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lunedì 11 novembre 2019

Little Steven, Summer of sorcery

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Una carriera musicale del tutto particolare, quella di Little Steven. Ogni springsteeniano che si rispetti conosce bene il ruolo cardine che Mr. Lento ha avuto nella forgiatura del maestoso ed epico suono della E Street Band, nonchè della sua tecnica, mai fine a sè stessa, come chitarrista.
La sua produzione personale è invece meno nota e molto discontinua (l'avevo brevemente riassunta qui), ma oggi, con la E Street a riposo, dopo aver interrotto una iato di oltre tre lustri ed essere tornato nel 2017 con l'eccellente Soulfire, ecco che il chitarrista/cantante/attore, rilascia un nuovo album: Summer of sorcery.

E se con Soulfire aveva riaffermato con autorevolezza le proprie radici musicali (soul, blues, rock), andando anche al recupero di alcune delle sue tante gemme distribuite nel tempo, con Summer of sorcery si spinge oltre, aprendo senza più limiti il proprio spettro musicale.
Con i sei minuti della prima traccia, Communion, l'accelerazione si avverte in maniera inequivocabile, attraverso un paio di cambi di tempo e di mood davvero spiazzanti, all'interno della stessa canzone.

Insomma, è un Little Steven che non pone vincoli alla propria ispirazione, quello alla plancia di comando, probabilmente consapevole del fatto che non è dalle vendite del disco che sfamerà la sua famiglia, non scende a compromessi commerciali e tira dritto per la sua strada, come dimostrato chiaramente in un pezzo dalle sonorità latine, inequivocabilmente chiamato Party mambo! .
Superato lo smarrimento iniziale, non si vuole più scendere da questa giostra, che regala soul d'autore quali Love again (che rieccheggia I don't want to go home) o Soul power twist, che si inchina per l'ennesima volta alla incommensurabile grandezza di Sam Cooke.
Ottimo anche il recupero di Education, un pezzo presente nel sottovalutato album di funk elettronico Revolution, del 1989.

Nell'ascoltare il disco non può che scattare immediato il collegamento con il recente film documentario Asbury Park - Lotta, Redenzione, Rock and Roll, rispetto alla cui produzione Miami Steve ha dato un importante contributo, nel quale emerge in maniera cristallina lo sconfinato amore per la musica di Bruce, Steve e il resto di quella generazione di giovani, che passavano intere giornate e nottate ad avvicendarsi sui palchi dei clubs suonando di tutto, in jam sessions che sembravano non finire mai.
Oltre cinquant'anni dopo, lo spirito di quei giorni è tutto in questo disco, non ho dubbi al riguardo, nel caso ne avessi sarebbero spazzati via dalla chiusura blues tiratissima di I visit the blues, e, soprattutto, negli otto minuti del pezzo più E Street Band degli ultimi venticinque anni, quel Summer of sorcery che chiude coi botti l'album.

Summer of sorcery è insomma una commovente espressione di amore sconfinato, trasversale ed inesauribile per la musica. E in pochi, oggi, hanno l'autorevolezza di farsene carico a pieno titolo come Little Steven.

giovedì 1 novembre 2018

MFT settembre ottobre

ASCOLTI

N.W.A., Straight outta Compton
Lindi Ortega, Liberty
Old Crow Medicine Show, Volunteer
The Dead Daisies, Burn it down
Hardcore Superstar, You can't kill my rock 'n roll
Monster Truck, True rockers
Cliff Westfall, Baby you win
Nashville Pussy, Pleased to eat you
Eminem, Kamikaze
Deicide, Overture of blasphemy
Eric Church, Desperate man
Behemoth, I loved you at your darkest
Raven, All systems go!
Anna Calvi, Hunter
Manilla road, Crystal logic
Neneh Cherry, Broken politics
Austin Lucas, Immortal americans
Cody Jinks, Lifers
Wade Bowen, Solid ground
Little Steven, Soulfire live!
The Chieftains, Water from the well
John Carpenter, Anthology: Movie themes 1974/1988
Greta Van Fleet, Anthem of the peaceful army
Tom Morello, The Atlas underground

VISIONI

Scappa! Get out
I trasgressori
Slither
Elle
L'uomo di bronzo (1937)
La fratellanza
La decima vittima
Convoy
Autoreverse
Tower Heist - Colpo ad alto livello
Insospettabili sospetti
Moonwalkers
Get on up!
The code
Il seme della follia
Venom
La furia umana (1949)
Sabotage
Unstoppable - Fuori controllo
Moon
Kingsman, Il cerchio d'oro
The Bourne identity
The Bourne supremacy
The Bourne ultimatum
Effetti collaterali  (S. Soderbergh)
Mad Max - Fury road
Nemico pubblico (1931)
Millennium - Quello che non uccide


