mercoledì 12 agosto 2009

Italian Superstar



Paolo Sorrentino ci conduce nell'esistenza del più mitologico politico italiano attraverso trent'anni di politica italiana. Stragi, inganni, decisioni oscure, ma anche i momenti familiari e quelli, frequenti, di profonda solitudine e sofferenza.

Il regista inizialmente crea empatia tra lo spettatore e il senatore democristiano, facendolo apprezzare per la sua intelligenza, la sua sagacia, le sue battute fulminanti. Poi, lentamente, come un movimento di mdp, cambia punto d'osservazione, facendo mutare la visuale anche al pubblico, quando emergono tutte le implicazioni di Andreotti nella sciagurata stagione dello stragismo di Stato, dei rapporti con la mafia, della gestione, al pari di un cartello criminale, della sua "corrente", via via fino alle fasi finali del processo per associazione mafiosa.

Che film meraviglioso, Il divo. Onirico, divertente, inquietante, sorprendente, appassionante, realistico e surreale insieme. Grande cinema, recitato con maestria teatrale. Su Toni Servillo ormai non si può dire più niente che non sia già stato detto. Epocale. Dà quasi fastidio, ad un saccentello snob come me, accodarsi al coro di complimenti che riceve da ogni parte, critica alta e bassa inclusa, ma tant'è.

Mi è sembrata efficace anche l' interpretazione di Cirino Pomicino da parte di Buccirosso, e a chi lo ha trovato fuori dalle righe consiglio di leggere un pò le indiscrezioni sulla vita del ministro, donnaiolo e festaiolo instancabile.

Anche Flavio Bucci offre con Evangelisti un'interpretazione che lascia il segno, come quella meravigliosa di Giulio Bosetti che fa Scalfari, in uno dei momenti più riusciti dell'opera (l'intervista ad Andreotti).

Trent'anni di vita della Repubblica Italiana passano tra le immagini del film e nella gelida intervista di Scalfari al Divo. Trent'anni nei quali il democristiano è stato protagonista principale assoluto, una scatola nera vivente, come ha ironizzato Grillo in un celebre monologo televisivo, al quale Andreotti/Servillo assistono, nella parte finale del film.

E chissà se la parte in cui la moglie del democristiano (interpretata da Anna Bonaiuto) confida al marito che, tutto sommato, secondo lei la gente lo sopravvaluta perchè "tutti pensano tu abbia un intelligenza superiore, ma si sbagliano, alla fine tu sei solo uno che ha sempre la battuta pronta", rappresenta il messaggio finale del regista Sorrentino.

Come dire, la nemesi storica di mezza Italia, l'intoccabile e mefistolico politico, il rappresentante della politica di scambio e di connivenze, in ultima analisi non ha niente di sovrannaturale, ma è solo un uomo come tanti altri. Perdipiù mediocre. Cazzo, fosse davvero così, sarebbe una beffa tremenda.





martedì 11 agosto 2009

Non proprio tutto nuovo...

Alcune canzoni di Jack Penate mi fanno l'effetto Audio 2. Laddove gli italiani tirano a campare sfruttando le sonorità e il timbro vocale di Lucio Battisti, in alcune canzoni l'artista inglese mi sembra un (involontario?) clone di Robert Smith e dei suoi Cure .
L'impronta canora di Penate sembra seguire pedissequamente quella del leader del gruppo dark per antonomasia, anche se va detto che qui il tono dei brani è leggero e le assonanze vanno fatte con i Cure più solari, spensierati e pop, che partorivano irresistibili ritornelli catchy.
Sotto questa categoria vanno ascritte senza dubbio l'open track Pull my heart away e il singolo Tonight's today.


Altri brani tentano strade diverse, attraverso l'utilizzo di percussioni ossessive, vagamente tribali, che comunque non tolgono alle tracce una gradevola impronta di easy listening, come nel caso della title track.


Un altro singolo estratto è Be the one, dall'andamento dance, che sembra bello e pronto per una proficua operazione di remixaggio.


In chiusura di album quello che allo stato attuale è il mio pezzo preferito, e forse anche il più personale dell'artista: Body down.
Probabilmente non lascerà molte tracce nella storia della musica, questo Everything is new, ciò non toglie che lo si possa trovare divertente. Per un pò, neh...

lunedì 10 agosto 2009

This wolf gone to heaven

"Smettetela di rompere, non sono un fottuto juke-box!"

Una decina d'anni fa, nell'ambito di una festa dell'Unità o qualcosa del genere, al Palasharp suonava Willy DeVille. Nonostante l'evento fosse gratuito, il palazzetto era pressochè deserto. In compenso quei pochi che c'erano rompevano le balle per diecimila, continuando a chiedere a gran voce, nelle pause tra una canzone e l'altra, Demaziado Corazon, unica, sputtanatissima hit, di Willy DeVille. Roba da far perdere la pazienza ad un santo. Alla fine il nostro, che di certo santo non era, aveva sbottato alla grande.


Strano che, leggendo della sua morte improvvisa, avvenuta il 6 agosto a New York, la prima cosa che mi sia venuta in mente sia stata questa.

La causa del decesso pare sia stata un cancro fulminante al pancreas, non so quanto la sua lunga dipendenza da droghe e alcol abbia infuito sulla cosa.

Per inciso, anche quella sera a Milano era fatto come una scimmia. E no, alla fine non la fece Demasiado Corazon. Preferì una versione lunga e spettrale di Loup garou, sicuramente più in linea con i demoni e i fantasmi che lo tormentavano, e che forse, ora, hanno smesso.

venerdì 7 agosto 2009

Medium

In considerazione dell'allargamento della famiglia di ammiratori di Giuseppe Genna, e della mia sconfinata passione per questo autore, posto il link della pagina del suo sito da dove si può scaricare gratuitamente Medium, un romanzo autobiografico di quasi 300 pagine, praticamente mai pubblicato.

Il libro, scritto subito dopo il Dies Irae (qui la mia recensione) e prima di Hitler, "non è stato offerto ad alcun editore. Nel caso esso finisca con l’essere pubblicato da un qualche editore, subirà decisivi cambiamenti e i proventi delle vendite saranno versati a un’associazione benefica."

Lo trovate qui.


