lunedì 1 febbraio 2021

Poppy, I disagree (2020)


Moriah Rose Pereira, in arte Poppy, è un'artista americana (nata a Boston, cresciuta a Nashville) che si muove trasversalmente a diversi media, in particolar modo tra social e musica. Si fa strada, ancora minorenne (è del 95) agli inizi degli anni dieci su youtube per poi approdare, nel 2017 e 2018, al mondo discografico, con due dischi (Poppy.Computer e Am I a girl?) orientati al cosiddetto bubblegum pop. La svolta stilistica arriverà da lì a breve. Solo quattordici mesi dopo il secondo album (ottobre 2018/gennaio 2020) viene infatti rilasciato I disagree, lavoro che, già dalla copertina, con un rimando estetico ai generi più estremi del metal, lascia intendere il passaggio dall'infanzia artistica alla sua maturità. Che poi, in realtà, la cosa non è così dicotomica, perchè se è vero che I disagree contiene elementi stilistici riconducibili all'universo metal, è altrettanto vero che gli stessi sono frullati assieme a decine di altri generi tra loro anche contraddittori, nel solco della modalità mash-up, solo senza sampler ma con musica suonata e originale.

Più facile capire ascoltandola che a spiegarla. E basterebbe per questo l'opener Concrete, che parte come un pezzo industrial alla Marilyn Manson, per poi passare immediatamente ad uno stacco prog-metal, ad un ritornello adolescenziale J-Pop, ad un break alla Queen, ad altri stacchi di rock pesante, fino ad un epilogo con assolo pulito di chitarra che rimanda a Brian May. Il tutto su un testo non esattamente da gita parrochiale (Bury me six feet deep / Cover me in concrete turn me into a street).
Ah. Uhm. Ok. Ciao Poppy.

A questo punto le opzioni sono due: coinvolgimento totale o rigetto. Bottle of smoke, come già saprete, avendo la redazione (...) del blog inserito il disco nei migliori dell'anno, ha optato visceralmente per la prima. Anche perchè, proseguendo con l'ascolto, le influenze invece di diminuire, se possibile, aumentano, con il ricorso a cambi di ritmo e stacchi progressive, riffoni nu-metal, tirate rap, elettronica e ritornelli squisitamente catchy. Il tutto per una doverosa durata controllata di trentacinque minuti, al netto di una re-issue del disco, con quattro pezzi in più.

Che dire? Io mi ci sono divertito a bestia, complice probabilmente anche una certa stanchezza che m'è emersa dall'ascolto dei soliti pattern pop-rock-metal. Non m'aspetto nulla di particolare dai prossimi lavori di Poppy, per com'è l'artista potrebbe anche tranquillamente tornare al pop o passare al nu soul iper prodotto da classifica. 
Che ci volete fare, alla mia età ci si limita a godere del presente.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ehm... non è che mi faresti un WeTransfer?