andrà di certo male), invece di pagare in prima persona, spocchiosi genialoidi?
Beh, sappiate che io possiedo ancora un HI-FI vecchia maniera, con il piatto per i long-playing e col lettore CD - udite udite - senza MP3, oltre ovviamente a centinaia di 33 giri e qualche decina di 45 giri.
Ho scorte di viveri per i prossimi 50 anni.
Non mi avrete mai come volete voi.

domenica 15 aprile 2007

Profondo nero

Sono un po’ in ritardo, ma il tempo è quello che è.
Qualche giorno fa su Repubblica una bella inchiesta sul lavoro nero in edilizia. Un giornalista ha fatto per un mese il muratore in nero sotto caporalato a Milano e hinterland.

Dal reclutamento in piazzale Lotto alle cinque, al lavoro in cantiere dalle sette alle diciassette. La prima settimana non è pagata (è di prova!), poi la paga è di 3-4 euro all’ora. Il primo stipendio dopo circa due mesi.
Nessuna sicurezza, nemmeno il casco di protezione e tanto lavoro, finchè non piangi per la stanchezza. Se iti fai male ovviamente niente ospedale, che sennò metti nei guai caporale e cantiere.

I colleghi tutti stranieri, africani, est europei. Ognuno si fa i cazzi suoi, non c’è tempo per socializzare. Nella mezzora di pausa dagli zaini odori e profumi delle schiscette di mezzo modo, dal cous cous alla michetta con la mortadella.

Sono cose che si sanno, mille morti per lavoro all’anno in Italia (di cui cicra un terzo nei cantieri) ma sarebbe aberrante farci l’abitudine.
E’ intervenuto Damiano.
Ieri altri due morti.

Civil War 2




Non si può parlare di sorpresa, visto che ne hanno parlato in modo diffuso molti organi di informazione (persino il televideo!), ma sul numero in edicola di Civil War, l’Uomo Ragno si è tolto la maschera in diretta televisiva.

E’ questo un evento davvero epocale per l’universo Marvel, ancora più incredibile, se vogliamo fare delle similitudini, della morte di Superman di qualche anno fa “per mano” della rivale DC Comics.

Peter Parker, l'uomo dietro la maschera dell'Uomo Ragno, è una persona comune, che vive in condizioni comuni, pochi soldi, l'affitto da pagare, una moglie, amici e parenti. Situazioni consuete. La sua scelta di mantenere segreta l'attività di super eroe era una necessità di protezione verso i suoi cari, altrimenti alla mercè di qualunque squilibrato in circolazione. Ovviamente l'identità segreta era anche uno spunto costante a storie e situazioni narrative, una costante che poteva sempre essere usata per aumentare la tensione delle storie. Gli attuali autori decidono di privarsi per sempre di questo elemento e sarà interessante capire come verrà gestito Parker/Spiderman in futuro.

Ecco, naturalmente la speranza è che la cosa non si risolva poi con una trovata assurda che vanifichi questo straordinario (semi) colpo di scena, chessò: “ era una realtà alternativa…” ; “ è stato tutto un sogno…”

Per ciò che riguarda la trama principale, si accentuano le divisioni tra chi accetta di lavorare per lo Shield e chi invece, rifiutando di registrarsi entra in clandestinità, continuando comunque a cacciare supercattivoni.

Da segnalare all’interno dell’edizione italiana di questa mini serie, anche un’altra mini: l’Imputato, ancora più cruda, violenta e realistica di Civil War. Si racconta della sorta dell’unico sopravvissuto tra i New Mutants (vedi topico precedente). Rimasto senza poteri dopo la deflagrazione, è prima incarcerato in un luogo segreto , e poi trasferito in una prigione comune in mezzo a detenuti che sanno chi è e lo conciano ogni giorno per le feste. C’è una via d’uscita disonorevole, confessione e arruolamento nello Shield, ma lui rifiuta.

