venerdì 24 agosto 2007

Bruno Trentin, 1926/2007

Volevo solo ricordare una figura seria, responsabile e appassionata, che ha attraversato la storia Italiana della resistenza, del PCI e del sindacato. E' stato segretario della CGIL tra Pizzinato e Cofferati, svolgendo quel ruolo in un momento delicato per la vita del paese.
Durante tangentopoli, con l'Italia che stava attraversando una crisi economica spaventosa, dalla quale rischiava di non riprendersi, compiva un atto, per lui e la CGIL, doloroso e lacerante: la firma dell'accordo del 23 luglio 1993, che normava il vuoto lasciato dalla cancellazione della scala mobile da parte del governo Amato l'anno prima.
bruno Trentin ha compiuto le sue scelte,impopolari e ideologicamente conflittuali con le sue idee e i suoi valori di uomo di sinistra, perchè consapevole del suo ruolo. Che gli imponeva di cercare soluzioni politiche e sindacali contestuali al momento storico. In un mondo di egocentrismi personali, prima ancora che politici, di arruffapopoli e di furbetti del quartiere, mi sembra un'eredità da non trascurare.

Bruno Trentin, morto ieri a Roma all'età di 81 anni, era nato a Pavia, in Francia, il 9 dicembre 1926.
Laureato in giurisprudenza, ha studiato anche presso la Harvard University, per poi tornare in Francia nel 1941, dove ha combattuto la Repubblica di Vichy. Dal 1943 al 1945 ha preso parte alla Resistenza, sia in Francia che in Italia, dove ha militato nelle formazioni partigiane di "Giustizia e Liberta" alla cui fondazione ha contribuito, assumendo nel 1944 il comando di una brigata.
Nel 1949 si è iscritto alla Cgil, iniziando a lavorare nell'Ufficio studi economici. L'anno dopo è entrato nel Partito comunista italiano, diventando membro del Comitato Centrale dal 1960 al 1973: con il Pci è stato eletto consigliere comunale a Roma (1960-1973) e deputato nazionale (1962-1972).
Nel sindacato è stato eletto vicesegretario nel 1958, mentre dal 1962 è stato segretario generale della Fiom, mantenendo l'incarico, assieme a quello di segretario generale della Federazione unitaria della metallurgia (Flm), fino al 1977. In quell'anno è diventato segretario confederale della Cgil nazionale.
Eletto segretario nazionale della Cgil il 29 novembre 1988, succedendo a Pizzinato, ha ricoperto l'incarico fino al 30 giugno 1994. Nel 1993 ha stipulato con Cisl e Uil lo storico accordo sulla politica dei redditi che pose termine al sistema della scala mobile.
Negli anni successivi Trentin ha assunto la responsabilità dell'Ufficio programma della Cgil, carica ricoperta fino all'elezione al Parlamento europeo nel giugno 1999. Nel Parlamento europeo è stato membro della Commissione per i problemi economici e monetari, membro sostituto della Commissione per l'occupazione e gli affari sociali, membro della Delegazione per le relazioni con il Consiglio legislativo palestinese.
Membro anche del Cnel (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro), il 25 gennaio 2002 è stato eletto deputato nelle liste dei Democratici di Sinistra, divenendo presidente della Commissione nazionale per il Progetto. Ha scritto tre libri: Lavoro e libertà (1994), Il coraggio dell'utopia (1994), La città del lavoro (1997).

giovedì 23 agosto 2007

25 settembre 2007



Tennessee Blues
Down Here Below
Satellite Radio
City of Immigrants
Sparkle and Shine
Come Home to Me
Jericho Road
Oxycontin Blues
Red Is the Color
Steve's Hammer (For Pete)
Days Aren't Long Enough
Way Down in the Hole

2 ottobre 2007




Radio Nowhere
You'll Be Comin' Down
Livin' In The Future
Your Own Worst Enemy
Gypsy Biker
Girls In Their Summer Clothes
I'll Work For Your Love
Magic
Last To Die
Long Walk Home
Devil's Arcade

mercoledì 22 agosto 2007

MVB




Lo sapete no, perchè la sinistra non parla più male di Berlusconi? Tranquilli non tirerò in mezzo che è tutto un magna magna e via discorrendo, anche perchè in fondo non lo penso. Hanno smesso di mettere in mezzo i rapporti con cosa nostra, la corruzione dei giudici, della guardia di finanza, la P2, le amicizie politiche, Oscar Mammì eccetera eccetera solo perchè quella condotta non pagava in termini di consenso.

Adesso lo trattano come da soggetto politico vero e proprio. Non è che lui sia cambiato o migliorato, solo non è politicamente conveniente cantare quella canzone lì, la gente comune non lo apprezza.

Magari è anche giusto, che ne so io. Berlusca per me resta quanto di peggio sia possibile esprimere in politica. Responsabile a pieno titolo insieme alla Lega dell'imbarbarimento della scena politica, traghettatore sdoganante dei fascisti, inventore delle convention invece dei congressi e dei clabs invece dei partiti.

Io continuo a detestarlo, e ringrazio film come Il Caimano, seppur imperfetti e contraddittori, perchè ricordano a chi vuole conservare memoria chi è quest'uomo. E lo fa proprio quando sta per passare anche di qua il messaggio: "massì dai, in fondo è simpatico!"

Inadeguato a ricoprire un qualunque incarico pubblico-istituzionale, non solo per il suo passato, ma anche per la sua cultura, o meglio, per l'assenza di essa. E' uno che non sa. E se sa è anche peggio.

Solo un soggetto così poteva inventare e lanciare un prodotto come MVB, MichelaVittoriaBrambilla per gli amici.

Sorta di troglodita in autoreggenti che se fossi una donna di destra la odierei a morte per l'immagine che porta avanti (e visto il simpatico clima che ha creato bruciando le tappe nella coalizione credo di averci preso), modello antiquato di donna in carriera, prodotto stereotipato del nord che "produce e lavora".

Non voglio insistere sull'aspetto fisico, che poi sembro uno del Bagaglino, infatti sono le doti intellettuali che detesto in lei, volgare nell'atteggiamento prima che nella lingerie, prevaricatrice nel contraddittorio, incapace di misurarsi, argomentando, con l'interlocutore è davvero il candidato ideale del PDL. Fini è troppo fighetta e comunque non c'è da fidarsi. Casini dopotutto è un vecchio DC, quelli lì poi si accordano sempre coi Comunisti. La Lega è troppo ruspante ed imprevedibile e tolto Bossi con chi parli, con Calderoli?

No, la Brambilla è perfetta.

Fidatevi di Silvio.


martedì 21 agosto 2007

Rewind

Una quindicina di anni fa ho fatto il deejay. E' stato in quell'occasione che ho preso coscienza dell'inadeguatezza sociale dei miei gusti musicali.

Capodanno del 1992. Il mio ex-cognato aveva uno squallido barettino perso nelle nebbie tra Rivolta e Cassano; lì, nella taverna priva di agibilità, aveva organizzato la festa di fine anno. Recuperato un mixer di fortuna e un banco ante bellico, e in considerazione del fatto che era già sulle spese per tutto il resto, mio cognato mi chiese se ero interessato a mettere su la musica. Era l'occasione che aspettavo. Passai tutta la giornata a preparare il fagotto di dischi da portare, selezionando il meglio tra la roba che ascoltavo (e in parte ancora ascolto).


