
lunedì 20 giugno 2011
Surviving. Against the odds

domenica 19 giugno 2011
When the change was made uptown and the Big Man joined the band...
Mitico sax di Springsteen
Per quaranta anni è stato la spalla insostituibile del Boss, vera e propria icona della E Street Band. Le lacrime di Bruce: "Era il mio grande amico, il suo ricordo vivrà sempre con noi"
"When the change was made uptown
And the big man joined the band
From the coastline to the city
All the little pretties raise their hands
Im gonna sit back right easy and laugh
When scooter and the big man bust this city in half "
(10th Avenue Freeze-Out)
sabato 18 giugno 2011
Album o' the week / The Style Council, The singular adventures (1989)

venerdì 17 giugno 2011
Catalogami questo! / 13
Innanzittutto con il termine tejanos si indicano gli abitanti del Texas aventi origine ispanica o latino-americana, che sono circa il 35% della popolazione totale.
In ambito musicale il tejano, o tex mex, è una musica folk che nasce proprio dalla contaminazione dei popoli latini e americani nel Texas centromeridionale. Le sue origini sono radicate addirittura nella metà del 1800, quando emigranti tedeschi, polacchi e cechi introdussero la musica delle loro tradizioni (polka, walzer) all'interno della cultura messicana.
mercoledì 15 giugno 2011
Relationship's dummies
martedì 14 giugno 2011
Hold on
La luce nell'oscurità

La band di Dave King in realtà non ha eliminato quegli strumenti, li ha solo nascosti, annacquati nella caciara elettrica,diluiti come si fa con l'acqua in un whiskey troppo forte, allo scopo farlo bere anche ai fighetti, cambiato le proporzioni del cocktail. Nell'obiettivo di allargare il proprio pubblico, diversificare.
L'accordatura del violino cambia in Saints and sinners, è inconfondibile il mood tzigano (in chiave Gogol Bordello) del refrain. Convincente anche So sail on, la prima delle ballate del disco. In tema di pezzi lenti il meglio è sicuramente rappresentato da The cradle of human kind, per buona parte strutturata solo su voce, pianoforte e violino, anche se la ballata country a due voci A prayer for me in silence, con le sue suggestioni da grandi spazi verdi, si difende bene.
Superate le diffidenze iniziali, alla fine il giudizio complessivo è ampiamente positivo, al saldo, da una parte, di una manciata di pezzi superlativi (The power's out su tutti) e dall'altra di qualche concessione al mainstream. Peccato non riuscire a vederli (sarebbe stata la terza volta - qui e qui le precedenti - ) domani al rock in Idro.
lunedì 13 giugno 2011
E andiamo!
Cera vs giacchetto

domenica 12 giugno 2011
sabato 11 giugno 2011
Album o' the week / Los Lobos, La pistola y el corazon (1988)

Il risultato è La pistola y el corazon. Nove pezzi tra i quali spiccano la drunken song Estoy sentado aquì, La guacamaya, El gusto e il pezzo che dà titolo all'album. Un viaggio che resta affascinante anche dopo tanti anni.
venerdì 10 giugno 2011
giovedì 9 giugno 2011
Catalogami questo! / 12
mercoledì 8 giugno 2011
Oh no! Hanno ucciso Garfield!

martedì 7 giugno 2011
Southern comfort

La band è guidata dai fratelli Luther e Cody Dickinson, figli del noto produttore e musicista Jim, che ha lavorato tra gli altri con Dylan, Stones e Ry Cooder. E' proprio nel ricordo del padre, scomparso nel 2009, che la band ha realizzato Key to the kingdom.
Il rock-blues venato di southern e di rhythm and blues, mission prevalente della ragione sociale NMAS, è qui espresso ai suoi massimi livelli. Musica calda, sinceramente appassionata, coinvolgente, allo stesso tempo ruvida come whiskey di contrabbando e morbida come seta . Espressione del mix di tradizione e contaminazione di culture del meridione d'America al quale da europei siamo affezionati (vabbeh parlo per me).
Sarà anche l'amore per luoghi troppo idealizzati che magari nemmeno esistono più nella realtà sociale americana, ma quando le roots della musica degli States è espressa a questi livelli, è difficile non rimanerne affascinati.
lunedì 6 giugno 2011
Boris, stagioni 1,2 e 3