World wide Etiquette, part 5



Questo era l'ultimo. Qui si può trovare la versione in pdf, stampabile.

giovedì 6 agosto 2009

Nostalgia canaglia



La mia sorellina è sul sedile davanti con un cono gelato in mano,
mia madre è sul sedile di dietro seduta tutta sola
Mentre mio padre esce lentamente dal parcheggio
per una prova di guida giù per Michigan Avenue


Adesso mia madre giocherella con la fede nuziale
E guarda il venditore che fissa le mani di mio padre
Ci sta parlando dello sconto che ci farebbe se potesse,
ma proprio non ce la fa

Beh, se io ne avessi la possibilità, giuro che saprei cosa fare

Amico, il giorno che vincerò la lotteria
non guiderò mai più una macchina usata

Adesso, i vicini accorrono da ogni dove
Mentre noi arriviamo nella nostra nuova macchina usata
Vorrei che papà desse una bella accelerata e lanciasse un urlo
e dicesse a tutti che possono baciarci il culo e arrivederci

Mio padre, si suda lo stesso lavoro mattina dopo mattina
Io, rientro a casa per le stesse sporche strade dove sono nato

Dall’altro isolato sento la mia sorellina
sul sedile davanti che suona il clacson
Il suono riecheggia lungo tutta Michigan Avenue


Amico, il giorno che uscirà il mio numero
non guiderò mai più una macchina usata

Guess who

A completare il consueto giro di valzer (Panorama/Libero/Il Giornale) cominciato con il ritorno di Feltri al Giornale indovinate un pò chi prenderà il suo posto a Libero...


http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/nazionale/news-dettaglio/3702857

Amore, tatuaggi e swing!



Imelda May (irlandese, classe 1974) ha un suo personalissimo stile. Voce interessante, anche se priva di elementi di particolare originalità, si discosta dal genere "confidenziale" sciccoso che tanto è tornato di moda e che lancia femme fatale come se piovesse. Lei si dedica ad una musica vintage, ma non ancora travolta da un redditizio revival.

I brani di Love tattoo sono una terra di confine tra il rock and roll degli Stray Cats ( Smokers song; Love Tattoo) , lo Swing Revival dei Big Bad Voodoo Daddy (Big bad handsome man; Johnny got a boom boom), un certo croonering d’atmosfera (Knock 123; Meet you at the moon; Falling in love with you again) e perfino un classico blues elettrico ( Smotherin’ me) alla B.B. King.

Love tattoo è un disco piuttosto retrò e spensierato, il genere di musica che ti riporta indietro nel tempo e che se non stai attento, mentre batti il piedino a tempo, ti ritrovi improvvisamente col ciuffo a banana impomatato e le scarpe bicolore (o la gonna plissettata al ginocchio e le scarpe di vernice, se sei una gentil pulzella).

Un album tutto sommato godibile e divertente, anche se inevitabilmente effimero.

mercoledì 5 agosto 2009

World wide Etiquette, part 4


Le mani sulla televisione, seconda parte

Ancora sul conflitto Berlusconi-Murdoch e sull'impoverimento della RAI.

Da Repubblica di oggi:

La guerra con Sky è ormai uno scontro all'ultimo sangue. L'addio al satellite costerà 57 milioni all'emittente pubblica


Il piano segreto del governo
"Tutta la Rai via da Murdoch"

ROMA - La Tv pubblica non solo è uscita dalla piattaforma di Rupert Murdoch con i suoi canali satellitari, ma presto potrebbe oscurare anche le cosiddette reti "free": RaiUno, RaiDue e RaiTre. Una scelta che assesterebbe un ultimo e potentissimo colpo all'emittente del tycoon australiano. Ma soprattutto supererebbe le prescrizioni dell'attuale Contratto di servizio sottoscritto appunto dalla Rai e dal ministero delle Comunicazioni. Un ostacolo non da poco. Che però il governo sta provando a bypassare.



Pacco dono per Mediaset

Stupito, irritato, amareggiato. Il Capo dello Stato ha tutto il diritto di esprimere la propria delusione sulla "rottura annunciata" fra la Rai e Sky che priverà l'azienda pubblica di un ricavo di oltre cinquanta milioni di euro all'anno, in seguito al trasferimento dei canali Raisat su una nuova piattaforma satellitare. E in particolare, ha ragione Giorgio Napolitano a lamentarsi delle modalità con cui è maturato il fallimento della trattativa: una decisione per così dire unilaterale che la direzione generale ha praticamente imposto - come un diktat - a tutto il Consiglio di amministrazione.

The price you pay


Patrick Kenzie (Casey Affleck) è un ex-tossico che fa l'investigatore privato. Col tempo ha costruito una massiccia rete di rapporti con le persone che popolano i bassifondi di Boston, ed è proprio per questa sua profonda conoscenza del posto, che viene ingaggiato per cercare Amanda, una bambina di quattro anni scomparsa.
Delle indagini ufficiali di polizia sono invece incaricati due agenti, Remy Bressant (Ed Harris) e Nick Poole (John Ashton), al servizio del capo della polizia locale Jack Doole (Morgan Freeman), la cui figlia dodicenne era stata brutalmente assassinata anni prima.
Le ricerche si concentrano sulla madre tossica di Amanda, e sui suoi rapporti con un gangster locale, che sembra essere coinvolto nel rapimento per per via dei suoi traffici.

Per il suo esordio alla regia (del 2007), Ben Affleck sceglie la strada di un thriller psicologico, che parte se vogliamo da un canovaccio piuttosto abusato (l'affascinate detective privato, la coppia di sbirri esperti, le indagini nel sottobosco criminale) per poi cambiare registro, e coinvolgere lo spettatore nei colpi di scena e nelle tremende scelte morali che i protagonisti devono fare.

Casey Affleck, fratello del regista, non è esattamente un campionario d'espressioni, e la scelta di affidare a lui il ruolo del protagonista, caratterizzato da rigide convinzioni morali e divorato dai dubbi e dal rimorso, non è stata azzeccatissima .
Meglio sicuramente sono andati Ed Harris, che gigioneggia e Michelle Monaghan, partner di Casey.

Nel complesso un film amaro, non banale, e secondo me piuttosto riuscito, seppur con qualche battuta d'arresto qua e là. Un film che chiaramente obbliga a fare delle scelte di campo. Ad identificarsi con le decisioni dei protagonisti della storia. A interrogarsi su cos'è giusto e cosa sbagliato, e se il fine può giustificare i mezzi.

Nonostante il titolo sbagliatissimo, più da genere sentimentale, che da cupo thriller, un esordio incoraggiante per il premio Oscar Ben Affleck.

martedì 4 agosto 2009

With teeth

Se questo non è lo scoop dell'anno, francamente non saprei immaginare cos'altro possa accadere...

Dal Daily Mail edizione on line:

Pogues frontman Shane MacGowan finally has new teeth

He is infamous for his shabby looks and gummy smile.
But all that's in the past now for Shane MacGowan.
The Pogues singer has been spotted in Malaga with a new set of gnashers

MacGowan has reportedly spent the last month in Spain having extensive dental work to repair the acute damage to his mouth caused by decades of hard partying.
During one all-day drinking session in Limerick, Ireland, he fell over a wall, smashing his teeth on a pile of bricks.

The 51-year-old became renowned for his dishevelled appearance and his terrible teeth, which eventually became his trademark.
But it wasn't popular with everyone.
One American record company airbrushed some teeth onto him on an album cover so as not to put off U.S. fans.
MacGowan had recently talked about getting his teeth fixed to stop his face 'falling apart'.
We think the dentally-discerning Yanks would approve of his pegs now...

