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lunedì 12 gennaio 2015

Ian Christie, Sound of the beast




Se provate a chiedere a dieci metallari quali siano i loro dischi preferiti del 2014, sarete fortunati se nelle diverse liste troverete due-tre titoli in comune. Questo perchè il metal, più che qualunque altro genere, possiede una forte componente soggettiva,  nella quale percezione e sensibilità dell'ascoltatore spesso prevalgono sul (presunto o reale) valore oggettivo dell'opera. Caratteristica questa che si sposa frequentemente con la ricerca spasmodica da parte dei cosiddetti metalheads dei fenomeni underground più reconditi, da custodire gelosamente come una reliquia o, all'opposto,  da esibire come un vanto personale.

Ecco, partiamo proprio da questo aspetto per recensire Sound of the beast di Ian Christie, visto che lo scrittore svizzero usa il fenomeno dei tape traders come perno centrale della narrazione, ricordando come già dalla fine dei settanta eserciti di ragazzi di mezzo mondo alimentavano un sottobosco culturale estremamente ramificato attraverso il frenetico scambio di cassette duplicate, costituendo così, inconsapevolmente, le fondamenta per l'esplosione della musica metal e forgiando il tratto distintivo e fortemente identitario dell'essere metal kid.  Infatti, non solo gli adolescenti potevano ascoltare musica che faceva inorridire i propri genitori, ma questa musica era anche celata ai più e, almeno fino all'emersione pubblica delle band (dinamica che non sempre si verificava), introvabile nei negozi di dischi. In pratica un eccitante linguaggio segreto patrimonio di una tribù variegata e trasversale.

Gli artisti e le formazioni citate da Christie sono innumerevoli, ma un ruolo centrale nella sua visione d'insieme lo rivestono Black Sabbath prima e Metallica poi. Al gruppo di Lars Ulrich, dagli esordi all'imborghesimento, è concesso lo spazio più ampio del libro e qualche indulgenza di troppo relativamente al periodo successivo alla pubblicazione del black album.

Nelle quattrocento pagine che compongono l'opera c'è spazio per tutte le tappe cruciali di questo genere musicale, dai suoi inizi fino all'alba del nuovo secolo. Lo start up dall'Inghilterra con Sabbath prima e NWOBHM poi, lo sbarco negli USA, le fanzine, le prime compilation, il ruolo di MTV, la bigotta offensiva del Parent's Music Resource Center (PMRC), l'espansione mondiale del metal, i dischi di platino, le formazioni metal provenienti praticamente dall'intero pianeta.
Più di tutto emerge chiara la mission dell'heavy metal: suonare più forte, più veloce, più aggressivo, più tecnico, più oltraggioso, più blasfemo, più esplicito, più offensivo di qualunque altra musica esistente. Per fare questo, nel corso degli anni, migliaia di bands (composte spesso da giovanissimi: si pensi ad esempio ai Possessed o ai Death Angel che hanno realizzato pietre miliari del movimento alternando l'attività musicale alla frequentazione del liceo) hanno caricato strumenti e, idealmente, aspirazioni dentro un furgone scassato per raggiungere i posti dove, in quel preciso momento, se si suonava un determinato sottogenere, bisognava stare: la Bay Area di San Francisco per il thrash, la Florida per il death, Hollywood per il glam, Seattle per il grunge o ancora la Norvegia per il black, la Svezia per il melodic death o la Germania per lo speed.

Gli effetti causati dall'ascolto del metal, ovviamente contestualizzati ai costumi delle diverse epoche, non erano così dissimili da quelli che si erano registrati negli anni precedenti con l'avvento di be-bop, blues elettrico e rock and roll. Tutti questi generi avevano una tremenda, scatenante forza innovativa rispetto alla quale l'audience spesso perdeva i freni inibitori. Solo che al posto di isteria, balli convulsivi e movenze provocanti, il pubblico heavy-metal celebra il proprio coinvolgimento attraverso spettacolari esibizioni di stage diving, headbangin' o mosh pit. E ancora, come la musica metal, anche i precedenti generi di rottura dovettero affrontare le reazioni di una società impreparata, chiusa e bigotta che temeva che Charlie Parker, Elvis o Muddy Waters portassero alla dannazione le anime dei propri figli.
Chistie si sofferma anche su questi aspetti, sulle "persecuzioni" (termine che uso nella sua accezione più elastica) dei metallari, che in alcuni momenti e non solo nei paesi in cui erano presenti dittature religiose o politiche, hanno dovuto affrontare le conseguenze di quella che a conti fatti era solo una passione musicale, trovandosi spesso emarginati nei piccoli centri di periferia, obbligati a trattamenti sanitari in istituti psichiatrici e, in alcuni casi, coinvolti di agghiaccianti ingiustizie (il celebre caso dei tre di West Memphis).
 
