
venerdì 30 settembre 2011
Atto di fede

mercoledì 28 settembre 2011
Of gods and hammer
Il Thor che Stan Lee e Jack Kirby presero a prestito dalle tradizioni nordiche per le colorate tavole degli albi Marvel dei sessanta, venne mandato in esilio sulla terra per scontare la sua arroganza ed imparare, è proprio il caso di dirlo, a stare al mondo. Nel farlo, suo padre Odino racchiuse il potente fisico del figlio nel gracile corpo di un mortale, il medico zoppo Donald Blake. Blake poteva trasformarsi in Thor battendo a terra il bastone che di norma usava per sorreggersi. Un lampo e l'eroe con il martello era pronto a tuffarsi in ogni perigliosa avventura. In questo modo il duo di autori più prolifici di fumetti mainstream USA ha tentato di applicare anche al personaggio divino il suo schema classico: "super-eroi con super problemi". La storia di Donald Blake/Thor andò avanti un bel pò. Fino alla fine degli ottanta se non ricordo male. 
Il god of thunder è interpretato dal poco noto ma opportunamente bello e muscoloso Chris Hemsworth, mentre tra i comprimari spiccano Anthony Hopkins (Odino), Natalie Portman (Jane Foster), Stellan Skarsgard (un collega della Portman) e Rene Russo (moglie di Odino), oltre all'ormai immancabile apparizione finale di Samuel L. Jackson nei panni di Nick Fury.
Il giudizio finale è positivo, è chiaro che ormai gli studios hanno preso la mano con i profili degli eroi Marvel, se proprio vogliamo, come già accennato, la spiegazione dei personaggi e lo sviluppo della storia si mangia un pò di azione (non dimentichiamo che si tratta di un prodotto d'evasione!) in compenso non manca una buona dose d'ironia e di leggerezza nei dialoghi (almeno in quelli che avvengono su Midgard...). Io l'ho sicuramente apprezzato, anche perchè con questo recupero ho chiuso il cerchio dei personaggi che faranno parte dei Vendicatori, nell'omonimo film in uscita in primavera-estate prossima, Stefano credo meno, per via del fatto che mi sono comportato da perfetto matusa, sfinendolo di spiegazioni.
lunedì 26 settembre 2011
Try again, dude!
Non ho mai nascosto la mia grande ammirazione per Jeff Bridges, che considero uno degli attori più versatili, longevi e convincenti della sua generazione, oltre ad essere un tipo spontaneamente cool. Però nè questa mia fascinazione e neanche il voler puntualizzare da parte sua che l'uscita del secondo album solista (dopo l'esordio del 2000) non voleva sfruttare la fortunata scia di Crazy Heart (film del 2009 nel quale il nostro interpretava appunto un cantante country) riescono a convincermi della buona fede, in quanto a tempismo, dell'operazione discografica. Operazione condotta, ed è un secondo indizio, da T-Bone Burnette, il Rick Rubin dell'americana, produttore anche della pellicola di cui sopra. E' pur vero che Bridges da sempre si diletta con la chitarra, ma insomma...
Un ultimo gioiellino comunque l'album lo regala, si tratta della conclusiva The quest, semplice ma efficace ballata che spicca sulle altre, forse per merito di un ritornello di quelli che si ficcano in testa.
domenica 25 settembre 2011
Prestigio internazionale
sabato 24 settembre 2011
Album o' the week / Hank Williams, 40 Greatest Hits (1978)

venerdì 23 settembre 2011
Puffate al cinema

giovedì 22 settembre 2011
Informami questo!
mercoledì 21 settembre 2011
MFT, settembre 2011
Hank III, Ghost to a ghost / Guttertown
Red Hot Chili Peppers, I'm with you
Incubus, Monuments and melodies
Counting Crows, August and everything after live at Town Hall
Black Sabbath, Vol. 4
Ozzy Osbourne, Randy Rhoads tribute
Giorgio Canali, Rojo
Primus, Green naugahye
Ry Cooder, Pulll up some dust and sit down
LETTURE
Ozzy Osbourne, Io sono Ozzy
Luca Signorelli, L'estetica del metallaro
lunedì 19 settembre 2011
Bitter pill