Ebbene, contrariamente a quanto, in maniera molto ironica, gli autori hanno fatto dire al personaggio di Arianna, la serie tv Boris (un progetto di Sky) è risultata essere una delle più apprezzate e riuscite nel panorama televisivo italiano degli ultimi tempi.
La storia si svolge sull'immaginario set de Gli occhi del cuore, una soap italiana tra le tante che impestano la televisione. Qui il lavoro viene svolto a catena di montaggio e tra tempi ristretti e atteggiamenti da star degli attori, è quasi sempre buona la prima. Il regista è Renato Ferretti, ex giovane di talento, oggi paraculo che per pigrizia e necessità si trova a dirigere prodotti da elettroencefalogramma piatto. I suoi gesti con le dita, le sue parole d'ordine (l'ormai leggendario dài, dài,dài!!!) si ripetono come mantra nei capannoni della produzione.
Nella prima stagione familiarizziamo con i personaggi, con le dinamiche da caserma (peggio, da schiavitù) del set, con le bizze di Corinna (Carolina Crescentini), protagonista femminile che per la qualità della sua recitazione è "affettuosamente" chiamata cagna da Ferretti, con gli esiti incerti dell'auditel, con il direttore di rete Diego Lopez (Antonio Catania). Nella seconda l'ingerenza della politica si fa più forte, entrano nuove star nella soap, figlia di un potente industriale una, conturbante coatta l'altra. Sopratutto c'è Corrado Guzzanti che interpreta i ruoli di uno psicopatico attore riluttante a proseguire con la soap e del suo prete-manager. Anche se in qualche momento si ha l'impressione che maramaldeggi un pò troppo, entrambi i personaggi varrebbero da soli la visione della stagione. Nella season three, irrompe la qualità. Basta soap, si fa fiction all'americana, il nuovo, ambizioso progetto è Medical Dimension. Il picco è a mio avviso nelle prime due puntate, nella quali Renè, provvisoriamente senza lavoro, decide di fare un programma per la concorrenza (leggi mediaset). Ebbene, laddove il set della rete pubblica è scalcagnato e sempre a corto di fondi, quello della concorrenza è faraonoico, mezzi all'avanguardia, produzione che pensa a tutto, dalla coca per Duccio alle escort nella stanza d'albergo. E' in questa parte che la parabola della storia d'amore tra Alessandro e Arianna ha la sua fugace traettoria, a causa di una tremenda incompatibilità politica tra i due.
Numerosi i camei spalmati nelle tre stagioni, cito almeno Giorgio Tirabassi, Laura Morante, Sergio Sorrentino, Sergio Brio e Valerio Mastandrea. Il theme d'apertura e chiusura è degli Elii.
Due, a mio avviso gli spunti vincenti della serie. Il primo è che, dietro le vicende di una troupe televisiva della Rai (non la si nomina esplicitamente, ma è chiaro che la rete a cui si fa riferimento è quella pubblica), di per sè divertenti, si torna a fare satira sociale, a mostrare l'italiano medio prepotente coi deboli e ossequioso coi forti. A fotografare cioè in modo corrosivo la borghesia italiana, analogamente a quanto facevano (anche in rai) trenta-quarant'anni fa Luciano Salce, il primo Paolo Villaggio, il miglior Alberto Sordi.
Il secondo sono i personaggi. Raramente si vede in un prodotto televisivo un gruppo di characters così riusciti (tutti!) ed incisivi. La serie è quello che si dice un lavoro corale, il protagonista dovrebbe essere Alessandro, ma spesso passa in secondo piano. Certo, Renè Ferretti (Francesco Pannofino) ha un ruolo centrale nella storia, ma il tutto non si reggerebbe senza Duccio Patanè (Ninni Bruschetta), direttore della fotografia cocainomane incallito, Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), il divo del cast,superlativo nel suo narcisismo; Sergio Vannucci (Alberto Di Stasio) intrallazzatissimo direttore di produzione; Nando Martellone (Massimiliano Bruno) il becero comico televisivo; Augusto Biascica (Paolo Calabresi) capo elettricista, lo strepitoso gruppo degli sceneggiatori debosciati (Sartoretti, Aprea, De Lorenzo) e via via tutti gli altri.
Ognuno di loro contribuisce con una battuta (a decine quelle memorabili, impossibile citarne solo qualcuna) con uno o più tormentoni, con il reiterarsi delle situazioni a costruire il successo del telefilm.
Nel pastone d'idee che ci propinano ormai da tempo i palinsensti di Rai e Mediaset, non è un caso che le migliori intuizioni della tv moderna (Boris come Romanzo Criminale) nascano su di una piattaforma a pagamento. Ci penso ogni volta che, da vent'anni a questa parte, pago il canone, per la miseria.
sabato 4 giugno 2011
Album o' the week / Les Negressess Vertes, Famille nombreuse (1991)