Arrivo, mi sistemo, metto in ordine i dischi, faccio qualche prova di missaggio, mi dò un tono. Cominciano ad avvicinarsi le ragazze (quelle due o tre che non avevano trovato un posto migliore in cui intristirsi) e mi chiedono Please don't go, non l'originale di KC and the Sunshine Band, ma la cover di un certo Haddaway, che oggi probabilmente sarà sotto un ponte qualunque in una qualunque città inglese.
Io le guardo schifato. Non ce l'ho quella roba. Le liquido. Tornano, "massì dai quella che fa: plis don go...don goooooooo", sì la conosco, ma non ce l'ho, mi spiace da morire.


Arriva il culmine della serata dopo qualche giochino idiota che nemmeno uno sceneggiatore della saga di Pierino avrebbe osato proporre, e si scende tutti in taverna per il deejay set.
Spengono le luci, l'unica strobo che c'è crea un effetto più deprimente che psichedelico, parto con il primo disco.
Ecco, non ricordo cosa ho messo, forse un pezzo di Terence Trent D'Arby, seguito da una versione veloce di Dub be good to me dei Beats International sulla quale ho fatto confluire Born in the USA di ...ehr..Springsteen. A quel punto sollevo lo sguardo estasiato e vedo tutti i convenuti fermi immobili a fissarmi come se stessi cagando sul dance floor. Preoccupato si avvicina il mio ex (ci tengo) cognato e mi fa: "cazzo cazzo metti un lento!". Mi metto a cercare imbarazzato tra la mia roba mentre Bruce continua a cantare alle bocche spalancate. "Metti questo, metti questo", mi impone l'ex cognato. Parte If you leave me now dei Chicago, la tensione si scioglie, le coppie si abbracciano, torna l'armonia.

Sembrava una scena da manicomio, l'imprevisto che manda nel panico i ricoverati, le pastigliette verdi che mettono tutto a posto.


Mi si avvicina un ragazzotto che conoscevo di vista per averci scambiato qualche parola lì al bar. Mi fa, raccogliendo tutta la diplomazia di cui è capace: "vedi, tu ascolti roba tosta. Cazzo, una vera figata. Ma alle feste...la gente...vuole ascoltare...altre cose. Vogliono sballare...agitare le mani...vogliono ascoltare QUESTA ROBA" E tira fuori una cassettina di techno. La guardo, me la giro tra le mani. E' bianca senza nemmeno i titoli delle canzoni. C'è la durata però. Un ora e mezzo di sballo non stop! Guardo la cassetta e la gente che balla i Chicago. La canzone sta per finire. Fisso il ragazzetto, vorrei ribattere puntigliosamente qualcosa. Non me la sento, troppo grande lo smacco, troppo pubblica la figura di merda. Mollo il colpo. Infilo la cassetta nell'impianto di diffusione e premo play.
Gli avventori apprezzano.

Prima o poi Anders arriva


Da bravo e diligente scolaretto mi sono messo sotto con Giorgio Gaber. Ho comprato il suopenultimo lavoro (La mia generazione ha perso) che ha un bonus cd dal vivo a teatro. Però difficilmente in questo periodo riuscirà a stare dietro ad Anders Osborne di Ash Wednesday blues. Non ho la minima fottuta idea da dove sia sbucato questo tizio, ma per la puttana, suona una musica che ti fa tornare bambino davanti alla tavola imbandita di leccornie. Aveva ragione il dott. Allyouneedislove a segnalarlo(http://www.forumcommunity.net/?c=15088&t=1781727&view=getlastpost#lastpost ) ben due anni fa, pirla io a mollare il colpo data la difficile reperibilità del prodotto.

E' difficile collocare un prodotto così. Nel gioco dei rimandi e delle ispirazioni c'è da far venire una sincope ai dottoroni della musica scritta. I più ci vedono Van Morrison affamato d'arte. Poi Ry Cooder, i Neville Brothers, il New Orleans sound. Io sottoscrivo facendo salire su questo pulmino magico anche Dr John e in alcuni passaggi, non mi vergogno a scriverlo, il Billy Joel degli esordi.


E' uno di quei dischi che ti viene la rabbia a sapere che lo conoscono in pochi e che ti spinge ad assumere il sacro compito di diffonderlo. Va bene in sottofondo, come sparato al massimo volume sostenibile, ferma il tempo ma dura un attimo, è riflessivo ma anche leggero, è elegante ma non impegna.

Non gli sto facendo un gran servizio con questo sproloquio, ma si sa, l'amore rende folli (e idioti).

sabato 18 agosto 2007

Due o tre cose che so di Elvis.


uno - A Memphis, Tennesse è sempre festa. O almeno lo è ogni cinque anni dal 1977 a questa parte. Celebrazioni per i dieci anni dalla morte, per i venti, i venticinque, i trenta... Ho sempre pensato che fosse macabro celebrare la ricorrenza della morte. Mi sembrerebbe più opportuno festeggiare la nascita di un artista, no? In questo caso nel 2005 si sarebbero festeggiati i settantanni dalla nascita di Elvis Aaron Presley.

due (questa è personale) - Elvis Presley è il primo artista non italiano che ho ascoltato da ragazzino, un mio amico del piano di sopra mi aveva prestato un doppio greatest hits della RCA che ascoltavo voluttuosamente, ma più ancora ero rimasto folgorato da Jailhouse rock (canzone e balletto)all'interno de "Il delinquente del rock and roll". Si può parlare probabilmente del primo, inconsapevole, videoclip della storia che molto avrebbe insegnato in termini di coreografia a centinaia di prodotti a venire.


tre - Elvis era un perfezionista. Alcune sue canzoni prima di registrarle le ha ripetute decine di volte, mettendo a dura prova nervi e pazienza i componenti della band.


quattro - Con il suo celebre comeback televisivo del 1968, uno show per buona parte solo acustico, ha probabilmente accesso la lunga miccia del MTV Unplugged (merito condiviso con i Tesla, ma questa è un'altra storia).


cinque - Pare che Elvis sia morto sul cesso della sua faraonica casa, stroncato da un infarto. La causa più probabile dell'ostruzione delle arterie è stata eccesso di tranquillanti e di dieta americana (pane, marmellata e burro di arachidi tutti i giorni, più volte al giorno, per anni).


sei - Difficile potesse sopravvivere da come era minato il suo fisico. Se l'avesse fatto avrei goduto a vederlo maggiormente impegnato sul soul e sul rhythm and blues, se non, al pari di Cash, trovato un produttore capace come Rick Rubin, affrontare la vecchiaia tornando a cantare solo per la gioia di farlo.

lunedì 13 agosto 2007

Touched like the very first time

Esistono un buon numero di grandi canzoni storiche sputtanate dalla sovraesposizione e dalla pigrizia della maggior parte delle radio. Canzoni che hai sentito centinaia di volte, fino a trascurarne il valore. Penso a pezzi come Wish you were here dei Pink Floyd, un testo degno del miglior Dylan avvilito peraltro da troppe chitarrate sulla spiaggia. Cocaine di J.J.Cale (via Clapton) resa insopportabile nella sua reiterazione. Satisfaction dei Rolling Stones. Knocking on heaven's door di Dylan. I shot the sheriff di Marley. E si potrebbe continuare a lungo.

Ci sono però delle situazioni in cui, invece di farti scivolare addosso la canzone, le parole superano la tua carta millemiglia da hard listener e cominciano a scavare. A me è successo con una delle poche tracce di Springsteen che col tempo mi ha dato più rigetto: The river.