Red Hot Chili Peppers
I'm with you (Warner Bros, 2011)
sabato 17 settembre 2011
Album o' the week / Black Sabbath, Master of reality (1971)

venerdì 16 settembre 2011
Atlantic City, Italia?

giovedì 15 settembre 2011
Everything in it's right place
mercoledì 14 settembre 2011
Catalogami questo! / 19

lunedì 12 settembre 2011
Nessuna paura

domenica 11 settembre 2011
11 settembre
« Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli. »
(Il segretario di stato americano Henry Kissinger a proposito dell'elezione di Salvador Allende in Cile nel 1970)
L'11 settembre 1973 il generale Pinochet, alla guida dell'esercito cileno, prese il potere con un colpo di Stato cingendo d'assedio il Palazzo Presidenziale, attaccandolo via terra e bombardandolo con dei caccia Hawker Hunter di fabbricazione britannica. Allende morì nel corso dell'attacco, per suicidio secondo la tesi ufficiale.
la scheda completa su wikipedia
sabato 10 settembre 2011
Album o' the week / Louis Prima, Collectors series (1991)

venerdì 9 settembre 2011
Green is the color

mercoledì 7 settembre 2011
Catalogami questo! / 18
A lanciare questo tipo di musica fu, secondo i critici dell'epoca, il complesso californiano dei Byrds che su tale sonorità basò quasi completamente gli album Fifth Dimension del 1966 e Notorious Byrd Brothers del 1968. La prima composizione pop in assoluto ad utilizzare lo strumento indiano fu Norwegian Wood (This Bird Has Flown), dei Beatles, inserita nell'album Rubber Soul, pubblicato il 3 dicembre del 1965.
Altri esempi di raga rock sono ravvisabili in alcuni brani dei Beatles quali Rain e Paperback Writer ed anche in molte canzoni dell'album Revolver del 1966, nel quale venne usato in maniera massiccia appunto il sitar. Più di recente il genere è stato ripreso dai Cornershop.