Al mese prossimo.

mercoledì 11 aprile 2007

Civil War, Marvel Italia. Miniserie di sette numeri


Ieri, complice un lungo viaggio in intercity da Alassio a Milano, ho riscoperto un mio vecchio amore, i comics Marvel. L’ho fatto con l’inizio di una saga i cui echi mi sono arrivati anche se non compro più un fumetto della casa di Stan Lee da almeno quattro anni.

Civil war è il titolo di questa moderna epopea, realistica (beh, per quanto realistica possa essere una storia di tizi in calzamaglia), violenta, attuale.


L’antefatto: un gruppo di mutanti sfigati (i Nuovi Mutanti) gira un reality basato sulla caccia e la cattura di supercriminali (sapete che in america esiste queso tipo di programmi, american most wanted mi sembra si intitoli), la prima stagione va bene, la seconda è fiacca. Per risollevare le sorti dello show allora i Nuovi Mutanti si buttano su una preda (un bad guy di nome Nitro) più grossa di loro che per difendersi provoca una strage di un migliaio dipersone.


Da qui, in un clima politico già teso per eventi precedenti, viene deciso dal congresso che i supereroi sono pericolosi e che se vogliono continuare ad esercitare devono rinunciare alla loro identità segreta e registrarsi allo SHIELD (la CIA dell’universo marvel). Questo atto provoca divisioni e lacerazioni nella comunità degli heroes, che si confrontano per poi dividersi in fazioni e (verosimilmente) scontrarsi.


Il tutto è reso però molto realisticamente, parolacce, tensioni, violenza. Capitan America che rifiuta di recitare la parte del leader pro governativo e altri come Iron Man e Mr Fantastic dei Fantastici quattro che invece si adeguano alle richieste dello SHIELD e del Presidente sembrano davvero inquadrati in uno scenario reale, commentato e ripreso live dalla CNN.


Il taglio è maturo, adulto. I disegni accurati. I dialoghi taglienti e degni di produzioni cinematografiche (splendido il batti e ribatti di Cap con la Hill, capo dello Shield a bordo del veivolo/base dell’organizzazione) Se lo sviluppo è degno delle premesse questo serie può essere un masterpiece del genere che ridisegna gli schemi dell’universo Marvel.


Da domani in edicola la seconda delle sette parti, fondamentale per il personaggio Spiderman.

State of grace

Era diverso tempo che non riuscivo a godere di buona musica. Non che mancasse il materiale, solo che era un periodo un pò apatico, poca voglia di approfondire, il dito sempre sul tasto skip. Poi, come scrivevo per Civil War, in treno ho accompagnato la lettura dell'ultimo Buscadero a Grinderman, e si sono create quelle perfette condizioni di fruizione del rock che ti fanno tornare ragazzo. Bello il disco di Cave, atmosfere doorsiane per i pezzi più cupi ed esplosioni chitarristiche lungo il percorso. Nick ha per un attimo abbandonato Cohen per tornare alle origini, e male non gli ha fatto.
Sul Busca in questione segnalo una bella intervista a Jesse Malin, ragazzotto americano che consideravo un raccomandato dello show biz e che invece scopro genuino,simpatico e spaccone (afferma di essere stato un grande amico di Joe Strummer e di Joey Ramone, di esserlo di Springsteen, Ryan Adams oltre che essere stato molto intimo con Lucinda Williams alla quale ha dedicato una canzone), cita i Replacements, i Pogues, Springsteen,Gli Stones, i Bad Brains, i Janes Addiction.
Parla parla parla. L'intervista sembra un monologo di Nick Hornby. E allora mi sono ributtato anche sul suo disco che in effetti è intrigante rock and roll senza spunti di originalità ma onesto. Unico appunto, il look di Jesse, sparato anche sulla cover del disco che dà un'immagine alterata, da pop star, dell'artista. Fossi in lui lascerei perdere il gel e i capelli arruffati, e mi concentreri sulla musica.
A conferma del periodo fertile di ascolto, dopo una decina d'anni in cui ha preso polvere ed è stato toccato niente dal laser del lettore, ho ripreso Sempre più vicino dei Casino Royale.
Perchè si estrae dal mazzo un disco che non si è mai ascoltato in due lustri è un mistero, spiegabile solo con il fatto che era il suo momento. A conferma di questo infatti, appena premuto play è stato come se entrassi in simbiosi con ogni singola nota, e sono tornato alla meraviglia e allo stupore preadolescenziale di quando ho scoperto la musica pop rock. Un grande album, che mi ha fatto pensare a quanto fossimo messi bene a metà novanta con la musica italiana: 99 posse, Casino Royale,Afterhours (quegli Afterhours),Marlene Kuntz,i primissimi Modena City Ramblers, e di certo tralascio qualcuno.
Mentre scrivo infine, sto recuperando l'ultimo di Patti Smith (Twelve, di sole cover) e CRX dei Casino Royale, ho ascoltato qualche pezzo dal ritorno dei Waterboys (benaugurante), del nuovo Bright Eyes ( four winds è irish folk!) e sto scoprendo i Lucero. Per chiudere in bellezza, tra un paio di mesi usciranno un nuovo disco eun dvd dal vivo di Springsteen, registrati durante le date a Dublino del Seeger Sessions Tour, e anche se molti pensano che sia un "debito" contrattuale pagato alla Columbia, io non vedo l'ora.