Sì, perchè Springsteen probabilmente si è persuaso che il pubblico italiano non può continuare a respirare se non gli suona The river. Non c'è fottuto tour dalla sua prima volta del 1985 ad oggi in cui questa canzone sia mancata durante le esibizioni, con la E Street, da solo o con accompagnatori estemporanei (92/93). Abbiamo dovuto perfino sorbirci una versione simil jazz di dieci minuti, durante il reunion tour del 99.
Quando parte l'intro di armonica la folla impazzisce (alimentando così la convinzione di Bruce sulla opportunità di riproporre il brano) e io lo mando a cagare mentre mi dirigo al bar o al cesso.
Come cantava Guccini però :"in un attimo, ma come accade spesso, cambia il volto d' ogni cosa", e l'altro giorno, complice l'ascolto dello straordinario boot dello show di Milano del Devils and dust tour, mi sono dovuto ricredere.

Detto per inciso, quel tour è uno dei migliori in assoluto di Bruce. Lui da solo, padrone del palco come con la E Street, senza le incertezze della turnè nei teatri dopo The ghost of Tom Joad, a pasticciare coi suoni, dal blues all' elettronica. A mettere alla prova la fedeltà del suo pubblico riducendo la voce ad un sussurro quasi impercettibile durante Long time coming e Brilliant disguise. Proponendo Open all night finalmente fedele all'originale e una Wreck on the higway al piano che chi non ha pianto non è di questa terra e nemmeno di questo mondo.

Ed è dal pianoforte che è seduto quando, dopo un breve e irriconoscibile intro, parte con "I come from down in the valley..." subito tributata a festa dai convenuti. Io sto per smadonnare ma stavolta mi trattengo. Ascolto davvero dopo tanto tempo le parole di questo racconto sulla fine dell'innocenza. Un tributo alla giovinezza, una fuga d'amore finita con poche righe scritte da lei riguardo la sua gravidanza. Su come, nel giorno del diciannovesimo compleanno, il protagonista riceva in regalo "una tessera del sindacato e un cappotto da cerimonia".

Su come poi il lavoro non basta a pagare i conti, l'amore lascia il posto al rancore,la passione all'inidifferenza: "le cose più importanti sembrano dissolte nell'aria. Mi comporto come se non ricordassi. Mary si comporta come se non le importasse più nulla."

Resta il ricordo, ma anche quello serve solo per aumentare il dolore: "Ma io ricordo le nostre corse nell'auto di mio fratello, il suo corpo abbronzato e bagnato giù al lago. Di notte su quelle sponde restavo sveglio e la stringevo a me solo per suo respiro. Adesso questi ricordi ritornano per perseguitarmi, mi perseguitano come una maledizione. Un sogno che non si avvera è una bugia o qualcosa di peggio?"

Fa male, cazzo se fa male.

domenica 12 agosto 2007

Amen

Ci sono pochi argomenti che mettono alla prova il mio (presunto?) essere di sinistra, e pertanto solidale e aperto, come quello del problema nomadi.

Quattro bimbi morti in un rogo avvenuto in un campo di baracche sotto un ponte, a Livorno. Accampamenti, se è giusto chiamarli così, come quello ce ne sono a decine, in tutta Italia, e molti anche nella mia zona.
I telegiornali nazionali ci pucciano il pane in queste storie, pietismo e misericordia a fiumi, posticci come il colore dei capelli di Fede. Domani smonteranno la troupe e andranno a casa di qualcuno che ha sparato ad un ladro, "sicuramente rom", che ha tentato di entrargli in casa e rilanceranno il dibattito se sparare in testa ad un ragazzino che si introduce nella tua proprietà debba essere un atto perseguito o meno dalla legge.

Però sto facendo il furbo, è della mia posizione riguardo queste popolazioni che mi ero ripromesso di parlare.
Io sono diviso, tra la repulsione e il rispetto per il mantenimento di una tradizione di libertà che è costato, da sempre, a questa gente il sospetto di tutte le comunità tradizionali, violenza e morti.

Non so cosa pensare quando vedo celebrati nei bar luoghi comuni sui rapimenti di neonati, topi d'appartamento undicenni, parabole sui tetti delle roulotte, mercedes parcheggiate a fianco di bambini che giocano intorno al fuoco,
A Milano,quando vedo le donne che elemosinano con bambini sporchi in braccio, combatto con il mio istinto di strappargli i bambini, per salvarli e dargli una vita normale. Ma subito dopo penso di non essere così sicuro
che la mia vita sicura e occidentale sia meglio di quella che lo aspetta.
Vedo le ronde leghiste nei campi nomadi e spero che le donne e i bambini invece di guardarli come si guardano i marziani li prendano a sberle da Milano a Pontida. Vedo famiglie rom al supermercato e con l'occhio cerco subito mio figlio.


Credo di non essere poi così illuminato come voglio far credere, sotto sotto probabilmente sono conservatore e spaventato dalle cose che non capisco.
Borghese.
Negli settanta, volendo offendermi mi avrebbero chiamato borghese.

venerdì 10 agosto 2007

Proverbi, aforismi, citazioni

Inauguriamo la nuova rubrica "Proverbi,aforismi,citazioni" con una testimonianza di umiltà di Bob Dylan:
"Satisfaction dei Rolling Stones? Bella canzone. Avrei potuto scriverla io. Dubito invece che loro avrebbero potuto comporre Like a rolling stone."

Perseverare è diabolico

Propongo un'interrogazione parlamentare per introdurre la patente a punti per le testate giornalistiche. Cioè, uno non può continuare a scrivere minchiate abnormi smentite dal successivo svolgimento dei fatti e/o dai tribunali, e andare avanti senza pagare dazio.
Sto parlando de Il Giornale, il quotidiano di proprietà - per chi ci crede - di Paolo Berlusconi.

Cazzo, negli anni ha accumulato un tale stillicidio di figure di merda, eppure sembra che non gli basti mai. Hanno perso cause a garganella, quelle più gustuse con Di Pietro (scuse imbarazzatissime di Feltri in prima pagina) e la CGIL (i cui funzionari sono stati accusati di ricevere una doppia pensione, con tanto di pubblicazione di nomi e cariche).

Hanno subito la radiazione dall'albo per Feltri e smerdamenti colossali su presunti scoop, uno su tutti, il caso Mitrokin.

L'ultima batosta l'hanno avuta dalla cassazione in merito all'attentato di via Rasella. Una decina d'anni fa questa favolosa testata simbolo di libertà e autonomia giornalistica, era partita con una delle sue famigerate campagne diffamatorie, ricostruendo i fatti in modo da far sembrare i partigiani assassini spietati e vigliacchi mentre i nazisti innocui villeggianti finiti trucidati. Se la erano presa in particolar modo con il capo dei gappisti che aveva condotto l'operazione, Rosario Bentivegna.
Ebbene, è di questi giorni la notizia che la cassazione ha condannato per diffamazione Il Giornale, obbligandolo a risarcire a Bentivegna €45000, ha stabilito l'esatto numero di morti civili (2 e non nove come sosteneva il quotidiano) ed ha infine affermato che l'operazione di Via Rasella è riconducibile ad un'azione di guerra e non di terrorismo, come invece cercava di persuadere l'organo dei Berluscones.
Il commento di Bentivegna: "e' la quarta sentenza di un'alta corte italiana, militare penale o civile che ci dà ragione con le stesse motivazioni, ma il il mondo è pieno o di imbecilli o di faziosi ancora disposti a sostenere il contrario. C'è poco da fare..".

Ovviamente l'effetto di una campagna mediatica come quelle di cui sopra, trascinata da tutto l'indotto Berlusconiano (TG4,Studio Aperto,TG5,programmi di approfondimento, talk show), ha un'effetto dirompente, incomparabile con il lancio d'agenzia della successiva sconfitta processuale. Per cui il messaggio dei partigiani sadici massacratori è passato e sedimentato. Il risultato l'hanno portato a casa, tanto le penali le paga papà.

