sabato 14 marzo 2009

Che cosa vedi?


La grande attesa per molti fans del fumetto di vedere il film sui Watchmen, era seconda solo alla proccupazione che la trasposizione non rendessa giustizia alla monumentale graphic novel di Moore e Gibbons (ne avevo parlato qui).

Potrei fare il fenomeno ed affermare che basterebbero da sole le immagini sui titoli di testa, accompagnate dalla versione originale di The times they're a changin' di Dylan, per dissipare, con ancora due ore e mezza di film da vedere, ogni dubbio. Non sarebbe corretto. E comunque sbaglierei per difetto.

Il film di Zack Snider segue pedissequamente lo svolgimento della narrazione originale, conservando per buona parte anche le battute (e sarebbe stato un delitto fare altrimenti) delle tavole illustrate. La scelta è felice e quasi obbligata, oltre a seguire, in ordine di tempo, la stessa intuizione alla base delle realizzazioni cinematografiche di Sin City e 300 (dello stesso Snider).

Non mi dilungo molto sulla storia, che si svolge in un'America alternativa, a metà anni ottanta, sotto il quinto mandato Nixon e con il pericolo più che mai concreto di una guerra atomica con l'Urss. Le due super potenze si misurano quotidianamente in un Risiko mortale, studiandosi e spostando truppe e armamenti come fossero soldatini di plastica.

Gli americani avevano avuto negli anni quaranta un gruppo di Super Eroi, colorati e inverosimili, come quelli realmente pubblicati ad esempio dalla Timely Comics e in seguito dalla Marvel Comics. In questo collettivo militavano, tra gli altri, il Comico (violento, fascista e invischiato in tutte le attività sporche della Cia) e Spettro di Seta, super eroina che diventerà madre di Spettro di Seta 2, che farà, insieme al Comico, da anello di congiunzione dai Minutemen alla nuova coalizione di super esseri del ventesimo secolo. I Watchmen appunto. La storia del film si svolge dopo il ritiro dalle scene anche di questo secondo gruppo, avvenuto per decreto legge.

Sono i personaggi a fare la differenza nella graphic novel di Moore e nel film di Snider. Diversamente da quanto accade nel fumetto e nel cinema supereroistico, nel quale il bene è ben distinto dal male, qui, anche a fronte di figure e azioni raccappriccianti, il contesto della storia spinge lo spettatore a chiedersi, se, il loro fine, l'obiettivo delle loro terribili gesta, non giustifichi in qualche modo i mezzi usati per raggiungerlo.

Il Comico è l'AmeriKa. Quella che rovescia le repubbliche socialiste in centro america, che uccide i dissidenti, che considera comunista chiunque non sia repubblicano, quella che si arroga il diritto di fare lo sceriffo del mondo. Armi e potere. Il diritto della forza.
Il Dr. Manhattan è un essere quasi divino. A seguito di un tremendo incidente ha acquisito poteri infiniti (tributo alle origini del 90% dei super eroi classici); se ne va in giro nudo (anche se è blu e risulta poco umano, non capita tutti i giorni di vedere mostrato al cinema con questa frequenza un nudo integrale maschile ), ha il potere di salvare tutti, ma filosofeggia sulla giustezza di farlo, sull'effettiva importanza di salvare il genere umano ("The existence of life is a highly overrated phenomenon").

Rorschach è uno psicopatico.Un uomo alla deriva, guidato solo dalle sue intransigenti regole, un'infanzia miserabile, una vita salvata (se di salvataggio si può parlare...) dalla violenza, dal male scelto come nemesi, da una lotta psichedelica contro le bugie e per la verità. Contro qualunque mediazione e compromesso ("anche di fronte all'apocalisse"). Dalle tavole alla pellicola, resta il mio character preferito.
Ozymandias, "l'uomo più intelligente del mondo", e a capo di un impero finanziario sterminato. Lucido, arrogante, presuntuoso. Ha scelto di ispirarsi, da quando restò da ragazzino orfano di entrambi i genitori, ad Alessandro Magno. Un megalomane con un piano megalomane.

Altra differenza epocale tra i Watchmen e il genere supereroistico tradotto su grande schermo è l'importanza dei dialoghi. In questo film è bene non distrarsi mai. Oltre ad alcune battute meravigliose (il super eroe idealista Gufo Notturno chiede al cinico Comico, durante un intervento in alcuni violenti disordini di strada, : "che fine ha fatto il sogno americano?", e quello gli risponde seccato, mentre con noncuranza spara in testa ad un manifestante disarmato : "che fine ha fatto il sogno americano?!? Lo stiamo vivendo. Si è realizzato!") si perderebbero anche tracce determinanti per capire il contesto politico in cui si muove la storia ( Nixon che fa cancellare la norma che impedisce ad un presidente di ricandidarsi dopo il secondo mandato, il Comico che dichiara di aver ucciso Bernstein e Woodward, i due giornalisti che nel mondo reale fecero scoppiare con le loro inchieste lo scandalo Watergate, portando di fatto Nixon alle dimissioni).

C'è da notare come la produzione, se da un lato ha optato per un cast di volti poco noti ( fatta eccezone per Carla Gugino), dall'altro non ha certo lesinato risorse per i diritti d'autore sulle musiche, visto che la colonna sonora è composta esclusivamente da grandi classici e grandi intepreti. Simon & Garfunkel, Leonard Coehn, Nat King Cole, Jimi Hendrix scandiscono le fasi cruciali del film, e assumono a co-protagonisti della narrazione, con connubi riusciti tra musica (parole) e immagini. La parte del leone la fa Bob Dylan che partecipa direttamente (sui titoli di testa) e indirettamente (a metà film e sui titoli di coda) con le sue All along the watchtower e Desolation row interpretate rispettivamente da Hendrix e dai My chemical romance.

Ma The Watchmen (comics e film) si toglie anche lo sfizio di rispondere alla domanda che tutti i lettori di fumetti di super eroi si sono posti, una volta raggiunta l'adolescenza, come faranno l'amore questi super dudes? Come usano i loro poteri sotto le lenzuola?

Le immagini ci mostrano l'essere pressochè onnipotente, Dott. Manhattan mentre si sdoppia in tre per soddisfare l'amata Spettro di Seta II, che successivamente si concede, in stivale di pelle nera lucido, al Gufo Notturno, nella scena più hot della pellicola.

Spiace quasi che un prodotto così possa essere visto da un pubblico disattento e superficiale. Sono in molti a comprare il biglietto aspettandosi qualcosa che ricalchi le recenti produzioni supereroistiche per il cinema, per poi annoiarsi rumorosamente e fare commenti idioti nelle fasi più introspettive del film o sul pene del Dr. Manhattan.