sabato 31 marzo 2007

Giovanni Pantone, 1909/2007

Martedì 27 marzo è morto mio nonno. Aveva novantotto anni . Alla faccia, direte voi.
Sono andato a Eboli per i funerali, mancavo da cinque anni. Lui ormai lo sentivo poco, alle feste comandate se non mi dimenticavo. A causa di qualche problemino ai polmoni ed a una caduta che gli aveva procurato una frattura al femore non era più molto lucido. La badante ucraina che lo curava risponedeva al telefono, lo chiamava, dopo qualche istante lui arrivava ma si limitava a qualche monosillaba.

Era un omone dalle mani enorme, socialista da sempre, è stato prigioniero di guerra in Germania dal 43, ha lavorato sempre. Non era una persona semplice da trattare, duro in casa e socievole fuori. Sulla bara i compagni hanno messo una bandiera storica del P.s.i. cucita a mano, rossa e oro.
In casa ho scoperto che teneva attaccate con il nastro adesivo dentro una credenza a vetri foto mie vecchie e nuove (con Stefano). In cucina dietro il tubo del gas che passa sulle pareti conservava,un pò ingiallite, tutte le cartoline che gli mandavo dai miei luoghi di vacanza, l'ultima è dall'Elba nel 2001.
Poi non gli ho più scritto, pensavo che, come per tutti quelli che ricevono cartoline, fosse indifferente avere una foto di un mare e due righe di saluto. Vedendo il "mausoleo" che aveva in ogni stanza ho capito che non era così, e che della vita,nonostante i miei 38, non so ancora un cazzo.

martedì 27 marzo 2007

Kenny Wayne Shepherd, 10 days out


Può un fighetto bianco che sembra Brad Pitt suonare il blues?

Cazzo,sì!


Kenny Wayne Shepherd, 27 anni. Alla ribalta da quando era un adolescente brufoloso, sorpassato dal coetaneo Jonny Lang ora disperso, dopo qualche passo falso fatto di rock blues mainstream ha ritrovato la retta via.

Ten days out, un vero viaggio che Kenny ha intrapreso per andare a scovare i grandi dimenticati ( beh, da questa schiera è escluso BB King, of course) della musica del diavolo per una serie di jam strepitose. Acoustic blues, electric blues e tanta tanta attitude. Dritto nella top ten 2007. E siamo a marzo...



Tracklist


Prison Blues - Cootie Stark & Neal 'Big Daddy' Pattman
Potato Patch - Jerry 'Boogie' McCain
Honky Tonk - Buddy Flett
The Thrill Is Gone - B.B. King
Tina Marie - Bryan Lee
Born in Louisiana - Clarence 'Gatemouth' Brown
Chapel Hill Boogie - John Dee Holeman
Tears Came Rollin' Down - Henry Townsend
Knoxville Rag - Etta Baker
Big Daddy Boogie - Neal 'Big Daddy' Pattman
U-Haul - Cootie Stark
Red Rooster - Henry Gray with Howlin' Wolf Band
Sittin' on Top of the World - Hubert Sumlin with Howlin' Wolf Band
Spoonful - George 'Wild Child' Butler with Howlin' Wolf Band
Grindin' Man - Pinetop Perkins with Muddy Waters Band