Il libro è infine arricchito da numerose schede contenenti i titoli dei migliori album divisi per sotto genere e, come chiosa, dei migliori venticinque album in assoluto (ovviamente secondo il giudizio dell'autore).
 
 
Avendo vissuto, seppure in fasi alterne, l'epoca d'oro del metal ho sviluppato abbastanza giudizio critico per non condividere in toto le considerazione espresse da Ian Christie all'interno della narrazione. Al contrario, in più di un'occasione mi sono trovato a dissentire su come venivano illustrati alcuni argomenti (un esempio su tutti il trattamento riservato al glam, liquidato sostanzialmente come stile untrue). Nonostante ciò riconosco il valore dell'opera, una delle poche (almeno tra quelle disponibili in italiano) ad offrire una panoramica ampia e documentale di una scena che continua a rappresentare, anche e soprattutto dal punto di vista delle vendite, una componente essenziale della musica rock.
Se proprio vogliamo, il limite di Sound of the beast sta nei dieci anni trascorsi dalla sua pubblicazione, elemento questo che impedisce al libro di analizzare accuratamente il fenomeno dell'esplosione di internet, del file sharing (solo accennato per la controversia Metallica - Napster) e dei numerosi spazi che il web dedica all'heavy metal.
Ecco, un'appendice all'opera sarebbe quanto mai opportuna e gradita.
 

mercoledì 31 dicembre 2014

MFT, dicembre 2014

MUSICA

Ultimo giorno dell'anno, tempo di bilanci. Mi soffermerò più in là, nel post sui migliori dischi dell'anno, sulle ragioni che mi hanno portato ad ascoltare, nel corso del 2014, un numero di album nettamente inferiore alla media degli ultimi anni. Oggi mi limito alla consueta lista di ascolti del mese, segnalando l'interessante elenco di uscite annunciate per le prime settimane del 2015, che vedono tra gli altri: Gang, Sangue e cenere (nuovo full lenght di inediti dopo quattordici anni); Blackberry Smoke, Holding all the roses; Steve Earle, Terraplane; Waterboys, Modern blues; Decemberist, What a terrible world, what a beautiful world; Bob Dylan, Shadows of the night (composto da cover di Frank Sinatra!); Thunder, Wonder days.
Insomma dài. Ci sarà di che fremere ed appassionarsi.

Blackberry Smoke, New honky tonk bootlegs
Blackberry Smoke, The Whippoorwill
AC/DC, Rock or bust
Ben Vaughn, Road trip
Garth Brooks, Man against machine
Mariachi el Bronx, III
John Mellencamp, Plain Spoken
Pierpaolo Capovilla, Obtorto collo
Lucinda Williams, Down where the spirit meets the bone

VISIONI

Dopo la conclusione della saga Sons of Anarchy e della prima di Les Revenants ho tirato un po' il freno dei serial, accantonando la quarta di Homeland e la terza di Mad men. Mi piacerebbe recuperare e chiudere con I Soprano e The Wire, autentici masterpiece dei quali mi mancano solo le stagioni conclusive. Avrei voluto tenerle da parte ancora un po' e gustarmele nei periodi di magra, ma è troppa la preoccupazione di incappare in spoiler.

LETTURE

Grandi soddisfazioni dall'ottimo The sound of the beast, di Ian Christie che traccia la parabola dell'heavy metal dagli esordi dei sessanta ai giorni nostri.



giovedì 3 marzo 2022

MFT, gennaio - febbraio 2022

ASCOLTI

Spiritbox, Eternal blue
Employed to serve, Conquering
Mammoth WVH, ST
Smith/Kotzen, ST
Sonny Rollins, Saxophone colossus
John Mellencamp, Strictly a one-eyed Jack
Eddie 9V, Little black flies
Brandee Younger, Somewhere different
Charlie Parker, The complete Savoy and Dial master takes
Battle Beast, circus of doom
Agent Steel, No other godz before me
Wovennest, Temple
John Coltrane, Ballads
Charles Wesley Godwin, How the mighty fall
Bruce Springsteen, The legendary 1979 No Nukes concerts
Be'lakor, Coherence
Dave Gahan, Imposter
Neil Young & Crazy Horse, Barn
Volbeat, Servant of the mind
Miles Davis, A tribute to Jack Johnson
Mike and the Moonpies, One to grow on
Hayes Carll, Get it all
Touch, Tomorrow never comes
Saxon, Carpe diem
AAVV, The Metallica blacklist
Eels, Extreme witchcaft
North Mississippi Allstars, Set sail
Mexican Institute of sound, Politico
Slash, 4
Eddie Vedder, Earthling
Tears for Fears, The tipping point
Scorpions, Rock believer
The Chats, High risk behaviour
Off!, ST


