sabato 11 aprile 2009

Living proof

Questa qui è per Dalia e Filippo, da poche ore bisgenitori. Un abbraccio, gente!

Well now on a summer night in a dusky room
Come a little piece of the Lord’s undying light
Crying like he swallowed the fiery moon
In his mother’s arms it was all the beauty I could take
Like the missing words to some prayer that I could never make
In a world so hard and dirty so fouled and confused
Searching for a little bit of God’s mercy
I found living proof


giovedì 9 aprile 2009

Gli scoop di bottle of smoke: in una telefonata l'incredibile verità dietro al rifiuto di Plant di riunire i Led Zeppelin



- Pronto?

- Robert, sei tu?

- Cazzo Jimmy, certo che sono io, è il numero del mio cellulare quello che hai fatto

- Giusto, giusto. E' che...ahem...mi sembrava la voce di un'altra persona

- Cosa vuoi James?

- Niente di che. Sentire come sta un vecchio amico. La salute, la famiglia. Sai, le cose che fanno gli amici.

- Jimmy, ci siamo sentiti ieri sera. E la sera prima. E la sera prima ancora. E avanti così negli ultimi tre mesi.

- Lo so , ma che ci posso fare se tengo a te?

- Quindi non tenterai di convincermi a tornare insieme, vero?

- Ah quello...Beh, che centra...Non sarebbe fantastico? Una rimpatriata come dio comanda...

- Se è per una rimpatriata sai che possiamo vederci quando vuoi, vieni da me in California e ti fermi tutto il tempo che vuoi

- Si ma...

- Non riformeremo il gruppo, James

- Ma perchè? Cazzo perchè non ne vuoi nemmeno parlare?

- Lo sai il perchè

- Ma sono tutte stronzate, Robert. Non siamo stati grandiosi in quei concerti a Londra, due anni fa? Cazzo amico, abbiamo annichilito tutti, nessuno ha osato criticarci, siamo sempre i più forti, gliela facciamo vedere noi a sti giovinastri da str..

- Smettila Jimmy, l'ho fatto per beneficienza, una rara eccezione per fare del bene, come le altre volte .

- Ma per la miseria Robert, hai idea di quanti soldi potremmo fare con un tour negli stadi? Un solo tour mondiale. Cinquanta date: tocchiamo America, Giappone, Australia, Europa. E poi basta. Ci ritiriamo da nababbi.

- Tu sei pazzo.

- Va bene facciamo qualche data in meno, vanno bene trenta?

- Sei fuori strada amico

- Dài Robert, sono gli ultimi anni, sono le ultime chance. Diamo alla gente quello che vuole!

- E cos'è che vuole, vederci ricchi sfondati?

- Cazzo, sì! Cioè no cazzo...Vuole vederi i martelli degli dei ancora insieme sul palco a spaccare il culo a tutti! Ma pensa, riuniremmo due generazioni di persone, i padri, che hanno la nostra età e i figli, che continuano a comprare i nostri dischi! Ma come fai a non capire?!?

- Sei tu che non capisci Jimmy...E poi io voglio seguire il mio nuovo percorso musicale con Alison e...

- Ah giusto! Quella merdaccia country che suoni adesso. Ma come cazzo si fa dico io? Non arrivo nemmeno alla fine della prima canzone e già mi ha rotto le balle. Tu eri un dio Robert! Eri una figura mitologica, inarrivabile, etereo, potevi avere tutto, potevi arrivare ovunque! Porca troia, che cazzo centri tu col country?!?

- Vaffanculo James. Non ti rispondo nemmeno. A parte che non è country. Ma l'hai ascoltato il disco? E' stato nominato album dell'anno da ben tre riviste musicali, e in genere si è piazzato nelle top ten del 2007 in quasi tutte le fottute classifiche. I bloggers lo adorano. Vogliamo parlare dei tuoi, di lavori da solista, Jimmy?

- Merda amico. Questo è un colpo basso. Ma perchè non lo vuoi fare? Una tournee, una sola fottuta tournee nel 2010 e poi te ne torni a Nashville a suonare la tua mer...la tua musica. Lo sai che sono al verde. Lo sai cosa ci ha fatto il fisco inglese, no? Quei figli di puttana ci hanno ripulito come una troia esperta fa dopo un pompino. Amico, te lo chiedo per piacere, sono più al verde di un fottuto esercito di marziani che prende il sole su un campo da golf! Perchè mi vuoi far morire povero, Robert?

- Lo sai Jimmy. Lo sai qual'era il patto...

- Cazzo no! Non te ne tornerai con questa storia! Sono passati trent'anni, abbiamo pagato...

- No Jimmy, io ho pagato. L'accordo era fama, soldi e gloria. Ma dovevamo fermarci nel 1975, sei anni, sei mesi e sei giorni dopo il debutto. I segni che abbiamo stampato sul quarto disco significavano questo. Le parti rispettano il patto sancito. Non ci saranno altri dischi. Invece abbiamo pensato di essere più furbi, più forti, pensavamo che si sarebbero dimenticati di noi. Ci sentivamo degli dei, l'hai detto anche tu, no?

- ...Robert...

- No, adesso lasciami finire. Siamo andati avanti. E quello che ha pagato il prezzo più alto sono stato io. L'incidente a Rodi con tutta la mia famiglia ci ha quasi ucciso, ma era solo un avvertimento. Purtroppo eravamo troppo stupidi per capirlo. Infatti abbiamo inciso Presence. E loro si sono presi Karac...

- Lo sai quanto amavo tuo figlio Robert, era come se fosse figlio mio...

- Già. Ma nemmeno quello ci ha persuaso. Abbiamo tirato dritto. Dimmi James, valeva la pena sacrificare John per un disco come In through the out door ?

- Lo sai che Bonzo non centra. Il suo destino era segnato. Troppa roba nel corpo di un uomo solo...

- Non sarebbe morto se ci fossimo fermati. Nessuno sarebbe morto, dannazione!

- Vabbeh Robert, ti sento un pò negativo stasera. Sai cosa facciamo? Fai un pò di Yoga. O meglio un pò di pilates. Cazzo amico quella merda ti rimette davvero in sesto. Ti rilassi, ti fumi un pò di quella roba buona dell'ultima volta, e poi ci risentiamo. Facciamo che ti chiamo domani? Anzi no, dai ti chiamo mercoledì prossimo e ne riparliamo, okay?

- Fanculo Jimmy

- Forse è meglio sabato?


IN LOVING MEMORY OF JOHN HENRY BONHAM,

Redditch, 31 maggio 1948 – Windsor, 25 settembre 1980

Satisfy my soul


Sono nella mia fase (ciclica) Bob Marley. Non sono esattamente un fan del compianto singer giamaicano, ma di tanto in tanto la musica che ascolto completa il suo giro e torna a lui.