Però, se almeno ci vosse la patente a punti delle testate adesso Il Giornale dovrebbe esimersi a scrivere stronzate per quelche mese, il che significherebbe uscire solo con le strip dei fumetti e il sudoku, i responsabili editoriali dovrebbero tornare a scuola di giornalismo, sostenere un esame, e se dovessero superarlo,cosa di cui dubito, tornare a scrivere, ma solo sotto diffida.

mercoledì 8 agosto 2007

Torna Daniele


Mi rendo conto che spesso usiamo l’America come un elastico. La tiriamo di qua se ci fa comodo citare un esempio di rettitudine sul conflitto di interessi. Di là se si parla di sanità pubblica o welfare. Ancora di qua per la celerità del sistema giudiziario.Di là per la pena di morte, la politica estera, eccetera eccetera.

Metto le mani avanti perché sicuramente mi sono trovato e mi troverò a criticare gli states e giacchè sono permaloso non mi piace che mi venga fatta notare la contraddizione.

In USA vanno da anni i cosiddetti tonight show, se smanettate sul satellite o se avete fatto un viaggio da quelle parti, sapete di cosa parlo. Sono spettacoli da seconda serata dove si alterna musica (c’è la band di casa in presenza fissa), interviste a personaggi della tv, dello sport, della politica,dello spettacolo, tormentoni (classifiche strampalate, prove di abilità assurde, coinvolgimento del pubblico in studio) e dove il conduttore in genere apre con un monologo comico sui fatti del giorno (o della settimana).

Uno degli show più longevi, e quello che probabilmente vanta più imitazioni, è il Letterman show (trasmesso sottotitolato su Raisat) che va in onda credo da una ventina d’anni. David Letterman è un tipo sui cinquanta, aria sorniona e simpatica, dalla battuta pronta e caustica (spesso mette in serio imbarazzo gli ospiti) e da un’attitudine cronica alla flemma.

In questo show vengono tirate delle sassate contro l’establishment americano, Bush in testa, che neanche GigiRiva caricato a peperoncino. Queste cose succedono quotidianamente, 365 giorni all’anno senza che nessuno si scandalizzi, tiri in ballo il ministro delle telecomunicazioni o minacci epurazioni dalla Bulgaria. E i riferimenti sono davvero pesanti, vengono fatte seppur in chiave comica, pesanti insinuazioni sui rapporti del presidente con la famiglia di Bin Laden, sulle "capacità" che l'hanno portato a diventare l'uomo più potente del mondo, sulle sue battute da microcefalo, sulle sue espressioni idiote, su tutte le volte che, durante un discorso, perde il filo e si avvita facendo roteare gli occhi alla disperata ricerca di un aiuto. Non sono cose divertenti da vedere per uno come lui, credetemi.
Se moltiplichiamo poi questa trasmissione per un numero imprecisato di show simili (Jay Leno non è da meno, ve lo assicuro) avremo un quadro su quella che, a malincuore, si può definire una libertà di espressione impensabile da noartri.

L’unico che ha provato a fare una cosa del genere in Italia (l’unico in grado di farlo per la verità), sfidando plastici di Cogne e salotti al Parioli è stato Luttazzi. E, beh, sappiamo tutti come è finita.




lunedì 6 agosto 2007

Per Alberto

Ecco, mi piacerebbe che il lettore di questo post mettesse in sottofondo Higher Ground, nella versione di Stevie Wonder o dei RHCP, come colonna sonora ai pensieri che seguono.


Un ruolo fondamentale nella mia conoscenza musicale del jazz nelle sue diverse sensibilità, l'ha avuto Alberto. Qualche anno in più di me, tante esperienza di vita prima di finire a lavorare in aeroporto. Grande appassionato di musica di ogni tipo, aveva cominciato con il rock, poi il jazz e la classica. Da ragazzo lavorava saltuariamente con un'impresa che montava i palchi per i concerti al palazzetto a Milano, in modo da avere poi accesso gratuito agli spettacoli. Era una persona dotata di carisma e personalità, aveva fatto anche il sindacalista, si era sposato ed era diventato papà di tre bambine.

Qualche anno fa aveva scoperto di avere la leucemia ed aveva cominciato il suo iter di visite, esami, ricoveri, speranze, delusioni. A un certo punto avevano deciso di fargli un trapianto di midollo osseo, e siccome nessuno dei suoi parenti era compatibile, i familiari hanno chiesto a quanti lo conoscevano di sottoporsi ad un esame del sangue per verificare eventuali compatibilità. Anche diverse associazioni di malati di leucemia e qualche ospedale si erano attivate in tal senso.

Hanno risposto più di quattrocento persone, tra amici e colleghi, tanto che in quel periodo al San Raffaele di Milano un potenziale donatore su due era lì per Alberto. Il mio medico di famiglia, quando gli ho chiesto di farmi il certificato per l'esame del sangue, mi ha guardato sconsolato, secondo lui c'era una possibilità su un milione che si potesse trovare un riscontro.

Dopo qualche settimana, la botta di fortuna. E' stato trovato un donatore compatibile, si può fare il trapianto. Alberto viene operato, ma qualcosa va storto. Si becca quello che per chiunque altro sarebbe stato un innoquo virus, che nel suo caso diventa dirompente e mina il suo fisico già duramente provato.

Dopo l'intervento rimane a lungo da solo in una camera sterile, le sue condizioni peggiorano, finchè un giorno ai primi di luglio del 2005, si aggrava ulteriormente e muore.

C'è stato un momento durante la malattia (pare che sia una situazione diffusa) in cui sembrava che ce la potesse fare. In quel periodo era persino rientrato a lavorare per qualche giorno ed era passato presso la nostra sede per un saluto. Dopo i convenevoli abbiamo cominciato un pò a parlare di musica e mi ricordo di averlo ringraziato per le dritte e il molto materiale jazz che mi aveva passato.

Si è messo a ridere e mi ha risposto che da quando è stato costretto dalla malattia a lunghi periodi in una camera d'ospedale era tornato al rock e al punk, che gli veniva la depressione ad ascoltare miles o trane. Appena è potuto uscire aveva svuotato la carta di credito a botte di Ramones, RHCP, Clash, AC/DC, Led Zeppelin, Sex Pistols, Talkin Heads e Lynyrd Skynyrd.

Era un tipo sempre positivo e dall'entusiasmo contagioso, ed ha continuato ad esserlo nei momenti di lucidità durante la malattia. La musica lo coinvolgeva come un ragazzino, lo appassionava e lui aveva la capacità di farti appassionare. E così è stato fino all'ultimo.

