lunedì 21 settembre 2026

Bruce Springsteen, Tracks 2 - The lost albums, CD 4/7: Somewhere north of Nashville

 


Gli anni novanta sono stati per Springsteen un decennio particolare. Dopo quasi vent'anni sostanzialmente compressi nella routine tour-album-tour, Bruce, nel 1988, al termine dei concerti di Tunnel of Love, si ferma, scioglie la E Street Band e si dedica alla sua vita personale, di coppia e alla nascente famiglia. Riprendere non è così semplice, ha un pugno di nuove canzoni ma non riesce a dargli forma compiuta, le suona occasionalmente in pubblico (i mitologici Christic shows) in veste acustica per poi pubblicarne alcune nel 1992 nell'album Human touch (Real world, 57 Channels, Soul driver), e lasciarne altre fuori (The wish, When the lights go out saranno recuperate nel primo Tracks), ma in generale l'impressione è di una rockstar che e vive una fase di confusione artistica. 

In questi casi il rifugio sicuro è tornare all'introspezione, prima personale e poi musicale. Nasce così, nel 1995 The ghost of Tom Joad, uno dei dischi migliori di Bruce, sicuramente tra i migliori tre degli ultimi trent'anni. Quello che ignoravamo è che il processo creativo che ha portato alla nascita delle canzoni di quell'album ha prodotto un'altra manciata di pezzi, di tutt'altro genere, completamente dissonante rispetto al mood del disco semi acustico che uscì, e decisamente orientato ai fifties, tra rockabilly, honky tonk e country.

Questo album perduto è ora incluso nel progetto Tracks II con il titolo di Somewhere north of Nashville. Assieme a storici componenti della E Street (Federici, Tallent), musicisti che nella Band entreranno (Tyrell, Giordano) e turnisti funzionali al progetto (Marty Rifkin alla pedal steel, Gary Mallaber, drummer già con Van Morrison e Steve Miller), Springsteen incide dodici tracce, di cui nove completamente inedite, due già edite e una che sarà pubblicata in seguito, prima del recupero di questo disco.

La partenza orienta subito l'ascolto: Repo man è un rockabilly trascinante e Tiger rose, un country che guarda al Bakersfield sound. A seguire un lento d'altri tempi, melodia straziante e testo spezzacuore che porta lo scontro di classe tra due amanti rimandando in qualche modo al tema della canzone Darkness on the edge of town

E' davvero dissonante il parallelismo con The ghost of Tom Joad, laddove avevamo un Bruce dimesso, disilluso, che, lavorando per sottrazione accendeva un potente faro sull'America dei primi novanta, tra esistenze alla deriva, tensioni tra immigrati e locali, povertà diffusa, in questo disco troviamo uno Springsteen divertente e divertito che ci porta in una pista da ballo che sembra uscita da Happy days, tra danze scatenate e lenti con cui approcciare la ragazza dei nostri sogni.

In questo campionario passatista Delivery man potrebbe essere una Open all night 2.0, Detail man un pub rock che farebbe felici i Dr Feelgood e Silver mountain una via di mezzo tra una cowboy song e un traditional irlandese. 

Una parola a parte meritano i due recuperi degli anni ottanta. Janey don't you lose heart (originariamente B - side di I'm going down da Born in the USA) è probabilmente la mia canzone "minore" di Springsteen preferita, finisce regolarmente in ogni playlist di Bruce che preparo, non mi stanca mai. Qui nasce a nuova vita, perde quella poppizzazione del rock springstiniano tipica del periodo e acquisisce ariosità, respiro, grazie ad un leggero rallentamento del bpm, un cantato più interpretativo e, soprattutto, al ruolo della pedal steel e degli archi. Un tuffo al cuore. 

Anche Stand on it (originariamente nella colonna sonora di Ruthless people, in italiano Per favore ammazzatemi mia moglie, sigh!), ha una piccola trasformazione, resta un bel pezzo rock and roll, ma passa dall'essere un omaggio a Little Richard a riecheggiare Jerry Lee Lewis, per il protagonismo del pianoforte.

Poi c'è la title track, che è un'altro gran bel pezzo anche se, in questo caso, tendo a preferire la versione pubblicata in precedenza su Western stars, che iniziava come pezzo acustico e finiva come una composizione di Morricone, rispetto alla versione più canonica qui presente.

In definitiva un album sorprendentemente divertente, che ci riporta allo Springsteen spensierato di altri tempi, quando tutto ciò che contava era divertirsi, innamorarsi e "al limite, scopare" (cit.).


Le altre recensioni delle lost sessions:

L.A. Garage sessions '83

Streets of Philadelphia sessions

Faithless

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