Per più di una ragione è difficile giudicare fino in fondo il ventiquattresimo film di David Cronenberg, che vive ancora una volta di intuizioni geniali e inquietanti, a partire dalla sua distopica versione del "business del caro estinto" che si esplica sì attraverso una tecnologia (the shrouds, il sudario appunto) che permette ai superstiti di osservare lo stato di decomposizione del cadavere del proprio caro in tempo reale, ma anche attraverso la realizzazione di una sorta di centro commerciale del dolore, con un ristorante annesso al camposanto, e vista sulle avanzatissime tombe. Anche il fato della moglie di Vincent Cassel, che torna in sogno al protagonista bellissima (d'altro canto parliamo di Diane Kruger) ma sempre più amputata a causa della sua malattia e, probabilmente, di un chirurgo sadicamente innamorato di lei. Ciò che invece gira male è la messa in scena, che ho trovato "televisiva", e, in effetti, scopro successivamente che il progetto nasce come serie per Netflix che rinuncerà in fase di sviluppo (la cosa spiega il finale aperto tipicamente da soap). Aggiungo alcuni momenti di comicità involontaria e alcuni dialoghi sgangherati, ma questo aspetto potrebbe essere stato zavorrato dal doppiaggio (Prime non offre la versione in lingua originale). Ad ogni modo, a mio avviso, sull'asse costi benefici ancora una volta prevalgono i secondi, dentro un film che contiene tanto del vissuto del regista e si offre, sebbene nella sua forma "amputata", come l'elaborazione del lutto di un artista che sa sempre essere visionario e disturbante.
Prime

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