Allora per qualche giorno non riesco ad ascoltare altro. E' come se mi sintonizzassi esclusivamente su quel sound, il reggae dell'anima si impossessa del mio cuore e della mia mente, mi sembra di non voler altro dalla vita che il battito in levare di Marley e della sua cricca.

Se in passato avevo adorato i dischi degli esordi, Burnin' e Catch a fire, quando il suono non era ancora quella oliatissima macchina da soldi degli album più commerciali, adesso sto mandando in loop Confrontation, che è splendidamente dub oriented, e il mega blockbuster Exodus, che è praticamente un greatest hits, tanti sono i pezzi stranoti che contiene.

Preso da questa mia trance musicale, non posso che approvare le parole di Manu Chao, che, riferendosi all'arte del giamaicano, la definiva come una medicina dell'anima, e Bob Marley come un dottore. Il dottore.

mercoledì 8 aprile 2009

Sorry anche da parte mia

Ci sono delle occasioni, ormai piuttosto rare, nelle quali mi sento fiero di essere italiano ( grazie a Filippo che ha recuperato l'immagine).


martedì 7 aprile 2009

Bob, il fluido che uccide (di noia)


Mostri contro Alieni è il nuovo film a cartoni della Dreamworks. Se avete la sfortuna di vederlo in un cinema attrezzato per il tridimensionale, vi toccherà sganciare un extra per l'affitto degli appositi occhialini utili a godere delle meraviglie del 3D.

Effetti speciali a parte, il film è piuttosto noioso e prevedibile, è troppo sbilanciato sul livello di lettura dei genitori, a discapito del divertimento dei più piccini e le scene più divertenti sono tutte mostrate nei trailer che da mesi girano in tv e nei cinema. Ovviamente il personaggio più divertente è Bob, fluido blu, esplicito omaggio al più noto Blob, il rosso fluido che uccide.

Vabbeh, sono carine tutte le citazioni dei film di fantascienza degli anni cinquanta ed alcuni personaggi macchietta, tipo il presidente USA, risultano simpatiche, ma tutto sa di già visto.
Scena top: il Presidente che si approccia per la prima volta al gigantesco robot alieno.

Il gioco del 3D è sfruttato bene solo in alcuni passaggi della storia, ma non vale la candela della scomodità di tenere degli occhialoni di plastica sopra gli occhiali da vista per un ora e mezza, e il sovraprezzo di euro due per ogni paio di lenti.


domenica 5 aprile 2009

Red is the colour

Ogni volta che partecipo a queste grandiose manifestazioni di opposizione, insieme ad una folla oceanica di persone, mi chiedo com'è possibile che stiamo in questa situazione, con questo premier 50% cafone 50% intrallazzone, 100% caratterista da commedia all'italiana.

Tanta, tanta gente (anche se un pò meno rispetto alla manifestazione contro l'abolizione dell'art. 18 di sette anni fa), ipotizzerei un milione e mezzo/due di persone. Un mare di bandiere rosse, pochissime del PD, un pò di più di Rifondazione e Sinistra Critica.

Tanti anziani, parecche famiglie, un numero significativo di lavoratori africani avvolti nei colori della CGIL.
Gente che esponeva bandiere rosse alle finestre e che "tifava" per i manifestanti, alcune vecchiette che lanciavano giù caramelle. Sembravamo un esercito di liberazione che entra in una città occupata.

Persino il viaggio in pullman è andato meglio del previsto, duro, ma non massacrante, grazie ad alcune provvidenziali defezioni dell'ultima ora che mi hanno permesso di appropiarmi di due posti due, e di allungarmi un pò di più del minimo sindacale.

Unica pecca della giornata, il pranzo. Come previsto il poco tempo a disposizione ci ha costretto in un postaccio dove abbiamo mangiato poco e male. Vabbeh, saranno stati elettori di Alemanno che rosicavano.

venerdì 3 aprile 2009

Get on the bus part 2

Leggo gli imponenti numeri della manifestazione di sabato e mi compiaccio: quaranta treni, quasi cinquemila pullman, due navi. Se il tempo sarà bello ci saranno poi da aggiungere le persone che individualmente raggiungeranno il corteo. Le prospettive sono talmente esaltanti da farmi dimenticare per un attimo che sarà una vera e propria faticaccia.
Partenza by bus stasera alle 23, ritorno a Milano domani sera più o meno alla stessa ora. Come categoria dei trasporti di Milano abbiamo riempito senza difficoltà cinque pullman .
Le premesse per un successo ci sono tutte mi pare . Questa iniziativa potrebbe aggregare tutti i delusi a vario titolo del governo e del premier. Posso già immaginare le reazioni ad un eventuale pieno di gente: "non erano due milioni ma 50; anche se fosse poi gli altri 55 milioni di italiani restati a casa sono con noi; con la CGIL non si può ragionare; sono dei violenti, il TG4 ha delle immagini esclusive in cui si vedono alcuni manifestanti gridare a più riprese slogan come Berlusconi cucù in cassa vacci tu e bruciare il gonfalone di Arcore; a Epifani ci puzza l'alito (titolo di Libero del giorno dopo)".

mercoledì 1 aprile 2009

Pogues a Milano: non è un pesce d'aprile!


Adesso c'è l'ufficialità ufficiale. Anche sul sito del gruppo è stata aggiunta la data di Milano, con tanto di errore sul nome del festival, forse un omaggio a Montanelli...


Pogues, Gogol Bordello, Floggin Molly e Social Distortion: saranno i 35 euro meglio spesi della mia vita. Farò testamento prima di avventurarmi nel pit. Lascio tutti i miei ciddì e i miei ellepì a...


Go Ireland !


Non ho mai "gufato" la nazionale di calcio. Non l'ho fatto quando seguire l'Italia era considerato da qualche ottuso burocrate comunista quasi un oltraggio all'impegno politico, e nemmeno quando è diventato di moda snobbare gli entusiasmi che scaturiscono naturali e fisiologici di fronte ad una bella gara eliminatoria di un mondiale di calcio.

Sapete no, tutta quella gente che ti guarda con il sopracciglio alzato e aria di sufficienza di fronte al tuo coinvogimento emotivo totale, negli ultimi minuti di un match che magari stai vincendo di un gol di scarto, con un uomo in meno?

Ecco io non sono così.

Però devo prendere atto che, dalla vittoria del mondiale 2006 in poi, è cominciato ad evidenziarsi una sorta di distacco, nato principalmente per la presenza di Lippi, del quale, come uomo, penso tutto il peggio possibile, e alimentato dalla vacuità e dalle simpatie di destra di molti protagonisti di quella impresa.

