martedì 31 marzo 2009

Boys are back in town!!!

Solo poche righe. Un comunicato buttato lì come una notiziuola qualunque:

Concerti, The Pogues: dal vivo a Milano a Rock In Idro.
Un altro grande nome va aggiungersi, dopo Faith No More, Limp Bizkit e Babyshambles, al cartellone di Rock In Idro, manifestazione in programma all'Idroscalo di Milano i prossimi 13 e 14 giugno: per la prima serata, quella che vedrà tra gli altri in azione sul palco Pete Doherty e Gogol Bordello, gli headliner saranno i Pogues, alfieri del folk-punk irlandese capitanati dal carismatico Shane McGowan.

Il mio cuore comincia a battere più veloce, i denti si cariano, sento un'irresistibile bisogno di Guiness, mi vedo già nel pit con in bocca il gomito di qualche energumeno esaltato. L'ultima volta in Italia è stato quasi vent'anni fa, alla festa dell'Unità di Modena per il tour a supporto di Hell's Ditch, con Joe Strummer sul palco perchè Shane era troppo fatto anche solo per respirare, figuriamoci cantare. Sul sito ufficiale di Spider Stacy e soci manca la conferma. Speriamo non sia una bufala.

lunedì 30 marzo 2009

What if

Da ragazzino lo stacco tra le medie e le superiori fu traumatico. Di colpo le amicizie dell'infanzia furono perse e all'istituto professionale che frequentavo era dannatamente difficile farsene di nuove. Il tempo libero durante la stagione scolastica, in qualche modo, passava. Ma l'estate era un'interminabile agonia. Tra i 15 e i 17 anni, un pò perchè facevamo le vacanze quando gli altri lavoravano (in pratica noi tornavamo e loro partivano), un pò perchè, come dicevo, il turn over di amicizie non si era completato (era fermo alla fase di uscita), un pò per timidezza congenita, insomma noia e solitudine la facevano da padrone.

Pensavo. Chissà cosa sarebbe cambiato nella mia vita, ammesso che qualcosa potesse cambiare, se avessi avuto questo strumento (il web intendo) in quegli anni.
In qualche modo il mio carattere è stato condizionato da quelle lunghe estati da solo, senza avere letteralmente alcun che da fare, senza nemmeno lo stimolo che ti porta a leggere libri a nastro o a imparare a suonare la chitarra, fino a che le dita non sanguinano (cit).

Ci fossero stati i forum, i blog, la rete, mi ci sarei sicuramente buttato come si fa da un palazzo in fiamme verso una rete di salvataggio, fatto salvo che dai miei la parola privacy era una bestemmia, visto che noi figli eravamo in tre in una stanza, e che anche se fossi riuscito a ritagliarmi uno spazio, mio padre mi avrebbe comunque urlato dietro di uscire un pò, che sennò quel computer mi avrebbe rincoglionito.

Quegli spazi virtuali mi avrebbero dunque fornito un pò d'ossigeno. Mi sarei confrontato con altre solitudini, avrei capito che eravamo in tanti a stare così. Avrei conosciuto navigatori esibizionisti, arguti, provocatori, si sarebbe parlato molto di più di politica rispetto a quanto si fa adesso, discutendo di Berlinguer e Craxi, di Fanfani e Amendola, di Pertini.

Mi avrebbero un pò tirato fuori dal pantano, avrei scoperto la musica migliore, avrei potuto abbeverarmi alla fonte primaria della conoscenza rock, mi sarei avventurato da solo a Milano, nei negozi di dischi più forniti, con qualche anno di anticipo rispetto alla storia.

Oppure chi lo sa, magari le mie difficoltà a relazionarmi sarebbero aumentate, scavando un fossato tra me e chi mi stava intorno che gli anni non avrebbero colmato. La rete avrebbe potuto rappresentare l'unico terreno neutro entro il quale sarei riuscito a comunicare, mentre le relazioni del mondo reale si sarebbero con ogni probabilità allontanate sempre più.

Davvero non so. Come sarà oggi per i monty del duemilanove, che in questo stesso momento stanno magari davanti ad una tastiera, mentre la famiglia dorme, e danno sfogo alla loro adolescenziale ottusità alternando youporn a qualche forum di manga, cercando loro stessi credendo di averlo trovato in utenti dai nick fantasiosi e dall'età indefinita?
A chi è andata peggio, a me o loro?

Spotlight on Rorsarch & co


Lisa on Watchmen. Una voce discordante.

domenica 29 marzo 2009

Sorprese mainstream

Due dischi diversissimi tra loro, accumunati solo dallo scetticismo iniziale con il quale li avevo accolti.

Si può dire che il nuovo U2 lo attendevo con la frenesia con la quale si attende un raffreddore, e invece è...ahem...buono.
Sarà che dopo How to dismantle an atomic bomb le aspettative stavano a zero, e le premesse del nuovo lavoro ( plagio della copertina e singolo di lancio - Get on your boots - francamente imbarazzante) non avevano fatto che alimentare il distacco da ciò che gli irlandesi avevano rappresentato per la mia giovinezza, ma le note che escono da No line on the horizon mi hanno piacevolmente stupito. C'è il sound U2 che evita però l'autocompiacimento e l'autocoverizzazione, c'è impegno e un briciolo di ispirazione. Ci sono la title track, Breathe, Moment of surrender, White as snow e c'è Magnificent. Possono bastare.

Gli album composti interamente di cover stanno agli anni zero come i tributi ai novanta. C'è un calo di ispirazione? Facciamo un disco con pezzi altrui. Dobbiamo rilanciare una band in secca che non ha scritto un solo brano in dieci anni? La soluzione c'è, scegliamo una manciata di canzoni scritte da altri.

Non sono mai stato un fan di Carboni, nonostante il bolognese abbia avuto un'ascendente formidabile sul mio giro di amici, una ventina e oltre d'anni fa (si può dire che lo ascoltassero tutti). Mi ha però incuriosito la scelta dei brani inclusi nell'album (di cover appunto) Musiche ribelli. Il recupero di Lolli e del suo brano più noto, sebbene di culto, Ho visto anche degli zingari felici, due canzoni non banali di DeGregori (La casa di Hilde e Raggio di sole), Eppure soffia di Bertoli, che fa tenerezza con il suo idealismo ambientalista, Vincenzina e la fabbrica di Jannacci.

Ci sono anche Musica ribelle di Finardi (scelta obbligata, visto l'orientamento del disco), la meravigliosa Venderò di Bennato, Up patriots to arms di Battiato, Quale allegria di Dalla. Chiude il disco una versione alla "Fisico bestiale" de L'avvelenata di Guccini.

Carboni si applica con educazione e rispetto, nessuno stravolgimento rispetto alle versioni originali. Una base reggae qui, una drum machine là, l'inconfondibile accento bolognese a fare da collante al tutto. Lo conforta nell'opera Riccardo Sinigallia, il risultato è sorprendentemente piacevole e longevo.


venerdì 27 marzo 2009

I migliori della vita, 6

Pantera, Vulgar display of power (1992)


Questa la faccio breve. Nel 1992, anno di uscita di Vulgar display of power, questo disco rappresentava il metal più brutale che avessi mai ascoltato. Non era la velocità a fare la differenza, per quella ero già stato sverginato dal trash o dallo speed metal. No, era proprio la cattiveria delle esecuzioni. Titolo e cover non potevano lasciare dubbio alcuno, ma nel caso, c'era la traccia 4 a chiarire l'etica della band: la memoabile Fucking hostile (To see / To bleed / Cannot be taught / In turn / You're making us / Fucking hostile ).