VISIONI

Queenpins - Le regine dei coupon (2,5/5)
Don't look up (3,25/5)
Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (3,5/5)
Il prezzo dell'arte (3,25/5)
Quelli che mi vogliono morto (2,25/5)
E' stata la mano di dio (3,5/5)
Ariaferma (3,75/5)
The father (3,75/5)
Riders of justice (3,25/5)
Spider-Man - No way home (2,75/5)
E venne il giorno (2,75/5)
007 - No time to die (3/5)
Tesla (3,25/5)
No sudden move (3,5/5)
Dune (3,75/5)
Robinù (3,5/5)
Eternals (2,75/5)
La furia di un uomo - Wrath of man (3/5)
The Tender bar - Il bar delle grandi speranze (3/5)
The tax collector (2,5/5)
The harder they fall (3/5)
Qui rido io (3,5/5)
Danny the dog (3,25/5)
Il capo perfetto (3,5/5)
Il segreto dei suoi occhi (3,75/5)
Le idi di marzo (3,25/5)
Hasta el cielo (3/5)
Il potere del cane (3,5/5)
Pig (3,75/5)
La fiera delle illusioni - Nighmare alley (4/5)
Agente 117 al servizio della Repubblica - Allarme rosso in Africa nera (3/5)
Una preghiera prima dell'alba (3,5/5)
La ragazza del terzo piano (3,25/5)
American Animals (3,75/5)
Tempo limite (2017) (2/5)
Psycho II (3,25/5)
Impero criminale (2,5/5)
Bed time (3,75/5)
Tre piani (2,5/5)
Contagion (3,5/5)
Way Down - Rapina alla banca di Spagna (2,5/5)
Mondocane (3,75/5)
The French Dispach (4/5)
L'eroe dei due mondi (3,5/5)
Assassinio sul Nilo (2022) (2,75/5)
Red Sparrow (2,75/5)
Un uomo sopra la legge (2,5/5)
A proposito dei Ricardo (2,75/5)
Che Dio ci perdoni (3,75/5)
The walker (2007) (3,5/5)
Occhiali neri (2,75/5)
Il presidente (3,5/5)
Baby gang (3/5)
Una festa esagerata (2,5/5)
Johnny Mnemonic (3/5)

Visioni seriali

Dexter - New blood (2,75/5)
Monterossi (3/5)
Ozark 4, prima parte (3/5)
Yellowjackets (3/5)
Reservation dogs (3,5/5)

















LETTURE

Gèrad Thomas, Il comunismo spiegato ai bambini capitalisti
Jacopo De Michelis, La stazione
Eric Nisenson, Ascension - Vita e musiche di John Coltrane 

lunedì 27 giugno 2016

Sixx:A.m. , Prayers for the damned

 http://cdn.metallus.it/wp-content/uploads/2016/03/Sixx-Am-Prayers-For-The-Damned.jpeg