Famille Nombreuse, secondo disco del gruppo e ultimo con Helno, resta a mio avviso la testimonianza più brillante della loro travolgente arte.
Per non dimenticare.
giovedì 2 giugno 2011
Almeno qui... / 3
Il 2 e il 3 giugno 1946 si tenne, infatti, il referendum istituzionale indetto a suffragio universale con il quale gli italiani venivano chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo. Dopo 85 anni di regno, con 12.718.641 voti contro 10.718.502 l'Italia diventava repubblica e i monarchi di casa Savoia venivano esiliati.
Il 2 giugno celebra la nascita della nazione, in maniera simile al 14 luglio francese (anniversario della Presa della Bastiglia) e al 4 luglio statunitense (giorno in cui nel 1776 venne firmata la dichiarazione d'indipendenza).
In tutto il mondo le ambasciate italiane tengono un festeggiamento cui sono invitati i Capi di Stato del Paese ospitante. Da tutto il mondo arrivano al Presidente della Repubblica italiana gli auguri degli altri capi di Stato e speciali cerimonie ufficiali si tengono in Italia.
Prima della fondazione della Repubblica, la festa nazionale italiana era la prima domenica di giugno, anniversario della concessione dello Statuto Albertino.
Con la legge 5 marzo 1977, n.54, soprattutto a causa della congiuntura economica sfavorevole, la Festa della Repubblica fu spostata alla prima domenica di giugno. Solamente nel 2001 su impulso dell'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il secondo governo Amato, con la legge n. 336 del 20 novembre 2000, riportò le celebrazioni al 2 giugno che divenne nuovamente festivo .
(wikipedia)
mercoledì 1 giugno 2011
Non più sospiri

Cosa li accomuna ai più celebrati soggetti di cui sopra? Beh, senza dubbio l'amore per il folk dei settanta, per le armonie vocali e per la melodia. Quello che li differenzia invece è una maggiore vitalità, un richiamo alla tradizione irlandese e un'abilità non comune nel piazzare degli esaltanti crescendo musicali, sempre utilizzando strumenti acustici: chitarre (tra le quali una di tipo resofonico), banjo, contrabbasso e organo. Il risultato finale è meno monocorde e di gran lunga più divertente della media di prodotti new folk che impazzano in questo periodo, almeno a mio avviso.
Sono in imbarazzo a segnalare alcuni brani privilegiandoli rispetto ad altri. L'album è davvero da ascoltare nella sua integrità, ma se proprio mi tirate per la giacca, consiglio la traccia che dà il titolo all'album, The cave, Winter winds, Roll away your stone, I gave you all, Little lion man e Awake my soul.
Da recuperare. Subito.
martedì 31 maggio 2011
PIIII-PI-PI-PII-SA-PIAAAAA!!!

Saxon: hungry years 1979/1984

Non c'è niente da fare,ancora oggi, superata la boa dei quaranta, sono i vecchi dischi di heavy metal a scaraventarmi, come un tuffo da una scogliera, dritto nel mare più profondo della musica che mi eccitava da ragazzo. A sto giro tocca ai Saxon che sono tornati a monopolizzare i miei ascolti a partire dal momento in cui ho rimesso in circolo, a oltre cinque lustri di distanza dall'ultima volta, Denim and leather.
Ci fosse qualcono che non li conosce, i Saxon sono, insieme agli Iron Maiden, Motorhead,Judas Priest ed altri, una delle formazioni di punta della New Wave of British Heavy Metal. Tra i membri storici della band, Biff Byford (voce), Paul Quinn (chitarra), David Ward (batteria), Steve Dawson (basso), e Graham Oliver (chitarra), solo i primi due fanno ancora parte della formazione attuale della band.
L'anno dopo gli inglesi fanno il botto. Nel giro di pochi mesi escono infatti due dischi, Wheels of steel e Strong arm of the law che pongono le fondamenta della loro affermazione grazie a brani come Motorcycle man, 747 (Strangers in the night), Machine gun, Wheels of steel, Suzie hold on, Heavy metal thunder, Dallas 1 pm e 20.000 ft. che permettono al combo di raggiungere i loro migliori risultati commerciali (entrambi furono dischi d'oro) in UK.