I Pantera erano attivi gia da una decina d'anni. Avevano iniziato cercando una loro cifra stilistica attraverso l'espressione di varie forme di metal, tutte piuttosto canoniche. Nel 1986 si unisce alla band il cantante Phil Anselmo e nel 1990 esce il disco della svolta: Cowboys from hell, che presenta il nuovo stile musicale della band che raggiunge poi il suo apice con Vulgar display of power.

Undici brani di indicibile violenza e rabbia, con Anselmo che a tratti canta con l'approccio che poi sarà battezzato growling, il chitarrista Dimebag Darrell che non perde una nota e i testi fanno da adeguato contrappunto all'insieme.

L'album si apre con Mouth for war che è più di una dichiarazione di intenti, è la coniugazione in musica della copertina. Poi A new level, l'inno Walk e la già citata Fuckin hostile. Il lettore indica la traccia cinque e siamo già senza fiato.

Il concerto di Milano a supporto del successivo Far beyond driven, mi ha confermato tutta la forza della band anche dal vivo. Da li a poco tutto sarebbe finito, altri tre dischi: uno buono (Far beyond driven) e due evitabili (The great southern trendkill e Reinventing the steel), poi Anselmo quasi ci lascia le penne per overdose, e Darrel, il chitarrista, non ha la stessa fortuna, visto che viene assassinato da un folle nel 2004, durante un concerto di un suo nuovo gruppo.

La band non c'è più. avrebbe anche poco senso oggi. Alla fine degli anni zero il growling e la brutalità nel metal sono quasi di moda, e nemmeno si può parlare di questo gruppo come di un precursore, dopo tutto questa roba è molto figlia dei Black Flag e dell'hardcore newyorkese. Nondimeno questo disco resta a mio modesto avviso imprescindibile per descrivere un genere e un periodo di mutamenti. Una volgare dimostrazione di forza quanto mai necessaria.

giovedì 26 marzo 2009

Last shots

Svuoto un pò la memory del telefonino e posto qualche foto, nessuna eccelsa, del concerto degli AC/DC. Giusto perchè non si butta via niente...


1) Qualche problema con l'apparecchio acustico per Angus



2) Per gli spettatori distratti: ma come si chiama sta band?!?
3) Guardate, con una mano!!!




4) L'idolo pagano

mercoledì 25 marzo 2009

Get on the bus


Nelle ultime settimane l'attività sindacale si è fatta intensa, e il lavoro sta aumentando sempre più man mano che si avvicina il 4 aprile e la manifestazione nazionale a Roma.

Viaggiamo al ritmo di almeno un'assemblea al giorno, in giro per per le varie aziende del settore, spieghiamo l'accordo separato sulla riforma della contrattazione, siglato senza la CGIL, facciamo votare.

I lavoratori in giro ne sanno davvero poco, e dopo le nostre relazioni restano spesso sconcertati. Ma perchè mai CISL UIL e UGL dovrebbero aver firmato un'intesa con governo e parti datoriali che, tra le altre cose: corrode il salario dei lavoratori; introduce il principio della derogabilità del contratto nazionale e limita pesantemente il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali?
Chiedetelo a loro, se ci riuscite. Visto che a) non fanno assemblee di spiegazione dell'accordo b) non fanno votare l'accordo.

Noi stiamo facendo un referendum consultativo che ovviamente ha mille limiti, un pò perchè lo gestiamo solo come CGIL, e ovviamente i risultati saranno strumentalizzati e un pò perchè avrà solo un valore simbolico. Però qualcosa andava fatta. Questa è una partita più complessa rispetto a quella sul tentativo di abrogazione dell'art. 18 nel 2002. Molti temi contenuti nell'accordo separato sono "tecnici" e di non facile comprensione, ma produrranno conseguenze non meno catastrofiche.

Personalmente mi sto trascinando stancamente, sono senza voce ed ho un principio d'influenza. La sera torno a casa così stanco e svuotato che mi sgonfio come un palloncino. Tra l'altro i prossimi due sabato saranno di lavoro; il 28 per gli scrutini del referendum, e il 4 aprile (con partenza il 3 sera, by bus) per il corteo a Roma.

A proprosito, chi ci viene?

martedì 24 marzo 2009

You friendly neighborhood Spiderman

BANGKOK - Terrore in una scuola di Bangkok dove un bambino autistico di 8 anni, molto agitato per il suo primo giorno di scuola, ha scavalcato il davanzale sedendosi sul cornicione. Ma a salvarlo, come in un film, è intervenuto un vigile del fuoco travestito da Spiderman che è riuscito a superare la diffidenza del bambino. Nonostante gli sforzi messi in atto dalle insegnanti il piccolo non voleva saperne di lasciare il cornicione del terzo piano della scuola, riservata a bambini con problemi. E' stata la madre ad un certo punto a rivelare la passione del figlio per Spiderman. Un vigile del fuoco, Somchai Yoosabai, ha subito preso al balzo l'idea ed è corso in caserma a travestirsi. "Gli ho detto che Spiderman era lì per salvarlo - ha raccontato l'uomo alle tv a vicenda conclusa - e che nessun mostro lo avrebbe attaccato". A quel punto il bambino è riuscito a camminare sul cornicione e a rifugiarsi tra le braccia del supereroe. Il vigile ha confessato di tenere il vestito da Spiderman in caserma per rendere meno noiose le sedute di addestramento.



Ho come la sensazione che il solerte pompiere avesse a casa il costume per usi più...privati, ma in ogni caso la l'espressione del viso del bimbo è meravigliosa.

Round and round it goes



Ma se tornano anche gli Spandau Ballet (dio, quanto mi piaceva tutto Parade e I'll fly for you !), con la formazione originale, un nuovo disco e un tour, lo faranno prima o poi anche i Frankie Goes To Hollywood?
E sopratutto, torneranno a ruota i miei quindici anni?

lunedì 23 marzo 2009

Mare nostrum


Una fiaba delicata e incantevole, la cui storia deve tutto alla favola della sirenetta di Andersen, ma che ha nei disegni (tutti a mano), nei colori pastello e nei personaggi (meravigliosi) i suoi punti di forza.

Miyazaki stavolta ha voluto fare un film "semplice", per i bambini più piccoli, dopo essersi sentito ripetere troppo volte che Il castello errante di Howl e La città incantata erano troppo "complicati" per il pubblico al quale si rivolgevano.

Non credo che quelle critiche fossero giuste, visto il fanatismo con il quale i miei nipoti erano affezionati a quei film, ma in ogni caso, se l'obiettivo era semplificare, possiamo dire che Ponyo lo raggiunge senza affanni, parlando di ecologia, rispetto tutto giapponese per gli anziani, pesci meravigliosi, creature mitologiche degli abissi, piccole auto e paesi che quotidianamente si litigano il territorio con il mare.

A Stefano è piaciuto, ai suoi genitori anche.