Sono considerazioni da fan, lo so. E penso che sia proprio a loro che questo film si rivolge. Astenersi perditempo, verrebbe quasi da dire.

venerdì 13 marzo 2009

Ancora The wrestler

Per i die hard fans di questo film, anche l'amica Lisa si è cimentata in una recensione che amplia gli spunti di discussione su The wrestler.

http://onemoregig.blogspot.com/2009/03/il-corpo-wrestler.html

Beautiful agony

Questo riepilogo non è disponibile. Fai clic qui per visualizzare il post.

giovedì 12 marzo 2009

Nothing special

Anche quest'anno (credo sia il quarto a fila), usciamo dalla Champions League ai primi di marzo, proprio quando il gioco si fa interessante. Questa volta almeno lo facciamo contro una squadra davvero forte e bella da vedere, il Manchester United, dopo una partita in cui a tratti gli abbiamo fatto una gran paura e durante la quale abbiamo creato molto (anche loro, neh) e colpito due legni (di cui uno clamoroso).

Non voglio scrivere banalità del tipo usciamo a testa alta, nei due confronti bisogna considerare anche quello dell'andata a Milano in cui siamo stati dominati e il risultato più giusto sarebbe stato una loro vittoria, però insomma, il concetto è quello lì.

Concludo con un paio di considerazioni, fa piacere vedere l'Inter giocare un ottavo di Champions contro la squadra più forte del mondo, con in campo due ragazzi diciottenni e che nonostante tutte le sue scene da gangster del rap, non riesco a provare che tenerezza per il gigante bambino Mario Balotelli (nella foto mentre dice a Cristiano Ronaldo: "this is not a swimming pool!").

mercoledì 11 marzo 2009

Ram Jam!



"The only place I get hurt is out there. The world don't give a shit about me."
Randy 'The Ram' Robinson

Randy "L'Ariete" Robinson si definisce un wrestler professionista, in realtà il suo apice l'ha vissuto vent'anni indietro, nel 1989, con un match memorabile disputato al Garden di New York contro la nemesi cattiva di un lottatore chiamato l'Ayatollah.

Oggi Randy vive di incontri "amatoriali", organizzati dove capita, di fronte a poche decine di spettatori.
Splendida in questo senso la scena iniziale del film, con lui seduto in uno spogliatoio ricavato da un aula d'asilo, tra giocattoli, piccole sedie e lavagne, dopo un combattimento si era svolto nella palestra della scuola.

Il film fa conoscere al pubblico europeo il sottobosco di un'attrazione, il wrestling, considerato da molti alla stregua di un circo, e che qui viene invece raccontato come uno sport fatto sì di spettacolo, ma anche di fatica, sudore, sofferenza e dolore.
Con un campionario di umanità varia che si veste con calzamaglie colorate e si nutre di anabolizzanti, che si conosce e si sostiene a vicenda, che concorda mosse e andamento degli incontri, che sul ring ha un ruolo preciso, da buono o cattivo, e che di conseguenza viene amato o detestato dal pubblico per la parte che recita.

Randy è un'istituzione tra wrestler locali. Il suo è sempre l'incontro principale del cartellone, vince regolarmente contro lottatori che interpretano figure negative, è rispettato e benvoluto da chiunque faccia parte di quel giro.
Dal punto di vista personale però è alla deriva. Solo, sempre al verde, quando riesce a pagare l'affitto vive in una casa mobile, altrimenti passa le notti nel suo mini-van, non ha amici veri, non ha futuro. Tira a campare con le gare di wrestling amatoriali, attraverso gli incontri organizzati coi fans e con un lavoro precario da magazziniere.

Ogni minuto della vita di Randy sembra difficile e doloroso, respirare, mangiare, svegliarsi, cercare di crearsi degli affetti, cambiare la sua esistenza. Questo concetto è espresso in modo efficace dalla frase in apertura di post (recuperata da Ale che ha visto il film in lingua originale). Non c'è spazio per l'Ariete nel mondo reale, è un uomo che vive costantemente nel passato, che la società ha da tempo espulso comportandosi come fanno gli anticorpi con i virus.

Tutto, nel mondo di Randy, è fermo al suo momento di gloria e agli anni ottanta: l’hair metal, le cassette che usa per ascoltarlo, i suoi vestiti, la sua auto, i suoi capelli. E la realtà degradata in cui vive sembra assecondarlo, in tutto il film non si vede un solo cellulare, un computer moderno, o un qualunque segno del progresso tecnologico che si mostra attraverso gli status symbol attuali.

Randy si gioca le ultime carte per cercare una vita normale con l'amica ballerina di lap dance Pam (una bravissima Marisa Tomei ) e tentando di riavvicinarsi alla figlia che non vede da anni (Evan Rachel Wood, che invece non mi ha convinto). Dall'esito di questi drammatici confronti si decide il suo destino.

Le vicende di Randy ci vengono mostrate attraverso l'uso sgranato della pellicola, attraverso riprese che ricordano a volte quelle dei documentari verità, con la camera alle spalle del protagonista, che lo accompagna, quasi lo spinge, nel suo incedere insicuro.

Tanto era l'interesse per The Wrestler, film della risurrezione di Mickey Rourke, che ho letto un numero tale di recensioni e articoli, da non essere certo di poter dire qualcosa di veramente mio, adesso che l'ho finalmente visto, mi perdonerete spero se nel recensirlo qualche concetto già espresso da altri mi possa esser rimasto appiccicato alla tastiera. Nonostante tutta la roba che ho letto comunque, il piacere della visione, l'emozione che ho provato vedendo alcune scene, non ne ha affatto risentito. A tratti la simbiosi tra Mickey e Randy è impressionante.

Fatti due conti, l'incontro che ha segnato l'apice della carriera di Randy Robinson, il wrestler protagonista del film, è del 1989. In quell'anno Mickey Rourke chiudeva la fase più luminosa della sua carriera con due film importanti (Johnny il bello di Walter Hill e Ore disperate di Cimino) prima di precipitare in una micidiale spirale autodistruttiva: difficile pensare a questa analogia tra l'attore e il personaggio che recita nella pellicola di Aronofsky, come ad una casualità.

Forse non sarebbe stato giusto dare l'Oscar a Rourke per la recitazione in questo film, in effetti, non è che si può parlare di una prova d'attore epocale.
L'ex divo delle ragazzine ai tempi di 9 settimane e 1/2 non recita un personaggio, porta sul grande schermo se stesso, senza vergognarsi della sua faccia quasi deforme, della sua inespressività, delle sue ferite ben visibili nel corpo e penso anche nello spirito .

Alla fine, chi se ne fotte del premio di una giuria di rotti in culo: Mickey The Ram Rourke ha schienato i suoi demoni, ed è sopravvissuto per raccontarlo. E a culo tutto il resto.

lunedì 9 marzo 2009

Hi-Fi, Lo-Fi, Mp3 e Steven Wilson...

Qualche spunto per alimentare la discussione sul detrimento della qualità sonora portato dalla musica ascoltata attraverso i files in bytrate (mp3 su tutti). Posto alcuni contributi copiati da rockol, che partono da esperimenti scientifici fatti su giovani ascoltatori, e finiscono con il pensiero piuttosto radicale di Steven Wilson, leader degli ottimi Porcupine Tree, che ha scelto un modo abbastanza originale e controcorrente per promuovere il suo debutto solista.

