lunedì 22 giugno 2026

Bruce Springsteen, Tracks 2 - The lost albums: CD3/7, Faithless

 


Con il terzo "lost album" incluso nella mastodontica operazione di recupero dagli archivi di Springsteen le cose cominciano a farsi davvero interessanti. Innanzitutto perchè la tracklist non è frutto di un assemblaggio delle registrazioni di un periodo, ma nasce coesa dall'inizio alla fine, allo scopo di fungere da colonna sonora ad un film western descritto come onirico, spirituale ma che poi non è mai stato prodotto e di cui non si hanno informazioni di alcuna natura. L'orizzonte temporale di registrazione è quello a cavallo tra 2005 e 2006, un buon periodo di forma e ispirazione per Bruce (gli album Devils and dust e The Seeger Sessions, coi relativi tour, sono stati tra i migliori in assoluto degli anni duemila, per qualità delle composizioni e sperimentazioni). In questo periodo, evidentemente, il Boss ha messo assieme altro materiale di qualità, buttandosi in un genere che deviava da quelle uscite ufficiali. 

Una musica desertica, meditativa, di grande suggestione, sostenuta quasi esclusivamente da strumenti a corda (chitarre, pedal steel, dodici corde, slide) - evidente il richiamo a Ry Cooder - tutti suonati da lui, messi al servizio di interpretazioni vocali strepitose, sostenute da un'ampia ed evocativa sezione cori (da cui spiccano Patti Scialfa e Soozie Tyrell). L'album consta di undici brani, otto cantati e tre strumentali, per un timing relativamente breve, ma, com'è ovvio, ciò non ne pregiudica la qualità.

Se Where you going, where you from può essere ricondotta ad un'intimità acustica cui Bruce ha abbondantemente abituato il suo pubblico, soprattutto nella fase della sua carriera dei duemila (il cantato sussurrato, di grande suggestione), procedendo con l'ascolto si viene spiazzati da una travolgente All God's children incredibilmente tomwaitsiana, sia nell'approccio vocale che nei rumorismi, mentre Faithless, My master's hand e Goin' to California tornano ad essere introspettive ed evocative.
Ma la voglia di Bruce di allargare il proprio raggio d'azione musicale non si esaurisce lì, perchè prima della fine della tracklist c'è spazio per il magnifico gospel di Let me ride (unica traccia proveniente da registrazioni antecedenti, attorno al 95) e per il clamoroso tributo all'amato Morricone con la versione strumentale di My master's hand.

Un disco bello e ispirato, non è un peccato sia un pò nascosto dentro una retropsettiva di outtakes di sette album?


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