La pellicola è illuminata da quella luce particolare riservata ai capolavori, è quasi un miracolo che negli ottanta del ritorno al modello USA del consumismo, delle americanate tronfie, reazionarie e ipertrofiche che sbancavano i botteghini (Rambo 2, Rocky IV, Invasion USA e Commando da noi escono lo stesso anno), insomma dell'"edonismo reganiano", si sia potuto produrre un film così brutale sulla degenerazione del capitalismo (eloquente da questo punto di vista l'incipit con le famose banconote verdi che passano di mano in mano) e sull'assenza di controllo della macchina federale americana.
La storia dietro al film potrebbe a sua volta diventare un film. Il regista William Friedkin accettò di girare con un budget risicatissimo, che si fece bastare con tutta una serie di decisioni rischiose, come ad esempio l'utilizzo di attori all'epoca poco noti e di conseguenza privi di richieste di compenso esose; riducendo al massimo i tempi con il classico "buona la prima!", e infine non chiedendo i permessi formali (un pò come accadeva coi nostri poliziotteschi) per le esterne. Già. La lunga sequenza dell'inseguimento automobilistico, probabilmente assieme a quella de Il braccio violento della legge tra le più memorabili della storia del cinema, realizzata anche su strade in contromano, fu girata senza autorizzazione. Una follia che ci ha regalato incredulità, eccitazione e adrenalina, ma che mise a rischio l'incolumità di troupe e attori.
Il dvd in mio possesso è ricco di extra interessanti tanto quanto il film, per un appassionato di tutto ciò che ruota attorno alla realizzazione di una pellicola. Interviste, ma soprattutto scene tagliate, tra le quali un finale alternativo demenziale (nel vero senso della parola) che per fortuna Friedkin è riuscito ad impedire, con cui Vivere e morire a Los Angeles avrebbe perso tutta la sua oscurità, diventando una pessima commedia buddy movie. E' incredibile le stronzate che possono fare i produttori esecutivi sbagliati.
E invece questo è un enorme noir che collochiamo negli anni ottanta esclusivamente per la colonna sonora dei Wang Chung e il loro sound gonfio di batteria gated reverb che lo zavorra a quel decennio. Per ogni altro aspetto, To live and die in L.A. è un titolo imperdibile, e, come tale, trasversale al tempo, ai generi e alle mode.

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