venerdì 21 marzo 2008

Atterraggio di fortuna

Qualcuno dovrebbe spiegare ai politici italiani, e soprattutto a Berlusconi, che essere statisti significa anteporre l’interesse dello stato a quelli personali.
Lui, Silvio I, sulla questione Alitalia, dopo esserne disinteressato a lungo, pensando probabilmente "meno male che non è toccata a me", sta sciorinando il meglio del suo repertorio a botte di una dichiarazione al giorno.

Però gli va male, perché tira in ballo BancaIntesa (unico soggetto spendibile nella costruzione dello slogan sull’italianità di Alitalia) e Passera lo smentisce.
Da liberista quale dice d'essere tira poi fuori la soluzione democristiana del prestito ponte (vabbeh che siamo itliani, ma cominciamo ad essere prevedibili pure per i turisti americani che comprerebbero la fontana di Trevi), sconcertando la UE.
Di AirOne ha capito persino lui che è meglio non parlare, e allora gli rimangono solo i cavalli sicuri dei suoi figli, ai quali, un giorno fa sposare le precarie (almeno quelle fighe, spero) e l’altro fa comprare Alitalia.

Sulla questione Alitalia comunque stiamo tutti facendo la solita figura da paese dei cento campanili. Dai sindacati confederali, che scoprono solo ora che ci sono esuberi (avete mai visto grosse fusioni/acquisizioni senza che ve ne siano?), a quelli ipercorporativi dei piloti, che fino a quando avanzava personale non pilota “era un sacrificio necessario alla sopravvivenza della compagnia” e “Air France è la scelta migliore”, e adesso che Spinetta ha scoperto le carte (500 esuberi anche nei piloti) minacciano di far saltare il tavolo.

Tutta questa gente è consapevole del fatto che Alitalia ha pochissimo tempo prima del fallimento o del commissariamento, e allora viene da chiedersi a che gioco stanno giocando.

Il sindacato sa perfettamente, perché fa parte della sua storia e delle sconfitte che ha subito, che ci sono due modi per perdere una vertenza sindacale nelle situazioni di pesanti crisi delle imprese: quando l’azienda compie l’atto unilaterale e licenzia alcuni lavoratori, restando però in piedi e continuando a produrre ed a occupare, oppure quando l’azienda, non trovata mediazione con le parti sociali, chiude e manda tutti a casa.

In questo contesto, si può capire la sfiducia dei francesi, che hanno chiesto prima di cacciare gli euro, l’avvallo del governo uscente, quello della nuova maggioranza, dei sindacati e anche dell’usciere della Magliana, di sua moglie e del suo cane.

Non è mai lecito aspettarsi coraggio e concretezza da Berlusconi, figuriamoci poi durante una campagna elettorale, ma questo paese nel suo complesso, sembra non aver la forza di uscire da questa crisi politica e di valori nel quale è precipitato da almeno una quindicina d’anni.

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