venerdì 16 gennaio 2009

Il diritto della forza

Vorrei esprimere la mia opinione su due fatti che occupano le prime pagine dei giornali in questi ultimi tempi. Fatti diversissimi tra loro, ma accumunati dalla profonda e netta divisione che hanno generato nella gente, nel mondo politico e nella chiesa.

Parlo dell'operazione Piombo Fuso scatenata da Israele su Gaza, e del caso della povera Eluana Englaro.

Sulla guerra in Palestina, o meglio su come viene commentata, provo disgusto e sconcerto. D'accordo, probabilmente la sinistra deve fare autocritica su come, negli anni di amicizia con Arafat, si sia sempre schierata a favore dei palestinesi. E' un conflitto complesso, e di certo gli israeliani hanno molte ragioni dalla loro, non ultima la quasi impossibilità di stringere accordi con la parte araba di quel tormentato territorio. A Camp David, con Clinton, si era delineata un'intesa più che dignitosa per cercare di chiudere un periodo sanguinario e di vivere in pace, ma ricordo che allora il leader dei palestinesi non siglò il trattato. E poi certo, è difficile sedersi dietro ad un tavolo con un'organizzazione che ha nel suo statuto la tua distruzione, come nel caso di Hamas.

Leggendo le critiche alla trasmissione di Santoro (che in tutta onestà non ho visto), mi sembra però che si stia passando il limite. C'è una verità, al di là del bene e del male. E cioè che un esercito, tra i più forti al mondo sta radendo al suolo un'intero territorio. Non fermandosi di fronte a nulla. Ignorando le regole previste in caso di conflitto. Ignorando gli appelli delle istituzioni mondiali e delle organizzazioni umanitarie. Incenerendo scuole, ospedali, moschee, interi quartieri. Uccidendo fino ad oggi più di mille persone, in grande parte civili. Famiglie. Donne, anziani e bambini.

Sembra ormai che tutti abbiano accettato il fatto che per sconfiggere il terrorismo, non un esercito regolare quindi, ma qualche centinaia di uomini sul territorio, sia lecito bombardare un'intera nazione, trattare la questione come una vera e propria guerra tra due stati. Nessuno si domanda più se è giusto. Anche di questo dobbiamo ringraziare Bush, che avviò questa pratica in Afghanistan, dopo gli attentati dell' 11/9.

A volte ho l'impressione che le superpotenze (ed Israele da un punto di vista militare rientra senza dubbio in questa categoria ) si comportino così semplicemente perchè possono. Hanno il potere per farlo, nessuno si mette tra loro e l'obiettivo e vanno fino in fondo. Il diritto internazionale è solo una bella definizione.

La domanda finale è: porterà la pace questo atto di indicibile violenza? Potranno mai, le vedove e gli orfani di oggi perdonare chi li ha resi tali? O verranno usati dai macellai che li riempiono di tritolo e li mandano a morire?

L'altra vicenda, che purtroppo poteva verificarsi solo in Italia, è la storia di un uomo forte nella sofferenza, e dotato di una grandissima dignità, qual'è Beppino Englaro, papà di Eluana.

Contro la sua decisione di porre fine alle sofferenze della figlia, in coma vegetativo da diciassette anni, si è scagliato un intero mondo politico, ecclesiastico e mediatico. Non voglio tornare sul merito della vicenda ( secondo me è abberrante che si voglia far valere principi cattolici in un paese laico) però la cosa agghiacciante di questa vicenda è che, anche dopo diverse sentenze della magistratura, non potendo più nulla sul piano legale/istituzionale, la nostra classe politica è arrivata alle minacce.

Il socialista (?) Sacconi, come ricordate ha intimato alla clinica di Udine che doveva ospitare Eluana per i suoi ultimi giorni, di recedere da questo proposito, pena, pesantissime ripercussioni per la struttura.

E' di ieri la notizia che le minacce hanno sortito effetto, Eluana non sarà portata a Udine. Si ricomincia daccapo. E' sconvolgente pensare che nel nostro paese chi ha il potere istituzionale possa allegramente infiaschiarse di tre gradi di giudizio emessi da un tribunale dello Stato Italiano, e imporre una volontà di comodo. Chissà per quale ragione poi, un normale cittadino debba invece accettare una sentenza di tribunale a lui sfavorevole.

Come nel caso sopra, lo fanno perchè possono. Ne hanno i mezzi, hanno la forza. Non ci sono altre ragioni. Non è la forza del diritto, ma il suo esatto contrario.



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