Il dibattito, ormai, dura da quando il formato mp3 ha iniziato ad avere una certa diffusione presso gli amanti della musica è l'iPod è esploso sui mercati internazionali: cosa vogliono, realmente, gli ascoltatori? Un riproduzione nitida ma "calda", con suontuosi rullanti, bassi profondi e una ricca apertura di frequenze che lasci trasparire in tutta la sua bellezza la trama sonora e le dinamiche di esecuzione? Non esattamente, almeno secondo gli esiti di una ricerca condotta dal professor Jonathan Berger dell'università di Stanford: su un campione di studenti sottoposti ad un blind test che prevedeva l'ascolto di brani musica in alta e in bassa risoluzione, la maggioranza degli interrogati si è espressa in favore della riproduzione per così dire in lo fi. Una sorpresa? Neanche tanto, asserisce Berger. "I ragazzi ormai sono abituati a fruire la musica sui riproduttori portatili: il sound più 'sottile' e meno definito di questo tipo di fruizione gli è ormai familiare, e lo preferiscono a quello ad alta fedeltà effettuato, ad esempio, su un buon inpianto stereo. Addirittura, gli stessi studenti che si sono espressi in questo modo trovano il suono del vinile - quello in genere preferito dagli audiofili - 'artefatto'".Un rischio, quello del sensibile abbassamento soglia di tolleranza qualitativa presso il grande pubblico, già espresso da Steven Wilson nel corso di una recente
intervista , che attraverso filmati come questi






chiarisce in modo piuttosto esplicito la sua posizione nei confronti dei lettori mp3...

giovedì 5 marzo 2009

MFT, Marzo 2009

Tanta, troppa roba. Il tempo da dedicare all’ascolto è quello che è, qualcosa sta esaurendo la sua parabola, altra è in forte ascesa.
Questa è la musica che mi gira intorno in questo inizio di marzo 2009.


ALBUM

Cesare Cremonini, Il primo bacio sulla luna
AA/VV, Il paese è reale

Roberto Angelini, La vista concessa
Tom Petty and the Heartbreakers, Wildflowers
The Bronx, III
U2, No line on the horizon
U2, The joushua tree – Live in Paris
U2, Wide awake in America
Motorhead, Aces of spades
The Derek Trucks Band, Already free
Gli amici di Roland, omonimo
Nada, Live Stazione Birra
Ministri, Tempi bui
Chopin, Notturni
Bruce Springsteen, Working on a dream
Estere, Strega
Franz Ferdinand, Tonight: Franz Ferdinand
Hank III, Damn right rebel proud
Dan Auerbach, Keep it hid

The Killers, Day and age
Ron Franklin, City lights

Wavves, omonimo
Gaslight Anthem, The ’59 sound
Amadou & Mariam, Welcome to Mali
Little Angels, Little of the past
Heart, These dreams

Jonathan Byrd, The law and the lonesome




Loose tracks

I don’t know, Hank III
The fallen, Franz Ferdinand
Dangeroux, IAM
That’s not my name, Ting Tings
Back to the river, Susan Tedeschi
Enemy mind, The Bronx
I like to move it, Will. I. Am
Africa, Amadou & Mariam
Galveston bay, Jonathan Byrd
Il paese è reale, Afterhours
25 minutes to go, Johnny Cash
Screams in the ears, Bill Fay
I defy, Joan as the policewoman feat. Antony


Libri e Visioni

Finito Dexter, e Underground di DeLillo prende polvere sul comodino


La voglio anch'io una base a Vicenza




Davvero convincente il terzo lavoro (dopo un album ed un EP) dei milanesi Ministri. Un disco che alterna violente scariche quasi hard core, a pezzi più lenti, stop and go improvvisi e inserti di musica etnico/popolare molto efficaci e suggestivi. Su tutto una tensione, una rabbia che è denominatore comune di tutto il lavoro.

Devono molto agli Afterhours i ragazzi, anche se a livello di liriche (seppur ottime) forse sono ancora un pò inferiori al gruppo di Agnelli, mentre hanno qualcosa in più in fatto di immediatezza.

Si sente che è stato fatto un lavoro di produzione più accurato, rispetto all'esordio del trio milanese, magari i fan della prima ora potevano pensare che questo rischiava di levigare troppo la forza espressiva dei Ministri, ma a me sembra che il pericolo sia scongiurato. Il disco ha un suo equilibrio, tra momenti di forte impatto tellurico e altri più riflessivi.

Quando si lasciano andare i ragazzi sono devastanti.
Bevo, la traccia numero due, ha un controcanto che dal vivo immagino funzionare alla grande, il testo poi è molto intelligente e lontano dagli stereotipi del sex, drugs and rock and roll.
Lo stesso discorso vale per Diritto al tetto, e per la geniale Vicenza, forse il pezzo più violento, in cui viene liberata tutta l'incontenibile energia della band.
La faccia di Briatore è divertente e necessaria, mentre il pezzo che ho trovato più convincente a livello di liriche è il conclusivo Ballata del lavoro interinale, dove i Ministri riescono a rendere, senza slogan banali , la condizione precaria dei lavoratori (giovani e non ) italiani. Riporto un passaggio di questo piccolo capolavoro degli anni zero.


Rimango ancora un altro autunno al massimo
Che cosa mi costa aspettare che spiova
C'è sempre di peggio dietro l'angolo
La guardia giurata
Il secondo pilota
Il ladro di ortiche
Il vice questore

Pagami
Ci vuol poco a scordarsi da dove eri partito
E per cosa
Ti eri tappato il naso

Ora pagami
Non ha senso più chiamarti padrone
Se son qui
E' soltanto perchè non ho forze
Per andare altrove




mercoledì 4 marzo 2009

I super de noartri

Leggete questo post dell'amica Lisa. Perchè a noi italiani Batman, Spiderman e Hulk ci fanno una pippa!

martedì 3 marzo 2009

Le prime grida di un vulcano


Sarà che l'umore in questi periodi è piuttosto scuro, sarà la mia componente melanconica che periodicamente esce fuori, sarà che le cose stanno andando male un pò su tutti i versanti, ma mi ritrovo dentro Vulcano, la canzone di apertura del nuovo disco di Roberto Angelini.
Anche il resto dell'album, nonostante i pochi ascolti, lo stile vagamente alla Tiromancino, e qualche rima baciata di troppo, sta crescendo.


Vulcano

Tu mi vedi sorridente
pensi che sia felice
ma non hai capito niente
tu mi guardi in superfice.

Se potessi dare voce alla mia anima
scapperesti lontano
come si fugge rapidi alle prime grida
di un vulcano.

Chissa’ se saro’ mai pronto abbastanza..
Per finire tutto quello che mi manca
reagire all’occorrenza
e dire no se non mi importa.

Ho ingoiato il rospo
e ho trattenuto il vomito a stento
ora sono stanco e mi dispiace
ho reagito d’impulso.