Non è chiaro se questa immagine sia autentica o un fotomontaggio, comunque la notizia è accertata. Non so perchè, ma è come se qualcosa dell'epicità del personaggio si sia perso per sempre...

lunedì 3 agosto 2009

World wide Etiquette, part 3


Piccola playlist estiva


1) Gallows, Riverbank
2) Pearl Jam, The fixer
3) Black Eyed Peas, Boom boom pow
4) Cass McCombs, Dreams-come-true-girl
5) The Dead Weather, Treat me like your mother
6) Garth Brooks & George Jones, Beer run
7) Flogging Molly & Lucinda Williams, Factory girls
8) Rancid, Roots radicals
9) Bruce Springsteen, What love can do
10) Imelda May, Love tattoo
11) Jack Penate, Body down
12) Cypress Hill, What's your number
13) Metro Station, Shake it
14) The Beatles, Blackbird

domenica 2 agosto 2009

Le mani sulla televisione

In questi giorni il governo si sta occupando del riordino delle televisioni pubbliche e private in Italia. Due le questioni. La prima è il rifiuto da parte della tv pubblica dell'offerta di Sky di circa 350 milioni per sette anni per continuare ad ospitare Raisat (e indovinate un pò, dopo la bad company di Alitalia, chi li pagherà...); mentre la seconda è l'intervento sugli spot commerciali, vera e propria linfa vitale delle televisioni moderne. La Rai, che già così ha un tetto inferiore a mediaset (il 12% all'ora contro il 18%), verrebbe ulteriormente penalizzata.
Posto due illuminanti contributi da l'Espresso (Alessandro Gilioli) e il Manifesto (Micaela Bongi) perchè mi sembra importante.

Silvio in the sky, di Alessandro Gilioli

Berlusconi prepara l'offensiva d'autunno contro Murdoch. Basata anche su nuove leggi. Come quella che taglierà gli spot a tutti. Tranne che a Mediaset.
Bisogna ammetterlo: l'uomo che Silvio Berlusconi ha messo a disegnare il futuro della tivù italiana non ha mai lavorato a Mediaset. Da giovane, infatti, il viceministro Paolo Romani ha tenuto le redini di Rete A (perlopiù televendite), poi di Telelombardia (legatissima al Psi milanese), infine di Lombardia 7 (con qualche problema giudiziario per una trasmissione a luci rosse di Maurizia Paradiso). Insomma, a Cologno non ha mai messo piede, quindi non è sospettabile in alcun modo di conflitto d'interessi. Se ne deduce che è solo per amore di un mercato televisivo più equo e dinamico che qualche giorno fa ha rivelato l'intenzione sua e del governo di tagliare per legge gli spot "a tutte le reti che hanno ricavi anche da canoni o abbonamenti". E dev'essere puramente casuale che l'unica rete con il canone è la Rai e l'unica con gli abbonamenti è Sky: vale a dire i due principali concorrenti di Mediaset.

l'articolo per intero


Un premium per Silvio,
di Micaela Bongi

Un abbonato Rai ha sempre un posto in prima fila. Uno solo, perché gli altri li ha prenotati Mediaset, e non da ieri. E l'abbonato alla tv pubblica paga. L'abbandono della piattaforma satellitare di Rupert Murdoch da parte di Raisat è solo l'ultimo tassello (o il penultimo, manca l'oscuramento totale dei canali generalisti) di una strategia avviata da tempo. Della quale la tv pubblica è la vittima sacrificale sull'altare della tv commerciale di Silvio Berlusconi. E, sempre di più, della pay tv del Biscione nella sua guerra contro Sky.
La legge Gasparri è servita - tra le altre cose - a Silvio Berlusconi a mantenere in analogico Retequattro spacciando anzitempo per vera la realtà virtuale del digitale terrestre, pagata con centinaia di milioni di euro sonanti e non del Monopoli da viale Mazzini. Il primo segnale che il cuore di sua emittenza non batteva solo per Emilio Fede, è arrivato quando la scatola vuota dei decoder per il digitale terrestre ha cominciato a riempirsi di contenuti a pagamento a partire dal calcio

l'articolo per intero

venerdì 31 luglio 2009

Bringing it all back home

L'agenzia arriva pianopiano sotttovoce. Littorio, pardon, Vittorio Feltri torna alla direzione de Il Giornale. La notizia lascia nella disperazione tanti fini intellettuali, fedeli lettori di Libero.

Mi sento comunque di tranquillizzare i numerosi fans di Mario Giordano, direttore uscente del giornale di (Paolo, eh!) Berlusconi. Non andrà in cassa integrazione, ma ricoprirà la carica di Direttore Nuove Iniziative news di Mediaset. Come sempre, tutto torna.

I'm in love with my car

La mia fedele utilitaria ha "compiuto" in questi giorni duecentomila chilometri. Mi sembra ieri che la provavo dal concessionario. Devo confessare che non l'ho mai trattata benissimo. Usata tanto, lavata sempre poco. Ma lei non si è mai lamentata. L'ho guidata su interminabili starde sterrate, stretti tornanti di mare e montagna, ha subito grandinate bibliche, è stata vittima di tamponamenti, sciagurati le hanno violato i vetri per rubare l'autoradio, ma lei ha resistito a tutto.
Non posso ancora concederle il riposo che merita, anzi devo chiederle almeno un altro paio d'anni d'affidabile compagnia.

Però un regalo senz'altro lo merita. Ho deciso che per celebrare questo invidiabile traguardo potrei donarle un'antenna nuova per la radio, vista che quella originale le è stata rubata già da qualche anno.
Ai prossimi centomila.





giovedì 30 luglio 2009

World wide Etiquette, part 2


World wide Etiquette, part 1

Ieri abbiamo passato tutto il pomeriggio negli uffici di una delle più importanti compagnie aeree mondiali per il rinnovo del contratto di lavoro dei loro dipendenti. Mentre aspettavamo l'arrivo della delegazione, proveniente da mezza europa, ho curiosato un pò nell'elegante sala riunioni che ci ospitava. Oltre ad un invidiabile minibar (puntualmente saccheggiato), ho trovato alcuni opuscoli davvero molto interessanti.
La palma del migliore va senza dubbio ad un quick reference per i manager del gruppo in trasferta world wide, ricco di preziosi consigli su usi, costumi e abitudini dei vari paesi sparsi nel continente, e sulle etichette da tenere in presenza delle delegazioni delle aziende in questi stati.
L'occasione era troppo ghiotta per lascermela sfuggire, perciò dopo essermene indebitamente appropriato , eccomi qui a condivederlo con voi.
Buon divertimento.



