mercoledì 12 agosto 2009

Italian Superstar



Paolo Sorrentino ci conduce nell'esistenza del più mitologico politico italiano attraverso trent'anni di politica italiana. Stragi, inganni, decisioni oscure, ma anche i momenti familiari e quelli, frequenti, di profonda solitudine e sofferenza.

Il regista inizialmente crea empatia tra lo spettatore e il senatore democristiano, facendolo apprezzare per la sua intelligenza, la sua sagacia, le sue battute fulminanti. Poi, lentamente, come un movimento di mdp, cambia punto d'osservazione, facendo mutare la visuale anche al pubblico, quando emergono tutte le implicazioni di Andreotti nella sciagurata stagione dello stragismo di Stato, dei rapporti con la mafia, della gestione, al pari di un cartello criminale, della sua "corrente", via via fino alle fasi finali del processo per associazione mafiosa.

Che film meraviglioso, Il divo. Onirico, divertente, inquietante, sorprendente, appassionante, realistico e surreale insieme. Grande cinema, recitato con maestria teatrale. Su Toni Servillo ormai non si può dire più niente che non sia già stato detto. Epocale. Dà quasi fastidio, ad un saccentello snob come me, accodarsi al coro di complimenti che riceve da ogni parte, critica alta e bassa inclusa, ma tant'è.

Mi è sembrata efficace anche l' interpretazione di Cirino Pomicino da parte di Buccirosso, e a chi lo ha trovato fuori dalle righe consiglio di leggere un pò le indiscrezioni sulla vita del ministro, donnaiolo e festaiolo instancabile.

Anche Flavio Bucci offre con Evangelisti un'interpretazione che lascia il segno, come quella meravigliosa di Giulio Bosetti che fa Scalfari, in uno dei momenti più riusciti dell'opera (l'intervista ad Andreotti).

Trent'anni di vita della Repubblica Italiana passano tra le immagini del film e nella gelida intervista di Scalfari al Divo. Trent'anni nei quali il democristiano è stato protagonista principale assoluto, una scatola nera vivente, come ha ironizzato Grillo in un celebre monologo televisivo, al quale Andreotti/Servillo assistono, nella parte finale del film.

E chissà se la parte in cui la moglie del democristiano (interpretata da Anna Bonaiuto) confida al marito che, tutto sommato, secondo lei la gente lo sopravvaluta perchè "tutti pensano tu abbia un intelligenza superiore, ma si sbagliano, alla fine tu sei solo uno che ha sempre la battuta pronta", rappresenta il messaggio finale del regista Sorrentino.

Come dire, la nemesi storica di mezza Italia, l'intoccabile e mefistolico politico, il rappresentante della politica di scambio e di connivenze, in ultima analisi non ha niente di sovrannaturale, ma è solo un uomo come tanti altri. Perdipiù mediocre. Cazzo, fosse davvero così, sarebbe una beffa tremenda.





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