Questa squadra, questo selezionatore, i dirigenti di questa federazione non mi piacciono, c'è poco da fare. Anche esercitare i riti tipo birragelata e frittatonadicipolle davanti alla tv, seguendo una partita contro una nazionale prestigiosa, mi vengono ormai a fatica.
Quando poi ci si trova come avversario una squadra tenace e simpatica, rappresentanza di una nazione che adoro, guidata da un'allenatore italiano che stimo come persona prima che come cittì, la tentazione di gridare Forza Irlanda! si fa irresistibile.

Senza considerare che, tra l'altro, incitando a quel modo l'Eire non si corre nemmeno il rischio di inneggiare per errore ad un partito...

martedì 31 marzo 2009

Boys are back in town!!!

Solo poche righe. Un comunicato buttato lì come una notiziuola qualunque:

Concerti, The Pogues: dal vivo a Milano a Rock In Idro.
Un altro grande nome va aggiungersi, dopo Faith No More, Limp Bizkit e Babyshambles, al cartellone di Rock In Idro, manifestazione in programma all'Idroscalo di Milano i prossimi 13 e 14 giugno: per la prima serata, quella che vedrà tra gli altri in azione sul palco Pete Doherty e Gogol Bordello, gli headliner saranno i Pogues, alfieri del folk-punk irlandese capitanati dal carismatico Shane McGowan.

Il mio cuore comincia a battere più veloce, i denti si cariano, sento un'irresistibile bisogno di Guiness, mi vedo già nel pit con in bocca il gomito di qualche energumeno esaltato. L'ultima volta in Italia è stato quasi vent'anni fa, alla festa dell'Unità di Modena per il tour a supporto di Hell's Ditch, con Joe Strummer sul palco perchè Shane era troppo fatto anche solo per respirare, figuriamoci cantare. Sul sito ufficiale di Spider Stacy e soci manca la conferma. Speriamo non sia una bufala.

lunedì 30 marzo 2009

What if

Da ragazzino lo stacco tra le medie e le superiori fu traumatico. Di colpo le amicizie dell'infanzia furono perse e all'istituto professionale che frequentavo era dannatamente difficile farsene di nuove. Il tempo libero durante la stagione scolastica, in qualche modo, passava. Ma l'estate era un'interminabile agonia. Tra i 15 e i 17 anni, un pò perchè facevamo le vacanze quando gli altri lavoravano (in pratica noi tornavamo e loro partivano), un pò perchè, come dicevo, il turn over di amicizie non si era completato (era fermo alla fase di uscita), un pò per timidezza congenita, insomma noia e solitudine la facevano da padrone.

Pensavo. Chissà cosa sarebbe cambiato nella mia vita, ammesso che qualcosa potesse cambiare, se avessi avuto questo strumento (il web intendo) in quegli anni.
In qualche modo il mio carattere è stato condizionato da quelle lunghe estati da solo, senza avere letteralmente alcun che da fare, senza nemmeno lo stimolo che ti porta a leggere libri a nastro o a imparare a suonare la chitarra, fino a che le dita non sanguinano (cit).

Ci fossero stati i forum, i blog, la rete, mi ci sarei sicuramente buttato come si fa da un palazzo in fiamme verso una rete di salvataggio, fatto salvo che dai miei la parola privacy era una bestemmia, visto che noi figli eravamo in tre in una stanza, e che anche se fossi riuscito a ritagliarmi uno spazio, mio padre mi avrebbe comunque urlato dietro di uscire un pò, che sennò quel computer mi avrebbe rincoglionito.

Quegli spazi virtuali mi avrebbero dunque fornito un pò d'ossigeno. Mi sarei confrontato con altre solitudini, avrei capito che eravamo in tanti a stare così. Avrei conosciuto navigatori esibizionisti, arguti, provocatori, si sarebbe parlato molto di più di politica rispetto a quanto si fa adesso, discutendo di Berlinguer e Craxi, di Fanfani e Amendola, di Pertini.

Mi avrebbero un pò tirato fuori dal pantano, avrei scoperto la musica migliore, avrei potuto abbeverarmi alla fonte primaria della conoscenza rock, mi sarei avventurato da solo a Milano, nei negozi di dischi più forniti, con qualche anno di anticipo rispetto alla storia.

Oppure chi lo sa, magari le mie difficoltà a relazionarmi sarebbero aumentate, scavando un fossato tra me e chi mi stava intorno che gli anni non avrebbero colmato. La rete avrebbe potuto rappresentare l'unico terreno neutro entro il quale sarei riuscito a comunicare, mentre le relazioni del mondo reale si sarebbero con ogni probabilità allontanate sempre più.

Davvero non so. Come sarà oggi per i monty del duemilanove, che in questo stesso momento stanno magari davanti ad una tastiera, mentre la famiglia dorme, e danno sfogo alla loro adolescenziale ottusità alternando youporn a qualche forum di manga, cercando loro stessi credendo di averlo trovato in utenti dai nick fantasiosi e dall'età indefinita?
A chi è andata peggio, a me o loro?

Spotlight on Rorsarch & co


Lisa on Watchmen. Una voce discordante.

domenica 29 marzo 2009

Sorprese mainstream

Due dischi diversissimi tra loro, accumunati solo dallo scetticismo iniziale con il quale li avevo accolti.

Si può dire che il nuovo U2 lo attendevo con la frenesia con la quale si attende un raffreddore, e invece è...ahem...buono.
Sarà che dopo How to dismantle an atomic bomb le aspettative stavano a zero, e le premesse del nuovo lavoro ( plagio della copertina e singolo di lancio - Get on your boots - francamente imbarazzante) non avevano fatto che alimentare il distacco da ciò che gli irlandesi avevano rappresentato per la mia giovinezza, ma le note che escono da No line on the horizon mi hanno piacevolmente stupito. C'è il sound U2 che evita però l'autocompiacimento e l'autocoverizzazione, c'è impegno e un briciolo di ispirazione. Ci sono la title track, Breathe, Moment of surrender, White as snow e c'è Magnificent. Possono bastare.

Gli album composti interamente di cover stanno agli anni zero come i tributi ai novanta. C'è un calo di ispirazione? Facciamo un disco con pezzi altrui. Dobbiamo rilanciare una band in secca che non ha scritto un solo brano in dieci anni? La soluzione c'è, scegliamo una manciata di canzoni scritte da altri.

Non sono mai stato un fan di Carboni, nonostante il bolognese abbia avuto un'ascendente formidabile sul mio giro di amici, una ventina e oltre d'anni fa (si può dire che lo ascoltassero tutti). Mi ha però incuriosito la scelta dei brani inclusi nell'album (di cover appunto) Musiche ribelli. Il recupero di Lolli e del suo brano più noto, sebbene di culto, Ho visto anche degli zingari felici, due canzoni non banali di DeGregori (La casa di Hilde e Raggio di sole), Eppure soffia di Bertoli, che fa tenerezza con il suo idealismo ambientalista, Vincenzina e la fabbrica di Jannacci.