(CLICCATE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

mercoledì 29 luglio 2009

Film che odiano i libri


Va beh, leviamoci il pensiero. Come successe per Non è un paese per vecchi, che finii di leggere e qualche giorno dopo vidi in dvd, anche per Uomini che odiano le donne ho sfruttato questa curiosa possibilità. Addirittura stavolta ho terminato il libro alla mattina e la sera ho visto il film al cinema, in una delle ultime sale che lo teneva ancora in programmazione.

Come già anticipato nel box dei commenti al post del libro, la versione cinematografica dell'opera di Larsson è stata una cocente delusione, da ogni punto di vista. Non è la solita menata che: "era meglio il libro", Uomini che odiano le donne è proprio un film brutto in se stesso.

Poi certo, l'adattamento dal libro è tremendo. La storia è ridotta talmente all'osso da diventare lacunosa: non solo è stata sfoltita già a partire dalla sceneggiatura, semplificando (banalizzando direi) drasticamente gli avvenimenti, ma probabilmente è stata ulteriormente ridimensionata anche in fase di montaggio, perchè guardando il film si ha la netta sensazione che manchino dei pezzi, come se per stare il più possibile nel perimetro delle due ore abbiano sforbiciato quasi a caso parti di pellicola. Delle atmosfere cupe descritte da Larsson non resta praticamente nulla, così come della complessa psicologia dei personaggi. C'è solo una corsa frenetica e illogica alla soluzione finale del mistero.

Non conosco il cinema svedese, e quindi quello che sto per dire magari è una bestemmia, ma gli attori, a partire da Michael Nyqvist, che impersona il protagonista, sono di un inespressività tale da provocare , in alcuni punti del film, momenti di comicità involontaria. La regia è piatta e a tratti sembra di vedere una fiction televisiva tipo Il commissario Rex. Persino la fotografia, che poteva contare su paesaggi affascinanti, risulta scolastica.
Si salva in pratica solo la giovane attrice Noomi Rapace, davvero perfetta nel vestire i panni di Lisbeth Salander.


Spero si fermino qui e non ambiscano ad una trilogia cinematografica...

martedì 28 luglio 2009

La soluzione?

Posto questo lungo ma interessante articolo del Corsera, in merito all'annosa polemica major/download illegale. Qualcosa forse si sta muovendo, attraverso lo strumento del free streaming.


La nuova musica gratuita, e legale

Tendenza da Londra: «streaming» invece della pirateria Solo un ragazzino su quattro scarica ancora file proibiti

Computer, televisori e telefoni­ni diventano un juke-box vir­tuale, collegato a canzoni da ascoltare — gratuitamente — ogni volta che si vuole. La nuova frontiera della musica di­gitale si chiama streaming : è legale e a costo zero (per i consumatori). Sca­ricare le melodie preferite da Internet per poi trascinarle su cd sta diventan­do un sistema vetusto, soprattutto fra gli adolescenti: è cambiata la cul­tura del possesso. Vinili e cd sono og­getti da collezionisti. Non si acquista più un album a occhi chiusi ma si va in negozio (forse) soltanto dopo aver­lo ascoltato più di una volta: su Inter­net, connettendosi con il computer di casa o dell’ufficio, o con il telefoni­no. E poi si condivide l’emozione o la scoperta creando una playlist e met­tendo il file su Facebook o Twitter.

Zlatan's dreams always come true

Quando da ragazzino giocavo a calcio era opinione comune di molti, nell'ambiente, che per essere un giocatore di classe, diciamo un numero dieci, la misura delle scarpe non doveva superare il 39/40. Questa convinzione, non so bene basata su quali elementi scientifici, è durata molto tempo. Almeno fino all'arrivo di Zlatan Ibrahimovic.

A quel punto tutte le teorie incrollabili e le consuetudini radicate sono andate a farsi benedire. Il ragazzo è alto un metro e novantadue, e calza un numero di scarpe che tende al cinquanta. Ad andargli bene, vent'anni fa l'avrebbero schierato come stopper a menar randellate, oggi è uno dei calciatori più pagati al mondo. E anche una delle persone più antipatiche che esistano, devo aggiungere. Tanto che ho riflettuto a lungo se fosse "meritevole" di due righe di saluto, adesso che pare abbia coronato il sogno della sua vita di giocare nel Barcellona.

Alla fine l'ho fatto perchè sono convinto che i tifosi dell'Inter lo rimpiangeranno. Moratti avrà anche fatto (forse per la prima volta) un ottimo affare economico, ma, pur nella diversità di caratteristiche tecniche, credo che Eto'o sia lontano dal livello dello svedesone.

Sopratutto per il contesto in cui si cala, visto che la squadra nerazzurra non ha esattamente il gioco spumeggiante del Barca, che permette alle sue punte di ricevere una dose considerevole di palloni giocabili durante ogni partita. Costruita fino a centrocampo più sulla forza che sulla fantasia, l'Inter era un panzer che badava al sodo più che alla fluidità del gioco, tanto nei momenti di difficoltà (frequenti, nonostante le vittorie), c'era lo schema palla lunga dalla difesa all'area avversaria, che quello lì, tra stop di piatto a sei metri d'altezza o agganci impossibili, qualcosa riusciva sempre a ricavarci.
Scostante, arrogante, egocentrico, Ibrahimovic era perfetto per questo ruolo, ho perso il conto di quante partite si sono risolte grazie a lui.

Tutta acqua passata adesso, il futuro si chiama Eto'o (e Milito, non dimentichiamolo). Persino la maglietta con il numero otto che avevo preso un paio d'anni fa a Stefano gli sta ormai piccola. Come l'Inter a Ibra, presumo.

Ciao ciao Zlatan. Con rancore.

lunedì 27 luglio 2009

Uomini che odiano le donne


Diciamo la verità. C'è solo una cosa che ci piace di più di snobbare un best-seller che ha venduto a camionate, e che abbiamo visto in mano ad ogni genere di persone. Leggerlo e parlarne con sussiego. Quasi si debba trovare una giustificazione al fatto che ci si abbassi ad un genere di lettura popolare. Ecco, non è possibile applicare questa pratica a Uomini che amano le donne, volume che apre la ormai famosa trilogia Millennium di Stieg Larsson, visto che leggerlo è stato piacevole e a tratti avvincente.


La storia è ambientata in Svezia nei giorni nostri. Michael Blomqvist è un giornalista economico indipendente. Quarantatreenne, divorziato, affascinate. La sua carriera sbanda improvvisamente quando sbaglia un pezzo di denuncia contro un controverso finanziere e perde la causa intentata dal potentissimo uomo d'affari.

Questo evento ne mina la preziosa credibilità giornalistica e la testata di cui è co-fondatore (Millennium) rischia di fallire. In questo delicatissimo momento della sua vita personale e professionale viene contattato da un ottantenne ex-magnate d'industria svedese, un tempo a capo di un impero mondiale, che gli chiede di risolvere un mistero vecchio di quarant'anni: la scomparsa dell'adorata nipote Harriet, avvenuta nell'estate del 1966.