lunedì 26 marzo 2007

Prison break

Proprio ieri leggevo che dalla terza stagione (in onda in USA) di Lost risulta evidente a tutti gli spettatori che gli autori non sanno più come venirne fuori dal casino che hanno combinato sovrapponendo tracce,plot, subplot eccetera eccetera. E infatti quella che era una delle serie più seguita, alla sua uscita, è in calo verticale di ascolti.

Scrivo questa premessa per arrivare all'oggetto del topic. Prison Break è basato su una trama tanto inverosimile quanto accattivante (per chi ama il genere) e originale. Due fratelli: un infanzia difficile, il primo, Lincoln, diventa un delinquente mentre il secondo, Michael, è un brillante ingeniere edile. Quando arrestano Lincoln per l'omicidio eccellente del fratello del vicepresidente degli USA e lo condannano a morte, Michael, convinto della sua innocenza, mette a punto un piano per entrare nel carcere e farlo evadere. Per una coincidenza è stata proprio la sua azienda a ristrutturare da cima a fondo Fox River, la prigione in cui è rinchiuso il fratello, e pertanto lui ha accesso a tutte le planimetrie dell'istituto. Già, ma come portarle all'interno? Pensa e ripensa trova la soluzione: se le fa tatuare su tutto il corpo ben camuffate da soggetti usuali. Poi entra in una banca armi in pugno e il resto viene da se.


Per godere di questa opera, bisogna lasciar perdere il realismo e lasciarsi trasportare, come in un film d'avventura, dagli eventi e dai numerosi colpi di scena e cliffhanger. All'inizio il particolare che ho trovato più indigesto è stato la caratterizzazione dei personaggi, troppo stereotipata e prevedibile, con il boss mafioso, il sadico, la gang dei neri, il vecchio tranquillo che custodisce un segreto enorme, i secondini aguzzini e corrotti, i servizi segreti deviati. Con il passare del tempo passa tutto in secondo piano e ci si lascia trasportare dal ritmo e dalla trama ben costruita, nonostante come dicevo, degli sviluppi a volte davvero inverosimili.


Arrivo alla conclusione e al problema, avvisando che accennerò al finale, e quindi chi fosse interessato a vederlo può passare oltre; il problema è che, Lost docet, adesso va tremendamente di moda concludere le stagioni con un maledetto cliffhanger, come se non fosse l'ultima puntata, e non dovesse passare un anno prima di vederne la conclusione. E così è anche per Prison Break, con la prospettiva che la serie diventi da una variante de L'uomo di Alcatraz, a una parente stretta de Il fuggitivo.

Nella loro presunzione, gli autori di questi serial sono convinti che il loro prodotto andrà bene, e quindi mettono in atto una mossa subdola per assicurarsi la fedeltà degli spettatori per la seconda (e poi la terza, la quarta) stagione. Nel farlo però continuano a mettere. Personaggi, trame, sviluppi, dinamiche che diventano ingestibili e che portano spesso (come nel caso di Lost) alla morte di un prodotto nato da un idea interessante. Capisco, buisness is buisness, ma perchè non pensare al serial dall'inizio alla fine, chessò come una trilogia per un film, avendo ben chiaro trama, sviluppo e conclusione, e poi dividendo il tutto in poche stagioni. Tutti i grandi TF della storia della TV hanno insegnato che il pubblico tiene al massimo fino alla 3a-4a stagione (Dallas, Twin Peaks, X-Files...) e se così non è si può sempre tornare dietro alla macchina da presa. Ma no, meglio improvvisare; l'idea c'è, lo sviluppo si vedrà.