Ci sono anche Musica ribelle di Finardi (scelta obbligata, visto l'orientamento del disco), la meravigliosa Venderò di Bennato, Up patriots to arms di Battiato, Quale allegria di Dalla. Chiude il disco una versione alla "Fisico bestiale" de L'avvelenata di Guccini.

Carboni si applica con educazione e rispetto, nessuno stravolgimento rispetto alle versioni originali. Una base reggae qui, una drum machine là, l'inconfondibile accento bolognese a fare da collante al tutto. Lo conforta nell'opera Riccardo Sinigallia, il risultato è sorprendentemente piacevole e longevo.


venerdì 27 marzo 2009

I migliori della vita, 6

Pantera, Vulgar display of power (1992)


Questa la faccio breve. Nel 1992, anno di uscita di Vulgar display of power, questo disco rappresentava il metal più brutale che avessi mai ascoltato. Non era la velocità a fare la differenza, per quella ero già stato sverginato dal trash o dallo speed metal. No, era proprio la cattiveria delle esecuzioni. Titolo e cover non potevano lasciare dubbio alcuno, ma nel caso, c'era la traccia 4 a chiarire l'etica della band: la memoabile Fucking hostile (To see / To bleed / Cannot be taught / In turn / You're making us / Fucking hostile ).

I Pantera erano attivi gia da una decina d'anni. Avevano iniziato cercando una loro cifra stilistica attraverso l'espressione di varie forme di metal, tutte piuttosto canoniche. Nel 1986 si unisce alla band il cantante Phil Anselmo e nel 1990 esce il disco della svolta: Cowboys from hell, che presenta il nuovo stile musicale della band che raggiunge poi il suo apice con Vulgar display of power.

Undici brani di indicibile violenza e rabbia, con Anselmo che a tratti canta con l'approccio che poi sarà battezzato growling, il chitarrista Dimebag Darrell che non perde una nota e i testi fanno da adeguato contrappunto all'insieme.

L'album si apre con Mouth for war che è più di una dichiarazione di intenti, è la coniugazione in musica della copertina. Poi A new level, l'inno Walk e la già citata Fuckin hostile. Il lettore indica la traccia cinque e siamo già senza fiato.

Il concerto di Milano a supporto del successivo Far beyond driven, mi ha confermato tutta la forza della band anche dal vivo. Da li a poco tutto sarebbe finito, altri tre dischi: uno buono (Far beyond driven) e due evitabili (The great southern trendkill e Reinventing the steel), poi Anselmo quasi ci lascia le penne per overdose, e Darrel, il chitarrista, non ha la stessa fortuna, visto che viene assassinato da un folle nel 2004, durante un concerto di un suo nuovo gruppo.

La band non c'è più. avrebbe anche poco senso oggi. Alla fine degli anni zero il growling e la brutalità nel metal sono quasi di moda, e nemmeno si può parlare di questo gruppo come di un precursore, dopo tutto questa roba è molto figlia dei Black Flag e dell'hardcore newyorkese. Nondimeno questo disco resta a mio modesto avviso imprescindibile per descrivere un genere e un periodo di mutamenti. Una volgare dimostrazione di forza quanto mai necessaria.

giovedì 26 marzo 2009

Last shots

Svuoto un pò la memory del telefonino e posto qualche foto, nessuna eccelsa, del concerto degli AC/DC. Giusto perchè non si butta via niente...


1) Qualche problema con l'apparecchio acustico per Angus



2) Per gli spettatori distratti: ma come si chiama sta band?!?
3) Guardate, con una mano!!!




4) L'idolo pagano

mercoledì 25 marzo 2009

Get on the bus


Nelle ultime settimane l'attività sindacale si è fatta intensa, e il lavoro sta aumentando sempre più man mano che si avvicina il 4 aprile e la manifestazione nazionale a Roma.

Viaggiamo al ritmo di almeno un'assemblea al giorno, in giro per per le varie aziende del settore, spieghiamo l'accordo separato sulla riforma della contrattazione, siglato senza la CGIL, facciamo votare.

I lavoratori in giro ne sanno davvero poco, e dopo le nostre relazioni restano spesso sconcertati. Ma perchè mai CISL UIL e UGL dovrebbero aver firmato un'intesa con governo e parti datoriali che, tra le altre cose: corrode il salario dei lavoratori; introduce il principio della derogabilità del contratto nazionale e limita pesantemente il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali?
Chiedetelo a loro, se ci riuscite. Visto che a) non fanno assemblee di spiegazione dell'accordo b) non fanno votare l'accordo.

Noi stiamo facendo un referendum consultativo che ovviamente ha mille limiti, un pò perchè lo gestiamo solo come CGIL, e ovviamente i risultati saranno strumentalizzati e un pò perchè avrà solo un valore simbolico. Però qualcosa andava fatta. Questa è una partita più complessa rispetto a quella sul tentativo di abrogazione dell'art. 18 nel 2002. Molti temi contenuti nell'accordo separato sono "tecnici" e di non facile comprensione, ma produrranno conseguenze non meno catastrofiche.

Personalmente mi sto trascinando stancamente, sono senza voce ed ho un principio d'influenza. La sera torno a casa così stanco e svuotato che mi sgonfio come un palloncino. Tra l'altro i prossimi due sabato saranno di lavoro; il 28 per gli scrutini del referendum, e il 4 aprile (con partenza il 3 sera, by bus) per il corteo a Roma.

A proprosito, chi ci viene?

martedì 24 marzo 2009

You friendly neighborhood Spiderman

BANGKOK - Terrore in una scuola di Bangkok dove un bambino autistico di 8 anni, molto agitato per il suo primo giorno di scuola, ha scavalcato il davanzale sedendosi sul cornicione. Ma a salvarlo, come in un film, è intervenuto un vigile del fuoco travestito da Spiderman che è riuscito a superare la diffidenza del bambino. Nonostante gli sforzi messi in atto dalle insegnanti il piccolo non voleva saperne di lasciare il cornicione del terzo piano della scuola, riservata a bambini con problemi. E' stata la madre ad un certo punto a rivelare la passione del figlio per Spiderman. Un vigile del fuoco, Somchai Yoosabai, ha subito preso al balzo l'idea ed è corso in caserma a travestirsi. "Gli ho detto che Spiderman era lì per salvarlo - ha raccontato l'uomo alle tv a vicenda conclusa - e che nessun mostro lo avrebbe attaccato". A quel punto il bambino è riuscito a camminare sul cornicione e a rifugiarsi tra le braccia del supereroe. Il vigile ha confessato di tenere il vestito da Spiderman in caserma per rendere meno noiose le sedute di addestramento.



Ho come la sensazione che il solerte pompiere avesse a casa il costume per usi più...privati, ma in ogni caso la l'espressione del viso del bimbo è meravigliosa.