wikipedia
martedì 6 settembre 2011
There's a riot going on

lunedì 5 settembre 2011
This one's for you, LSP!
Lee Holloway (Maggie Gyllenhaal) è una giovane donna profondamente infelice, che sin da ragazza ha trovato nella pratica di infliggersi dolore fisico (attraverso tagli, abrasioni,ferite) il rimedio per soffocare il ben più grande dolore di vivere. Uscita da un lungo periodo di degenza in un istituto, trova lavoro come segretaria presso uno studio legale composto da un solo avvocato, l'affascinante ed eccentrico Edward Grey (James Spader).
Tra i due si crea da subito un legame morboso, in una spirale che porta Grey ad assumere la posizione di dominatore assoluto della vita non solo lavorativa della segretaria, e Lee che attraverso questo vincolo di totale sottomissione, paradossalmente si libera dai suoi lacci psicologici, scopre la sessualità, l'indipendenza e l'amore.
Nonostante le apparenze, Secretary è un film sull'amore nella sua forma più pura. E' un patchwork di generi: ha un tema di fondo esistenziale, possiede senza dubbio risvolti drammatici ma anche momenti di irresistibile comicità (cito su tutti la delusione nella risposta negativa di Lee alla classica domanda "ti ho fatto male?" posta dal suo ragazzo sfigato, dopo aver fatto l'amore per la prima volta). Ha chiaramente una forte componente erotica e ribalta in un gioco di specchi la concezione di "normale" (la famiglia di Lee) e "diverso" (il rapporto tra Lee e Mr Grey).
La Gyllenhaal dà una prova di recitazione spettacolare, nei panni della ragazzina complessata proietta, nella camminata, nello sguardo, nella postura, l'impaccio della condizione in cui è intrappolata. Raggiunta la consapevolezza della sua natura invece ammiriamo una donna forte, fiera, che, pur non rispondente ai classici canoni della bellezza, emana un fortissimo sex appeal. James Spader sembra invece essersi specializzato in ruoli che hanno a che fare con il lato più estremo della sessualità, visti i precedenti Sesso, bugie e videotape e Crash . E' forse per questo che l'eccentrico Edward Grey sembra cucito addosso a lui.
Secretary è uno di quei film che si insinua dentro di te e al quale ti ritrovi quasi inconsciamente a pensare durante la giornata attraverso improvvisi flash mentali di un fotogramma, una scena, un gioco di sguardi.
Un film che tocca corde profonde e risveglia sopite inquetudini.
Quarantatrè
Frammenti di pensieri per questo compleanno: la pancia ha raggiunto un'inquietante, benchè non priva di fascino, forma semisferica. Sembra farsi beffe della mia ripresa delle attività di corsa e calcio a cinque. Piccoli lividi stanno formandosi sotto i polpastrelli, le corde della Fender hanno reagito male al mio tentativo di riallacciare un rapporto dopo l'ultimo lungo stop. Guccini è seduto in cucina davanti a me e sta cantando la versione blues di Via Paolo Fabbri 43, giusto perchè sa che adoro il modo che ha di marcare la dizione del numero civico alla fine del ritornello.
Oggi dunque sono quavrantatvrè.
sabato 3 settembre 2011
Album o' the week / Dr Feelgood, Stupidity (1976)
venerdì 2 settembre 2011
Nostalgia canaglia
Qualcuno ha pensato bene di "spiegare" le decine di influenze della band compilando un'opportuna lista di brani coverizzati dai Mavericks nel corso della loro carriera. Le tracce, in parte edite nei dischi del gruppo, in parte sparse tra b-sides, colonne sonore e inediti, rappresentano il giusto compendio alle radici dei nostri. Si va dunque da Frank Sinatra (Something stupid; New York New York) ai Creedence (una pirotecnica Willy and the poor boys) allo Springsteen innamorato di All that heaven will allow, ai Lynyrd Skynyrd di Call me the breeze riproposta però alla Louis Prima, a Dylan, ad Hank Williams, Van Morrison,Elvis Presley al tradizionale cubano (patria di origine di Raul) Guantanamera.
Molte tracce sono note ai fans, altre rappresentano invece deliziose sorprese che non fanno altro che enfatizzare la nostalgia per una grande band che non rimpiangeremo mai abbastanza.
mercoledì 31 agosto 2011
Super-Po
martedì 30 agosto 2011
MFT, agosto 2011
ASCOLTI
One Dimensional Man, A better man
Red Hot Chili Peppers, I'm with you
Hank III, Ghost to a ghost
