lunedì 10 agosto 2026

Spider - Man: Brand new day

Dopo la conclusione degli eventi del multiverso (Spider-Man: No way home), l'amichevole ragno di quartiere è diventato un punto di riferimento per la comunità newyorkese e per la polizia stessa, con cui collabora proficuamente. Peter Parker viceversa, è un giovane uomo solo, dato che i suoi amici e la sua ex compagna MJ non hanno ricordi di lui ed egli non trova il coraggio di riavvicinarsi a loro. Nel frattempo una nuova minaccia mentalista arriva su New York con l'obiettivo di impossessarsi di qualcosa custodito nella fortezza del Damage Control, l'agenzia che si occupa di limitare i danni dei conflitti generati da super esseri nella città. 

Qualche giorno fa, dopo tanti anni, avevo rivisto Spider-Man 2 di Sam Raimi, uno dei migliori cinecomic di sempre. Ed ero pregiudizialmente intenzionato ad aprire la recensione del nuovo, attesissimo, film sull'aracnide umano sospirando nostalgicamente su come le prime pellicole sugli eroi mascherati fossero solide e ben strutturate a dispetto delle attuali. Il che è del tutto oggettivo, ma devo ammettere che, abbastanza imprevedibilmente, Spider-Man: Brand new day mi impone di smussare la verve passatista grazie ad un bel salto in avanti in termini di costruzione filmica rispetto ai tre titoli precedenti del franchise (fare di peggio in effetti era difficile).

Infatti, pur mantenendo la produzione la scelta di registi intercambiabili e poco autorevoli (è il turno di Destin Daniel Cretton, già dietro la mdp per Shang - Chi, non esattamente un capolavoro), stavolta l'approccio cambia, speriamo per una sopraggiunta consapevolezza dello sprofondo in cui la Marvel è precipitata nelle pellicole post Avengers: Endgame. Trova infatti più spazio l'introspezione, un minimo di approfondimento dei personaggi, un decoroso equilibrio tra dramma e comedy, così come tra narrazione e scene action. Sembra il minimo sindacale, ma, per come è stato gestito negli ultimi cinque anni il MCU, è quasi un miracolo.
Poi, è chiaro che parliamo di materiale proveniente da un fumetto nazional popolare, con tutto ciò che ne consegue in termini di superficialità, dialoghi e situazioni. Ma quello va in premessa.

Convincente anche la scelta di eludere l'obbligo del super villain dell'ampio pantheon di nemici di Spidey e di individuare invece un plot attraverso il quale introdurre un personaggio che dovrebbe fare da apripista al ritorno nella famiglia cinematografica Marvel degli X-Men (con l'acquisizione da parte di Disney della 20th Century Fox). Così i nemici pescati dalle polverose pagine del fumetto classico sono di medio basso livello, ma divertenti, come Scorpion, per il quale Michael Mando ha la faccia perfetta, e i ninja de La Mano. 

Anche Tom Holland, su cui non infierisco, riesce ad essere un pelo più convincente del solito. Efficace la scelta di Sadie Sink per il ruolo di antagonista, mentre ho come avuto l'impressione che Zendaya proiettasse su MJ la sua acquisita aura di primo firmamento dello stardom hollywoodiano. Aggiungo che, essendo io un fan di Jon Bernthal, ho particolarmente gradito la presenza di Punisher come spalla "ignorante" del Ragno, auspicando che la botta di popolarità convinca quelli del MCU a dedicargli un film da protagonista, dopo la discreta vita seriale già in archivio. Funzionale l'uso della CGI e le sequenze in cui la città di New York assume il ruolo di protagonista della storia.

Come mia abitudine, ho visto il film senza portarmi avanti con la sua trama e perciò, quando la storia ha cominciato a virare su una metamorfosi  del metabolismo e del corpo di Peter (con una simpatica citazione del primo capitolo di Spider-Man di Raimi) ho sperato in un plot twist che riprendesse quello della mitologica spash page conclusiva del racconto del comic numero 100 di The amazing Spider-Man, quando Petey, a seguito dell'assunzione di pozioni e intrugli vari per perdere i poteri, si trova... con un paio di braccia in più per fianco. Sarebbe stato divertente, ma va sicuramente ed insperatamente bene così (3,25/5).



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