Round and round it goes



Ma se tornano anche gli Spandau Ballet (dio, quanto mi piaceva tutto Parade e I'll fly for you !), con la formazione originale, un nuovo disco e un tour, lo faranno prima o poi anche i Frankie Goes To Hollywood?
E sopratutto, torneranno a ruota i miei quindici anni?

lunedì 23 marzo 2009

Mare nostrum


Una fiaba delicata e incantevole, la cui storia deve tutto alla favola della sirenetta di Andersen, ma che ha nei disegni (tutti a mano), nei colori pastello e nei personaggi (meravigliosi) i suoi punti di forza.

Miyazaki stavolta ha voluto fare un film "semplice", per i bambini più piccoli, dopo essersi sentito ripetere troppo volte che Il castello errante di Howl e La città incantata erano troppo "complicati" per il pubblico al quale si rivolgevano.

Non credo che quelle critiche fossero giuste, visto il fanatismo con il quale i miei nipoti erano affezionati a quei film, ma in ogni caso, se l'obiettivo era semplificare, possiamo dire che Ponyo lo raggiunge senza affanni, parlando di ecologia, rispetto tutto giapponese per gli anziani, pesci meravigliosi, creature mitologiche degli abissi, piccole auto e paesi che quotidianamente si litigano il territorio con il mare.

A Stefano è piaciuto, ai suoi genitori anche.

Tra qualche giorno si cambia radicalmente registro: esce il blockbuster Dreamworks Mostri contro alieni.

domenica 22 marzo 2009

Running right off the track


Beh, innanzitutto, il tragitto in macchina per vedere gli AC/DC dovrebbe essere, per legge, percorso su un’autostrada libera, con una caddy decappottabile e la radio che manda a balla Higway to Hell. Invece mi devo puppare un’ora e dieci di coda su di una tangenziale ovest bloccata, a bordo della mia utilitaria, che si porta adosso scatarrando quasi duecentomila chilometri, con la sintonia sulle news di Radiopop.

Comunque sia, parcheggio tipo a sette chilometri dal forum e m’incammino verso il palazzetto tra le consuete bancarelle di t-shirt, l’odore di salamella e le note distorte di Black Ice che provengono dai diversi chioschi disseminati lungo il percorso.

Ritiro il mio biglietto alla cassa (fa ridere la pignoleria dell’addetto che verifica con cura i miei dati personali, mentre a pochi metri i bagarini si stanno facendo la casa al mare con la vendita illegale dei tagliandi ) e salgo le scale che portano all’interno. Alle 20.05 il forum è già praticamente pieno, e il pubblico sta riservando una calda accoglienza all’ open act degli irlandesi The Answer. Nonostante me li fossi anche un po’ studiati in previsione del concerto di stasera, non riescono proprio a coinvolgermi. Le canzoni scivolano via tutte innocue, il cantante fa mossette alla Chris Robinson che fa David Coverdale che faceva Robert Plant. Quasi irritante.

Una mezz’oretta di show e poi inizia l’attesa vera. C’è grandissima eccitazione tra il pubblico, le corna rosse luminose si vendono come il pane (5 € il pezzo, baby), i cori ANGUS-ANGUS partono senza soluzione di continuità. C’è davvero un’enorme aspettativa tra la gente che ha affollato il forum, e che in qualche caso ha cacciato qualche centinaio di euro ai bagarini per avere il suo posto al concerto.

Con una puntualità che testimonia grande rispetto per il pubblico, alle 21 si spengono le luci, e pochi istanti dopo parte un filmato a cartoni animati, nel quale i componenti della band sono su un treno (un boato accoglie le versioni cartoon di Brian Johnson, Malcolm Young, Cliff Williams e Phil Rudd) , trascinato da una locomotiva nella quale un Angus con coda e corna luciferine continua a caricare carbone con una pala nonostante il mezzo abbia già raggiunto la sua velocità massima e punti dritto un centro abitato. L’ingresso nel locomotore di due procaci e discinte signorine, che fingono di sedurre Angus per poi immobilizzarlo e cercare di frenare il treno non avrà successo. La locomotiva si schianta e irrompe realmente sul palco mentre parte il riff di Rock and roll train. Un inizio all’insegna del puro divertimento.

Dopo il singolo apripista per l’ultimo Black Ice, è la volta di Hell ain’t a bad place to be a cui fa seguito Back in black, che accende come una miccia l’entusiasmo, già bendisposto, dei diecimila presenti. Brian è in palla, recita egregiamente la sua parte , scherza, ride, gesticola, saluta e introduce quasi sempre i pezzi, manco fossero una band emergente. Si muove come un orso marsicano ubriaco, ma con simpatia.

Tocca ancora ad un pezzo dall’ultimo disco, Big Jack, e poi Dirty deeds done dirt cheap, Shot down in flames e l’apoteosi del sing along di Thunderstruck.

Ai lati del palco quattro schermi, due molto grandi e due più piccoli, al centro la locomotiva che in alcune parti del concerto viene coperta da uno schermo grande come il palco stesso. Fino a Black Ice (il brano), Angus si gestisce con parsimonia. Qualche duck walk, qualche gesto delle corna, ma il meglio deve venire. E arriva con The Jack, quando il chitarrista australiano, come da copione, si spoglia accompagnato dall’ossessiva base blues del pezzo. Resta in pantaloncini ed è così che finirà lo show.

Tolti Brian e Angus, gli altri del gruppo potrebbero benissimo essere delle statue di sale, non si muovono di un passo rispetto alla loro postazione, e Phil Rudd (batteria) ha l’aspetto di un impiegato del catasto.
Ma è il momento dell’enorme campana che serve a battere i rintocchi che introducono il memorabile riff iniziale di Hell’s bells. Rincorsa di Johnson il campanaro che si attacca attraverso una corda al batacchio, la campana suona a morto e la festa comincia. Per tutta la prima strofa fino al ritornello la voce degli AC/DC potrebbe anche farsi una birra al bar, che tanto è il pubblico a cantare.

Lo schema del concerto si ripete costante: finisce un pezzo, si spengono le luci e parte l’altro. Non succede mai che un brano confluisca in un altro. La band è comunque in ottima forma, e, considerando anche l’età media dei suoi componenti, non si risparmia. L’ultimo blocco di canzoni prima degli encores include War machine, che per me è il pezzo migliore di Black Ice, poi Shoot to thrill, You shook me all night long, e la potentissima TNT.

L’ormai classica bambola gonfiabile che accompagna il gruppo durante l’esecuzione di Whole lotta rosie, si gonfia in un istante e si sistema a cavalcioni sul locomotore: tette enormi, calze strappate, un po’ di pancia. Batte il tempo con il piede.