Tra qualche giorno si cambia radicalmente registro: esce il blockbuster Dreamworks Mostri contro alieni.

domenica 22 marzo 2009

Running right off the track


Beh, innanzitutto, il tragitto in macchina per vedere gli AC/DC dovrebbe essere, per legge, percorso su un’autostrada libera, con una caddy decappottabile e la radio che manda a balla Higway to Hell. Invece mi devo puppare un’ora e dieci di coda su di una tangenziale ovest bloccata, a bordo della mia utilitaria, che si porta adosso scatarrando quasi duecentomila chilometri, con la sintonia sulle news di Radiopop.

Comunque sia, parcheggio tipo a sette chilometri dal forum e m’incammino verso il palazzetto tra le consuete bancarelle di t-shirt, l’odore di salamella e le note distorte di Black Ice che provengono dai diversi chioschi disseminati lungo il percorso.

Ritiro il mio biglietto alla cassa (fa ridere la pignoleria dell’addetto che verifica con cura i miei dati personali, mentre a pochi metri i bagarini si stanno facendo la casa al mare con la vendita illegale dei tagliandi ) e salgo le scale che portano all’interno. Alle 20.05 il forum è già praticamente pieno, e il pubblico sta riservando una calda accoglienza all’ open act degli irlandesi The Answer. Nonostante me li fossi anche un po’ studiati in previsione del concerto di stasera, non riescono proprio a coinvolgermi. Le canzoni scivolano via tutte innocue, il cantante fa mossette alla Chris Robinson che fa David Coverdale che faceva Robert Plant. Quasi irritante.

Una mezz’oretta di show e poi inizia l’attesa vera. C’è grandissima eccitazione tra il pubblico, le corna rosse luminose si vendono come il pane (5 € il pezzo, baby), i cori ANGUS-ANGUS partono senza soluzione di continuità. C’è davvero un’enorme aspettativa tra la gente che ha affollato il forum, e che in qualche caso ha cacciato qualche centinaio di euro ai bagarini per avere il suo posto al concerto.

Con una puntualità che testimonia grande rispetto per il pubblico, alle 21 si spengono le luci, e pochi istanti dopo parte un filmato a cartoni animati, nel quale i componenti della band sono su un treno (un boato accoglie le versioni cartoon di Brian Johnson, Malcolm Young, Cliff Williams e Phil Rudd) , trascinato da una locomotiva nella quale un Angus con coda e corna luciferine continua a caricare carbone con una pala nonostante il mezzo abbia già raggiunto la sua velocità massima e punti dritto un centro abitato. L’ingresso nel locomotore di due procaci e discinte signorine, che fingono di sedurre Angus per poi immobilizzarlo e cercare di frenare il treno non avrà successo. La locomotiva si schianta e irrompe realmente sul palco mentre parte il riff di Rock and roll train. Un inizio all’insegna del puro divertimento.

Dopo il singolo apripista per l’ultimo Black Ice, è la volta di Hell ain’t a bad place to be a cui fa seguito Back in black, che accende come una miccia l’entusiasmo, già bendisposto, dei diecimila presenti. Brian è in palla, recita egregiamente la sua parte , scherza, ride, gesticola, saluta e introduce quasi sempre i pezzi, manco fossero una band emergente. Si muove come un orso marsicano ubriaco, ma con simpatia.

Tocca ancora ad un pezzo dall’ultimo disco, Big Jack, e poi Dirty deeds done dirt cheap, Shot down in flames e l’apoteosi del sing along di Thunderstruck.

Ai lati del palco quattro schermi, due molto grandi e due più piccoli, al centro la locomotiva che in alcune parti del concerto viene coperta da uno schermo grande come il palco stesso. Fino a Black Ice (il brano), Angus si gestisce con parsimonia. Qualche duck walk, qualche gesto delle corna, ma il meglio deve venire. E arriva con The Jack, quando il chitarrista australiano, come da copione, si spoglia accompagnato dall’ossessiva base blues del pezzo. Resta in pantaloncini ed è così che finirà lo show.

Tolti Brian e Angus, gli altri del gruppo potrebbero benissimo essere delle statue di sale, non si muovono di un passo rispetto alla loro postazione, e Phil Rudd (batteria) ha l’aspetto di un impiegato del catasto.
Ma è il momento dell’enorme campana che serve a battere i rintocchi che introducono il memorabile riff iniziale di Hell’s bells. Rincorsa di Johnson il campanaro che si attacca attraverso una corda al batacchio, la campana suona a morto e la festa comincia. Per tutta la prima strofa fino al ritornello la voce degli AC/DC potrebbe anche farsi una birra al bar, che tanto è il pubblico a cantare.

Lo schema del concerto si ripete costante: finisce un pezzo, si spengono le luci e parte l’altro. Non succede mai che un brano confluisca in un altro. La band è comunque in ottima forma, e, considerando anche l’età media dei suoi componenti, non si risparmia. L’ultimo blocco di canzoni prima degli encores include War machine, che per me è il pezzo migliore di Black Ice, poi Shoot to thrill, You shook me all night long, e la potentissima TNT.

L’ormai classica bambola gonfiabile che accompagna il gruppo durante l’esecuzione di Whole lotta rosie, si gonfia in un istante e si sistema a cavalcioni sul locomotore: tette enormi, calze strappate, un po’ di pancia. Batte il tempo con il piede.

Chiude il set Let there be rock, e qui è davvero Angus time. La lunghissima parte chitarristica del brano vede il chitarrista percorrere tutta la passarella che si insinua tra il pubblico, fino alla pedana posta al centro del parterre, che si solleva di qualche metro, fino a diventare una sorta di altare, che sublima la sfacciata abilità di Young. L’interminabile assolo finisce sul livello rialzato del palco dove il leader degli AC/DC sfida il pubblico con la sua tecnica.

La conclusione del pezzo lascia tutti stremati. Ci si riposa qualche minuto e poi siamo pronti per la festa di Higway to hell e le cannonate di For those about to rock, che concludono quasi due ore di esibizione.

Gli AC/DC avrebbero tutte le carte in regola per apparire patetici, nel replicare in età da pensione le stesso copione, gli stessi atteggiamenti (cristo santo, gli stessi vestiti!) di 25 anni fa, ma evitano egregiamente questo rischio grazie ad un’enorme professionalità, l' affetto strabordante da parte dei loro fans (raramente mi è capitato di percepire tanta passione da parte del pubblico per un artista) e un compito portato fino in fondo con determinazione, senza fronzoli o cedimenti. Non hanno bisogno di recuperare il vecchio sound, come fanno ciclicamente loro illustri colleghi che nel tempo hanno diversicato l'approccio con l'hard rock, perchè non l'hanno mai abbandonato. Portano in giro il loro greatest hits live (ma non hanno mai acettato di pubblicare una raccolta, in nome dell'unicità degli album che li porta di conseguenza a non vendere mp3 su i-tunes) aggiungendo di volta in volta qualche brano per promuovere il nuovo disco.
Poi certo, avere un repertorio come il loro aiuta mica poco, eh.

In ultima analisi, il vostro fedele cronista si è divertito assai, ha cantato, ballato, partecipato diligentemente a tutti i cori da stadio proposti dalla band e perfino trovato una maglietta con il logo AC/DC della misura di Stefano. Cosa chiedere di meglio ad un rock and roll circus?