Morbid Angel, Illud divinum insanus
AC/DC, Let there be rock
Beyoncè, 4
Gang, Una volta per sempre
Marshall Tucker Band, Searching for a raimbow
Tedeschi Trucks Band, Revelator
VISIONI
I Soprano, quarta stagione
Weeds, prima stagione
lunedì 29 agosto 2011
Two hearts
Capovilla ha due cuori. In principio (1997) a battere fu quello dei One Dimensional Man. Critica e pubblico tra le più attenti alle novità indie italiane drizzarono le antenne.Poi improvvisamente il progetto si arenò (2004) e a battere forte fu il secondo cuore, quello del side-project Teatro Degli Orrori (2007), che fece registrare un'impennata di stima tra media e fan, al punto che tutti si convinsero che la nuova creatura avesse ucciso la prima. Ma dopo due eccezionali album del TDO, inaspettatamente, l'Uomo Ad Una Dimensione torna a vivere.
Pierpaolo Capovilla è un altro che non ama stare fermo ed essere prevedibile. Dopo tutti gli onori e gli scappellamenti ricevuti per A sangue freddo, invece di dare un seguito a quell'opera, resuscita la sua prima band. Qualche scoria del Teatro comunque resta, se è vero che la doppietta iniziale di A better man ricorda nella dinamica l'ultimo lavoro dei TDO: la titletrack è infatti un pezzo notturno, rarefatto, nel quale PP canta "doppiato" da una voce femminile che dona ulteriore suggestione al brano, tessuto sopra un testo davvero bello e suggestivo che consente a Fly, la seconda traccia, di godere di maggiore enfasi e fragore di quello che già avrebbe per struttura. Un pò come succedeva ne A sangue freddo con Io ti aspetto e Due.
Ecco, saranno anche più adulti, ma non rinunciano al frastuono, i ODM. Lo dimostra il post-punk di pezzi come A measure of my breath o This crazy, ne dà sfoggio il quasi industrial di This angry beast o il rumorismo acustico alla Tom Waits per Face on a breast. Ever sad è invece una sorta di seconda parte/versione con liriche alternative della traccia di apertura che dà il titolo all'album.
Qua e la si colgono riferimenti anche Bowie, a Lou Reed, forse persino ai NIN. E' un attimo però, perchè proseguendo con l'ascolto, le proprie convinzioni vacillano a fronte del mood complessivo del lavoro, che pure alla lunga ha qualche calo, ma che comunque possiede una sua personalità.
Viene il mal di testa a cercare di capire quale sia il progetto parallelo e quale il principale tra le due realtà anime di Capovilla. C'è da sperare che le dichiarazioni che il singer ha fatto alla stampa in merito ad un presunto cattivo stato di salute del Teatro degli Orrori siano dettate unicamente alla promozione del nuovo One Dimensional Man, perchè mi sembra che comunque band come i TDO in Italia non ce ne siano molte. Detto questo, A better man è comunque un disco che merita attenzione, gonfio di urgenza comunicativa, carico di tensione, oscurità, ossessioni, elettricità. Un lavoro molto poco italiano. Ed è un complimento eh.
sabato 27 agosto 2011
Album o' the week / The very best of Hall and Oates (2001)
venerdì 26 agosto 2011
Back in black
"Questi qui" sono il partito nazionalista del popolo italiano, il più recente tentativo di far rinascere il partito fascista in barba alla costituzione e alla legge 645/52 (legge Scelba). Tentativo, badate bene, favorito dal clima generale del paese e dai numerosi atti preparatori, alla luce del sole o a fari spenti, orientati ad abolire le norme di cui sopra (ci sono siti, gruppi su facebook, colpi di mano in parlamento: l'ultimo in ordine di tempo è del senatore De Eccher, ad aprile) e magari la festività della Liberazione.
Ma dicevo della volontà di ignorarli. Uno ci prova, eh. Ci prova davvero. Poi però compra il giornale e legge che a settembre questi qui vogliono fare una marcia su Genova con le camicie nere, apre le edizioni on line dei quotidiani e scopre che insultano e minacciano di morte un giornalista di Repubblica, ascolta il loro portavoce (alla trasmissione di radio24 La Zanzara) annunciare la candidatura alle elezioni con tanto di programma elettorale (perseguire gli omosessuali, "allontanare coattivamente" fuori dal territorio nazionale e confiscare i beni a tutti i "non italiani") e affermare che il partito è nato su diretta richiesta di Berlusconi (probabilmente una baggianata che però non è stata nè ripresa nè smentita da nessuno).