Lisbeth Salander è una ragazza venticinquenne dal passato molto problematico. Internata in passato un istituto psichiatrico per i suoi comportamenti asociali, oggi è costretta ad essere seguita da un tutore legale. Ma la Salander è anche un hacker ("il migliore di Svezia") e una mente geniale dotata di qualità fuori dal comune. Impiegata free-lance in un'agenzia di investigazioni e sicurezza privata, sbalordisce tutti riuscendo a completare delle ricerche di una accuratezza senza precedenti sui soggetti che gli vengono assegnati. Anche lei non se la sta passando bene, a causa della sostituzione del suo anziano e paterno tutore, colpito da ictus, con un altro legale, bieco e prevaricatore.

I due protagonisti, dapprima divisi, sono ovviamente destinati ad incontrarsi e a lavorare insieme sulla scomparsa della giovane Harriet conducendo delle indagini che coinvolgeranno i membri della numerosa famiglia del miliardario che ha ingaggiato Blomqvist.

Cupo e violento tributo alle donne vittime di violenza in Svezia (impressionante il numero statistico di questi reati, riportato a prologo di alcuni capitoli ) , Uomini che odiano le donne se da una parte è uno straordinario omaggio ai libri gialli classici, dall'altro ci consente una panoramica sulla Svezia dei giorni nostri, di cui sfata il mito della società perfetta dove tutto funziona e sorprendentemente conferma invece il vecchio luogo comune della libertà nei costumi sessuali .

Stieg Larsson se la prende comoda, divaga, cattura l'attenzione del lettore per poi spostarla o depistarla, è un narratore abile e consumato. Ha inoltre il merito di creare un nuovo, splendido e tormentato personaggio letterario come Lisbeth Salander, mentre per il protagonista Michel Blomqvist si lascia prendere un pò la mano, dipingendolo troppo virtuoso, idealista, intelligente, simpatico ed anche affascinante, visto che si scopa praticamente tutte le femmine che gli capitano a tiro.


A parte questo perdonabile peccato di presunzione (viene da pensare che Blomqvist sia un pò l'alter-ego dell'autore), per il resto c'è poco da dire, il libro funziona. Nonostante le quasi settecento pagine conserva spesso un buon ritmo e riesce a conquistare in fretta la sospensione dell' incredulità del lettore, cavandosela così anche nella parti magari meno verosimili. Però la sua struttura resta solida, il mosaico complesso, alcune situazioni molto violente e, oltre alla trama principale, anche degli altri fili narrativi risultano avvincenti.

Non solo un intrattenimento estivo.



domenica 26 luglio 2009

It's all there, in my dreams

Mi è capitato qualche volta, e non c'è una spiegazione razionale, di ignorare completamente artisti supportati invece dalla critica musicale più intelligente e anche da amici dai gusti musicali un pò sbilenchi, ma affidabili. Niente, tiravo dritto, prendevo in mano i dischi in negozio, me li giravo tra le mani, li riponevo. Persini ai giorni nostri, nei quali, diciamolo, gli ascolti volendo sono for free, non mi persuadevo ad approfondire.

La premessa calza a pennello il caso Eels. Fin dall'esordio, nonostante le sempre incoraggianti recensioni, ho puntualmente mancato le releases della band. La cosa curiosa è che, col passare del tempo, il mio apprezzamento per il personaggio Mr. E invece cresceva esponenzialmente. Lo vedevo sempre più (beautiful) freak, abbigliato come un antisociale, un Unabomber ancora pericolosamente a piede libero, leggevo delle tragedie che avevano colpito la sua famiglia e provavo una specie di affetto per lui (o almeno per la sua immagine pubblica). Ma di musica neanche a parlarne. Che ci volete fare, sono un tipo un pò strano anch'io.

Poi, grazie anche a questa bella pre-recensione di Hombre Lobo (ultima uscita discografica degli Eels) scritta da Chiarina sul suo blog, mi sono finalmente deciso.
Ora, può ci può anche stare che l'attesa abbia prolungato ed enfatizzato il piacere, ma sto trovando questo album davvero straordinario!

Dodici canzoni nelle queali il nostro, voce filtrata e distorta, traveste di lo-fi (immagino gli aghi del mixer dello studio di registrazione oscillare sempre sul rosso), splendide canzoni blues (Prizefighter), rock (Lilac breeze), folk (la magnifica In my dreams) e persino pop (That look you give that guy, dalle parti dei migliori Wilco).

Dire che i testi, divertenti, chiassosi, ma anche introspettivi e commoventi, siano ispirati non gli rende sufficientemente giustizia. La struttura delle canzoni, con delle aperture melodiche geniali e molti refrain killer, e persino la copertina del cd, contribuiscono a conferire a questo disco l'aurora di vero e proprio capolavoro.
Per me, finora, disco dell'anno.

E adesso, sotto con un ripasso generale sui tomi del professor E.

Never gonna give you teen spirit up

Siccome nei miei ascolti d'estate duemilanove è drammaticamente cicciato fuori Rick Astley, eccomi lì a spulciare scazzato youtube per farmi cullare dalla nostalgia con il nanerottolo inglese dalla voce baritonale. E che ti trovo? Un inverosimile mash-up tra Never gonna give you up e Smell like teen spirit dei Nirvana. Oltre ai brani, i simpatici autori hanno sovrapposto anche i video. E quando, dopo i primi secondi di Nirvana, salta fuori come da una macchina del tempo schizofrenica Rick Astley, è impossibile trattenere le risate.
Voi lo sapete. Non posto quasi mai video. Ma questo è imperdibile!


sabato 25 luglio 2009

Riflessioni

Complice la visione del pessimo I padroni della notte, che in una scena però usa come commento musicale The magnifent seven, straordinaria open track di Sandinista! , sono tornato in piena addiction dai Clash.
E così i miei dischi preferiti della band di Strummer, London Calling e appunto Sandinista!, oltre alla raccolta Essential che contiene diversi splendidi singoli (Bankrobber su tutti, ma anche White man in Hammersmith Palais) non inclusi nella discografia di album della band, sono tornati ad occupare il posto che gli compete, nei vari lettori musicali sparsi tra casa, auto e zaino.

Dunque sono lì che ascolto ad un volume illegale Guns of Brixton e improvvisamente mi chiedo come mai nessun rapper (almeno che io sappia), di quelli perennemente alla ricerca di un loop devastante, abbia mai pensato di campionare il semplice ma devastante giro di basso di Simonon, per accompagnare una bella rima assassina . Davvero inspiegabile.

mercoledì 22 luglio 2009

Vedi di non morire!


"In tutto questo bailamme non possiamo fare a meno di notare, senza soluzione di continuità, che razza di affascinante minestrone sia l'ambiente ospedaliero, tra gente che ha una fretta dell'anima e gente che non ha neanche la forza di lasciarti passare. E salviamo anche un paio di vite, se correggere qualche errore di dosaggio può definirsi salvare una vita.