I Sixx Am nascono con le caratteristiche classiche del side project della rockstar in cerca di nuovi stimoli fuori dai suoi clichè abituali. D'altro canto i tempi morti che hanno scandito la vita dei Motley Crue degli anni zero di tempo libero a disposizione ne hanno regalato a volontà al bassista e fondatore Nikki Sixx. Così nel 2007 pubblica una autobiografia esclusivamente relativa ai suoi anni di dipendenza dall'eroina, affiancandola da una colonna sonora: The heroin diaries. Con lui, alla chitarra, DJ Ashba (ex Guns 'n' Roses) e il vocalist/tuttofare James Michael. 
Come ogni side project che si rispetti, i Sixx Am si concedono lunghe pause rilasciando altri due album in sette anni. Tutto cambia con l'addio alle scene dei Crue, ora Frank Feranna (il buon vecchio Sixx) può dedicarsi a tempo pieno alla sua creatura. 
Cosa che pare fare seriamente, e infatti solo pochi mesi dopo il rompete le righe dalla sua band storica non solo dà alle stampe questo Prayers for the damned Vol I ma annuncia, come si intuisce dal titolo, che entro la fine dell'anno sarà seguito da un altro full lenght.
L'ex bassista dei Crue riesce a confermare la bontà delle release precedenti realizzando un opera di metal mainstream, nell'accezione più trendy del termine,  raggiungendo nel contempo l'obiettivo di tenersi a distanza di sicurezza dal classico sound Crue. 
A completare l'affrancamento dall'ersordio grezzo e malinconico ma autenticamente ispirato di The heroin diaries, la release gode di una produzione pulitissima e impeccabile. Si parte a frusta con un trittico micidiale (Rise; You have come to the right place; I'm sick) nel quale gli onori sono tutti per Michael e DJ Ashba (oltre che per il nuovo drummer Dustin Steinke), come del resto accade per quasi tutto l'album, quasi come se il titolare del brand abbia deciso di tenersi in disparte. Ma la track list tiene botta anche con il resto delle composizioni, come il pezzo che intitola l'opera e con l'ottimo midtempo Belly of the beast, regalando all'ascoltatore anche momenti nei quali la band cerca ispirazioni diverse dal nu metal di riferimento, strizzando l'occhio persino ai Muse con risultati alterni: buoni nel caso di Better man, pessimi nella pasticciata Rise of the melancholy empire. 
Prayers for the damned si dimostra, un pò sorprendentemente, un'opera divertente e coesa, sostenuta dall'ottima verve dei suoi navigati interpreti.

sabato 6 dicembre 2014

MFT, novembre 2014

MUSICA

Blackberry Smoke, Leave a scar: live North Carolina
Blackberry Smoke, The Whippoorwill
AC/DC, Rock or bust
Ben Vaughn, Road trip
Garth Brooks, Man against machine
Foo Fighters, Sonic highways
Deep Purple, Perfect strangers live
Angel City, Face to face
Mariachi el Bronx, III
John Mellencamp, Plain Spoken
Pierpaolo Capovilla, Obtorto collo
Taimi Nailson, Dynamite!

VISIONI

Sons of Anarchy, stagione conclusiva
Homeland, quarta
Mad Men, terza
Les Revenants, prima

LETTURE

Sound of the beast, Ian Christe



lunedì 29 giugno 2015

Albert Mudrian, Choosing death: l'improbabile storia del death metal e del grindcore