Ma sono rassegnato, le cose vanno così. E perciò aspetterò pazientemente settembre per la seconda serie di Prison break, per la sesta di The Shield e la terza di Lost. E poi sto pure qui a perdere tempo...

lunedì 19 marzo 2007

The Shield conclusione 5a stagione


Da quanto tempo non vi capita di eslamare: "oh nooo!!!" davanti alla televisione?
A me è successo giovedì notte quando Shane ha ucciso con una granata il suo amico e compagno di strike team (squadra d'assalto della polizia di Farmington, LA) Lem.

Avevo intenzione di commentare Shield cominciando col dire che è l'unico serial americano che è arrivato alla quinta stagione senza ricorrere alla facile soluzione di ammazzare un protagonista amato per risollevare le sorti del telefilm. Mi hanno fregato all'ultimo minuto dell'ultima puntata. Fanculo.

E' stato il realismo, a mio modo di vedere l'arma vincente di questa serie. Oltre a quello di fare amare agli spettatori un poliziotto corrotto e infedele(Vic Mackey) che nel primo episodio della prima serie uccide a sangue freddo un altro poliziotto infiltrato dagli affari interni per beccarlo. Come nelle migliori saghe il passato alla fine torna a perseguitare l'eroe (?) che nel frattempo è tornato sulla retta via, ma che non ha mai pagato i suoi debiti. In questa, e nella sesta stagione,girata contemporaneamente alla quinta, guest star un magnifico, odioso, prepotente, arrogante, vera altra faccia della stessa medaglia di Vic Mackey, Forest Whitaker nella parte di un tenente degli affari interni che vuole inchiodare la squadra d'assalto, Vic in testa.

Tra colpi bassi e crescendo di tensione si arriva alla conlusione, Shane, il più debole ed egoista della squadra infila una granata nella macchina di Lem, unico del team che Whitaker è riuscito ad incastrare, e che finirebbe in galera, a rischio della vita e di spifferare i lati più oscuri del passato della squadra.


Se da un lato questa trovata raggiunge lo scopo di emozionare lo spettatore e dà nuova linfa narrativa al plot della serie, dall'altro stride con il carattere del personaggio che si è macchiato dell'omicidio, vile ed egoista, ma legatissimo alla squadra e che mai avrebbe potuto fare una cosa del genere. Ora, mi rendo conto che analizzare il carattere di un personaggio di fantasia rischia di sembrare roba da protagonista folle di Misery non deve morire di King, ma tantè.


Cosa ci aspetta nella sesta e penultima serie? Vic Mackey incazzato come la cosa dei FQ (eh eh eh ) che cerca l'assassino del suo amico senza sapere di averlo al fianco. Whitaker che crede che ad ucciderlo sia stato Vic e infine l'arrivo di un nuovo membro della squadra.


Consiglio a chiunqua ami il genere almeno la visione della prima serie, e vorrei chiudere citando il forum dei fans italiani di shield, vera miniera di informazioni e materiale, dal quale è anche possibile scaricare tutte le puntate trasmesse da Italia Uno. Il link:


martedì 13 marzo 2007

Ry Cooder, My name is Buddy


Prendetevela calma. Mettetelo nel lettore e dategli tutto il tempo che chiede. Questo è un grande disco, il disco del ritorno a casa del maestro. Ry Cooder ha finalmente disfatto i bagagli e si è riappropriato della musica tradizionale americana. L'ha fatto con un disco politico, che parla "dei sindacati, delle lotte della classe lavorativa americana per i propri diritti, è un omaggio a loro, alla ricerca di autonomia e di libertà che le leggi governative, asservite alla proprietà, cercavano di impedire. E' un manifesto personale contro le prevaricazioni." Non lo conoscevo sotto questo aspetto Ry. Lo vedevo come un maestro studente di musica e di chitarra, uno che è sempre alla ricerca di ampliare le sue conoscenze artitiche, dal Mali a Cuba. Invece ha dimostra un'anima progressista, non per niente in questo disco compare anche il grande Pete Seeger, ormai 88enne. In My name is Buddy (non avevo ancora detto il titolo dell'album!) c'è anche una canzone su (contro) Edgard Hoover, subdolo e potentissimo direttore dell'FBI dai primi anni trenta fino ai settanta (di lui si dice che avesse files personali e compromettenti su chiunque, da kennedy al papa, e che era in grado di ricattare qualunque essere vivente. Vi rimando a Ellroy per dettagli), Cooder lo definisce "uno stronzo, un pagliaccio come quelli che stanno al potere da noi in questo momento.Un vigliacco.Gente come Hoover è la rovina della società, basta guardarsi attorno per capire dove stiamo andando."