Consiste di solito nell'impedire a qualche infermiera di somministrare un farmaco dosato in milligrammi per libbra invece che in milligrammi per chilogrammo, ma certe volte si tratta di qualcosa di più insolito, tipo l'imminente somministrazione del Combivir (per il trattamento dell'HIV) al posto del Combivent (indicato contro gli spasmi bronchiali). "



Peter "The Bear" Brown è un ex-mafioso, collaboratore di giustizia attualmente inserito nel programma protezione dei testimoni dell'F.B.I. . La sua peculiarità è che, essendo medico, la sua copertura consiste nell'esercitare la professione in uno degli ospedali pubblici più grandi di Manhattan.

Tra medici dopati per resistere a turni massacranti, sesso in corsia, infermiere scazzate e malattie rarissime, lontano anni luce da serial televisivi come E.R., si svolge la parte del libro che riguarda la vita all'interno dell'ospedale del protagonista. E' questa probabilmente la sezione più interessante, cinica e spietata nei confronti delle strutture sanitarie e del personale impiegato, che viene descritto come apatico e del tutto insensibile alle altrui sofferenze. Ai flashback invece il compito di raccontare come Orso sia diventato un killer della mala poi pentito . Questi suoi due mondi entrano in collisione quando un paziente, anche lui bravo ragazzo per una famiglia mafiosa, lo riconosce e minaccia di rivelare la sua copertura qualora non dovesse guarirlo da una grave malattia.


Essendo un opera prima, Bazell ci mette dentro tanti, forse troppi argomenti. I riflessi della sua personale esperienza come dottore tirocinante, le storie di mafia, un antieroe affascinate e invincibile, addirittura una gita ad Aushwitz. Il tutto con un buono stile colloquiale e incoraggiante capacità narrativa, ma alla fine senza troppa originalità. Beat the reaper è stato a quanto pare un discreto caso letterario in America, che ha svegliato l'interesse anche dei produttori cinematografici che pare siano in trattativa per trasportare le gesta di Peter Brown sul grande schermo.


Un'ultima considerazione di tipo editoriale. Se il successo di un libro deve qualcosa anche al titolo, beh allora l'esordiente americano Josh Bazell dovrà contare unicamente sulla sua abilità di narratore.
Vedi di non morire! è infatti il titolo scelto dall'editore italiano per sostituire l'originale Beat the reaper, e in effetti credo si tratti di una delle "traduzioni" più bizzarre e infelici nella storia della narrativa italiana.

giovedì 16 luglio 2009

MFT, luglio 2009


ALBUM


THE GOSSIP, Music for men
GARTH BROOKS, Double live
ELVIS COSTELLO, Secrets, profane and sugarcane
STEVE EARLE, Townes
THE LOW ANTHEM, Oh my God, Charlie Darwin!
PAOLO NUTINI, Sunny side up
GREEN DAY, 21st Century Breakdown
RANCID, Let the dominoes fall
FLOGGING MOLLY, Drunken lullabies
RICK ASTLEY, Best
POGUES, Ultimate collection

THE EELS, Hombre Lobo



LETTURE


Stieg Larsson, Uomini che Odiano le Donne

Josh Bazell, Vedi di non morire!


VISIONI


Lost, season 5

Prison Break, season 4




I padroni della noia

Geeesù. Che bisogno c'è dico io, di sprecare cotanto cast per un film così pretenzioso e inutile? Un film in cui non succede mai assolutamente nulla. In cui, glielo concedo, le uniche cose che non ti fanno imprecare riguardo all'aver sprecato due preziosissime ore del tempo libero, sono l'esplicito heavy petting iniziale ( un assaggio nella foto) e forse un qualcosa tipo uno stato di tensione costante per tutta la pellicola, che viene però castrato dal fatto che in arriva mai a deflagrare.

Non c'era certo bisogno de I padroni della notte per capire che Duvall sarebbe immenso anche se facesse le pubblicità delle dentiere, Wahlberg è in involuzione, Phoenix ha già imparato a tirare a campare e la Mendes è fica.

Vabbeh.


mercoledì 15 luglio 2009

Bambino 44

URSS 1953: nelle ultime settimane di vita di Stalin, la MGB, terribile polizia di Stato, è al massimo delle sue attività. Che sono principalmente, l'arresto di veri o presunti sovversivi, nemici della patria. Leo Dimidov è un promettente ufficiale di questa milizia, eroe di guerra pluridecorato e con una luminosa carriera davanti a se. E' sostenuto nelle sue terribili azioni da una cieca e incrollabile fede nel sistema, che gli rende ogni mezzo giustificabile per arrivare al fine, cioè la difesa dell'URSS e dei suoi ideali di società .


Lentamente però la sua vita, e con essa la sua percezione della realtà, cambiano. Inizialmente per colpa della sua nemesi all'interno delle forze dell'ordine, il bieco Vasilij, ma in seguito anche per il disprezzo che avverte da parte della moglie Raisa, per la certezza di aver mandato a morte l'ultimo innocente arrestato e per il sospetto che le autorità stiano lasciando a piede libero un plurimocida di bambini, in nome della regola per cui quel genere di crimini in URSS non possono esistere, per il semplice concetto che in URSS il crimine stesso non esiste.


Bambino 44 è l'acclamata opera prima di Tom Rob Smith, trentenne inglese con qualche esperienza come sceneggiatore televisivo. Da parte mia, nonostante avessi molte aspettative, non posso che esprimere che un giudizio molto critico. C'è tensione e un buon crescendo, certo, ma la storia segue il collaudato schema di certa narrativa ( e cinematografia) d'azione sopratutto americana, per la quale l'eroe, prima di trionfare e ricevere ogni genere di onore, deve passare attraverso un percorso terrificante, che minaccia di distruggere i suoi affetti, la sua posizione nella società e (ovviamente) la sua stessa vita. Se ci riuscirà (e in genere ci riescono, che dite?) uscirà da questa catarsi come un uomo nuovo, migliore, di enorme successo nella vita privata e pubblica, e ovviamente, perfetto per essere serializzato in un numero imprecisato di libri di successo (ritroverete "l'indimenticabile" Leo Dimidov nel prossimo libro di Smith, recita la terza di copertina).


Tornando alla storia. Beh, per quasi metà libro l'autore tiene, molto professionalmente, l'attenzione del lettore lontana dal plot principale (il serial killer), concentrandosi sulla descrizione della società sovietiva del dopoguerra: gli arresti, le torture, la paura della gente, i gulag, le sparizioni di semplici cittadini, dividendo sempre in maniera (troppo?) netta i buoni-buoni dai cattivi-cattivi (l'unica sfumatura di carattere, va da se, è per il protagonista). Purtroppo per Smith, quando il filo narrativo riprende la trama principale, si intuisce quasi subito l'identità dell'assassino, e a due terzi del libro il sospetto diventa matematica certezza.