Sono certo che lui avrebbe preferito la versione dei Red Hot Chilli Peppers.
People
Keep on learnin'
Soldiers
Keep on warrin'
World,
Keep on turnin'
Cause it won't be too long.
Powers
Keep on lyin',
While your people
Keep on dyin'
World,
Keep on turnin',
Cause it won't be too long.
I'm so darn glad He let me try it again,
'Cause my last time on earth I lived a whole world of sin.
I'm so glad that I know more than I knew then.
Gonna keep on tryin' till I reach the highest ground.
Teachers,
Keep on teachin'
Preachers,
Keep on preachin',
World, keep on turnin',
'Cause it won't be too long.
Oh, no
Lovers,
Keep on lovin'
While believers
Keep on believin'.
Sleepers,
Just stop sleepin'
'Cause it won't be too long.
Oh, no!
I'm so darn glad He let me try it again,
'Cause my last time on earth I lived a whole world of sin.
I'm so glad that I know more than I knew then.
Gonna keep on tryin' till I reach the highest ground.
(Spoken) An' Stevie knows that, uh, no-body's gonna bring me down.
Till I reach the highest ground.
(Spoken) 'cause me 'n' Stevie, see, we're gonna be a sailin' on the funky sound
Till I reach the highest ground.
(Spoken) Bustin' out, an I'll break you out, 'cause I'm sailin' on.
Till I reach the highest ground
(Spoken)Just, uh, sailin' on sailin' on the higher ground
Till I reach the highest ground





domenica 5 agosto 2007

Un metallaro ci salverà

Da quando il mercato discografico è in crisi, capita di sovente vedere band di metal (una volta si sarebbe detto estremo) entrare nella classifica italiana dei dischi più venduti ( Cradle of filth, Dark tranquillity, Lacuna coil e via discorrendo). Inizialmente questo fenomeno mi aveva stupito, poi ho indagato e ho scoperto che, diversamente dagli anni 70-80, quando, per avere un numero uno in classifica bisognava vendere diverse centinaia di migliaia di copie di un album, oggi con 20-30mila si ha il vertice della chart in tasca.

Lo standard di vendita di quei gruppi è quindi verosimilmente lo stesso di prima, il che con il piangi piangi che persiste nell'industria di settore è quasi un miracolo.
I metallari si confermano la popolazione di fans di un genere più fedeli e appassionati.

E' la specie che più di ogni altra continua ad affollare gli ultimi negozi di dischi, e questa prerogativa gli viene riconosciuta anche dai grandi megastore, se è vero che il settore heavy metal degli scaffali è quello che, in dimensioni e numero di titoli, meno risente della cura dimagrante riservata agli altri generi.

L'altro giorno bazzicavo Mariposa dischi a Milano, e curiosando nel vasto reparto metallico mi è sembrato di tornare ragazzino, ai tempi di Radio Peter Flowers,quando, unica del circuito, tutte le sere aveva un paio d'ore di spazio per l'hard rock e l'heavy metal, appoggiandosi come riferimento per gli acquisti, proprio a Mariposa Dischi.

Mi piace l'immagine dell'industria discografica che dopo il naufragio resta a galla grazie ad un salvagente fatto di amanti dell'opera, della classica, del jazz e da un mucchio di capelloni vestiti di nero e stivali,guardati di traverso ma nobilitati anche da recenti studi che hanno riconosciuto agli amanti del metallo pesante un quoziente intellettivo superiore alla media.

Mi piace anche immaginare il management delle major costretto ad ascoltare a volume adeguato tonnellate di roba trucida e pestilenziale alla ricerca della next big thing con cui salvarsi il culo di dirigente, o gli stessi personaggi fare contratti a cazzoni senza talento solo perchè vestiti in modo opportuno e con le distorsioni e il crawling di rigore.

Non è un'immagine poetica?

If i had a time machine

Non sono un esperto, ma Vanity Fair è uno dei migliori giornali futili e in assoluto la migliore rivista da cesso in circolazione. Tante interviste a personaggi della politica, dello sport, dello spettacolo. Opinionisti trasversali (da Lerner a Mentana passando per prezzemolino Bignardi) e a volte reportage non banali da zone di guerra.
Unica pecca, pochissimo spazio alla musica, niente recensioni degli album, e quanto peggio, quel poco che c'è, è spesso affidato a Luca Sofri. Vabbuoh, resta il fatto che ci faccio delle cagate bukoskiane prolungate all'inverosimile, con VF.
Nell'ultimo numero, all'interno dello striminzito spazio di cui sopra, ci sono due righe interessanti sui dischi usciti nell'anno della summer of love, il 1967. E' una sequenza da restarci secchi, le basi per molta musica a venire sono stati seminati lì, e i semi continuano a germogliare ancora oggi.
Non ci credete? Giudicate da soli:

THE DOORS - The Doors
JIMI HENDRIX - Are you experienced?
THE VELVET UNDEGROUND - The Velvet Underground and Nico
THE BEATLES - Sgt. Pepper
JEFFERSON AIRPLANE - Surrealistiv pillow
LOVE - Forever changes
CREAM - Disraeli gears
PINK FLOYD - The piper at the gates of dawn
THE ROLLING STONES - Flowers
ARETHA FRANKLIN - I never loved a man the way i love you

lunedì 30 luglio 2007

Il fiore del partigiano

Giovanni Pesce, medaglia d'oro al valor militare della Resistenza, è morto al Policlinico di Milano dove era stato ricoverato giorni fa dopo a una caduta in casa. La camera ardente sarà allestita nella sala Alessi di Palazzo Marino lunedì dalle 8 alle 15. Alle 15 si terrà la commemorazione ufficiale, presente il sindaco Letizia Moratti.

MINATORE IN FRANCIA - Pesce, che aveva 89 anni, si era iscritto giovanissimo al Pcf francese essendo immigrato in Francia, dove lavorava come minatore. Combattè in Spagna nelle Brigate Internazionali durante la guerra civile e rimase ferito. Quindi, durante la Resistenza, rientrò in Italia e fu comandante dei Gap a Torino e a Milano. Iscritto da sempre al Pci, dopo la svolta della Bolognina aveva aderito a Rifondazione Comunista. Pesce, il cui nome di battaglia era «Visone» era sposato con Norina Brambilla, la «compagna Sandra» che aveva conosciuto durante la guerra partigiana. Fu uno dei discorsi a Parigi di Dolores Ibarruri, la «Pasionaria», a convincere Giovanni Pesce della necessità di arruolarsi nelle Brigate Internazionali.

FERITO E ARRESTATO - Nel 1936 fu uni dei primi combattenti italiani inquadrati nelle Brigate Garibaldi. In Spagna venne ferito tre volte: sul fronte di Saragozza, nella battaglia del Brunete e al passaggio dell'Ebro. Pesce aveva ancora nella schiena alcune schegge. Rientrato in Italia nel 1940, venne arrestato e inviato al confino a Ventotene. Liberato nell'agosto del 1943, fu uno degli organizzatori del Gap di Torino e nel maggio del 1944 assunse il comando a Milano, fino al giorno della liberazione, del terzo Gap «Rubini». Dal 1951 al 1964 è stato consigliere comunale a Milano per il Pci e fin dalla sua costituzione membro del Consiglio nazionale dell'Anpi. Molti i libri pubblicati sulla figura del comandante «Visone»; tra questi «Un garibaldino in Spagna» e «Senza tregua. La guerra dei Gap».

giovedì 26 luglio 2007

from 9 to...

Lunedì sono rientrato a lavorare.
Mi sono alzato come di consueto alle sei e mezza, e ho fatto dalle nove (circa) alle ventitre (trattativa con la presidenza, conclusa con un accordo)
Martedì preparazione documento sull'accordo, presidi nei reparti. Dalle nove (circa) alle venti.
Ieri ancora volantinaggio, preparazione e stampa del nostro giornale. Dalle nove (circa) alle venti e trenta.
Prevedo che questo andazzo continui almeno fino a martedì (ultima assemblea prevista).
Ho bisogno di ferie (vere, questa volta).

Piccole tigri crescono

Ci sono dischi (pochi per la verità) che io considero greatest hits di inediti. Intendo dire con questa definizione che sono composti interamente da brani di valore, senza riempitivi o canzoni sbagliate. In questi casi, anche i brani minori si legano alla perfezione con gli altri dando forma all'opera finale.
Ecco, Easy Tiger di Ryan Adams ha queste caratteristiche. Il problema del giovanotto (classe 1974, tredici dischi negli ultimi dieci anni ) è sempre stato l'eccessiva prolicità. Che non dovrebbe essere un problema in effetti, ma quando fai uscire un disco all'anno, due, a volte addirittura tre (di cui uno doppio, nel 2005) io lo vedo più come una difficoltà a scegliere e a concentrarsi su un opera specifica che come espressione di talento.

