Il crime americano che ormai non ti aspetti più. Una piacevolissima sorpresa questo film del regista inglese Bart Layton (solo due titoli in oltre dodici anni, The imposter e American animals), che mette in scena, su un racconto di Don Winslow, una rappresentazione che urla il nome di Michael Mann sotto molte latitudini (location, fotografia, riprese notturne, lentezza del plot, recitazione per sottrazione), eccetto il finale, su cui torno a breve. Sono ottimamente diretti i protagonisti per i due ruoli principali, il villain Chris Hemsworth e lo sbirro Mark Ruffalo (unica critica: il personaggio acuto, onesto ma sciatto e ai margini del suo contesto lavorativo forse comincia a stargli stretto e rischia di "marchiarlo"), a cui va aggiunta una Halle Berry in palla come raramente mi è capitato di vedere in passato, un villain villain interpretato da quella faccia da schiaffi di Barry Keoghan e, infine, un Nick Nolte che ha pochissimi take e che viene "dimenticato" dall'epilogo, ma che fa sempre battere il cuore. Un crime movie eccellente che non è però un noir perchè, a mio parere, sbanda sull'ultima curva, quella di una conclusione - SPOILER - inspiegabilmente (soprattutto per il comportamento di Ruffalo nei confronti di Berry) a lieto fine. Ad ogni modo, avercene. Soprattutto in considerazione della brutta piega presa da questo genere nelle produzioni hollywoodiane.

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