Oz, stagioni 3,4
Justified, 4 e 5

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LETTURE

Keith Richards, Life
Roberto Saviano, Zero zero zero
Roberto Saviano, La paranza dei bambini

lunedì 5 marzo 2018

I miei dischi preferiti del 2017

Il 2017 è stato un altro anno musicalmente interessante, capace di regalarmi tanti dischi di buono/ottimo livello, ma con pochi picchi fuori spettro. 
Per questa ragione fino all'ultimo sono stato indeciso se pubblicare gli otto titoli senza graduatoria, ma in totale parità e rigoroso ordine alfabetico. 
Alla fine, riascoltandoli tutti, ho deciso che un podio in realtà poteva esserci, anche se in coabitazione. 



POSIZIONE NUMERO DUE (ax aequo)


Dream Syndicate, How did I find myself here

Fabri Fibra, Fenomeno

Gang, Calibro 77

Little Steven, Soulfire

Tyler Childers, Purgatory

Waterboys, Out of all this blue



POSIZIONE NUMERO UNO (ax aequo)

Carl Brave x Franco126, Polaroid

Converge, The dusk in us



Fuori per un'inezia:

Avatarium - Hurricanes & halos
JD McPherson - Undivided heart and soul
Tossers - Smash the windows
Warrior Soul - Back on the lash 


E anche per quest'anno è andata.

venerdì 2 marzo 2018

80 minuti, Speciale le migliori canzoni del 2017

Come preannunciato, a seguire i ventidue brani che vanno a comporre il mio meglio del 2017 saturando ogni secondo disponibile del tempo concesso da un ipotetico CD-R. Un'avvertenza, la classifica degli album che pubblicherò il prossimo lunedì conterrà artisti o band non necessariamente presenti in questa playlist.

Il link associato ai titoli conduce ad una pagina youtube dove potete ascoltare la traccia (o almeno così dovrebbe essere se non ho fatto casini).

1. Lindi Ortega, Til the going gets tough

2. The Dream Syndicate, Filter me through you

3. Prophets of Rage, Hail to the chief

4. John Mellencamp, Grandview

5. The Waterboys, If the answer is yeah

6. Bob Wayne, 420 bound

7. Avatarium, The starless sleep

8. Chuck Berry, Big boys

9. Gang, Non è una malattia

10. Flogging Molly, The hand of John L. Sullivan

11. Steve Earle, So you wanna be an outlaw

12. Warrior Soul, I get fucked up

13. Marty Stuart and His Fabulous Superlatives, Lost on the desert

14. Deep Purple, One night in Vegas

15. Little Steven, Soulfire

16. Alice Cooper, Paranoiac personality

17. The Mavericks, Damned (If you do)

18. The Tossers, Drinkin all the day

19. Thunder, Rip it up

20. Converge, Broken by light

21. Tyler Childers, Tattoos

22. JD McPherson, Let's get out of here while we're young

sabato 2 settembre 2017

MFT luglio/agosto 2017

ASCOLTI

Steve Earle, So you wannabe an outlaw
Chuck Berry, Chuck
John Mellencamp, Sad clowns and hillbillies

Little Steven, Soulfire
Bob Wayne, Bad Hombre
Avatarium, Hurricanes and halos
Ye Banished Privateers, First night back in port
George Thorogood, Party of one
Old Crow Medicine Show, 50 years of Blonde on blonde
Alice Cooper, Paranormal
Joy Division, Transmission
Chaka Khan, Best of

Monografie

The Pogues - Outtakes & cover

LETTURE

Italia odia. Il cinema poliziesco italiano, Roberto Curti
Zero zero zero, Roberto Saviano