Ad ogni modo, era dal 2002 con Gold che non mi entusiasmava così un disco del ragazzo di Jacksonville, NC. Perchè mi piacciono i dischi scritti, suonati e cantati come Easy Tiger. Perchè è un abecedario degli stili di Ryan, dal folk, al rock, alla ballata introspettiva. Perchè paga deliziosamente i tributi ai maestri, da Willie Nelson, a Gram Parson, a Townes Van Zandt fino a lambire i Greatful Dead meno psichedelici.
Trentotto minuti, anche la durata è in linea con le mie preferenze di timing di un album (conteggiati, a parte rare eccezioni, tra i quaranta e i cinquanta minuti). Il disco dell'estate, anche se non passerà mai dal Festivalbar.

domenica 22 luglio 2007

E per Prodi Hip Hip...see vabbeh

Un accordo difficile, quello appena raggiunto dal governo (beh, da parte del governo) e le parti sociali. Una mediazione certo non ottimale ma necessaria, e non solo perchè era sul famigerato programma dell'Unione. Il cosidetto scalone era una vera ingiustizia, troppi lavoratori erano costretti a continuare a lavorarare solo perchè raggiungevano i 35 anni di contributi, o i 57 d'età a gennaio 2008 invece che a dicembre 2007. Una schifezza di riforma che giustamente porta il nome di un rappresentante della Lega.
Ora mi sembra sia ristabilito un giusto principio, una progressione di equità e buon senso.


Lo dico nonostante io sia tra quelli che, grazie alla riforma Dini del 95, sia stato sostanzialmente privato della previdenza pubblica (grazie al calcolo contributivo degli anni di lavoro, che determinerà una somma pensionistica mensile pari a circa il 57% lordo dell'ultima retribuzione). Di questa ingiustizia, che è destinata a mio avviso a peggiorare con l'avvio del terzo pilastro della previdenza, quello individuale, non se ne parla. Chi non ha diciotto anni di lavoro al 31/12/95 rischia, dopo quarant'anni di lavoro, di precipitare da un momento all'altro sotto la soglia di povertà, ma sembra che questo aspetto sociale vada bene così. Non erano previsti interventi di modifica sul programma dell'Unione.


Vabbeh, non voglio far trasformare un topic di apprezzamento a questa iniziativa del governo in un'altra critica. Bisogna imparare ad accontentarsi, considerato il materiale umano a disposizione tra i banchi del parlamento.

venerdì 20 luglio 2007

Easy tiger


Mi riprometto di scrivere qualcosa su Ryan Adams.

Il suo ultimo lavoro Easy tiger suona come suonerebbe un disco di Gram Parson, se fosse ancora tra noi.

Il che, detto per i miscredenti, è grandioso.

Civil War 5


Poche righe, visto che il capitolo cinque è il classico episodio di transizione, fatto per tirare il fiato e prepararsi al finale (verosimilmente) pirotecnico. L'evento (avvenuto in effetti su un tie-in dell'albo dell'Uomo Ragno) è che Spidey ha cambiato fazione, avendo capito di aver commesso un errore, e così in un colpo solo ha perso l'appoggio di Stark, miliardario che si cela dietro la maschera di ferro di Iron Man e sostenitore numero uno dell'Atto di registrazione, che si traduceva in casa blindata e protezione per la sua famiglia dopo il coming out, ed è stato massacrato di legnate dai "buoni".




Questo numero evidenzia purtroppo anche il lato smaccatamente commerciale di questa operazione. Gli eventi di Civil War sono infatti collegati ed hanno ripercussioni su tutte le principali serie Marvel. Lì succedono eventi che si ripercuotono nella miniserie. Fino al numero attualmente in edicola però, volendo, si poteva tranquillamente limitarsi a leggere la sola mini serie, senza perdersi la storia centrale. L'ultima uscita invece conclude situazioni iniziate altrove, generando un pò di smarrimento.



Ah! Entra in scena alla grande Frank Castle, aka Il Punitore, e voi lo sapete da che parte sta?



giovedì 19 luglio 2007

Canzone quasi d'amore

Stasera mi sento così.

Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi,
giocando coi miei giorni, col tempo...

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei piedi...

Queste cose le sai perchè siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,
perchè siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d' azione o di parola,
volando come vola il tacchino...

Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d' orgoglio,
mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c'è una vita sola, non ne sprechiamo niente
in tributi alla gente o al sogno...


Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell' energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza,
inseguendo la scienza o il peccato...

Tutto questo lo sai
e sai dove comincia la grazia o il tedio a morte
del vivere in provincia perchè siam tutti uguali,
siamo cattivi e buoni e abbiam gli stessi mali,
siamo vigliacchi e fieri, saggi, falsi, sinceri... coglioni!


Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto,
che la noia di un altro non vale...


D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli,
mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi!

Luglio col bene che ti voglio

Venerdì ultimo giorno di vacanza. Non sono state ferie memorabili, tra il mio mal di denti , una lombosciatalgia devastante per la mia signora e il caldo da altoforno di questi giorni. Sono state anche particolari per come le abbiamo svolte, una decina di giorni spezzettati tra montagna e mare.
In genere le vacanze sono caratterizzate da almeno un disco tormentone, quest'anno invece più compilescion che album (anche se, timidamente, Xavier Rudd, Wayne Hancock e un disco metal di Hank III hanno provato ad insidiare lo strapotere della mia playlist).
Sintomo di pigrizia musicale, secondo me. Vedrò di rifarmi con Easy tiger di Ryan Adams e Wagonmaster di Porter Wagoner.

venerdì 13 luglio 2007

Growin up (when they say sit down i stood up)

Tra qualche giorno Stefano compie tre anni. Non vi sfonderò le palle a colpi di "come passa il tempo,eh", però cazzo come passa il tempo!

E' in piena fase perchè questo, perchè quello, e per quanto pensavo di essere allenato dai quattro nipoti quattro delle mie sisters, è un duro test per i nervi, sopratutto se sono le undici di sera, ancora non dorme, e siamo al milionesimo perchè della giornata.

Parla in continuazione, a volte se ne esce con delle espressioni che ti sconvolgono, guarda, ascolta assorbe tutto e rielabora.

Penso che questa fase sia fondamentale per la sua personalità e il suo carattere, è un'età in cui cerca di imporsi, ti sfida spesso e capisce già su quali leve agire per ottenere qualcosa. A volte non sai se ridere o sgridarlo, fatto sta che se sbagli a reagire sei fottuto.

La top ten delle cose che gli piacciono al momento è, in ordine sparso:

- le automobiline
- la favola Il lupo e i sette capretti con il sottoscritto che interpreta 10 voci 10 tutte diverse
- cars (il cartone disney)
- e la relativa colonna sonora
- la bici passiva (sul seggiolino)
- la bici attiva (la sua nuova fiammeggiante Legnano blu)
- giocare al parchetto
- andare in stazione a vedere i treni
- fare la frittata
- saltare sul letto

Quello che non gli piace:

- mangiare (a parte la frittata fatta da lui)
- dormire
- fare la pipì o la cacca nel vasino (la trattiene fino all'inverosimile se sta facendo qualcosa di maggiore priorità per lui).