Rock and roll train e il suo cartone animato introduttivo, registato dalla data di Milano del 19 marzo:



La setlist della serata:

1. Rock'n'roll Train
2. Hell ain't a bad place to be
3. Back in Black
4. Big Jack
5. Dirty Deeds
6. Shot Down in Flames
7. Thunderstruck
8. Black Ice
9. The Jack
10. Hell's Bells
11. Shoot to Thrill
12. War Machine
13. Anything Goes
14. You Shook Me All Night Long
15. TNT
16. Whole Lotta Rosie
17. Let there be Rock
18. Highway to Hell
19. For Those About to Rock

venerdì 20 marzo 2009

Quanno ce vò...


L'Inps può aspettare

Mi fischiano ancora troppo forte le orecchie, per pensare di mettermi a scrivere del concerto degli AC/DC (ma serve scrivere recensioni dei concerti degli AC/DC?!?). Comunque vorrei tranquillizzare Lisa (e Livio che li vedrà domani), che ironizzava sulla loro età, non è andata così:










ma così:


giovedì 19 marzo 2009

Stasera


I’m a rolling thunder, a pouring rain
I’m comin’ on like a hurricane
My lightning’s flashing across the sky
You’re only young but you’re gonna die

I won’t take no prisoners, won’t spare no lives
Nobody’s putting up a fight
I got my bell, I’m gonna take you to hell
I’m gonna get you, satan get you

mercoledì 18 marzo 2009

Il diavolo e l'acqua santa


Cosa ci può essere di più adeguato, da affiancare ad un impresa che si chiama Satanelli, e che ha come mascotte un diavolo? Ma l'onnipresente Padre Pio, naturalmente. Hai visto mai che qualche automobilista sprovveduto ti scambi per un miscredente?

martedì 17 marzo 2009

Earlismi


Il 12 maggio esce il nuovo disco di Steve Earle, tributo all'amico Townes Van Zandt (notizia anticipata qui).

Nell'album suonano anche la moglie Alison Moorer, Tom Morello e i Blugrass Dukes.

E' possibile ascoltare in anteprima le tracce Lungs e Pancho & Lefty su la pagina di myspace di Steve: http://www.myspace.com/steveearlemusic


Il figlio Justin Townes , che ha partecipato alla registrazione del disco di papà, ha intanto dato alle stampe il suo secondo lavoro, Midnight at the movies, all'insegna di un folk swingato interessante e dotato di buon songwriting.



A questo punto si attende solo il nuovo lavoro della moglie di Steve, la splendida Alison Moorer a completare il family affair di casa Earle.



Spotlight on

Vi segnalo il blog di Chiara Meattelli, giornalista free lance per Rolling Stone Italia e Buscadero. Molta musica al fuoco e uno stile che ho apprezzato. Nel post più recente segnala una tale Soap&Skin che fa un pop davvero... estraniante.

James strikes back


Dopo una gestazione lunga otto anni, a settembre di quest'anno uscirà finalmente la terza e ultima parte dell' America underworld trilogy di James Ellroy.

Mi sono reso conto di aver citato spesso questo autore sul blog, parlando dei libri altrui (sopratutto parlando di Genna...) ma di non avergli mai dedicato un post, il che è abbastanza clamoroso, visto che si tratta del mio scrittore favorito.

Beh, un pò mi giustifica il fatto che dal 2001 a oggi James non ha pubblicato praticamente niente. Robe brevi, supervisioni a raccolte di racconti altrui, short tales sui men's magazine.
Ma d'altro canto lui non è mai stato uno da un libro l'anno. Si è sempre preso il suo tempo, ricompensando le attese dei lettori con produzioni mai banali.

Fino ad American Tabloid (1995) il suo stile è sempre andato in crescendo. Partito con il genere Serial Killer per poi abbandonarlo con netto anticipo rispetto alla moda imperante, ha scritto, prima la trilogia di Hopkins il pazzo, sergente moolto particolare della LAPD, poi la quadrilogia di Los Angeles: quattro volumi in cinque anni, forse il suo periodo più prolifico e il più premiato dal pubblico (Dalia Nera e LA Confidential già tradotti per il grande schermo e White Jazz in arrivo; mancherebbe solo Il grande nulla che, guarda un pò, è il mio favorito).

A seguire lo struggente e introspettivo I miei luoghi oscuri, diviso in due parti, la prima è un'autobiografia al fulmicotone e la seconda narra le indagini postume, condotte insieme ad un detective della omicidi in pensione, sull'assassinio della madre, uccisa quarant'anni prima e assunta a vera musa ispiratrice di tutta la produzione ellroyana.

Infine il suo capolavoro, un romanzo storico prodotto dopo anni di ricerche: American tabloid: prima tappa dell' American Underworld Trilogy. La seconda, Sei pezzi da mille, per la prima volta registra un leggero appannamento creativo e stilistico. Sarà forse per questo che si è preso tutto il tempo necessario per completare la terza, dal titolo già comunicato alla stampa, di Blood's a rover.

Ancora qualche mese.

sabato 14 marzo 2009

Che cosa vedi?


La grande attesa per molti fans del fumetto di vedere il film sui Watchmen, era seconda solo alla proccupazione che la trasposizione non rendessa giustizia alla monumentale graphic novel di Moore e Gibbons (ne avevo parlato qui).

Potrei fare il fenomeno ed affermare che basterebbero da sole le immagini sui titoli di testa, accompagnate dalla versione originale di The times they're a changin' di Dylan, per dissipare, con ancora due ore e mezza di film da vedere, ogni dubbio. Non sarebbe corretto. E comunque sbaglierei per difetto.

Il film di Zack Snider segue pedissequamente lo svolgimento della narrazione originale, conservando per buona parte anche le battute (e sarebbe stato un delitto fare altrimenti) delle tavole illustrate. La scelta è felice e quasi obbligata, oltre a seguire, in ordine di tempo, la stessa intuizione alla base delle realizzazioni cinematografiche di Sin City e 300 (dello stesso Snider).

Non mi dilungo molto sulla storia, che si svolge in un'America alternativa, a metà anni ottanta, sotto il quinto mandato Nixon e con il pericolo più che mai concreto di una guerra atomica con l'Urss. Le due super potenze si misurano quotidianamente in un Risiko mortale, studiandosi e spostando truppe e armamenti come fossero soldatini di plastica.

Gli americani avevano avuto negli anni quaranta un gruppo di Super Eroi, colorati e inverosimili, come quelli realmente pubblicati ad esempio dalla Timely Comics e in seguito dalla Marvel Comics. In questo collettivo militavano, tra gli altri, il Comico (violento, fascista e invischiato in tutte le attività sporche della Cia) e Spettro di Seta, super eroina che diventerà madre di Spettro di Seta 2, che farà, insieme al Comico, da anello di congiunzione dai Minutemen alla nuova coalizione di super esseri del ventesimo secolo. I Watchmen appunto. La storia del film si svolge dopo il ritiro dalle scene anche di questo secondo gruppo, avvenuto per decreto legge.