Ma ho vestito dei miei sorrisi migliori
anche i momenti piu’ difficili
l’ho fatto perche’pensavo di proteggerti.

Chissa’ se saro’ mai pronto abbastanza
per finire tutto quello che mi mancare
agire all’occorrenza
e dire no se non mi importa.

Ed essere me stesso sempre
in ogni mia debolezza
senza paura di ferirti
o di non essere all’altezza.

Si sale cosi’ piano
per precipitare in fretta.
Chissa’ se saro’ mai pronto abbastanza
per finire tutto quello che mi manca
reagire all’occorrenza
e dire no se non mi importa.

Ed essere me stesso sempre
in ogni mia zona d’ombra
senza paura di ferirti
o di non essere all’altezza

Ma che freddo fa...

Per concludere degnamente il post sullo sciopero nei trasporti pubblicato poco sotto,ecco cosa è successo alla nostra astensione di quattro ore prevista per domani: dopo aver espletato tutta la procedura, fissato la data, essere passato indenne dai burocrati della Commissione di Garanzia, con le bandiere e i fischietti pronti e i lavoratori caldi, arriva un Ministro della Repubblica qualunque, e fregandosene del fatto che hai rispettato la legge per proclamare la tua agitazione, ti sposta l'astensione a data da destinarsi.
Così, perchè lui può. Ha il diritto della forza di cui ho già scritto.
E non è ancora entrata in vigore la legge nuova, eh...

La cosa che mi fa più incazzare è che sono troppo vecchio e troppo poco coraggioso per andarmene, da sto paese di Berluschini.

lunedì 2 marzo 2009

Estere, intervista esclusiva!

Per quei pochi che non lo sanno, gli Estere sono la band dell'amico Livio aka lafolle, co-blogger di Ale sul blog più citato da bottle of smoke.
L'idea di un intervista è nata quasi per gioco, sul forum, qualche mese fa, ma c'è voluta l'uscita del loro ultimo lavoro, Strega, per concretizzarla.
Nel preparare le domande ho cercato di trarre ispirazione dalle sensazioni che mi dava la musica del gruppo e dalle tonnelate (per difetto...) di riviste musicali lette nella mia vita.
Grazie agli Estere per la disponibilità, per le risposte mai banali e perchè, no, per la professionalità.
Grazie ad Ale per i suoi suggerimenti.


Gli estere sono attivi dal 2004 giusto?

Si, io e Sbresi siamo stati i fondatori, si sono avvicendati poi alla batteria varie persone fino all'arrivo di Feo nel 2006 e nel 2008 si è aggiunto Davide il nostro nuovo cantante.


Avete pubblicato quattro dischi e suonato un significativo numero di concerti. A che punto possiamo dire che sia la vita artistica del gruppo?

E' come se fossimo all'inizio, abbiamo fatto ancora poco, qualche bella esperienza dal vivo insieme a gruppi più noti di noi che ci ha fatto emozionare, ma vogliamo fare ancora molti altri concerti e altri dischi, stiamo lavorando e cercando un nostro stile.

Come è maturata la scelta di allargare il gruppo ad un quarto componente ?

Abbiamo iniziato a comporre brani che richiedevano una voce più espressiva della mia, che potesse essere all'altezza della musica, anzi , se possibile migliorare definitivamente la resa dei pezzi. Io non ero e non sono un cantante ero solo la voce del gruppo, ci serviva un cantante anche per non avere troppi limiti melodici. E poi in 4 ci si diverte molto di più.

E’ vero che prima di arruolare Davide il gruppo ha rischiato di sciogliersi per i vostri rispettivi impegni?

No. C'è stata solo un pò di stanchezza perchè la ricerca del cantante è stata veramente lunga.

Come avviene il processo di creazione di un pezzo?

Di solito io e Sbresi scriviamo in acustico una traccia del brano e la portiamo in sala, testo, melodia e soprattutto un 'idea dell'atmosfera del brano, poi iniziamo a suonarla tutti assieme cercando di seguire ognuno il proprio istinto iniziando contemporaneamante ad arrangiare il pezzo. Ultimamente anche Davide e Feo stanno portando idee sia per i testi che per le melodie che poi cerchiamo di sviluppare assieme.


Il marchio di fabbrica dei vostri testi mi sembra sia un uso della lingua italiana con un particolare gusto per il surreale, l’alliterazione, i diversi significati di un’espressione. Sei d’accordo con questa descrizione, e chi è l’autore dei testi?

I testi sono per ora quasi tutti miei e di Sbresi. Non sono d'accordo sul fatto che siano surreali, intesi come fuori dal reale, potrebbero invece essere surrealisti intesi come al di fuori di preoccupazioni estetiche e morali, siamo liberi di dire ciò che vogliamo nel modo che vogliamo.
Io spesso descrivo, come in un quadro, una situazione reale, che vedo davanti ai miei occhi, come in duello sul porto di livorno o una situazione sentimentale come in porpora o in il pretesto.
Sbresi invece usa molto la metafora per descrivere un sentimento come in blu che è un inno alla noia.


Come è cambiato il tuo approccio allo strumento, dal momento in cui non devi più cantare, e ti ci puoi concentrare in esclusiva?

L'approccio non è cambiato molto, in generale quello che si sente è lo stile con cui suono, ora sono solo più libero di complicare le parti di chitarra anche sotto la voce, di spaziare sulla tastiera, che però è tanto libberatorio!

Avete sempre registrato in presa diretta, è solo un opzione dettata dalla necessità dettata di ottimizzare i tempi in studio, oppure è anche una scelta artistica?

Necessità di ottimizzare i tempi, anche se si percepisce probabilmente di più lo spirito del pezzo suonato dal vivo che è molto rock.
Registrare separatamente gli strumenti però migliora nettamente la qualità sonora oltre che permettere sovraincisioni che potrebbero migliorare l'arrangiamento del brano.

Tornando per un attimo ai vostri primi lavori, chi è maria lafolle?

Marialafolletuttoattaccato siamo noi estere, sono io, sono i giovani che hanno la verità dentro di sè e la vomitano sugli altri, sono le persone che non si arrendono.

E perchè il duello della canzone si svolge sul porto di Livorno?

Duello sul porto di Livorno è il nostro piccolo tributo a questa città e alla sua scena musicale. livorno è affascinante, odora di vita ed esperienze ed molto ironica. io sono particolarmente affezionato alla poesia del poeta piero ciampi e al rock de lenostrescimmie un grande gruppo rock degli anni 90.


Spesso abbiamo parlato della situazione della musica dal vivo in italia; la maggior parte dei locali sembra offrire spazio quasi esclusivamente per le cover band, che infatti si moltiplicano come un infezione per la quale non è ancora stata trovata la cura. E purtroppo sembra che il pubblico preferisca vedere la centesima cover band di Vasco Rossi piuttosto che musica originale. Qual è il punto di vista di una band come gli Estere, che da sempre porta in giro un progetto autonomo ?