A settembre si parte con una nuova sfida: la scuola materna. Da domani invece una settimana tra mare e montagna.


Nuovi amori, vecchie passioni

Cult (sulla piattaforma Sky) sta trasmettendo dalla prima puntata I Soprano e Six Feet Under. Ho colto l'occasione per vedere SFU, che mi ha da sempre incuriosito. In effetti la trovo una serie interessante, dialoghi serrati, battute corrosive, la famiglia americana destrutturata.
E' stato bello però rivedere anche I Soprano, serie mandata inizialmente su Canale 5, che dopo i primi due-tre anni di programmazione rispettosa, ha cominciato a trasmettrla a cazzo, facendo perdere pazienza e voglia di seguirli a molti.
L'eccessiva fama di questo telefilm ha fatto passare in secondo piano quanto buona e solida fosse la sua costruzione, un cast straordinario (Gandolfini in mezzo a due famiglie, moglie e figli e la famigghia), la location a volte lussuosa e altre desolata del New Jersey, i riferimenti dei protagonisti ai film di gangster, i problemi del boss con il lavoro, la moglie e la madre (splendido esempio di madre meridionale arpia).
In USA la serie ha chiuso proprio quest'anno con la sesta stagione, e si parla di un finale cinematografico, che sarebbe una soluzione inedita e, per me, appropriata.

mercoledì 11 luglio 2007

Gli Estere (quasi)

Ieri sera, sfidando la sorte avversa che in una sera libera ha fatto cicciare fuori una festa di compleanno per il nipote acquisito, sono riuscito (più o meno) a vedere gli Estere a Inzago.
Alle 19:45 ho mollato la tavola dai suoceri convinto che cominciassero a suonare alle 20, in realtà il concerto iniziava un ora abbondante più tardi, perciò sono tornato indietro per la torta e quando mi sono ripresentato erano a metà scaletta, peccato.
Però ho dato il mio contributo portando a casa il ciddì nuovo che da oggi ascolterò con devozione. Quel poco che ho visto, e nonostante le pessime condizioni "ambientali", mi è piaciuto.
Una sola considerazione sulla manifestazione: senza voler fare sociologia spiccia, in Italia se non suoni il liscio o le cover ,il pubblico è apatico.
Non so quante manifestazioni estive per ggiovani ho visto con esiti simili a quella di ieri. In situazioni simili, mi duole dirlo, in Francia, Spagna o America, c'è tutta un altra partecipazione.

lunedì 9 luglio 2007

To cut a long story

Io questo giornale non lo capisco più. Davvero. Sono più di vent'anni che lo compro, a frequenza variabile, con picco massimo di abbonamento e valle di disinteresse prolungato. Prendiamo l'ultimo numero, Bart Simpson in copertina, e nella prima pagina delle lettere (in pratica il primo foglio che vedi aprendo il giornale) foto di donna con cazzo di gomma allacciato in vita. Teoricamente la foto era giustificata da una lettera di una lettrice che pontificava dei vantaggi per la vita sessuale dell'arnese di cui sopra, ma a me è sembrata una trovata gratuita e volgare (ho detto volgare, e che cazzo, un fallo di gomma fuori contesto per me è volgare e non me ne vergogno).
All'interno della rivista palate di merda su tutto ciò che respira (un esempio? Un bell'articolo dal titolo ARCI-MAFIA, riferito ai circoli culturali di sinistra), un articolo del DelPapa di cui, giuro, non ho capito un'acca e il solito piagnisteo del direttore che "se avessimo più pubblicità"; "se avessimo più visibilità" "se non fossimo così belli e impossibili..."
Ma siete sicuri che aveste i mezzi per la pubblicità su MTV, se gli Stones indossassero la vostra maglietta o se scovassero Jim Morrison in India vivo e vegeto intento a sfogliare il Mucchio vendereste più copie?
La rivista (ed è questo che conta, no?) è scaduta nei contenuti, ma anche nella grafica. Sparare merda su chiunque alla lunga non è credibile, fare gli antipatici e/o gli incompresi e/o gli esclusi e/o gli unici portatori della verità assoluta centra poco con la critica e il confronto reale.
Io che lo compravo per la musica non trovo più interesse (anche se, al solito, ottimo trattamento per Springsteen) nei dischi che vengono recensiti. Le penne sono buone, ma, come dire, si respira uno snobismo di fondo, una svogliatezza, una ricerca della forma elegante sacrificando l'efficacia della comunicazione (di alcuni album non si capisce se la valutazione è buona o che altro) e l'entusiasmo in quello che si sta facendo.
Il Mucchio politicamente sorpassa (a sinistra? in demagogia?) i quotidiani più radicali, e musicalmente è di una noia senza scampo.
Ma quente cazzo di copie volete vendere di un giornale così, minchioni?!?

Funny games

Pensavo al successo di Hostel I e II, e dell'esaltazione che taluni critici stanno avendo nei confronti di queste pellicole. In particolare ho letto una recensione sul Mucchio di questo mese (quello con Bart Simpson on the cover) che mi ha lasciato basito. Non ricordo il nome del recensore e non ho voglia di alzare il culo pe cercare la rivista nella pila di riviste al cesso, comunque è il concetto che conta. Dunque, questo tizio difende Roth (il regista) dai suoi detrattori perchè, a suo dire, ha avuto un'idea geniale e rivoluzionaria: far assistere nel dettaglio lo spettatore a quella parte di torture e ammazzamenti vari che normalmente negli altri horror non vengono mostrati per intero.

Ho pensato, cristo santo, questo tizio o ha quindici anni e non ha mai visto un horror prima oppure ha premuto delete e ha cancellato più di trent'anni di cinema di genere.

Non sono un esperto, ma ricordo perfettamente il mio sconvolgimento nel vedere l'ultimo Hitchcock di Frenzy mostrare l'orrore di uno strangolamento o Dario Argento che dava libero sfogo alle sue compulsioni in Profondo Rosso, per limitarsi ad un titolo, il più famoso, della sua filmografia.
Non ho visto e non guarderò Hostel, nonostante l'insistente programmazione su Sky, ma se il colpo di genio è quello di mostrare, beh, allora annamo bene...


Pensavo anche a come mi ha sconvolto, senza mostrare nulla, se non il male nella sua più banale e purtroppo consueta espressione, Funny Games(1997), di Michael Haneke, che in un colpo solo (qui sì geniale, claustrofobico, cinico e spietato) rovescia tutte le regole e i luoghi comuni del thriller, soprattutto quello americano, lasciando lo spettatore solo con le sue angosce. C'è solo un momento nel film in cui il regista sembra voler ricordare a tutti che la sua rappresentazione è finzione (chi l'ha visto sa a cosa mi riferisco), ma per il resto non lascia scampo.
Ancora oggi a ripensarci cerco scampo da quella storia, dubito che Hostel, con tutto il suo splatter compiaciuto potrebbe mai arrivare a quell'orrore.

mercoledì 4 luglio 2007

One bourbon, one scotch, one beer

Un disco nuovo, uno vecchio, uno in arrivo.


All'improvviso due raggi di sole illuminano le mie irrequiete ricerche musicali.
Il disco vecchio (per modo di dire, parliamo del 2001) è un bel lavoro di country-swing, divertente e armonioso, ideale per ascolti di sottofondo. Il titolo è A-town blues e l'autore è Wayne Hancock, che sulla scia di Lyle Lovett si muove a suo agio tra due generi apparentemente distanti grazie all'arte del contaminare con gusto. Appena trovo il tempo scrivo due righe sulla floridissima scena musicale texana, vera fucina di intrecci musicali sorprendenti di quasi ogni genere.