VISIONI SERIALI

Il trono di spade, 7
The leftovers, 3


lunedì 14 agosto 2017

Little Steven, Soulfire


Sliding doors. E se Little Steven non avesse frequentato Bruce Springsteen, conducendo la propria carriera affrancato dall'ingombrante sodale, come sarebbe cambiata la sua storia, a fronte dell'enorme talento che madre natura gli ha regalato?
Beninteso, per me, anche rispettando il corso reale della storia, il suo lavoro è comunque a livelli d'eccellenza: cinque album fino al 1999 all'insegna di un percorso musicale continuo, mai stagnante, e un songwriting sontuoso, che avercene oggigiorno in giro.
Il debutto Men without women è del 1982: nello stesso anno in cui Bruce si rinchiude tra le quattro mura introspettive di Nebraska, Steve se ne esce con un'apoteosi rock and soul, nel quale ogni pezzo è da celebrare.
Nel lustro 1984/89 il nostro è incendiato da un vigoroso impegno politico, che si traduce in un trittico di dischi dai titoli inequivocabili (Voice of America; Freedom, No comprimise e Revolution), oltre ad un progetto contro l'apartheid in Sud Africa, nei quali si scaglia contro le nefandezze del proprio paese, sia in ambito interno che, soprattutto, estero (leggi America Latina), attraverso un sound che spazia dal rock più muscolare al reggae, dal mainstream rock al funk elettronico, cogliendo anche un discreto successo con un pezzo, Bitter fruit, eseguito insieme a Ruben Blades, che si può derubricare sotto la voce pop-salsa. 
Poi si ferma, Miami Steve, per una decina d'anni, e nel 1999 ritorna con Born again savage, dieci composizioni sature di (hard) rock settantiano, ultimo capitolo della sua discografia prima del ricongiungimento con Springsteen, che continua ancora oggi, solido e redditizio, in ciò che rimane della storica E Street Band.

Fin qui, brevemente, la storia del personaggio, rispetto alla quale ci sarebbe molto altro da aggiungere (un capitolo a sé meriterebbe infatti la carriera da attore), ma è bene arrivare al punto del post.
Little Steven torna, nel 2017, con un album che è la summa di tutta la sua vita artistica, un album che recupera autentiche gemme, regalate in passato ai vecchi amici Southside Johnny e Gary U.S. Bonds, in coabitazione con cover illustri e pezzi nuovi, all'insegna, al tempo stesso, di uno stile ormai consolidato e di un altrettanto acquisita imprevedibilità artistica.
Infatti, se l'inedita Soulfire, title track posta in apertura, è un gran pezzo classic rock, ruvido ed elegante, con una struttura vintage e un tiro potente, e i recuperi di Coming back (brano soul irresistibile, donato a Southside Johnny per Better days, disco strepitoso, tra gli imperdibili degli anni novanta) o I don't want to go home (altro regalo all'amico Southside, stavolta per l'album di debutto del 1976) stanno all'interno della comfort zone del chitarrista, con la torrida esecuzione di Blues is my business (standard noto per l'interpretazione che ne fece Etta James), in pieno stile Steve Ray Vaughan, così come con l'inedita ballata doo-wop/rock and roll The city weeps tonight o il raffinato esercizio di blaxpotation Down and out in New York city, siamo invece trasportati in ben altri suggestivi scenari, grazie alla magia di questo eclettico personaggio, eterno innamorato della musica.
Che dire poi di un rhythm and blues come Love on the wrong side of the town, che solo dei pazzi (o delle persone disinteressatamente generose) come lo stesso Steve e Bruce, possono decidere di non tenere per sé, ma regalare al fratello di vita Southside Johnny?
 
Non credo serva aggiungere altro: Soulfire è il disco emozionale di questo 2017.

lunedì 10 luglio 2017

MFT, giugno 2017

ASCOLTI

Steve Earle, So you wannabe an outlaw

Big Bad Voodoo Daddy, Louie Louie Louie
Jason Isbell and the 400 Unit, The Nashville sound
Chuck Berry, Chuck
Gang, Calibro 77
John Mellencamp, Sad clowns and hillbillies
Fabri Fibra, Fenomeno
The Raphaels, Supernatural

Little Steven, Soulfire
Zac Brown Band, Welcome home
Bob Wayne, Bad Hombre
Anathema, Alternative 4
Ratt, Invasion of your privacy

MONOGRAFIE

Guns 'n' Roses

LETTURE

Kent Haruf, Crepuscolo


VISIONI

House of cards,  5
Homeland,  5
The leftovers,  3
Fargo,  3


giovedì 1 giugno 2017

MFT, maggio 2017

ASCOLTI

Gang, Calibro 77
John Mellencamp, Sad clowns and hillbillies
Fabri Fibra, Fenomeno
Deep Purple, inFinite
The Raphaels, Supernatural
Kreator, Gods of violence
The Mahones, Rise again

The Dead Daisies, Live and louder
Little Steven, Soulfire
Biters, The future ain't what it used to be
Phil Anselmo & Bill Moseley, Songs of darkness and despair
Zac Brown Band, Welcome home
Survivor, Ultimate
Chris Stapleton, From a room - Vol I
Cannibal Corpse, Tomb of the mutilated
Colter Wall, ST
Colter Wall, Immaginary Appalachia (EP)
Bob Wayne, Bad Hombre
Becca Stevens, Regina
Harem Scarem, United
Enzo Avitabile, Essential
Chickenfoot, Best + Live



LETTURE

Kent Haruf, Crepuscolo

Glenn Cooper, La biblioteca dei morti


VISIONI

1993
Sherlock, stagioni 3 e 4
Big little lies
Taboo