Vari punti, quello del musicista che vuole suonare la propria musica perchè ne ha bisogno, anche se capisco che non tutti i musicisti possono o vogliano o si sentono in grado di scrivere qualcosa di originale e avere la necessità di fare sentire la propria musica a qualcun altro , tanti musicisti amano suonare i pezzi di Vasco, ma anche degli U2 e dei Rolling Stones e magari lo fanno anche bene e preferiscono andare sul sicuro. noi preferiamo la voglia di rischiare.
Per molti gestori di locali, di solito l'importante è che porti gente a mangiare il panino e bere la birra e per loro puoi anche fare un concerto di rutti... Per fortuna però a milano ci sono anche gestori che rischiano facendo suonare musica diversa.
Tante persone però vogliono andare a sentire la canzone che possono ballare o cantare perchè già la conoscono... Anche se negli utlimi tempi, forse grazie al passaparola su internet, vedo locali riempirsi per gruppi anche non molto conosciuti ma che fanno un' ottima pubblicità all'evento, facendo felici anche i gestori dei locali immagino...
Comunque io a vedere una cover band di qualsiasi gruppo non mi emoziono.

Come vi è venuta, e come si è sviluppata l’idea di un concept album sui colori che ruota attorno al gioco da bimbi strega comanda colore?

Avevamo scritto, senza secondi fini Blu , Gialla, Verde e intitolando ironicamente Comanda Colore il brano che suonavamo sempre dopo queste tre. è stato poi naturale chiamare l'album strega. Siamo un gruppo con tanti figli, così li introduciamo alla musica!


Avete già in programma alcune date di supporto al nuovo disco?

Si, giovedì 5 marzo alle Scimmie di via Ascanio Sforza, sui navigli.
Suoneremo con gli Audiorama.
Chi non viene lo togliamo dal testamento.


Sappiamo che tu Livio sei un fan di Bob Dylan. Per concludere l’intervista vorrei chiedere ad ogni componente degli Estere di indicare i suoi tre album preferiti di ogni tempo.

Preferiti di ogni tempo è impossibile, io ne dico tre tra tutti quelli che sono stati essenziali per la mia sensibilià musicale:


polaroidiuntuffo - c.o.d.
temple of the dog - temple of the dog
germi - afterhours


per Sbresi:
Diamond dog - David Bowie
Sgt Pepper's lonely hearts club band - The Beatles
Under the table and dreaming - Dave Matthews Band

per Feo:
Absolutely live - The Doors
Ten - Pearl Jam
Metropolis part.2 - Dream Theater


per Davide:
Grace - Jeff Buckley
The white album - The Beatles
Who's next - The Who

Chiuderei con i complimenti all'art director della magnifica copertina di Strega e rinnovando i ringraziamenti a Livio, Sbresi, Feo e Davide.
Ci vediamo sotto il palco...



Estere: sito; myspace. LIVE ALLE SCIMMIE, sui Navigli a Milano il 5 marzo 2009

giovedì 26 febbraio 2009

Fermate l'Italia, voglio scendere!

Le leggi che regolamentano lo sciopero nei servizi pubblici essenziali (come sono ad esempio i trasporti) sono la 146/90 e la 81/01.
Gli effetti di queste normative sono stati duplici e controversi.
Da un lato, quello che interessa i lavoratori dei settori interessati, è diventato tremendamente difficile organizzare uno sciopero.
La procedura a grandi linee prevede l'invio di una lettera all'azienda con richiesta di incontro "nell'ambito della prima fase della procedura di raffreddamento".

L'impresa ha dieci giorni di tempo per rispondere e convocare il sindacato.
Se non lo fa o se l'incontro è infruttuoso, le organizzazioni sindacali scrivono un'altra lettera, mettendo in indirizzo Prefettura e Commissione di Garanzia, attivando la "seconda fase della procedura di raffreddamento".
Entro cinque giorni saranno convocati in prefettura insieme alla società interessata dalla procedura, per un tentativo di conciliazione, che non funziona quasi mai.
Adesso si può indire lo sciopero, ma solo di quattro ore e, per ciò che concerne gli aeroporti, escludendo alcune fasce orarie di intenso traffico (dall 07:00 alle 10:00 e dalle 18: alle 21:00)

E' fatta? Macchè.
A questo punto bisogna individuare una data. Si consulta il calendario della Commissione di Garanzia sugli Scioperi e si cerca uno slot libero, che deve essere distanziato di dieci giorni tra l'astensione precedente e di dieci da quella successiva.

Risultato? Su tematiche "calde", chessò un azienda non ha pagato gli stipendi, io sciopero quattro ore, dopo 45-60 giorni. Immaginate l'efficacia dell'iniziativa...

L'effetto contraddittorio delle leggi di regolamentazione sta nel fatto che è stato indebolito il diritto costituzionale di sciopero dei lavoratori, ma non ha diminuito il numero delle astensioni programmate. E basta dare un'occhiata al calendario linkato più su per rendersene conto.

Il problema sta nel coniugare il diritto dei cittadini alla mobilità con quello dei lavoratori a scioperare, e non è di facile soluzione. Servirebbero menti illuminate, una vera, ampia discussione, il coinvolgimento di personalità del mondo politico, civile, sindacale, accademico. Un primo passo potrebbe sicuramente essere quello della legge sulla rappresantività dei sindacati nelle imprese, che limiterebbe il numero delle sigle (che lascerebbe non necessariamente campo ai soli confederali, in alcune aziende sono maggioranza gli autonomi) e di conseguenza, quello delle astensioni.

La CGIL da tempo chiede un'insieme di regole che normino la reale rappresentanza sindacale, un pò come accade nel pubblico impiego, unico settore in Italia ad averle. Perchè è vero che in alcune attività del trasporto aereo ( ad esempio per i i controllori di volo ) basta un sindacatino con dieci iscritti, ed uno sciopero organizzato bene, per metter in ginocchio tutto il trasporto aereo nazionale.

Le regole però non possono essere quello dell'accordo separato sulla riforma della contrattazione firmato da CISL, UIL e UGL il 22 gennaio 2009. A parte altri aspetti simpatici come il taglio del tasso d'inflazione nel calcolo per i rinnovi, o la possibilità per le aziende di derogare ai vincoli contrattuali, l'intesa prevede, per i servizi pubblici, che possa proclamare sciopero solo chi ha la maggioranza dei lavoratori iscritti. Ciò significa che se la CGIL avesse in un impresa il 40% di iscritti e gli altri, tutti insieme, il 30%, non potrebbe portare in sciopero i lavoratori.

A memoria vostra, quando è stato l'ultimo sciopero fatto solo dalla CISL, o dalla UIL, o da entrambe?
Viene da pensare che sia un'accordo fatto su misura per contrastare il sindacato di Epifani, che invece, in determinati momenti storici, gli scioperi da solo ha la forza, la capacità e gli strumenti per farli.