Sono i personaggi a fare la differenza nella graphic novel di Moore e nel film di Snider. Diversamente da quanto accade nel fumetto e nel cinema supereroistico, nel quale il bene è ben distinto dal male, qui, anche a fronte di figure e azioni raccappriccianti, il contesto della storia spinge lo spettatore a chiedersi, se, il loro fine, l'obiettivo delle loro terribili gesta, non giustifichi in qualche modo i mezzi usati per raggiungerlo.

Il Comico è l'AmeriKa. Quella che rovescia le repubbliche socialiste in centro america, che uccide i dissidenti, che considera comunista chiunque non sia repubblicano, quella che si arroga il diritto di fare lo sceriffo del mondo. Armi e potere. Il diritto della forza.
Il Dr. Manhattan è un essere quasi divino. A seguito di un tremendo incidente ha acquisito poteri infiniti (tributo alle origini del 90% dei super eroi classici); se ne va in giro nudo (anche se è blu e risulta poco umano, non capita tutti i giorni di vedere mostrato al cinema con questa frequenza un nudo integrale maschile ), ha il potere di salvare tutti, ma filosofeggia sulla giustezza di farlo, sull'effettiva importanza di salvare il genere umano ("The existence of life is a highly overrated phenomenon").

Rorschach è uno psicopatico.Un uomo alla deriva, guidato solo dalle sue intransigenti regole, un'infanzia miserabile, una vita salvata (se di salvataggio si può parlare...) dalla violenza, dal male scelto come nemesi, da una lotta psichedelica contro le bugie e per la verità. Contro qualunque mediazione e compromesso ("anche di fronte all'apocalisse"). Dalle tavole alla pellicola, resta il mio character preferito.
Ozymandias, "l'uomo più intelligente del mondo", e a capo di un impero finanziario sterminato. Lucido, arrogante, presuntuoso. Ha scelto di ispirarsi, da quando restò da ragazzino orfano di entrambi i genitori, ad Alessandro Magno. Un megalomane con un piano megalomane.

Altra differenza epocale tra i Watchmen e il genere supereroistico tradotto su grande schermo è l'importanza dei dialoghi. In questo film è bene non distrarsi mai. Oltre ad alcune battute meravigliose (il super eroe idealista Gufo Notturno chiede al cinico Comico, durante un intervento in alcuni violenti disordini di strada, : "che fine ha fatto il sogno americano?", e quello gli risponde seccato, mentre con noncuranza spara in testa ad un manifestante disarmato : "che fine ha fatto il sogno americano?!? Lo stiamo vivendo. Si è realizzato!") si perderebbero anche tracce determinanti per capire il contesto politico in cui si muove la storia ( Nixon che fa cancellare la norma che impedisce ad un presidente di ricandidarsi dopo il secondo mandato, il Comico che dichiara di aver ucciso Bernstein e Woodward, i due giornalisti che nel mondo reale fecero scoppiare con le loro inchieste lo scandalo Watergate, portando di fatto Nixon alle dimissioni).

C'è da notare come la produzione, se da un lato ha optato per un cast di volti poco noti ( fatta eccezone per Carla Gugino), dall'altro non ha certo lesinato risorse per i diritti d'autore sulle musiche, visto che la colonna sonora è composta esclusivamente da grandi classici e grandi intepreti. Simon & Garfunkel, Leonard Coehn, Nat King Cole, Jimi Hendrix scandiscono le fasi cruciali del film, e assumono a co-protagonisti della narrazione, con connubi riusciti tra musica (parole) e immagini. La parte del leone la fa Bob Dylan che partecipa direttamente (sui titoli di testa) e indirettamente (a metà film e sui titoli di coda) con le sue All along the watchtower e Desolation row interpretate rispettivamente da Hendrix e dai My chemical romance.

Ma The Watchmen (comics e film) si toglie anche lo sfizio di rispondere alla domanda che tutti i lettori di fumetti di super eroi si sono posti, una volta raggiunta l'adolescenza, come faranno l'amore questi super dudes? Come usano i loro poteri sotto le lenzuola?

Le immagini ci mostrano l'essere pressochè onnipotente, Dott. Manhattan mentre si sdoppia in tre per soddisfare l'amata Spettro di Seta II, che successivamente si concede, in stivale di pelle nera lucido, al Gufo Notturno, nella scena più hot della pellicola.

Spiace quasi che un prodotto così possa essere visto da un pubblico disattento e superficiale. Sono in molti a comprare il biglietto aspettandosi qualcosa che ricalchi le recenti produzioni supereroistiche per il cinema, per poi annoiarsi rumorosamente e fare commenti idioti nelle fasi più introspettive del film o sul pene del Dr. Manhattan.

Sono considerazioni da fan, lo so. E penso che sia proprio a loro che questo film si rivolge. Astenersi perditempo, verrebbe quasi da dire.

venerdì 13 marzo 2009

Ancora The wrestler

Per i die hard fans di questo film, anche l'amica Lisa si è cimentata in una recensione che amplia gli spunti di discussione su The wrestler.

http://onemoregig.blogspot.com/2009/03/il-corpo-wrestler.html

Beautiful agony

Da Repubblica on line scopro questo sito in cui simpatiche persone, magari solo un pò esibizioniste, postano video delle loro espressioni facciali durante un orgasmo provocato da auto erotismo.
Tra potenziali attrici e attori porno, molte facce buffe, curiose, contratte. Un concentrato di gente normale.
Una curiosità: la presenza prevalente è femminile...

giovedì 12 marzo 2009

Nothing special

Anche quest'anno (credo sia il quarto a fila), usciamo dalla Champions League ai primi di marzo, proprio quando il gioco si fa interessante. Questa volta almeno lo facciamo contro una squadra davvero forte e bella da vedere, il Manchester United, dopo una partita in cui a tratti gli abbiamo fatto una gran paura e durante la quale abbiamo creato molto (anche loro, neh) e colpito due legni (di cui uno clamoroso).

Non voglio scrivere banalità del tipo usciamo a testa alta, nei due confronti bisogna considerare anche quello dell'andata a Milano in cui siamo stati dominati e il risultato più giusto sarebbe stato una loro vittoria, però insomma, il concetto è quello lì.

Concludo con un paio di considerazioni, fa piacere vedere l'Inter giocare un ottavo di Champions contro la squadra più forte del mondo, con in campo due ragazzi diciottenni e che nonostante tutte le sue scene da gangster del rap, non riesco a provare che tenerezza per il gigante bambino Mario Balotelli (nella foto mentre dice a Cristiano Ronaldo: "this is not a swimming pool!").

mercoledì 11 marzo 2009

Ram Jam!



"The only place I get hurt is out there. The world don't give a shit about me."
Randy 'The Ram' Robinson

Randy "L'Ariete" Robinson si definisce un wrestler professionista, in realtà il suo apice l'ha vissuto vent'anni indietro, nel 1989, con un match memorabile disputato al Garden di New York contro la nemesi cattiva di un lottatore chiamato l'Ayatollah.

Oggi Randy vive di incontri "amatoriali", organizzati dove capita, di fronte a poche decine di spettatori.
Splendida in questo senso la scena iniziale del film, con lui seduto in uno spogliatoio ricavato da un aula d'asilo, tra giocattoli, piccole sedie e lavagne, dopo un combattimento si era svolto nella palestra della scuola.