Il disco è una sorta di concept, attraverso le vicessitudini di Buddy il gatto (con i suoi amici si unisce ai lavoratori, sciopera, viene messo in prigione) Ry Cooder rende omaggio, traghettandola nel futuro e attualizzandola, la lotta di migliaia di sconosciuti che sono incappati nelle maglie della "giustizia" solo per un presente dignitoso e un futuro migliore da lasciare ai propri figli.

E la musica?
Cooder torna a casa, ripeto il concetto. Dopo tanto divagare torna al folk, al blues, alla musica messicana. Come ai tempi dello splendido Paradise and Lunch e di Show time. Partecipano il grande fisarmonicista Flaco Jimenez, Seeger come già scritto e Dyke Van Parks. Solo un brano è strumentale, gli altri sono tutti cantati. Non è musica per tutti, bisogna sentirla e caturare l'attimo. Provateci, non costa niente. Ry Cooder è tornato in città, Red Cat till he dies.


Tracklist
Suitcase in my Hand
Cat and Mouse
Strike!
J. Edgar
Footprints in the Snow
Sundown Town
Green Dog
The Dying Truck Driver
Christmas in Southgate
Hank Williams
Red Cat Till I Die
Three Chords and the Truth
My Name is Buddy
One Cat, One Vote, One Beer
Cardboard Avenue
Farm Girl
There's a Bright Side Somewhere

venerdì 9 marzo 2007

Sarà per l'anno prossimo (seeeeeeeeeeeee)

Sono restio a parlare dell'Inter, pur essendone tifoso da sempre, ma due cose sull'eliminzione dalla Champions per mano del Valencia,partendo dal post di ale http://fassbinder.blogspot.com/, mi va di scriverle. Primo: io l'avevo detto che saremmo usciti. Troppa esperienza di partite internazionali (notti delle streghe le chiamavano) per non capire che con un risultato così all'andata l'Inter 99% è fuori. La squadra di Mancini ha disputato una partita timorosa, presentandosi con un difensore nel ruolo di playmaker, preoccupata più di non concedere spazi al contropiede spagnolo che a costruire, nonostante la difesa avversaria andava sistematicamente in tilt ad ogni cross. Hanno poco da essere soddisfatti Mancini e Moratti, una squadra che deve imporsi non si riversa nella metà campo avversaria negli ultimi dieci minuti. Nonostante forse tra andata e ritorno avessimo meritato forse un pò di più, sul piano delle occasioni create, siamo fuori con merito. Il Valencia ci ha affrontato con lo spirito giusto, ha ottime individualità e unità di squadra. Detto questo però voglio anche condannare lo spirito assolutamente anti sportivo della squadra spagnola. Ogni squadra italiana ha uno-due giocatori che ad ogni fallo vanno giù come se gli avessero tagliato un dito col tronchesino, urlando e contorcendosi (chessò, la Juve Nedved, l'Inter Stankovic, il Milan Inzaghi), ma cazzo al Valencia tutti così! E l'atteggiameneto complessivo di intimidazione, vedi Canizares su Ibrahimvoc fa pensare davvero ad una strategia mirata a far perdere calma e concentrazione agli avversari. La rissa finale (di cui ho solo letto) ha messo il cappello a una partita che sembrava Italia Cile dei mondiali del 66. Davvero un brutto spettacolo.
Mi sono rifatto ieri mattina, quando ho incrociato i tifosi irlandesi della squadra scozzese del Celtic, abbiamo bevuto un cappuccio assieme, gli ho detto in loop "good match", mostrato l'anello cladagh ring e augurato buon ritorno a casa. Nel pomeriggio di mercoledì erano stati a rendere omaggio ai caduti antifascisti della resistenza insieme al comandante Giovanni Pesce.