Il ddl discusso ieri ( se ne è occupato anche Ale) non è altro che la logica conseguenza dell'intesa separata firmata da governo, confindustria e organizzazioni sindacali ad eccezione della Cgil.

E' un cavallo di battaglia di Sacconi, ex-socialista che realizza un sogno da società fascista.
Volete sapere qual'è la cosa bella? Se facessimo un referendum, lo vincerebbero loro, perchè su questo tema i cittadini italiani sono sicuramente d'accordo con il governo.

Contro l'accordo separato sulla riforma della contrattazione la Cgil ha organizzato assemblee i tutti i luoghi di lavoro, un referendum e una grande manifesterazione a Roma il 4 aprile. A questo punto quella iniziativa si riempie di ulteriori valori e significati. Siamo destinati, volenti o nolenti e con tutti i nostri limiti, e le nostre contraddizioni, ad essere l'unica grande aggregazione che rappresenta il dissenso.

Almeno fino a quando non si tornerà al sindacato unico di stato...

mercoledì 25 febbraio 2009

Le foto dell'anno, 5


Categoria «Sports Action» (singole): al terzo posto il francese Franck Robichon. la sua foto realizzata per European Pressphoto Agency ritrae Alexis Copello impegnato nel salto triplo a Pechino (Franck Robichon/Epa)

Le foto dell'anno, 4


Categoria «Vita quotdiana» (Storie): primo premio a Brenda Ann Kenneally, Usa (Brenda Ann Kenneally/New York Times Magazine/Epa)

Le foto dell'anno, 3


Categoria «People in the News» (singole): al secondo posto il fotografo greco della Reuters John Kolesidis con una foto scattata il 9 dicembre durante le manifestazioni contro il governo ad Atene (John Kolesidis/Reuters)

Le foto dell'anno, 2


Categoria «General News» (singole): primo premio al brasiliano Luiz Vasconcelos (Jornal A Crítica/Zuma Press). La foto, del 10 marzo, immortala una donna che cerca di fermare l'evacuazione forzata della sua gente a Manaus (Luiz Vasconcelos/Jornal A Crítica/Zuma Press/Reuters)

Le foto dell'anno, 1


La fondazione world press photo ha premiato i migliori 24 scatti del 2008. A questo link li trovate tutti, io ne posto qualcuno (sempre grazie a Internazionale).

La foto dell’anno è quella dell’americano Anthony Suau per Time (a sinistra), che mette in luce gli effetti della crisi finanziaria: un agente investigativo si assicura che la casa che è stata pignorata sia stata effettivamente sgombrata.


martedì 24 febbraio 2009

I migliori della vita, 5


George Michael, Faith


Non fate quella faccia.

C'è stata un'epoca in cui Georgios Kyriacos Panayiotou, in arte George Michael, non aveva bisogno di farsi beccare dietro i cespugli con altri uomini per fare notizia. C'è stato un momento in cui, pensionati gli Wham!, le canzoni di questo cantante inglese di origine greca hanno cominciato ad evolversi dal poppettino da ragazzini, in qualcosa di diverso, che reinterpretava anche il soul, l'errebì e che in un paio di casi sfiorava la ballata jazz.

Faith uscì nella primavera nel 1987, anticipato dallo scandalo annunciato di brano e video di I want your sex (ah! Bei tempi quelli, quando bastava davvero poco per mandare in tilt i bigotti). Il pezzo, come sicuramente ricorderete era un'accorata richiesta del bel castano, che all'epoca non aveva ancora fatto outing, di lasciare da parte le stronzate, e beh, andare al sodo.

Con un traino così, l'album ha fatto immediatamente il botto. A mente fredda, dopo aver ascoltato le tracce contenute nel disco, posso serenamente asserire che non c'era bisogno di alcuna strategia di marketing per comprarlo, bastavano le canzoni.
Tolta I want your sex (che nella versione LP durava qualcosa come nove minuti), Faith era un compendio di potenziali singoli (e infatti ne furono estratti sei su una track list di nove ), che, sparsi a due per volta nei dischi successivi di George, gli avrebbeo assicurato gloria, successi e una luminosa carriera anche negli anni a venire.

L'album era aperto dalla title track, un gioioso pezzo che sembrava una cover dei fifties, nel quale il nostro si divertiva un mondo a giocare all'Elvis Presley. Il ritornello "causa i gotta have faith", che veniva cantato in una frazione di tempo nel quale la musica si fermava, mi mandava in estasi.

A seguire, subito una delle perle del disco, Father figure, love song dal testo originale, sospesa tra gospel e soul e dall'inciso irresistibile.

Chiude la facciata il lentaccio One more try, fenomenale strappamutande.

Il lato B parte con il ritmo di Hard day; Hand to mouth (pezzo minore che ancora oggi è tra i miei preferiti) e Monkey. Il mood si fa suadente con la conclusiva Kissing a fool, che mette in luce le abilità da crooner dell'ex Wham! e che viene ancora oggi coverizzato da artisti senza arte ne parte, come i vari Bublè.

Finiti i bagordi di questo disco, purtroppo il bel George avrebbe dissipato il suo talento, tra casini personali e dischi senza ispirazione. Un colpo di reni con l'ottimo Older, nel 96 e poi il nulla. Paranoie, infelicità, foto sui tabloid dove appare sempre come un cervo che esce dal bosco e viene catturato dai fari di un pick-up, e tanta nostalgia dei bei tempi, al punto di far girare insistentemente da qualcuno la voce di una reunion con il socio della prima ora Andrew Ridgeley.

Ci sono dei pezzi nella mia collezione, nella mia formazione musicale, che considero scheletri nell'armadio, e che un pò mi vergognerò a tirare fuori. Non oggi. Nel caso di Faith è opportuno andare oltre le apparenze, lasciarsi andare. Per citare George Michael stesso, to listen withou prejudice.


lunedì 23 febbraio 2009

Scommesse perse

Assegnati gli Oscar

Miglior film, The millionaire

Miglior attrice, Kate Winslet (The reader)

Miglior attore, Sean Penn (Milk)

Con la presunzione di chi non ha visto nessuno dei film in concorso, e pur ammirando in maniera sconfinata Sean Penn (ovviamente non solo per la sua bravura da attore), avevo scommesso avesse vinto questo ex sex symbol qui,
straordinario all american hero .

Sunday records

Come tradizione ormai consolidata, la domenica è giorno di ricerche e acquisizioni musicali. Ieri bottino grosso, con il recupero di titoli che cercavo da tempo e l'archiviazione di album messi gentilmente a disposizione dagli amici. La lista:


U2, Wide awake in America
Jesca Hoop, Kismet
Glasvegas, omonimo
The Killers, Day and age
Jonathan Byrd, The law and the lonesome
Ron Franklin, City lights
Dan Auerbach, keep it hid

Spero di avere il tempo di dare a tutti almeno una chance come si deve...

venerdì 20 febbraio 2009

From the heart



Le Heart sono state un gruppo che wikipedia definisce folk/rock, ma che il grande pubblico ricorda come protagonista di un ottimo AOR.
La band ha esordito nel 1976, e tra alti e bassi ha pubblicato l'ultimo album nel 2004.
Il nucleo centrale del gruppo, unica costante tra decine di cambi di formazione, sono le sorelle Ann e Nancy Wilson, anche autrici di quasi tutti i brani della band.