Siccome non sono un fulmine di guerra, quello che ho capito io l'avranno di certo intuito anche tutti gli altri lettori, e quindi si tratta probabilmente di una scelta consapevole di Smith che si assume il rischio di rinunciare al colpo di scena finale, probabilmente certo di tenere comunque il lettore per le palle.


Il che in parte è vero, visto che nonostante gli sto contando i peli del culo, Bambino 44 resta (sopratutto per un lettore meno esigente di me in quanto a thriller) una lettura discretamente avvincente. La scrittura, pur essendo abbastanza nella norma, o magari proprio per questo, risulta molto scorrevole, e in ultima analisi, considerato che si tratta di un'opera prima, si perdona all'autore anche un paio di sviluppi davvero telefonati o inverosimili, se contestualizzati. Un libro di buon intrattenimento estivo insomma, basta che non vi aspettiate un capolavoro, come forse ho fatto io. Tutto qui.

P.S. I pigri o quelli che alla letteratura di questo livello non si abbassano, possono aspettare il 2010, quando dell'opera di Smith uscirà la versione cinematografica, diretta, pare, nientepopodimeno che da Ridley Scott.




W.U.T. I. OF: Rancid, ...And out comes the wolves / Floggin Molly, Drunken Lullabies

venerdì 10 luglio 2009

Friends in low places


Garth Brooks è un personaggio molto anomalo nel music buisness americano, e lo è ancora di più nella categoria in cui dovrebbe essere collocato, cioè il country.

Per dire, è uno che ha venduto quasi 130 milioni di copie dei suoi album; secondo l'associazione dei discografici americani è insieme a Elvis Presley l'artista che ha venduto più dischi nel XX secolo negli USA; è stato il primo country singer a raggiungere il primo posto delle classifica di vendita generalista americana (con Ropin' the wind, nel 1991), i suoi concerti facevano regolarmente sold-out ovunque, dal Texas a New York City dove, in uno show al Central Park il nostro raccolse un numero di persone non inferiore alle 300 mila unità.

Evidentemente insoddisfatto della sua carriera, oppure non più a suo agio entro i limitati confini del country, Garth comincia, prima timidamente, poi con maggiore decisione, a sperimentare altri stili. Si sposta su un certo pop-soul commerciale (i brani We shall be free e la cover di Shameless di Billy Joel) e sull' hard rock di Hard luck woman dei Kiss.

Nel 1999 si decide al grande passo. Un disco di musica pop/soul. Per farlo s'inventa addirittura una nuova identità: Chris Gaines, e un progetto più globale che doveva culminare in un film su questo artista di fantasia. In realtà esce solo il disco, perchè il resto del progetto naufraga.

Brooks è irrequieto, nel 2000 si ritira dalle scene, ufficialmente per stare con la famiglia. Nel 2001 esce quello che a tutt'oggi resta il suo ultimo disco di inediti (The wind). Per il resto solo apparizioni ad eventi benefici ( L'ultimo in ordine di tempo è stato il concerto per l'insediamento di Obama, dove l'ex countryman, visibilmente ingrassato, ha cantato solo cover di pezzi soul e la sua We shall be free, che di certo country non è). L'uomo da Tulsa è davvero sparito dal music buisness.

Una straordianria testimonianza della sua attività dal vivo è costituita dal doppio ciddì dal vivo Double live (che fantasia, neh?), che mostra in tutta la sua debordante potenza cos'era l'affetto della gente per questo artista. Basterebbe ascoltare l'incredibile boato che si scatena appena il pubblico riconosce l'hit Papa loved mama, o il sing along dalla prima all'ultima parola su Unaswered prayers (che fa un pò Baglioni, ma rende, eccome se rende) o in generale le reazioni dell'audience a qualunque atteggiamento della star, come in Callin Baton Rouge quando saluta la Lousiana o in American Honky-Tonk bar association quando invita tutti a completare il ritornello insieme a lui.

Certo, in release come queste il rischio "agiografia" è concreto, ma considerato l'impressionante carriera di Brooks e l'epocale numero di album venduti, niente di più facile che tutto l'affetto e l'entusiasmo che trasuda dai solchi di questo disco sia autentico.

Artista complesso Garth Brooks. Perchè avrà rinunciato a fama, successo e popolarità? Esaurimento della creatività? Improvvisa allergia a violini e dodici corde? Fulminazione sulla via della Motown? Patto con un diavolo sudista ammantato di stars and bars?

Pubblicamente ha difeso la sua scelta motivandola con la volontà di passare più tempo possibile con la famiglia (la seconda moglie è Trisha Yearwood, anche lei artista country) e programmando il suo comeback sulle scene dopo il compimento dei diciotto anni della figlia Allie.

Siamo in tanti ad aspettarlo.



WRITTEN UNDER THE INFLUENCE OF: GARTH BROOKS...IN THE LIFE OF CHRIS GAINES

Marisa...

Ieri sera ho visto per l'ennesima volta Mio cugino Vincenzo. Non ricordavo che la truzzissima fidanzata di Joe Pesci fosse la Tomei lap dancers di The wrestler. Facendo la somma dei due film ho deciso di eleggere la quarantaquattrenne attrice americana, con le sue imperfezioni fisiche e la sua bellezza da treno per pendolari, mia personalissima icona sexy dell'anno.

Da adesso comincia la ricerca delle altre pellicole della sua filmografia, a partire da Onora il padre e la madre.

giovedì 9 luglio 2009

Summer of 09


Sono giorni un pò particolari questi. In teoria avrei iniziato le ferie da lunedì, in pratica non andando in nessun posto marittimo le sto vivendo un pò alla giornata, organizzando gite fuori porta o giornate in montagna (dai suoceri).

Leggo molto, rispettando la mia personalissima regola che prevede per questa stagione esclusivamente best-seller. Ho iniziato Bambino 44 di Tom Rob Smith ed ho già comprato, complice uno straordinario sconto da supermercato, Uomini che odiano le donne (ebbene sì) di Stieg Larsson.

La musica va solo nella mia testa, perchè spesso non ci sono le condizioni per mettere su Elvis Costello o infilarsi le cuffiette con Garth Brooks o i Low Anthem.

Il periodo è ovviamente propizio per stare più tempo possibile con Stefano. Giochiamo molto a basket, rugby, baseball, tamburello, calcio e rubamazzetto. Il suo preferito credo sia rugby, di certo per i placcaggi a oltranza. Altre regole non esistono, appena ho la palla mi punta e mi santa addosso urlando come un Cheyenne.

Nei rari momenti di calma gli leggo l'adattamenti per bambini, illustrati e con animali al posto delle persone, de L'isola del tesoro e l'Odissea, forse può sembrare un pò pretenzioso, ma sembra appassionarsi.