Capite bene che diventa impossibile non porsi delle domande (ma, esattamente, quand'è che interverranno magistratura e forze dell'ordine?) e, pur riconoscendo la demenzialità della cosa, scacciare uno strisciante senso di inquietudine...
giovedì 25 agosto 2011
Catalogami questo! / 17
Il power pop è il punto di incontro tra l'hard rock dei the Who e le melodie dei Beatles e Beach Boys, spesso con l'introduzioni di chitarre squillanti tipiche dei the Byrds. Il termine power pop venne utilizzato per la prima volta nel 1967 da Pete Townshend, chitarrista dei The Who, per definire la musica del proprio gruppo, che è spesso citato come un predecessore del genere insieme ad altri gruppi come The Beatles, The Byrds, The Beach Boys, The Hollies, The Zombies o The Easybeats.
Benché diverse band dei primi anni settanta - tra cui the Raspberries, Big Star, e Badfinger - avessero stabilito il sound tipico del power pop, il genere non si affermò definitivamente fino ai tardi anni del decennio. Gran parte di questi gruppi presero ispirazione dai the Raspberries (che furono l'unico gruppo power-pop della loro epoca a pubblicare delle hit), o basarono le proprie sonorità direttamente sui vecchi gruppi della corrente British Invasion. Ciò che accomunava tutte queste band era la loro ammirazione per i classici singoli pop da tre minuti. Le band power-pop iniziarono ad emergere in contemporanea con il periodo di esplosione del punk rock (seconda metà dei settanta), così vennero notati assieme ai gruppi new wave grazie ai loro brani brevi e orecchiabili che trovarono affinità con il successivo post-punk. Oltre alle band precedentemente citate, i Cheap Trick, the Knack, the Romantics, e Dwight Twilley ottennero il maggior successo con delle hit, ma the Shoes, the Records, the Nerves, e 20/20, assieme a molti altri, divennero tra i favoriti tra gli appassionati.
wikipedia
mercoledì 24 agosto 2011
Genitori imperfetti
martedì 23 agosto 2011
Of goats and men
lunedì 22 agosto 2011
Best thing
venerdì 19 agosto 2011
Album o' the week / Marshall Tucker Band, Searching for a raimbow (1975)
mercoledì 17 agosto 2011
A Cornaredo la lotta continua
Persino ad uno negato per l'orientamento stradale come il sottoscritto, dopo quaranta chilometri percorsi senza vedere la meta e a fronte di una distanza prevista da google maps di sedici, sovviene il dubbio di aver sbagliato rotta. Ma è proprio quando la voglia di telefonare e coprire di insulti il collega che ti ha spiegato con sicumera che Cornaredo è sulla Milano-Meda si fa pressante, quando sei senza navigatore e non hai carte stradali, alle 21 passate, con la fame che morde lo stomaco, quando tutto ti indurrebbe a mollare il colpo e tornare a casa, quando insomma il gioco si fa duro, ecco, è proprio lì che viene fuori il combattente che non t'aspetti, l'intuizione risolutrice che alfin ti conduce all'area dei Comunisti in Festa a Cornaredo dove suoneranno i Gang.
Mollo l'auto parcheggiandola in piena modalità festival dell'Unità (non so perchè ma è l'unico contesto nel quale puoi lasciarla anche davanti casa del comandante dei vigili e passarla liscia) e dopo un rapido sopralluogo del posto, constatato che la zona concerti è ancora avvolta nel buio, tento la carta panino + birra, mi metto quindi pazientemente in coda,pago la mia consumazione ma alla fine desisto perchè 1) sono quasi le 22, ho il numero novanta e rotti e stanno servendo tipo il cinquantatre 2) ci sono solo due piastre che lavorano al ritmo di un panino ogni cinque minuti 3) le condizioni igieniche lì dentro ti fanno preferire di essere in una cucina da campo a Calcutta 4) i suddetti panini hanno un aspetto raccapricciante.
La birra cruda (prodotta in un'azienda locale) è invece è molto buona. Con la pancia che brontola e la bottiglia in mano mi appropinquo dunque allo spazio concerti giusto nel mentre partono le note inconfondibili di Socialdemocrazia.
Rieccomi dunque al cospetto dei Gang, un paio di anni dopo l'ultima volta e a ruota di un nuovo disco, che, nonostante non contenga materiale inedito, ho trovato comunque ispirato e opportuno. La band attacca La corte dei miracoli ed è sempre un bel sentire, con in canna il colpo del sing-along finale sui versi che il vento tristo/se la porti viaaaa.