Qualcuno si è preso la briga di contare trenta milioni di dischi venduti da parte delle Heart, nel corso della loro carriera.
I loro album di maggior successo sono stati Bebe le strange (1980) ; Heart (1985); Bad animals (1987) e Brigade (1990).
I brani più famosi, contenuti tra l'altro nella raccolta These dreams che sto ascoltando in questi giorni sono il potentissimo anthem Barracuda, la power ballad All i wanna do is make love to you, l'eccellente HR di If looks could kill, la semi acustica Crazy on you e l'emozionante Magic man.
Consiglio anche l'energico album live Rock the house!

Da riscoprire.


giovedì 19 febbraio 2009

Una sentenza già scritta

Della rivista Internazionale mi piace leggere sopratutto gli articoli che i reporter stranieri scrivono sul nostro bel paese. Hanno un punto di vista privilegiato e una "distanza" dai fatti che gli conferisce spesso una migliore lucidità d'analisi.
Un paio di numeri fa il settimanale ha ospitato un'inchiesta di Miguel Mora del quotidiano spagnolo El Pais. L'oggetto del lungo articolo era la condanna a tre anni e otto mesi di carcere per la giovane rom che nel maggio 2008, a Ponticelli, era stata arrestata per aver tentato di "rubare" una neonata, all'interno di un'abitazione (ne avevo già parlato qui).

Mora riporta a galla tutti i dubbi e le incertezze sulla ricostruzione dei fatti che hanno portato al quasi linciaggio della ragazza, aggiungendo altri spunti di riflessione, che rivelano pesantissimi intrecci tra politica, camorra e affari in quella zona.
La dinamica del presunto rapimento presenta molti dubbi. Dopo i primi strilli dei media, si è chiarito che non esiste un solo testimone oculare, l'unica che sostiene la tesi del rapimento è la madre della neonata, figlia di un collaboratore dei Sarno, clan camorristico locale, già arrestato per associazione a delinquere e noto per l'abilità ad aggiudicarsi appalti pubblici.

Già nei giorni precedenti al presunto rapimento, il clima intorno al campo nomadi di Ponticelli si era fatto caldo (l'amico Vittorio sul suo
blog aveva postato un volantino del PD locale che sembrava scritto da Borghezio), e si era già verificato qualche attacco alle baracche del campo.
Gli zingari che vivevano lì, tra l'altro, pagavano l'affitto alla camorra per stare tranquilli.

Dopo il rapimento, "la popolazione" ebbe una reazione di una violenza indicibile. Le immagini del rogo del campo nomadi hanno fatto il giro del mondo, in molti paesi hanno parlato di vero e proprio pogrom. E nessuno è stato arrestato per quelle violenze.

Prima di quei fatti di maggio, a febbraio 2008, la giunta comunale aveva deliberato, nell'ambito del piano di recupero urbano di Ponticelli, la costruzione di un progetto faraonico di 85mila mq chiamato Palaponticelli, comprendente una sala concerti, un centro commerciale con tremila posti auto e una piazza.
Costo previsto 200 milioni di euro. Andrea Santoro, consigliere locale di AN, nel denunciare pubblicamente il progetto lo definì "una delle più grosse speculazioni edilizie e commerciali che abbia mai colpito Napoli".
Gli ideatori di questi progetto avevano però due problemi: il terreno era occupato da Nomadi stanziali e i lavori, per non perdere i contributi ministeriali, dovevano partire entro agosto 2008.
A maggio 2008 in quarantott' ore ogni cosa è andata "spontaneamente" a posto. E il giorno stesso in cui la giovane nomade è stata arrestata, sono cominciati i sopralluoghi tecnici per la costruzione del Palaponticelli.

L'autore del servizio, che nell'articolo cita spesso tra le sue fonti la stampa locale e Marco Immarisio del Corriere dellea Sera, approfondisce anche la storia processuale della ragazzina rom, alla quale le udienze non sono nemmeno state tradotte nella sua lingua, e descrive bene il contesto sociale nel quale si è svolta tutta la vicenda. Il titolo dell'articolo è: Una sentenza già scritta.

martedì 17 febbraio 2009

Biutiful cauntri



Siamo l'unico paese al mondo in cui si condannano gli esecutori e non i mandanti, grazie a leggi approvate dai mandanti stessi.
Che comunque, è giusto ricordarlo, stravincono ogni tipo di tornata elettorale ( anche per manifesta inferiorità degli avversari) sentendosi autorizzati a reiterare ogni nefandezza.
Altro caso unico al mondo, il mandante è contemporaneamente coimputato per corruzione al processo e parte lesa come ruolo istituzionale, e quindi risarcito dai giudici con 250mila euro.

Siamo anche unici al mondo per gli effetti di questa paradossale condanna. Il giorno dopo la sentenza, invece di essere passare un brutto quarto d'ora il coimputato di corruzione, nonchè presidente del consiglio, a dimettersi è il leader del partito d'opposizione.
Grazie a questo tempismo pauroso, la notizia della condanna scivola in basso anche nelle testate che l'avrebbero pubblicata a nove colonne, dopo gli stupri e Sanremo.

Bisogna arrendersi all'evidenza,siamo un paese meraviglioso.

MFT, febbraio 2009


ALBUM

Guns n' Roses, Chinese democracy
Hank III, Damn right rebel proud
Nada, Live Stazione Birra
Ministri, Tempi bui
Nickelback, Dark horse
Estere, Strega
Franz Ferdinad, Tonight: FF
U2, The joushua tree: live in Paris
U2, Live at Red Rocks: Under a blood red sky
Chopin, Nocturnes
Bruce Springsteen, Working on a dream
Derek Trucks Band, Already free
Luca Carboni, Musiche ribelli
Wavves, omonimo

LIBRI

De Lillo, Underworld

VISIONI

Dexter, seconda stagione

Ritornano sempre


Era solo questione di tempo. Perche a Clemente, da buon democristiano, di stare fuori dal mazzo di carte troppo a lungo non riesce davvero. E così ecco che torna. Il suo ultimo atto politico era stato far cadere il governo Prodi. Viene premiato con un bel seggio sicuro alle Europee.

Nel PDL, naturalmente.

venerdì 13 febbraio 2009

Nuova autoradio

Finalmente torno a rispettare il codice della strada e a sollazzarmi senza ritegno...

