lunedì 6 aprile 2026

Recensioni capate: Geese, Getting killed (2025)

 


Se vuoi fare il figo cita i Geese. Parafrasando il titolo di un noto libro di cucina dello chef Cracco, arrivo finalmente a scrivere di una delle band più sulla cresta dell'onda in ambito indie, guidata da Cameron Winter, frontman già in odore di beatificazione dopo il suo disco solista Heavy Metal del 2024. Sarebbe interessante capire se la critica celebri questa band per averla effettivamente ascoltata o, appunto, in quanto fa figo. Lo dico perchè Getting killed, quarto album della band se si include anche l'esordio autoprodotto del 2018, è un disco tutt'altro che accessibile, anzi l'esatto opposto, per molti versi respingente, con il cantato sgraziato di Winter, gli strumenti che sembrano andare ognuno per i cazzi propri in un'elegia quasi free jazz per l'assenza di struttura canonica dei pezzi, con ritornelli elargiti con parsimoniosa misericordia. Tuttavia, se si ha la perseveranza di non disperare dopo essere finiti nella tana del Bianconiglio e ci si lascia trasportare dalla follia senza opporre resistenza, in questo marasma di suoni si trova l'epifania, una road map, una perfetta quadratura. E davanti a composizioni come Cobra, Getting killed, Islands of men, 100 horses, Trinidad, Taxes o la conclusiva, schizofrenica Long island city here I come, tutta l'altra musica, quella "normale", sembra perdere di senso.
Alla fine quella dei Geese si configura come una voce davvero unica nel panorama indie/post-punk. E allora si, vantiamoci di ascoltare i Geese. A patto di farlo davvero. Se lo meritano.

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