Ebbene, riascoltata oggi è questa probabilmente la loro opera più compiuta. La produzione riesce a conciliare un'ottima pulizia del suono con una potenza di fuoco ragguardevole. La sezione ritmica non è mai stata così esaltata prima, e i primi tre pezzi del disco sono forse quelli più potenti di sempre nella storia dei Saxon. La title track, Redline e Warrior lasciano letteralmente senza fiato, così come This town rocks, più avanti. Ma parlavo di lavoro più compiuto perchè, a differenza dei suoi predecessori,con Power and the glory Biff e soci tentano di ampliare i loro orizzonti sonori. Per la prima volta spazio quindi ad una ballad, la convincente Nightmare (con la quale furono ospiti anche a Sanremo in un'esibizione che a rivederla oggi fa sorridere) e alla melodia di Watching the sky. Ma anche alla conclusiva The eagle has landed dal suo lunghissimo intro strumentale in odore di Pink Floyd. Un disco della Madonna, credetemi.


Oggi,quasi trent'anni dopo, la band è ancora in giro, ha appena pubblicato un album (Call to arms) e di recente è passata anche dall'Italia per promuoverlo. E' entrata nel novero delle band metal storiche alle quali però i ragazzi chiedono sempre gli stessi pezzi. Quelli degli inizi. Considerato che parliamo di quattro album sui diciannove complessivamente pubblicati, non si può certo parlare di una carriera straordinaria. Ma di musica che scalda il cuore di un vecchio dinosauro, quello si, dai.
lunedì 30 maggio 2011
Anarchy inc. / Season 3

Per fortuna, ad un certo punto Kurt Sutter è tornato dalla sua vacanza e ha ripreso in mano le redini della serie, ricordandosi in zona Cesarini del filo conduttore della storia (l'eredità morale di John Teller) e piazzando alla fine uno dei suoi intricati doppi giochi che gli amanti di The Shield avranno sicuramente apprezzato, in ricordo dei vecchi tempi. Ma una strepitosa conclusione, che prende per le palle i fan della serie e li obbliga a trattenere il fiato per il seguito, non può farne dimenticare altre otto-nove nelle quali ci si deve sforzare per ricordarsi la ragione per la quale si guardava questo telefilm.
domenica 29 maggio 2011
Lost in translation

Speriamo di cavarcela, non sono per niente tranquillo...
sabato 28 maggio 2011
Free will
Io l'ho conosciuto abbastanza tardi, quando ho cominciato ad allargare i miei orizzonti musicali ed ascoltare i pezzi di storia musicale che andrebbero insegnati alla scuola dell'obbligo. Non era la mia tazza da tè, ma che te lo dico affà, rispetto ai massimi livelli.
RIP.
Album o' the week / The Beatles, Rubber soul (1965)

Album considerato seminale nella storia della musica pop, Rubber Soul è il libro di storia sul quale si sono applicati eserciti di artisti negli ultimi quarant'anni. Basta scorrere i titoli dei brani (Drive my car, Nowhere man, Michelle, In my life, I'm looking through you, Girl) per realizzare l'importanza di questo lavoro. Io, da sempre, ho un debole per questa canzone:
I, once had a girl
Or should I say
She once had me.
She showed me her room,
Isn’t it good?
Norwegian wood.
She asked my to stay and told me sit anywhere,
So I looked around and I noticed there wasn’t a chair.
I sat on a rug
Biding my time,
Drinking her wine.
We talked until two,
And then she said,
‘It’s time for bed’.
She told me she worked in the morning and started to laugh,
I told her I didn’t, and crawled off to sleep in the bath.
And when I awoke
I was alone,
This bird has flown,
So I lit a fire,
Isn’t it good?
Norwegian wood.
venerdì 27 maggio 2011
Ans(i)a / 2
giovedì 26 maggio 2011
Catalogami questo! / 11
mercoledì 25 maggio 2011
MFT / maggio 2011

Saxon, discografia 1979/1984
Foo Fighters, Wasting light
Hayes Carll, Kmag Yoyo
Caparezza, Il sogno eretico
Eva Cassidy, Simply Eva
Alison Krauss & Union Station, Paper airplane
Mumford and sons, Sigh no more
Warren Haynes, Man in motion
VISIONI
Dexter, quinta stagione
Sons of Anarchy, terza stagione
Boris, terza stagione
lunedì 23 maggio 2011
Oltre i confini della decenza