Aggiormanento

Una preview ragionata dell'imminente MFT di febbraio:

Nada, Live Stazione birra



Mi sono appassionato da tempo alla seconda (o è la terza?) vita artistica della Nada. Se devo fare mente locale sui primi ricordi che ho di lei, credo che risalgano a quando da bambino andavo al mare, e all'ora della merenda, mentre coi cugini addentavamo pane e nutella ( scalzi, e con le mani ancora sporche di sabbia) qualcuno infilava le cento lire nel juke box, selezionando Amore Disperato . Non è che mi piacesse particolarmente quel pezzo, diciamo che era contestualizzato in un momento felice, e quindi è rimasto registrato nei ricordi.
Dal 1999 la Nada ha cominciato a fare canzoni diverse, testi sensuali, suoni da rock band, produzioni eleganti ( una mano nel 2004 gliel'ha data anche Jonn Parish). Non si trattasse della Nada, qualcuno direbbe musica d'autore o indie.
In questo disco catturato dal vivo la sua produzione più recente fa la sua porca figura , ma traggono benefici dal tiro asciutto di basso/chitarra/batteria anche i suoi classici di una vita (la mia e la sua) fa. Due gli inediti, ad aprire e chiudere l'album. Guardami negli occhi; L'amore è fortissimo e Chiedimi quello che vuoi sono irresistibili. Ma è tutto l'insieme a funzionare, nonostante qualche incertezza nella voce.

The Derek Trucks Band, Already Free


Derek Trucks è nipote del batterista storico degli Allman Brothers Band e marito della blues singer Susan Tedeschi. Lo dico così, tanto per mostrare i documenti. Already Free è un affascinate disco di blues, elettrico ed acustico, ispirato, e cazzo, suonato in modo quasi commovente. I riferimenti vanno ai maestri Allman Brothers, ai Gov't mule più concreti, qualcuno mi suggerisce Ben Harper, ma io sono poco convinto. Sweet inspiration potrebbe stare dentro 461 Ocean Boulevard di Clapton, e nessuno farebbe caso all'intrusione. Musica per organi caldi.

U2 Live in Paris, The Joushua Tree Tour e Live at Red Bank, Under a blood red sky full version

Considero le ristampe con bonus tracks spesso insignificanti e inutili, bieche operazioni commerciali, atte solo a far acquistare due o tre volte lo stesso disco ai fan della band di turno. Con gli U2 la Island non si è fatta mancare niente, bonus cd, dvd, cofanetti... L'unica ristampa che poteva avere un senso e che aspettavo con una certa impazienza, era quella della versione completa dell'ottimo EP Under a blood red sky, che era estratto da uno show in America ai tempi di War, e che era stato anche filmato. Lo stesso dicasi per il cd live del concerto che la band tenne a Parigi per il Joushua Tree Tour, nell'87. E qui sta la lungimiranza dei manageroni delle major, entrambi sono stati pubblicati solo in dvd! Per fortuna esitono al mondo (e nel web) anime pie che li rippano e li fanno girare. Due dischi emozionanti (per scaletta e interpretazioni), che non fanno che accrescere la malinconia rispetto alle ultime uscite di Bono e soci.

BRUCE SPRINGSTEEN, Working on a dream

Meglio di Magic. E poi cazzo volete, al cuor non si comanda...


mercoledì 11 febbraio 2009

Lo strano caso di P. e F.

Per un curioso caso del destino due delle mie nipoti femmine sono nate a distanza di circa trenta chilometri, lo stesso giorno, mese ed anno di undici inverni fa, una da mia sorella e l'altra da mia cognata.
P., mia nipote di sangue, è secondogenita, F., la nipote acquisita è figlia unica.

Non ho mai avuto e non ho tuttora un bel rapporto con mia sorella, ma devo riconoscerle una dedizione e una cura maniacale nella crescita della prole. Con il marito dedica alle figlie un mare di tempo di qualità, ascolta, educa, è sempre presente.
P. passa molto tempo a leggere, non segue le baby- mode, è vivace e attenta e ha una curiosità innata propria dei bambini che stanno crescendo.

F. è una figlia del consumismo. E' abituata ad avere tutto se non subito, presto. In quinta elementare già si veste come una Bratz (e mi fermo qui), chiede vestiti e scarpe di marca, possiete un cellulare (non uno qualunque, quello col brand di Mtv, credo che venga attorno ai 300 euro), l'I-pod, il game boy Nintendo di ultima generazione e la macchina digitale di proprietà.
Passa le cene della domenica, in cui ci ritroviamo sempre tutti, sdraiata sul divano con le cuffiette a smanettare tutto il tempo il telefonino o il game boy o l'I-pod, che gli fanno da baby sitter. Non sa giocare con gli altri e pianta delle litigate ignobili per delle sciocchezze.

E' incredibile come due esseri nati con pari possibilità e condizioni simili si siano evoluti in modi così diversi che nemmeno un ruandese ed uno svizzero.

Essere genitore è una cosa strana, sei portato a giudicare, spesso in modo negativo, la pagliuzza dell'educazione dei figli altrui, e spesso non vedi la trave nell'occhio che hai in casa, riguardo a come stai tirando su i tuoi.
Non passa giorno in cui non mi chieda se sto facendo bene con Stefano, e accidenti, finora una risposta confortante non è ancora arrivata.

martedì 10 febbraio 2009

domenica 8 febbraio 2009

Sotto la pelle


Isserley si aggira per le fredde periferie scozzesi, guida una vecchia automobile affidabile, ma rumorosa. Carica autostoppisti. Lo fa con metodo, scegliendo solo maschi forti e fisicamente prestanti. Isserley non è bella. Porta occhiali spessi, ha un fisico un pò bizzarro, quasi grottesco. E' minuta e ha mani grandi, sembra tutt'uno con la macchina. Il suo pezzo forte sono i seni, che infatti mette sempre in mostra, ogni volta che, timidamente, in modo giovale o con protervia, un uomo entra nella sua Toyota.
Ovviamente Isserley nasconde un tremendo segreto che i malcapitati scoprono quando è davvero troppo tardi .

Capita a volte che di essere coinvolti nella lettura di un libro, scritto indubbiamente bene, e di rimanere però con un pugno di mosche in mano, una volta giunti all'ultima pagina.
E' questo il caso, per me, di Sotto la pelle di Michel Faber.
Sembra che lo scrittore, attraverso una metafora fantascientifica, voglia farci riflettere sul senso della vita, sul consumismo, sull'ambientalismo, sulla deriva della nostra società, sulla felicità.

Le sofferenze di Isserley non potrebbero essere più distanti dalle nostre, eppure le sentiamo vicine. La sua inadeguatezza di fronte ai suoi simili è qualcosa che senza alcun dubbio in molti di noi hanno provato, in determinate fasi della propria esistenza.
Siamo empatici con questa bizzarra anti eroina, anche di fronte alla sua indifferenza, al suo cinismo nei riguardi delle sue prede, alla sua tormentata risolutezza.

Ma tutti questi spunti (troppi?) restano sospesi, si perdono in mille rivoli, non trovano soluzione, girano alla larga, non affrontano, non risolvono, lasciano troppa carta bianca al lettore.
Il finale poi è davvero brutto. Quasi dilettantesco.
E un pò dispiace.