Chiude il set Let there be rock, e qui è davvero Angus time. La lunghissima parte chitarristica del brano vede il chitarrista percorrere tutta la passarella che si insinua tra il pubblico, fino alla pedana posta al centro del parterre, che si solleva di qualche metro, fino a diventare una sorta di altare, che sublima la sfacciata abilità di Young. L’interminabile assolo finisce sul livello rialzato del palco dove il leader degli AC/DC sfida il pubblico con la sua tecnica.

La conclusione del pezzo lascia tutti stremati. Ci si riposa qualche minuto e poi siamo pronti per la festa di Higway to hell e le cannonate di For those about to rock, che concludono quasi due ore di esibizione.

Gli AC/DC avrebbero tutte le carte in regola per apparire patetici, nel replicare in età da pensione le stesso copione, gli stessi atteggiamenti (cristo santo, gli stessi vestiti!) di 25 anni fa, ma evitano egregiamente questo rischio grazie ad un’enorme professionalità, l' affetto strabordante da parte dei loro fans (raramente mi è capitato di percepire tanta passione da parte del pubblico per un artista) e un compito portato fino in fondo con determinazione, senza fronzoli o cedimenti. Non hanno bisogno di recuperare il vecchio sound, come fanno ciclicamente loro illustri colleghi che nel tempo hanno diversicato l'approccio con l'hard rock, perchè non l'hanno mai abbandonato. Portano in giro il loro greatest hits live (ma non hanno mai acettato di pubblicare una raccolta, in nome dell'unicità degli album che li porta di conseguenza a non vendere mp3 su i-tunes) aggiungendo di volta in volta qualche brano per promuovere il nuovo disco.
Poi certo, avere un repertorio come il loro aiuta mica poco, eh.

In ultima analisi, il vostro fedele cronista si è divertito assai, ha cantato, ballato, partecipato diligentemente a tutti i cori da stadio proposti dalla band e perfino trovato una maglietta con il logo AC/DC della misura di Stefano. Cosa chiedere di meglio ad un rock and roll circus?


Rock and roll train e il suo cartone animato introduttivo, registato dalla data di Milano del 19 marzo:



La setlist della serata:

1. Rock'n'roll Train
2. Hell ain't a bad place to be
3. Back in Black
4. Big Jack
5. Dirty Deeds
6. Shot Down in Flames
7. Thunderstruck
8. Black Ice
9. The Jack
10. Hell's Bells
11. Shoot to Thrill
12. War Machine
13. Anything Goes
14. You Shook Me All Night Long
15. TNT
16. Whole Lotta Rosie
17. Let there be Rock
18. Highway to Hell
19. For Those About to Rock

venerdì 20 marzo 2009

Quanno ce vò...


L'Inps può aspettare

Mi fischiano ancora troppo forte le orecchie, per pensare di mettermi a scrivere del concerto degli AC/DC (ma serve scrivere recensioni dei concerti degli AC/DC?!?). Comunque vorrei tranquillizzare Lisa (e Livio che li vedrà domani), che ironizzava sulla loro età, non è andata così:










ma così:


giovedì 19 marzo 2009

Stasera


I’m a rolling thunder, a pouring rain
I’m comin’ on like a hurricane
My lightning’s flashing across the sky
You’re only young but you’re gonna die

I won’t take no prisoners, won’t spare no lives
Nobody’s putting up a fight
I got my bell, I’m gonna take you to hell
I’m gonna get you, satan get you

mercoledì 18 marzo 2009

Il diavolo e l'acqua santa


Cosa ci può essere di più adeguato, da affiancare ad un impresa che si chiama Satanelli, e che ha come mascotte un diavolo? Ma l'onnipresente Padre Pio, naturalmente. Hai visto mai che qualche automobilista sprovveduto ti scambi per un miscredente?

martedì 17 marzo 2009

Earlismi


Il 12 maggio esce il nuovo disco di Steve Earle, tributo all'amico Townes Van Zandt (notizia anticipata qui).

Nell'album suonano anche la moglie Alison Moorer, Tom Morello e i Blugrass Dukes.

E' possibile ascoltare in anteprima le tracce Lungs e Pancho & Lefty su la pagina di myspace di Steve: http://www.myspace.com/steveearlemusic


Il figlio Justin Townes , che ha partecipato alla registrazione del disco di papà, ha intanto dato alle stampe il suo secondo lavoro, Midnight at the movies, all'insegna di un folk swingato interessante e dotato di buon songwriting.



A questo punto si attende solo il nuovo lavoro della moglie di Steve, la splendida Alison Moorer a completare il family affair di casa Earle.



Spotlight on

Vi segnalo il blog di Chiara Meattelli, giornalista free lance per Rolling Stone Italia e Buscadero. Molta musica al fuoco e uno stile che ho apprezzato. Nel post più recente segnala una tale Soap&Skin che fa un pop davvero... estraniante.

James strikes back


Dopo una gestazione lunga otto anni, a settembre di quest'anno uscirà finalmente la terza e ultima parte dell' America underworld trilogy di James Ellroy.

Mi sono reso conto di aver citato spesso questo autore sul blog, parlando dei libri altrui (sopratutto parlando di Genna...) ma di non avergli mai dedicato un post, il che è abbastanza clamoroso, visto che si tratta del mio scrittore favorito.

Beh, un pò mi giustifica il fatto che dal 2001 a oggi James non ha pubblicato praticamente niente. Robe brevi, supervisioni a raccolte di racconti altrui, short tales sui men's magazine.
Ma d'altro canto lui non è mai stato uno da un libro l'anno. Si è sempre preso il suo tempo, ricompensando le attese dei lettori con produzioni mai banali.

Fino ad American Tabloid (1995) il suo stile è sempre andato in crescendo. Partito con il genere Serial Killer per poi abbandonarlo con netto anticipo rispetto alla moda imperante, ha scritto, prima la trilogia di Hopkins il pazzo, sergente moolto particolare della LAPD, poi la quadrilogia di Los Angeles: quattro volumi in cinque anni, forse il suo periodo più prolifico e il più premiato dal pubblico (Dalia Nera e LA Confidential già tradotti per il grande schermo e White Jazz in arrivo; mancherebbe solo Il grande nulla che, guarda un pò, è il mio favorito).

A seguire lo struggente e introspettivo I miei luoghi oscuri, diviso in due parti, la prima è un'autobiografia al fulmicotone e la seconda narra le indagini postume, condotte insieme ad un detective della omicidi in pensione, sull'assassinio della madre, uccisa quarant'anni prima e assunta a vera musa ispiratrice di tutta la produzione ellroyana.

Infine il suo capolavoro, un romanzo storico prodotto dopo anni di ricerche: American tabloid: prima tappa dell' American Underworld Trilogy. La seconda, Sei pezzi da mille, per la prima volta registra un leggero appannamento creativo e stilistico. Sarà forse per questo che si è preso tutto il tempo necessario per completare la terza, dal titolo già comunicato alla stampa, di Blood's a rover.