Il film fa conoscere al pubblico europeo il sottobosco di un'attrazione, il wrestling, considerato da molti alla stregua di un circo, e che qui viene invece raccontato come uno sport fatto sì di spettacolo, ma anche di fatica, sudore, sofferenza e dolore.
Con un campionario di umanità varia che si veste con calzamaglie colorate e si nutre di anabolizzanti, che si conosce e si sostiene a vicenda, che concorda mosse e andamento degli incontri, che sul ring ha un ruolo preciso, da buono o cattivo, e che di conseguenza viene amato o detestato dal pubblico per la parte che recita.

Randy è un'istituzione tra wrestler locali. Il suo è sempre l'incontro principale del cartellone, vince regolarmente contro lottatori che interpretano figure negative, è rispettato e benvoluto da chiunque faccia parte di quel giro.
Dal punto di vista personale però è alla deriva. Solo, sempre al verde, quando riesce a pagare l'affitto vive in una casa mobile, altrimenti passa le notti nel suo mini-van, non ha amici veri, non ha futuro. Tira a campare con le gare di wrestling amatoriali, attraverso gli incontri organizzati coi fans e con un lavoro precario da magazziniere.

Ogni minuto della vita di Randy sembra difficile e doloroso, respirare, mangiare, svegliarsi, cercare di crearsi degli affetti, cambiare la sua esistenza. Questo concetto è espresso in modo efficace dalla frase in apertura di post (recuperata da Ale che ha visto il film in lingua originale). Non c'è spazio per l'Ariete nel mondo reale, è un uomo che vive costantemente nel passato, che la società ha da tempo espulso comportandosi come fanno gli anticorpi con i virus.

Tutto, nel mondo di Randy, è fermo al suo momento di gloria e agli anni ottanta: l’hair metal, le cassette che usa per ascoltarlo, i suoi vestiti, la sua auto, i suoi capelli. E la realtà degradata in cui vive sembra assecondarlo, in tutto il film non si vede un solo cellulare, un computer moderno, o un qualunque segno del progresso tecnologico che si mostra attraverso gli status symbol attuali.

Randy si gioca le ultime carte per cercare una vita normale con l'amica ballerina di lap dance Pam (una bravissima Marisa Tomei ) e tentando di riavvicinarsi alla figlia che non vede da anni (Evan Rachel Wood, che invece non mi ha convinto). Dall'esito di questi drammatici confronti si decide il suo destino.

Le vicende di Randy ci vengono mostrate attraverso l'uso sgranato della pellicola, attraverso riprese che ricordano a volte quelle dei documentari verità, con la camera alle spalle del protagonista, che lo accompagna, quasi lo spinge, nel suo incedere insicuro.

Tanto era l'interesse per The Wrestler, film della risurrezione di Mickey Rourke, che ho letto un numero tale di recensioni e articoli, da non essere certo di poter dire qualcosa di veramente mio, adesso che l'ho finalmente visto, mi perdonerete spero se nel recensirlo qualche concetto già espresso da altri mi possa esser rimasto appiccicato alla tastiera. Nonostante tutta la roba che ho letto comunque, il piacere della visione, l'emozione che ho provato vedendo alcune scene, non ne ha affatto risentito. A tratti la simbiosi tra Mickey e Randy è impressionante.

Fatti due conti, l'incontro che ha segnato l'apice della carriera di Randy Robinson, il wrestler protagonista del film, è del 1989. In quell'anno Mickey Rourke chiudeva la fase più luminosa della sua carriera con due film importanti (Johnny il bello di Walter Hill e Ore disperate di Cimino) prima di precipitare in una micidiale spirale autodistruttiva: difficile pensare a questa analogia tra l'attore e il personaggio che recita nella pellicola di Aronofsky, come ad una casualità.

Forse non sarebbe stato giusto dare l'Oscar a Rourke per la recitazione in questo film, in effetti, non è che si può parlare di una prova d'attore epocale.
L'ex divo delle ragazzine ai tempi di 9 settimane e 1/2 non recita un personaggio, porta sul grande schermo se stesso, senza vergognarsi della sua faccia quasi deforme, della sua inespressività, delle sue ferite ben visibili nel corpo e penso anche nello spirito .

Alla fine, chi se ne fotte del premio di una giuria di rotti in culo: Mickey The Ram Rourke ha schienato i suoi demoni, ed è sopravvissuto per raccontarlo. E a culo tutto il resto.

lunedì 9 marzo 2009

Hi-Fi, Lo-Fi, Mp3 e Steven Wilson...

Qualche spunto per alimentare la discussione sul detrimento della qualità sonora portato dalla musica ascoltata attraverso i files in bytrate (mp3 su tutti). Posto alcuni contributi copiati da rockol, che partono da esperimenti scientifici fatti su giovani ascoltatori, e finiscono con il pensiero piuttosto radicale di Steven Wilson, leader degli ottimi Porcupine Tree, che ha scelto un modo abbastanza originale e controcorrente per promuovere il suo debutto solista.

Il dibattito, ormai, dura da quando il formato mp3 ha iniziato ad avere una certa diffusione presso gli amanti della musica è l'iPod è esploso sui mercati internazionali: cosa vogliono, realmente, gli ascoltatori? Un riproduzione nitida ma "calda", con suontuosi rullanti, bassi profondi e una ricca apertura di frequenze che lasci trasparire in tutta la sua bellezza la trama sonora e le dinamiche di esecuzione? Non esattamente, almeno secondo gli esiti di una ricerca condotta dal professor Jonathan Berger dell'università di Stanford: su un campione di studenti sottoposti ad un blind test che prevedeva l'ascolto di brani musica in alta e in bassa risoluzione, la maggioranza degli interrogati si è espressa in favore della riproduzione per così dire in lo fi. Una sorpresa? Neanche tanto, asserisce Berger. "I ragazzi ormai sono abituati a fruire la musica sui riproduttori portatili: il sound più 'sottile' e meno definito di questo tipo di fruizione gli è ormai familiare, e lo preferiscono a quello ad alta fedeltà effettuato, ad esempio, su un buon inpianto stereo. Addirittura, gli stessi studenti che si sono espressi in questo modo trovano il suono del vinile - quello in genere preferito dagli audiofili - 'artefatto'".Un rischio, quello del sensibile abbassamento soglia di tolleranza qualitativa presso il grande pubblico, già espresso da Steven Wilson nel corso di una recente
intervista , che attraverso filmati come questi






chiarisce in modo piuttosto esplicito la sua posizione nei confronti dei lettori mp3...

giovedì 5 marzo 2009

MFT, Marzo 2009

Tanta, troppa roba. Il tempo da dedicare all’ascolto è quello che è, qualcosa sta esaurendo la sua parabola, altra è in forte ascesa.
Questa è la musica che mi gira intorno in questo inizio di marzo 2009.