domenica 22 maggio 2011
Almeno lui non ci tocca più
sabato 21 maggio 2011
Album o' the day / Elvis Costello, My aim is true (1977)
venerdì 20 maggio 2011
Soddisfazioni
Devono restituire fino all’ultima moneta se non lo faranno non andrà via la maledizione
Se non lo faranno succederà.
mercoledì 18 maggio 2011
Where the rainbow ends
Songbird, che apre la tracklist è forse il suo brano più famoso,mentre l'evocativo standard popolare inglese Wayfaring stranger (forse il titolo dirà poco, ma sono certo che lo conosciate tutti), traccia numero due,con il suo classico incidere gospel/folk e la malinconia che trasmette assesta già una mazzata alle coronarie.
Peolple get ready di Curtis Mayfield è uno dei brani più coverizzati della storia, da Bob Marley agli U2 passando per i Doors, le versioni di questo classico di protesta, originariamente inciso dagli Impressions di Curtis Mayfield, si sprecano. Devo dire che seppur non trovi niente da eccepire nella versione di Eva, nemmeno lo inserisco tra gli highlights del disco.
Cosa che faccio invece per due pezzi di Cindy Lauper, True colors e Time after time. Ai compilatori di questo disco piace vincere facile, ho pensato leggendo questi due titoli dietro al ciddì, cosa può esserci di più banale, avendo a disposizione una voce celestiale, che interpretare queste heartbreaker songs? Beh, l'ascolto ha spazzato via ogni mio malizioso pregiudizio. Il termometro dell'autenticità di queste versioni, come spesso mi accade, me l'hanno dato i peli delle braccia che si alzano e la schiena percorsa da un brivido.
Da sempre adoro (Somewhere) Over the rainbow, la theme song del film Il mago di Oz, in tutte le sue reincarnazioni, jazz,pop,rock. Ogni volta che ne scopro una versione nuova mi fiondo ad ascoltarla carico di aspettative. Eva Cassidy non mi tradisce, se la cuce addosso come un vestito su misura, ne dilata i tempi la fa assaporare, lascia che ogni parola del testo arrivi là dove deve. Commovente.
In conclusione, è vero, Simply Eva è probabilmente un'operazione commerciale un pò subdola, il tentativo ultimo (?) di monetizzare il talento di questa sfortunata singer americana, ma se può servire a farla conoscere a chi ancora la ignora e magari, come effetto domino, a indurre un recupero della sua discografia, allora ci si può passare sopra. Questa è healing music, lenisce le ferite dell'anima. Anche se, forse, a pensarci bene, ne apre altre.
martedì 17 maggio 2011
La minaccia di Gorgoroth

lunedì 16 maggio 2011
Breathless
Ryan Bingham's blues

Se però ci si mettono gli americani a fare un film su una figura così, allora cambia tutto, la visione si allarga, il ruolo di protagonista (Ryan Bingham, omonimo assoluto del cantante roots) è affidato a Gorge Clooney e tu capisci già dall’inizio che parteggerai per lui e non per le vittime del sistema buttate senza preavviso in mezzo ad una strada con un cartone tra le mani, sul modello Lehman Brothers.
Ryan Bingham è dunque un professionista del licenziamento, sa gestire ogni situazione gli si presenti davanti nei colloqui, porta sempre a casa il risultato. E’ affascinante, single entusiasta, fa collezione delle più prestigiose carte di fedeltà di alberghi e compagnie aeree e “ha in mente un traguardo molto ambizioso”, in fatto di miglia volate. E’ nel cielo infatti che vive, in misura maggiore che a terra. Tiene anche corsi su come gestire la propria esistenza “per sottrazione”, fino a far stare metaforicamente tutto quello che serve in un piccolo zaino.
La narrazione degli eventi fila via che è una meraviglia nella prima parte, poi esplode la crisi economica mondiale, entrano in scena una giovane e ambiziosa collega e il matrimonio della sorella di Bingham e con l’inevitabile introspezione che ne segue forse il giocattolo s'inceppa un pò. Oppure irrompe la realtà, ad ognuno il suo giudizio.
Il film riserva comunque alcune scene davvero da antologia, come il confronto tra le carte premio durante il primo incontro tra Ryan e Alex, un'affascinate dirigente d'azienda che diventa la sua amante.
Alla fine, proprio quando avevi cancellato dalla tua mente l'iconografia classica del licenziatore stronzo e l'avevi sostituita con quella del solitario e a suo modo idealista Clooney, gli autori si divertono a distruggere in mille pezzi il suo piccolo, rassicurante mondo perfetto, lasciando che una leggera ma subdola inquietudine si insinui sottopelle mentre osservi scorrere i titoli coda.
Ma poi ripenso al tagliatore di teste che ho conosciuto davvero nella mia vita e le cose tornano al loro posto. Questo tizio è arrivato nella mia azienda qualche anno fa. Aveva una settantina di anni, un nome che ricordava quello di una marionetta napoletana,l’alito pestilenziale e somigliava ad Enzo Cannavale, solo in forma diabolica. Per dire, eh. Altro che George Clooney.