Ancora qualche mese.

sabato 14 marzo 2009

Che cosa vedi?


La grande attesa per molti fans del fumetto di vedere il film sui Watchmen, era seconda solo alla proccupazione che la trasposizione non rendessa giustizia alla monumentale graphic novel di Moore e Gibbons (ne avevo parlato qui).

Potrei fare il fenomeno ed affermare che basterebbero da sole le immagini sui titoli di testa, accompagnate dalla versione originale di The times they're a changin' di Dylan, per dissipare, con ancora due ore e mezza di film da vedere, ogni dubbio. Non sarebbe corretto. E comunque sbaglierei per difetto.

Il film di Zack Snider segue pedissequamente lo svolgimento della narrazione originale, conservando per buona parte anche le battute (e sarebbe stato un delitto fare altrimenti) delle tavole illustrate. La scelta è felice e quasi obbligata, oltre a seguire, in ordine di tempo, la stessa intuizione alla base delle realizzazioni cinematografiche di Sin City e 300 (dello stesso Snider).

Non mi dilungo molto sulla storia, che si svolge in un'America alternativa, a metà anni ottanta, sotto il quinto mandato Nixon e con il pericolo più che mai concreto di una guerra atomica con l'Urss. Le due super potenze si misurano quotidianamente in un Risiko mortale, studiandosi e spostando truppe e armamenti come fossero soldatini di plastica.

Gli americani avevano avuto negli anni quaranta un gruppo di Super Eroi, colorati e inverosimili, come quelli realmente pubblicati ad esempio dalla Timely Comics e in seguito dalla Marvel Comics. In questo collettivo militavano, tra gli altri, il Comico (violento, fascista e invischiato in tutte le attività sporche della Cia) e Spettro di Seta, super eroina che diventerà madre di Spettro di Seta 2, che farà, insieme al Comico, da anello di congiunzione dai Minutemen alla nuova coalizione di super esseri del ventesimo secolo. I Watchmen appunto. La storia del film si svolge dopo il ritiro dalle scene anche di questo secondo gruppo, avvenuto per decreto legge.

Sono i personaggi a fare la differenza nella graphic novel di Moore e nel film di Snider. Diversamente da quanto accade nel fumetto e nel cinema supereroistico, nel quale il bene è ben distinto dal male, qui, anche a fronte di figure e azioni raccappriccianti, il contesto della storia spinge lo spettatore a chiedersi, se, il loro fine, l'obiettivo delle loro terribili gesta, non giustifichi in qualche modo i mezzi usati per raggiungerlo.

Il Comico è l'AmeriKa. Quella che rovescia le repubbliche socialiste in centro america, che uccide i dissidenti, che considera comunista chiunque non sia repubblicano, quella che si arroga il diritto di fare lo sceriffo del mondo. Armi e potere. Il diritto della forza.
Il Dr. Manhattan è un essere quasi divino. A seguito di un tremendo incidente ha acquisito poteri infiniti (tributo alle origini del 90% dei super eroi classici); se ne va in giro nudo (anche se è blu e risulta poco umano, non capita tutti i giorni di vedere mostrato al cinema con questa frequenza un nudo integrale maschile ), ha il potere di salvare tutti, ma filosofeggia sulla giustezza di farlo, sull'effettiva importanza di salvare il genere umano ("The existence of life is a highly overrated phenomenon").

Rorschach è uno psicopatico.Un uomo alla deriva, guidato solo dalle sue intransigenti regole, un'infanzia miserabile, una vita salvata (se di salvataggio si può parlare...) dalla violenza, dal male scelto come nemesi, da una lotta psichedelica contro le bugie e per la verità. Contro qualunque mediazione e compromesso ("anche di fronte all'apocalisse"). Dalle tavole alla pellicola, resta il mio character preferito.
Ozymandias, "l'uomo più intelligente del mondo", e a capo di un impero finanziario sterminato. Lucido, arrogante, presuntuoso. Ha scelto di ispirarsi, da quando restò da ragazzino orfano di entrambi i genitori, ad Alessandro Magno. Un megalomane con un piano megalomane.

Altra differenza epocale tra i Watchmen e il genere supereroistico tradotto su grande schermo è l'importanza dei dialoghi. In questo film è bene non distrarsi mai. Oltre ad alcune battute meravigliose (il super eroe idealista Gufo Notturno chiede al cinico Comico, durante un intervento in alcuni violenti disordini di strada, : "che fine ha fatto il sogno americano?", e quello gli risponde seccato, mentre con noncuranza spara in testa ad un manifestante disarmato : "che fine ha fatto il sogno americano?!? Lo stiamo vivendo. Si è realizzato!") si perderebbero anche tracce determinanti per capire il contesto politico in cui si muove la storia ( Nixon che fa cancellare la norma che impedisce ad un presidente di ricandidarsi dopo il secondo mandato, il Comico che dichiara di aver ucciso Bernstein e Woodward, i due giornalisti che nel mondo reale fecero scoppiare con le loro inchieste lo scandalo Watergate, portando di fatto Nixon alle dimissioni).

C'è da notare come la produzione, se da un lato ha optato per un cast di volti poco noti ( fatta eccezone per Carla Gugino), dall'altro non ha certo lesinato risorse per i diritti d'autore sulle musiche, visto che la colonna sonora è composta esclusivamente da grandi classici e grandi intepreti. Simon & Garfunkel, Leonard Coehn, Nat King Cole, Jimi Hendrix scandiscono le fasi cruciali del film, e assumono a co-protagonisti della narrazione, con connubi riusciti tra musica (parole) e immagini. La parte del leone la fa Bob Dylan che partecipa direttamente (sui titoli di testa) e indirettamente (a metà film e sui titoli di coda) con le sue All along the watchtower e Desolation row interpretate rispettivamente da Hendrix e dai My chemical romance.

Ma The Watchmen (comics e film) si toglie anche lo sfizio di rispondere alla domanda che tutti i lettori di fumetti di super eroi si sono posti, una volta raggiunta l'adolescenza, come faranno l'amore questi super dudes? Come usano i loro poteri sotto le lenzuola?

Le immagini ci mostrano l'essere pressochè onnipotente, Dott. Manhattan mentre si sdoppia in tre per soddisfare l'amata Spettro di Seta II, che successivamente si concede, in stivale di pelle nera lucido, al Gufo Notturno, nella scena più hot della pellicola.

Spiace quasi che un prodotto così possa essere visto da un pubblico disattento e superficiale. Sono in molti a comprare il biglietto aspettandosi qualcosa che ricalchi le recenti produzioni supereroistiche per il cinema, per poi annoiarsi rumorosamente e fare commenti idioti nelle fasi più introspettive del film o sul pene del Dr. Manhattan.