ALBUM

Cesare Cremonini, Il primo bacio sulla luna
AA/VV, Il paese è reale

Roberto Angelini, La vista concessa
Tom Petty and the Heartbreakers, Wildflowers
The Bronx, III
U2, No line on the horizon
U2, The joushua tree – Live in Paris
U2, Wide awake in America
Motorhead, Aces of spades
The Derek Trucks Band, Already free
Gli amici di Roland, omonimo
Nada, Live Stazione Birra
Ministri, Tempi bui
Chopin, Notturni
Bruce Springsteen, Working on a dream
Estere, Strega
Franz Ferdinand, Tonight: Franz Ferdinand
Hank III, Damn right rebel proud
Dan Auerbach, Keep it hid

The Killers, Day and age
Ron Franklin, City lights

Wavves, omonimo
Gaslight Anthem, The ’59 sound
Amadou & Mariam, Welcome to Mali
Little Angels, Little of the past
Heart, These dreams

Jonathan Byrd, The law and the lonesome




Loose tracks

I don’t know, Hank III
The fallen, Franz Ferdinand
Dangeroux, IAM
That’s not my name, Ting Tings
Back to the river, Susan Tedeschi
Enemy mind, The Bronx
I like to move it, Will. I. Am
Africa, Amadou & Mariam
Galveston bay, Jonathan Byrd
Il paese è reale, Afterhours
25 minutes to go, Johnny Cash
Screams in the ears, Bill Fay
I defy, Joan as the policewoman feat. Antony


Libri e Visioni

Finito Dexter, e Underground di DeLillo prende polvere sul comodino


La voglio anch'io una base a Vicenza




Davvero convincente il terzo lavoro (dopo un album ed un EP) dei milanesi Ministri. Un disco che alterna violente scariche quasi hard core, a pezzi più lenti, stop and go improvvisi e inserti di musica etnico/popolare molto efficaci e suggestivi. Su tutto una tensione, una rabbia che è denominatore comune di tutto il lavoro.

Devono molto agli Afterhours i ragazzi, anche se a livello di liriche (seppur ottime) forse sono ancora un pò inferiori al gruppo di Agnelli, mentre hanno qualcosa in più in fatto di immediatezza.

Si sente che è stato fatto un lavoro di produzione più accurato, rispetto all'esordio del trio milanese, magari i fan della prima ora potevano pensare che questo rischiava di levigare troppo la forza espressiva dei Ministri, ma a me sembra che il pericolo sia scongiurato. Il disco ha un suo equilibrio, tra momenti di forte impatto tellurico e altri più riflessivi.

Quando si lasciano andare i ragazzi sono devastanti.
Bevo, la traccia numero due, ha un controcanto che dal vivo immagino funzionare alla grande, il testo poi è molto intelligente e lontano dagli stereotipi del sex, drugs and rock and roll.
Lo stesso discorso vale per Diritto al tetto, e per la geniale Vicenza, forse il pezzo più violento, in cui viene liberata tutta l'incontenibile energia della band.
La faccia di Briatore è divertente e necessaria, mentre il pezzo che ho trovato più convincente a livello di liriche è il conclusivo Ballata del lavoro interinale, dove i Ministri riescono a rendere, senza slogan banali , la condizione precaria dei lavoratori (giovani e non ) italiani. Riporto un passaggio di questo piccolo capolavoro degli anni zero.


Rimango ancora un altro autunno al massimo
Che cosa mi costa aspettare che spiova
C'è sempre di peggio dietro l'angolo
La guardia giurata
Il secondo pilota
Il ladro di ortiche
Il vice questore

Pagami
Ci vuol poco a scordarsi da dove eri partito
E per cosa
Ti eri tappato il naso

Ora pagami
Non ha senso più chiamarti padrone
Se son qui
E' soltanto perchè non ho forze
Per andare altrove




mercoledì 4 marzo 2009

I super de noartri

Leggete questo post dell'amica Lisa. Perchè a noi italiani Batman, Spiderman e Hulk ci fanno una pippa!

martedì 3 marzo 2009

Le prime grida di un vulcano


Sarà che l'umore in questi periodi è piuttosto scuro, sarà la mia componente melanconica che periodicamente esce fuori, sarà che le cose stanno andando male un pò su tutti i versanti, ma mi ritrovo dentro Vulcano, la canzone di apertura del nuovo disco di Roberto Angelini.
Anche il resto dell'album, nonostante i pochi ascolti, lo stile vagamente alla Tiromancino, e qualche rima baciata di troppo, sta crescendo.


Vulcano

Tu mi vedi sorridente
pensi che sia felice
ma non hai capito niente
tu mi guardi in superfice.

Se potessi dare voce alla mia anima
scapperesti lontano
come si fugge rapidi alle prime grida
di un vulcano.

Chissa’ se saro’ mai pronto abbastanza..
Per finire tutto quello che mi manca
reagire all’occorrenza
e dire no se non mi importa.

Ho ingoiato il rospo
e ho trattenuto il vomito a stento
ora sono stanco e mi dispiace
ho reagito d’impulso.


Ma ho vestito dei miei sorrisi migliori
anche i momenti piu’ difficili
l’ho fatto perche’pensavo di proteggerti.

Chissa’ se saro’ mai pronto abbastanza
per finire tutto quello che mi mancare
agire all’occorrenza
e dire no se non mi importa.

Ed essere me stesso sempre
in ogni mia debolezza
senza paura di ferirti
o di non essere all’altezza.

Si sale cosi’ piano
per precipitare in fretta.
Chissa’ se saro’ mai pronto abbastanza
per finire tutto quello che mi manca
reagire all’occorrenza
e dire no se non mi importa.

Ed essere me stesso sempre
in ogni mia zona d’ombra
senza paura di ferirti
o di non essere all’altezza

Ma che freddo fa...

Per concludere degnamente il post sullo sciopero nei trasporti pubblicato poco sotto,ecco cosa è successo alla nostra astensione di quattro ore prevista per domani: dopo aver espletato tutta la procedura, fissato la data, essere passato indenne dai burocrati della Commissione di Garanzia, con le bandiere e i fischietti pronti e i lavoratori caldi, arriva un Ministro della Repubblica qualunque, e fregandosene del fatto che hai rispettato la legge per proclamare la tua agitazione, ti sposta l'astensione a data da destinarsi.
Così, perchè lui può. Ha il diritto della forza di cui ho già scritto.
E non è ancora entrata in vigore la legge nuova, eh...

La cosa che mi fa più incazzare è che sono troppo vecchio e troppo poco coraggioso per andarmene, da sto paese di Berluschini.

lunedì 2 marzo 2009

Estere, intervista esclusiva!

Per quei pochi che non lo sanno, gli Estere sono la band dell'amico Livio aka lafolle, co-blogger di Ale sul blog più citato da bottle of smoke.
L'idea di un intervista è nata quasi per gioco, sul forum, qualche mese fa, ma c'è voluta l'uscita del loro ultimo lavoro, Strega, per concretizzarla.
Nel preparare le domande ho cercato di trarre ispirazione dalle sensazioni che mi dava la musica del gruppo e dalle tonnelate (per difetto...) di riviste musicali lette nella mia vita.
Grazie agli Estere per la disponibilità, per le risposte mai banali e perchè, no, per la professionalità.
Grazie ad Ale per i suoi suggerimenti.


Gli estere sono attivi dal 2004 giusto?

Si, io e Sbresi siamo stati i fondatori, si sono avvicendati poi alla batteria varie persone fino all'arrivo di Feo nel 2006 e nel 2008 si è aggiunto Davide il nostro nuovo cantante.