Con i pezzi classici del repertorio cominciano anche le interazioni di Marino, che da comunicatore nato qual'è, non perde occasione di rivolgersi al pubblico. E' questo, nonostante i temi che si ripetono e i toni a volte un pò da sermone (laico, per carità), lo spettacolo nello spettacolo in un concerto dei Gang. Severini senior che parla a manetta, si appassiona, che cerca una scintilla negli occhi dei presenti, che sa di predicare ai convertiti e per questo non lesina le provocazioni. Una celebrazione delle canzoni della resistenza introduce La pianura dei sette fratelli (una canzone che dovrebbe essere patrimonio nazionale) e una favola (così la definisce lui) dei tempi lontani nei quali esisteva una classe operaia rispetto a quelli moderni nei quali c'è solo l'operaio, presta il fianco all'interpretazione di Sesto San Giovanni.
Resta un pò a bocca asciutta chi, come me, sperava di sentire qualche pezzo in più dall'ultimo album La rossa primavera, gli unici brani proposti sono Su in collina e Fischia il vento, non contando Dante Di Nanni che è nelle setilist della band da tempo immemore. Anche questo è il bello dei Gang, se ne fottono di promuovere i loro dischi appena usciti. Prendere o lasciare.Noi ovviamente prendiamo, perchè l'incanto di Bandito senza tempo, che non perde una briciola del suo fascino nemmeno dopo centinaia di ascolti o la suggestione di Prima della guerra o ancora la delicata potenza di Giorni, puntualmente ci disarmano. Lo show si chiude con la macchina Gang a tavoletta, Kowalski, Il bandito Trovarelli e Comandante viaggiano veloci, i bis con I fought the law dei Clash e La lotta continua, cantata a pieni polmoni dal pubblico che nel frattempo ha affollato l'area intorno al palco, infiammano gli spiriti, speriamo un pò tutti che la fiamma continui a bruciare per un pò.
Non si risparmia e non tradisce le attese la Severini's band, grazie ad una passione che, nonostante tutto, appare immutata nel tempo. Un pò di malinconia mi prende semmai per i contesti nei quali si esibisce. I Gang non sono, a mio avviso, un gruppo che vive solo grazie ad una appartenenza politica, ad un apparentamento di partito. Per altri basta mettere su una base ska o irish e sparare qualche slogan per avere visibilità assicurata e immancabile presenza al concertone del primo maggio. La componente idealista dei Gang è senza dubbio il cemento della loro casa ma loro, a differenza di altri, hanno hanno un patrimonio di dischi e canzoni di valore, con pochi pari in Italia. E loro, a differenza degli altri la propria diversità l'hanno davvero pagata, con l'ostracismo dell'establishment tutto, major e media in testa (dopo il concertone del primo maggio del 1991 nel quale in diretta nazionale invitarono allo sciopero generale contro il governo Craxi, furono banditi dalla RAI) che evidentemente non gradiscono, a prescindere dal colore politico, l'ostinata indipendenza. Non si merita, una band così, ubriachi molesti che da sotto il palco gli chiedono di suonare Albachiara, storditi che salgono sul palco a ballare, debosciati che gli versano il vino sui fili degli ampli provocando inevitabili black-out.
E' per il rispetto che si meritano che esprimo questi pensieri, non certo per una presunta seriosità dei loro act, visto che in realtà le loro esibizioni sono delle vere e proprie feste collettive, nelle quali i fans che arrivano da più lontano sono spesso invitati dividere palco e microfono (a Cornaredo è successo su Sesto San Giovanni e Comandante) e ai quali Marino si concede puntualmente per una chiaccherata a fine concerto.
Per quanto concerne l'aspetto discografico, anche a causa del durissimo scontro con la WEA a seguito della pubblicazione di Controverso (a seguito del quale alla band sono state chiuse le porta dell'industria discografica nazionale con una dinamica che è difficile non definire mafiosa), è dal 2000 che i Gang non pubblicano un disco di inediti. Possibile che un artista (anche della comunicazione) come Marino abbia finito le parole?
sabato 13 agosto 2011
Album o' the week / Grown ups, OST (2010)