Sono considerazioni da fan, lo so. E penso che sia proprio a loro che questo film si rivolge. Astenersi perditempo, verrebbe quasi da dire.

venerdì 13 marzo 2009

Ancora The wrestler

Per i die hard fans di questo film, anche l'amica Lisa si è cimentata in una recensione che amplia gli spunti di discussione su The wrestler.

http://onemoregig.blogspot.com/2009/03/il-corpo-wrestler.html

Beautiful agony

Questo riepilogo non è disponibile. Fai clic qui per visualizzare il post.

giovedì 12 marzo 2009

Nothing special

Anche quest'anno (credo sia il quarto a fila), usciamo dalla Champions League ai primi di marzo, proprio quando il gioco si fa interessante. Questa volta almeno lo facciamo contro una squadra davvero forte e bella da vedere, il Manchester United, dopo una partita in cui a tratti gli abbiamo fatto una gran paura e durante la quale abbiamo creato molto (anche loro, neh) e colpito due legni (di cui uno clamoroso).

Non voglio scrivere banalità del tipo usciamo a testa alta, nei due confronti bisogna considerare anche quello dell'andata a Milano in cui siamo stati dominati e il risultato più giusto sarebbe stato una loro vittoria, però insomma, il concetto è quello lì.

Concludo con un paio di considerazioni, fa piacere vedere l'Inter giocare un ottavo di Champions contro la squadra più forte del mondo, con in campo due ragazzi diciottenni e che nonostante tutte le sue scene da gangster del rap, non riesco a provare che tenerezza per il gigante bambino Mario Balotelli (nella foto mentre dice a Cristiano Ronaldo: "this is not a swimming pool!").

mercoledì 11 marzo 2009

Ram Jam!



"The only place I get hurt is out there. The world don't give a shit about me."
Randy 'The Ram' Robinson

Randy "L'Ariete" Robinson si definisce un wrestler professionista, in realtà il suo apice l'ha vissuto vent'anni indietro, nel 1989, con un match memorabile disputato al Garden di New York contro la nemesi cattiva di un lottatore chiamato l'Ayatollah.

Oggi Randy vive di incontri "amatoriali", organizzati dove capita, di fronte a poche decine di spettatori.
Splendida in questo senso la scena iniziale del film, con lui seduto in uno spogliatoio ricavato da un aula d'asilo, tra giocattoli, piccole sedie e lavagne, dopo un combattimento si era svolto nella palestra della scuola.

Il film fa conoscere al pubblico europeo il sottobosco di un'attrazione, il wrestling, considerato da molti alla stregua di un circo, e che qui viene invece raccontato come uno sport fatto sì di spettacolo, ma anche di fatica, sudore, sofferenza e dolore.
Con un campionario di umanità varia che si veste con calzamaglie colorate e si nutre di anabolizzanti, che si conosce e si sostiene a vicenda, che concorda mosse e andamento degli incontri, che sul ring ha un ruolo preciso, da buono o cattivo, e che di conseguenza viene amato o detestato dal pubblico per la parte che recita.

Randy è un'istituzione tra wrestler locali. Il suo è sempre l'incontro principale del cartellone, vince regolarmente contro lottatori che interpretano figure negative, è rispettato e benvoluto da chiunque faccia parte di quel giro.
Dal punto di vista personale però è alla deriva. Solo, sempre al verde, quando riesce a pagare l'affitto vive in una casa mobile, altrimenti passa le notti nel suo mini-van, non ha amici veri, non ha futuro. Tira a campare con le gare di wrestling amatoriali, attraverso gli incontri organizzati coi fans e con un lavoro precario da magazziniere.

Ogni minuto della vita di Randy sembra difficile e doloroso, respirare, mangiare, svegliarsi, cercare di crearsi degli affetti, cambiare la sua esistenza. Questo concetto è espresso in modo efficace dalla frase in apertura di post (recuperata da Ale che ha visto il film in lingua originale). Non c'è spazio per l'Ariete nel mondo reale, è un uomo che vive costantemente nel passato, che la società ha da tempo espulso comportandosi come fanno gli anticorpi con i virus.

Tutto, nel mondo di Randy, è fermo al suo momento di gloria e agli anni ottanta: l’hair metal, le cassette che usa per ascoltarlo, i suoi vestiti, la sua auto, i suoi capelli. E la realtà degradata in cui vive sembra assecondarlo, in tutto il film non si vede un solo cellulare, un computer moderno, o un qualunque segno del progresso tecnologico che si mostra attraverso gli status symbol attuali.

Randy si gioca le ultime carte per cercare una vita normale con l'amica ballerina di lap dance Pam (una bravissima Marisa Tomei ) e tentando di riavvicinarsi alla figlia che non vede da anni (Evan Rachel Wood, che invece non mi ha convinto). Dall'esito di questi drammatici confronti si decide il suo destino.

Le vicende di Randy ci vengono mostrate attraverso l'uso sgranato della pellicola, attraverso riprese che ricordano a volte quelle dei documentari verità, con la camera alle spalle del protagonista, che lo accompagna, quasi lo spinge, nel suo incedere insicuro.

Tanto era l'interesse per The Wrestler, film della risurrezione di Mickey Rourke, che ho letto un numero tale di recensioni e articoli, da non essere certo di poter dire qualcosa di veramente mio, adesso che l'ho finalmente visto, mi perdonerete spero se nel recensirlo qualche concetto già espresso da altri mi possa esser rimasto appiccicato alla tastiera. Nonostante tutta la roba che ho letto comunque, il piacere della visione, l'emozione che ho provato vedendo alcune scene, non ne ha affatto risentito. A tratti la simbiosi tra Mickey e Randy è impressionante.

Fatti due conti, l'incontro che ha segnato l'apice della carriera di Randy Robinson, il wrestler protagonista del film, è del 1989. In quell'anno Mickey Rourke chiudeva la fase più luminosa della sua carriera con due film importanti (Johnny il bello di Walter Hill e Ore disperate di Cimino) prima di precipitare in una micidiale spirale autodistruttiva: difficile pensare a questa analogia tra l'attore e il personaggio che recita nella pellicola di Aronofsky, come ad una casualità.

Forse non sarebbe stato giusto dare l'Oscar a Rourke per la recitazione in questo film, in effetti, non è che si può parlare di una prova d'attore epocale.
L'ex divo delle ragazzine ai tempi di 9 settimane e 1/2 non recita un personaggio, porta sul grande schermo se stesso, senza vergognarsi della sua faccia quasi deforme, della sua inespressività, delle sue ferite ben visibili nel corpo e penso anche nello spirito .

Alla fine, chi se ne fotte del premio di una giuria di rotti in culo: Mickey The Ram Rourke ha schienato i suoi demoni, ed è sopravvissuto per raccontarlo. E a culo tutto il resto.