Jake è il proprietario di un ristorante alla moda di New York che, grazie alla bravura della sua chef, sta per entrare nell'olimpo dei locali della città. Nello stesso momento suo fratello Vince, sommerso dai debiti di gioco, deve scappare da Reno dove ha accidentalmente ucciso un uomo, e torna a NY. La rimpatriata dei due provocherà un effetto domino devastante per entrambi.
Come sicuramente saprai se mi leggi da un pò, questo è il periodo dell'anno in cui mi ubriaco di classifiche di fine anno. Dischi, film, serie tv, mi incuriosisce molto di più il giudizio a consuntivo rispetto a quello a ridosso dell'uscita, sia perchè a freddo si evita l'inevitabile (e più o meno onesto) hype delle novità, sia per quel minimo di storicizzazione che serve per vedere le cose ad una più giusta distanza. Ebbene, mi sono stupito di non trovare praticamente su nessuna top 2025 la serie tv (Netflix) Black Rabbit, che invece a me è piaciuta molto. Probabilmente è uno di quei casi in cui l'apprezzamento è esclusivamente soggettivo.
Eppure questo crime/noir un pò atipico, sospeso tra business della ristorazione, sogni di rock and roll, fallimenti personali e legami famigliari sbrindellati è costruito bene e i personaggi principali, interpretati da Jude Law (l'imprenditore newyorkese sempre sul filo del fallimento) e il fratello Jason Bateman (che invece del fallimento ha attraversato tutte le fasi) duettano bene. Così come tutti i villain (Chris Coy e Forrest Weber), che hanno le facce giuste, e l'attore sordomuto Troy Kotsur, forse quello che più si stampa nella memoria, nei panni del boss mafioso che comunica con la lingua dei segni.
Non lo faccio mai, ma voglio segnalarti la recensione di Luca Aloi per Nocturno che traccia un parallelo tra le vicende dei due protagonisti e la scena musicale new wave della Grande Mela dei primi anni duemila. Avrei voluto pensarci io.
Netflix

Nessun commento:
Posta un commento