Avete pubblicato quattro dischi e suonato un significativo numero di concerti. A che punto possiamo dire che sia la vita artistica del gruppo?

E' come se fossimo all'inizio, abbiamo fatto ancora poco, qualche bella esperienza dal vivo insieme a gruppi più noti di noi che ci ha fatto emozionare, ma vogliamo fare ancora molti altri concerti e altri dischi, stiamo lavorando e cercando un nostro stile.

Come è maturata la scelta di allargare il gruppo ad un quarto componente ?

Abbiamo iniziato a comporre brani che richiedevano una voce più espressiva della mia, che potesse essere all'altezza della musica, anzi , se possibile migliorare definitivamente la resa dei pezzi. Io non ero e non sono un cantante ero solo la voce del gruppo, ci serviva un cantante anche per non avere troppi limiti melodici. E poi in 4 ci si diverte molto di più.

E’ vero che prima di arruolare Davide il gruppo ha rischiato di sciogliersi per i vostri rispettivi impegni?

No. C'è stata solo un pò di stanchezza perchè la ricerca del cantante è stata veramente lunga.

Come avviene il processo di creazione di un pezzo?

Di solito io e Sbresi scriviamo in acustico una traccia del brano e la portiamo in sala, testo, melodia e soprattutto un 'idea dell'atmosfera del brano, poi iniziamo a suonarla tutti assieme cercando di seguire ognuno il proprio istinto iniziando contemporaneamante ad arrangiare il pezzo. Ultimamente anche Davide e Feo stanno portando idee sia per i testi che per le melodie che poi cerchiamo di sviluppare assieme.


Il marchio di fabbrica dei vostri testi mi sembra sia un uso della lingua italiana con un particolare gusto per il surreale, l’alliterazione, i diversi significati di un’espressione. Sei d’accordo con questa descrizione, e chi è l’autore dei testi?

I testi sono per ora quasi tutti miei e di Sbresi. Non sono d'accordo sul fatto che siano surreali, intesi come fuori dal reale, potrebbero invece essere surrealisti intesi come al di fuori di preoccupazioni estetiche e morali, siamo liberi di dire ciò che vogliamo nel modo che vogliamo.
Io spesso descrivo, come in un quadro, una situazione reale, che vedo davanti ai miei occhi, come in duello sul porto di livorno o una situazione sentimentale come in porpora o in il pretesto.
Sbresi invece usa molto la metafora per descrivere un sentimento come in blu che è un inno alla noia.


Come è cambiato il tuo approccio allo strumento, dal momento in cui non devi più cantare, e ti ci puoi concentrare in esclusiva?

L'approccio non è cambiato molto, in generale quello che si sente è lo stile con cui suono, ora sono solo più libero di complicare le parti di chitarra anche sotto la voce, di spaziare sulla tastiera, che però è tanto libberatorio!

Avete sempre registrato in presa diretta, è solo un opzione dettata dalla necessità dettata di ottimizzare i tempi in studio, oppure è anche una scelta artistica?

Necessità di ottimizzare i tempi, anche se si percepisce probabilmente di più lo spirito del pezzo suonato dal vivo che è molto rock.
Registrare separatamente gli strumenti però migliora nettamente la qualità sonora oltre che permettere sovraincisioni che potrebbero migliorare l'arrangiamento del brano.

Tornando per un attimo ai vostri primi lavori, chi è maria lafolle?

Marialafolletuttoattaccato siamo noi estere, sono io, sono i giovani che hanno la verità dentro di sè e la vomitano sugli altri, sono le persone che non si arrendono.

E perchè il duello della canzone si svolge sul porto di Livorno?

Duello sul porto di Livorno è il nostro piccolo tributo a questa città e alla sua scena musicale. livorno è affascinante, odora di vita ed esperienze ed molto ironica. io sono particolarmente affezionato alla poesia del poeta piero ciampi e al rock de lenostrescimmie un grande gruppo rock degli anni 90.


Spesso abbiamo parlato della situazione della musica dal vivo in italia; la maggior parte dei locali sembra offrire spazio quasi esclusivamente per le cover band, che infatti si moltiplicano come un infezione per la quale non è ancora stata trovata la cura. E purtroppo sembra che il pubblico preferisca vedere la centesima cover band di Vasco Rossi piuttosto che musica originale. Qual è il punto di vista di una band come gli Estere, che da sempre porta in giro un progetto autonomo ?

Vari punti, quello del musicista che vuole suonare la propria musica perchè ne ha bisogno, anche se capisco che non tutti i musicisti possono o vogliano o si sentono in grado di scrivere qualcosa di originale e avere la necessità di fare sentire la propria musica a qualcun altro , tanti musicisti amano suonare i pezzi di Vasco, ma anche degli U2 e dei Rolling Stones e magari lo fanno anche bene e preferiscono andare sul sicuro. noi preferiamo la voglia di rischiare.
Per molti gestori di locali, di solito l'importante è che porti gente a mangiare il panino e bere la birra e per loro puoi anche fare un concerto di rutti... Per fortuna però a milano ci sono anche gestori che rischiano facendo suonare musica diversa.
Tante persone però vogliono andare a sentire la canzone che possono ballare o cantare perchè già la conoscono... Anche se negli utlimi tempi, forse grazie al passaparola su internet, vedo locali riempirsi per gruppi anche non molto conosciuti ma che fanno un' ottima pubblicità all'evento, facendo felici anche i gestori dei locali immagino...
Comunque io a vedere una cover band di qualsiasi gruppo non mi emoziono.

Come vi è venuta, e come si è sviluppata l’idea di un concept album sui colori che ruota attorno al gioco da bimbi strega comanda colore?

Avevamo scritto, senza secondi fini Blu , Gialla, Verde e intitolando ironicamente Comanda Colore il brano che suonavamo sempre dopo queste tre. è stato poi naturale chiamare l'album strega. Siamo un gruppo con tanti figli, così li introduciamo alla musica!


Avete già in programma alcune date di supporto al nuovo disco?

Si, giovedì 5 marzo alle Scimmie di via Ascanio Sforza, sui navigli.
Suoneremo con gli Audiorama.
Chi non viene lo togliamo dal testamento.


Sappiamo che tu Livio sei un fan di Bob Dylan. Per concludere l’intervista vorrei chiedere ad ogni componente degli Estere di indicare i suoi tre album preferiti di ogni tempo.

Preferiti di ogni tempo è impossibile, io ne dico tre tra tutti quelli che sono stati essenziali per la mia sensibilià musicale:


polaroidiuntuffo - c.o.d.
temple of the dog - temple of the dog
germi - afterhours


per Sbresi:
Diamond dog - David Bowie
Sgt Pepper's lonely hearts club band - The Beatles
Under the table and dreaming - Dave Matthews Band

per Feo:
Absolutely live - The Doors
Ten - Pearl Jam
Metropolis part.2 - Dream Theater


per Davide:
Grace - Jeff Buckley
The white album - The Beatles
Who's next - The Who

Chiuderei con i complimenti all'art director della magnifica copertina di Strega e rinnovando i ringraziamenti a Livio, Sbresi, Feo e Davide.
Ci vediamo sotto il palco...



Estere: sito; myspace. LIVE ALLE SCIMMIE, sui Navigli a Milano il 5 marzo 2009