Al netto di queste attività, tutto scorre tranquillo e a volte un pò noioso. I restanti rapporti personali non è che vadano proprio bene. Alcuni amici in difficoltà, altri persi, questioni di lavoro irrisolte che non vogliono farsi da parte nella testa, un pò di inquietudine e di decadimento fisico.

Passerà.

WRITTEN UNDER THE INFLUES OF: EELS, HOMBRE LOBO

sabato 4 luglio 2009

Dischi per l'estate


Elvis Costello torna a collaborare con T-Bone Burnette, a ventitre anni da King of America e a venti tondi da Spike. A differenza da quei lavori, l'artista londinese si è trasferito armi e bagagli a Nashville, e insieme a quello che nel frattempo è diventato uno dei produttori più richiesti al mondo, e ha inciso il disco in soli tre giorni.

Lo dico subito: Secret,profane and sugarcane è un album riuscito. Concilia e intreccia gli stili roots americani (folk, blues, blugrass) ma rimane fortemente un disco di Elvis Costello, con il suo inconfondibile stile e modo di cantare.

Il trittico iniziale è intrigante, poi arriva I felt the chill before the winter came (featuring Loretta lynn) che potrebbe essere la canzone d'amore (o meglio d'abbandono) dell'anno.

Un solo pezzo con tiro blugrass, lo strepitoso Hidden shame.
She handed me a mirror inizia come una ballata celtica, il blues swingato Sulphur to sugarcane (altra perla) vede la partecipazione alla chitarra di Burnette, così come The crooked line.
Un magnifico ritorno alle radici per l'Elvis inglese.




Avevo parlato dell'uscita del nuovo disco dei Gossip sopratutto per questioni di costume, legate all'opera di liberazione del corpo della donna da parte della Ditto, ma due parole su Music for men vanno dette.

La produzione di Rick Rubin non ha stravolto il sound del gruppo ma di certo ha impresso una svolta al sound dei tre. Facendo un consuntivo probabilmente i Gossip perdono un pò di quell'urgenza comunicativa che li aveva caratterizzati, si danno una ripulita e allargano il loro spettro musicale, riuscendo comunque a conservare la loro originalità.
La voce di Beth è esaltata dalle sapienti mani del santone delle produzioni, svetta inarrivabile su chitarra e batteria dei suoi soci, comanda le danze da vera esperta.

Dimestore diamond mette subito le cose in chiaro, l'atipico single Heavy cross si insinua lentamente sotto pelle e 8th Wonder non si discosta dal mood dei pezzi iniziali. Con Love long distance e Pop goes the world invece l'atmosfera cambia, e si entra tutti in dance floor per dei trascinanti pezzi pop.
Eh sì, Music for men è anche un pò ruffiano, ma ad una fuoriclasse come Beth Ditto si perdona ogni cosa, anche il tentativo di piacere alle masse.

Certo che la vita è strana di brutto. Steve Earle è in pista da quasi trent'anni, ha passato dei brutti momenti a causa delle sue dipendenze, ma è riuscito ad incidere degli ottimi dischi, fotografie fedeli dei posti in cui è cresciuto e di un America lontana dalle pagine dei giornali. Sforna dischi con una certa regolarità e dalla qualità media piuttosto alta, ma è solo con una raccolta di (tristissime, diciamolo) canzoni del suo pessimo maestro di vita, Townes Van Zandt, che riesce a tornare al successo commerciale, raggiungendo il numero 1 della classifica di genere Americana e la miglior posizione di sempre nella chart generlista.

Il disco è Townes, quindici cover del repertorio dell'amico, registrate in poche ore. Ci suonano anche Tom Morello (Lungs), il figlio Justin Townes (Mr. Mudd & Mr. Gold) e la moglie Alyson.

Partendo dalla struttura acustica degli originali, Steve ravviva un pò il repertorio affindandosi a banjo, basso,batteria e in qualche caso addirittura una chitarra distorta.

Da far sedimentare e gustare sapientemente.

venerdì 3 luglio 2009

Muzik

Ebony Bones è la new sensation di quel genere probabilmente lanciato da M.I.A. e da Santogold chiamato boh, world-dance o roba del genere. Il video che posto (il primo singolo Muzik) è stato fatto montando più di trenta filmati girati con il telefonino da venti posti diversi del mondo. Il risultato è sicuramente artigianale, indie (e pertanto trendy) e curioso.


Sign of the times

In un grande negozio di elettronica:
Monty: mi scusi, quella fotocamera compatta della Canon in offerta speciale è il modello base Coolpix?
Commesso fighetto: Beh no. Diciamo che si tratta dell'entry model
Monty: Ma va a cagare. Anzi go shittin'.

giovedì 2 luglio 2009

Green Beatles

I Beatles! Cazzo, un inedito dei Beatles!!!
Ah no, accidenti. E' Last night on earth dei Green Day...

mercoledì 1 luglio 2009

Driven by skeletons

Quello che dovevo dire su Mike Ness e i Social Distortion credo di averlo già detto (qui e qualche post fa nell'ambito della recensione del Rock in Idro), quindi non avrei molto da aggiungere, fatto salvo che dopo averli visti in concerto sono cresciuti ulteriormente stima e ascolti. In pratica si può dire che da un paio di settimane non ascolto altro.
Davvero la definizione per la roba dei Social Distortion non può che essere It's only rock and roll but i like it: il tiro delle canzoni è infatti potente ma abbastanza ripetitivo, la voce di Mike monocorde, la struttura delle canzoni, giri di basso e parti di chitarra inclusi, piuttosto standard.

Eppure funziona. E funziona alla grande.

Story of my life, Ring of fire, Bad luck, Reach for the sky, Another state of mind, Ball and chain, Under my thumb e Prison Bound sono in altissima rotazione in questi giorni, in un'esaltante escalation di air-drumming sul volante della Clio accompagnato da un terrifcante ma liberatorio sing-along.

Dinosauro è bello!

Dubbi

Non passa giorno che sulle pagine degli spettacoli del Corriere o di Repubblica non pubblichino dal trafiletto alla pagina intera su Springsteen (ieri per dire intervista a Little Steven e recensione del concerto a Glastonbury), in arrivo in Italia con il suo tour.
A pensar male verrebbe da scrivere che stanno tentando di creare un evento epocale laddove, visto che Bruce è ormai di stanza in Italia e che la E Street tra lutti e defezioni non è più la leggendaria band che era, l'evento ormai non c'è più.
Faccio l'esempio del Boss, artista a me caro, solo per ribadire il concetto. Troppo spesso gli organi d'informazione, quando parlano di rock o musica pop in generale, più che informare tendono a fare marchette, ad alcuni fortuni artisti (ed è sicuramente il caso di Springsteen) arrivano proprio a portargli l'acqua con le orecchie.
Boh. Ovviamente non è cosa d'importanza capitale, però mi capita di pensare a cosa sarebbe la stampa, l'informazione in generale, se applicasse lo stesso concetto anche alle notizie più importanti.
No, dài. E' impossibile.