Nella seconda metà degli anni ottanta la musica si trovò ad affrontare l'evoluzione (o involuzione, a seconda dei punti di vista) di un genere, il metal, i cui suoni, a detta dei soliti benpensanti, non necessitavano certo di essere ulteriormente estremizzati. E invece a molti, sopratutto ragazzini non ancora giunti all'età necessaria per guidare o bere alcolici al bar, l'heavy metal classico, ma anche gli stili maggiormente aggressivi in voga in quel periodo, come il trash o lo speed, cominciavano a stare stretti. E' così che i semi del movimento death/grindcore cominciano a germogliare e diffondersi attraverso il tape trading, fenomeno universalmente riconosciuto come essenziale da tutti gli storici musicali.
Albert Mudrian (editore e giornalista musicale) ha deciso di raccontare questa storia attraverso l'approccio orale alla narrazione. Il libro ricostruisce infatti la cronologia degli eventi che hanno portato uno stile musicale che fa dell'inascoltabilità il suo brand, alle soglie del successo mainstream attraverso le ricostruzioni dei suoi protagonisti, legate e strutturate fra loro dal certosino lavoro di Mudrian.
Se al centro della narrazione di Sound of the beast di Christie c'era il ruolo ricoperto dai Metallica, per Choosing death non vi è dubbio alcuno su chi siano i protagonisti principali della scena, il virus inarrestabile, gli untori responsabili del contagio: gli inglesi Napalm Death.
E non solo perchè il loro Scum è stato l'affilato coltello che ha squarciato barriere e convenzioni musicali esistenti, ma perchè dai vari componenti che si sono avvicendati in quella band, nasce un cazzo di albero genealogico che da solo vale, in ordine di importanza, mezzo movimento death. Infatti, sperando di non dimenticare nessuno, ex membri dei Napalm che rispondono al nome di Justin Broadrick, Bill Steer e Lee Dorrian hanno dato vita a band seminali come Godflesh, Carcass e Cathedral che hanno sviluppato ogni latitudine (death, grind, industrial, doom) del metal estremo.
Tornando ai contenuti del libro, un elemento che balza agli occhi è quello dei temi trattati dalle liriche di queste band. A differenza di ciò che molti possono pensare il death/grindcore non è un genere (o meglio, non sono generi) che abbraccia necessariamente una cultura violenta riconducibile ad una collocazione politica di estrema destra. Per un gruppo di teste bacate alla Cannibal Corpse che ha sempre puntato a scioccare attraverso testi che descrivono atti di indicibile violenza quasi sempre perpetrati ai danni del genere femminile, ne esistono molti altri (Nalpalm Death, Godflesh, Hate Eternal, Nile) che puntano invece alla giugulare del Sistema, delle iniquità sociali, alle disparità sociali utilizzando un linguaggio apertamente anarchico, oppure in modo piùo meno scientifico alla critica verso la religione cattolica o addirittura all'approfondimento storico.
Se gli artisti che si cimentano con questo genere non sono dunque tutti uguali, né dal punto di vista della proposta musicale né da quello dei temi trattati, di certo a dominatore comune c'è la fatica di suonare un genere che, di norma, viaggia a velocità disumane e viene interpretato vocalmente sollecitando la laringe fino a quasi farla schizzare fuori dalla gola. Per questa ragione non è raro che dopo qualche anno di attività saltino tendini a chitarristi e batteristi oppure si perdano per strada corde vocali dei cantanti.
Mudrian è a mio avviso molto bravo a mettere assieme gli ingredienti/testimonianze dei vari protagonisti della scena, a raccontarci di quando le major hanno provato a mettere le mani su questo genere, facendolo sfracellare al suolo, e di come questo stile sia rinato dalle sue ceneri grazie a band che hanno introdotto nuova linfa vitale a tutto il movimento, magari a costo di renderlo più accessibile alla massa.
Chiude il volume l'immancabile ma interessante lista dei migliori album death/grindcore dal 1987 al 2007 (anche se la prima pubblicazione del libro è del 2004).
Choosing death, l'improbabile storia del Death metal e del Grindcore, non è certo un libro per tutti o un tomo che si legge, come si dice, tutto d'un fiato, ma di certo non può che coinvolgere ed appassionare quanti, neofiti o esperti, non si vogliono limitare all'ascolto passivo dei vari movimenti musicali.

lunedì 21 novembre 2011

The beauty and the beast music






Arch Enemy

Khaos Legions (Century Media) 2011




Probabilmente gli esperti del melodic death metal saprebbero compilare una lista di band più importanti degli Arch Enemy. Io invece, che del genere non so in pratica una mazza fionda, mi sono preso la libertà di affezionarmi a questo dischetto della band svedese formata da Micheal Amott dei Carcass, che ho scoperto essere attiva, tra alterne fortune, dal 1996.


I brani dell'album si susseguono seguendo un canovaccio che prevede pezzi brutalmente veloci con la doppia cassa a dettare la linea e improvvise stoppate con successivi rallentamenti della melodia (un esempio per tutti, Bloddstained cross, la traccia numero tre). Il cantato è, ca va san dir, in rigoroso growling, e fin qui nulla di strano. Solo ci sono rimasto di sasso quando, prendendo informazioni sulla band, ho scoperto che la voce da esorcismo che sventra i testi appartiene ad una fanciulla di nome Angela Gossow, che insomma a vederla non si direbbe.

I pezzi in generale sono un buon compromesso tra l'integrità che il genere richiede e comunque un buon livello di accessibilità, elementi che permettono ad un non adepto a questo sound di ascoltare l'opera senza crisi di rigetto al terzo brano consecutivo. E di giungere così con le orecchie provate, ma ancora integre, fino alla fine, passando per le ultime perle Cult of khaos e Secrets con un timing finale che si attesta attorno ai cinquanta minuti.


La band a mio avviso ha una forte componente commerciale. Un brano come No gods, no masters ad esempio con un arrangiamento differente potrebbe tranquillamente diventare un pezzo pop, magari dei Depeche Mode, non per niente a dimostarre che le radici della band sono tutt'altro che di nicchia, tra le bonus tracks per il mercato giapponese compare la convincente cover di The zoo degli Scorpions e all'interno di un'altra edizone speciale del disco ci sono tributi a Kiss (The oath) e Europe(Wings of tomorrow).


Khaos Legion è probabilmente un disco che non lascerà segno alcuno nella storia del metal, che verosimilmente annoierà gli integralisti del genere, e che pertanto è perfetto per essere trattato con accondiscendenza su queste virtuali pagine.