White moth di Xavier Rudd è invece fresco di stampa.
Ai tempi in cui Ben Harper faceva grandi dischi, esprimendo la sua arte attraverso un originale stile di raccordo tra generi (folk, blues, soul e reggae) Xavier Rudd, australiano classe 1978, appariva un pò come un volenteroso clone. Bene, oggi che Beniamino sè perso e non sa tornare, Xavier esprime forse il suo miglior lavoro (almeno per il sottoscritto). White moth è stato registrato con un gruppo di percussionisti aborigeni che donano al disco una calda e palpitante sezione ritmica. La struttura delle canzoni è semplice, ma efficace, con il suo itinerare tra Paul Simon, Bob Marley e, va da se, Ben Harper. Difficile parlare per ora di uno stile Rudd, ma la personalità a mio avviso c'è tutta.


Finisco in bellezza, a settembre (il 25) esce finalmente il nuovo disco di Steve Earle, il primo per la sua nuova casa, la Key West Record. So di essere di parte, ma secondo me Steve non ha sbagliato un disco dalla sua uscita di galera agli inizi dei novanta, con l'acustico autoprodotto Train a'comin e il successivo I feel alright si è rimesso in pista alla grande e non si è mai fermato. Ha acquisito consapevolezza politica, culminata con John Walker Blues, sul talebano americano, (all'interno di Jerusalem)coraggiosamente scritta all'indomani dell'11/9 ed ha affondato il colpo con Revolution starts now, ancora più esplicito del precedente (provare per credere il Ramone-punk Fuck the FCC). Si dichiara socialista americano, dal vivo suona cover che vanno dai Little Feat ai Nirvana passando per Dylan e Townes Van Zandt, suo grande amico e cattivo maestro.
Il disco nuovo si chiamerà Washington Square Serenade, e una delle poche certezze che ho, è che ci tornerò sopra.

Paraculismi

"Berlusconi ha fatto cose giuste". Quanto ai futuri sfidanti al governo, Veltroni è cauto: "Nel centrosinistra il candidato sarà scelto con le primarie e nel centrodestra non mi sembra che Berlusconi abbia molta intenzione di cedere". Sorprende una battuta di Veltroni sul leader di Forza Italia: "Berlusconi ha fatto cose giuste", ma poi il sindaco di Roma precisa: "Ha fatto cose sbagliate ma anche cose giuste come la legge sul risparmi e quella sulla sicurezza stradale. Anche nella legge costituzionale, poi bocciata dal referendum(...)
Beh uolter, sono convinto che anche i grandi e sangunari dittatori della storia qualcosa di buono, scava scava, l'hanno fatta.
Fosse anche solo una stazione centrale a Milano.
Lo vedete perchè il Veltro è the greatest paracul, ever?

domenica 1 luglio 2007

Life is a higway


Arriva un momento nell'infanzia dei bambini in cui cominciano ad apprezzare veramente le storie a cartoni animati (lo so perchè ho fatto lo zio a quattro nipoti) scegliendone in genere una che continuano a vedere senza soluzione di continuità, conoscendola ormai a memoria, ridendo un secondo prima della situazione comica, andandosi a nascondere prima di quella paurosa, anticipando le battute. Ricordo per i miei nipoti i tormentoni di Dumbo (tristissimo), Robin Hood e Il re leone.

Questo momento è giunto anche per Stefano, che per fortuna ha scelto un film "moderno", senza quelle parti centrali drammatiche e tristissime che erano frequenti in molti classici Disney.

A lui piace Cars, l'evento Disney della scorsa stagione.

Devo dire che la pellicola, come di consueto realizzata in collaborazione con la Pixar, è davvero avvincente e ben realizzata. Le auto sono incredibilmente realistiche e l'idea è una volta tanto originale. La morale del cartone poi, che per gli adulti potrebbe risultare eccessivamente retorica e insincera, credo che per un bambino vada benissimo.

Per chi non l'avesse visto: Saetta McQueen è un'auto da corsa in fortissima ascesa, è giovane, veloce, presuntusa e...senza amici.

Finisce per caso in un paesini dimenticato da tutti lungo la route 66 (tagliata fuori dalle principali vie di comunicazione e cancellata persino sulle cartine) e, forzato da una permanenza coatta, lentamente scopre i valori dell'amicizia, dell'altruismo (che metterà in pratica nell'emozionante gara finale) e dell'amore.
Lo guardiamo,grazie al dvd, ovviamente a spezzoni , in quanto per essere un film a cartoni è più lungo della norma (dura più di un ore e mezza, il che è decisamente troppo per un bimbo di 3 anni). La scelta cade, di volta in volta su: "quando saetta cade dal camion" oppure sulla "gara" o "quando ballano" e così via.
Altro elemento importante del film è la musica, e a Stefano piace molto ascoltare anche la colonna sonora, che è composta da un buon rock e country-rock, si va da Chuck Berry con la magnifica Route 66 (presente anche in una versione torrrenziale di John Mayer) a Sherryl Crow con il suo consueto rocchettino di Real Gone, ad Hank Williams senior passando per i nuovi idoli mainsteram country Rascal Flatts fino al classico fifties Sh Boom.

Diversamente dal solito la Disney ha deciso di non far cantare in italiano i pezzi portanti del film, e se da una lato è un bene, visti alcuni risultati del passato, da un altro sarebbe stato interessante per Stefano capire cosa ascolta.
Considerato che ormai sviluppano i film per bambini tenendo in altissima considerazione la potenzialità del merchandise, in questo caso il successo è stato doppio, con i negozi invasi di macchinine sorridenti e colorate. Magari va meno bene per le femminucce, ma hey, sarà per il prossimo giro, no?

venerdì 29 giugno 2007

Stacca-stacca-stacca-staccami la spina....

Da domani sono in ferie fino al 22 luglio. La prima settimana mi andrà via per lavori domestici che ho trascurato a lungo, per andare dal dentista e dal barbiere. La successiva dovrei passarla in montagna e nel corso dell'ultima spero di fare anche un pò di mare. Nelle pause vorrei riuscire a vedere gli Estere a Inzago e Patti Smith all'Arena Civica a Milano. Non mi sento ancora adosso quella spensierata leggerezza della vacanze, ma la raggiungerò in fretta (dopo il dentista, verosimilmente).

giovedì 28 giugno 2007

La forza del singolo

Più che interi album, in questo periodo sono in fissa con una manciata di canzoni, il che mi riporta indietro a quando a comandare le estati erano i singoli.
Non è roba nuovissima, o scoperta da me, è noto come io arrivi sempre in ritardo su tutte le brand new sensation, ma come è altrettanto noto me ne stracatafotto.
Le tracce sono: Royale Sound dei Casino Royale, strepitosa e straripante, con un testo in alcuni passagi davvero corrosivo, un giro di basso che passa dallo stomaco prima che dalle orecchie che fa diventare opportuno perfino il modo di cantare di Alioscia.
Poi c'è Our Velocity dei Maximo Park, puro divertimento da tre minuti, che se ci fossero ancora i juke box farebbe faville.
A seguire un vecchio pezzo degli Stereophonics, Looks like Chaplin, sopratutto per il suo apprezzabile intro chitarristico.
Un blues elettrico di Joe Bonamassa, Traveling south, mi riporta a territori affini ai miei gusti classici e Sands of time di Wayne Hancock lo fa ancora maggiormente, trattandosi di una classica ballata country.
Chiude il lotto Silver and Gold, ultima canzone dell'ultimo disco di Joe Strummer, sognante e delicata perla da due minuti e mezzo con magone annesso.