giovedì 26 ottobre 2017

Bob Wayne, Bad hombre


Fidatevi di uno stupido, mai sottovalutare Bob Wayne. Se dopo l'ammorbidimento dei suoni di Back to the camper (digerito solo dopo svariate somministrazioni) e il passo, più spiazzante che falso, rappresentato dall'album di cover Hit the hits (senza considerare il divertissement natalizio che l'ha visto comporre un christmas album clandestino e folle, con i testi delle canzoni delle festività su melodie di notissimi pezzi hard rock), qualcuno poteva pensare che il gigantesco buzzurro dell'Alabama si fosse ammorbidito, beh, Bad hombre è la risposta più fragorosa e sferragliante che Wayne potesse presentare per smentire la tesi.

Ed è sufficiente buttare un occhio ai titoli delle composizioni per capire che la vena di irriducibile fuorilegge è tornata a gonfiarsi, quale preludio ad uno sfogo musicale liberatorio e senza freni.
Niente di strano quindi se i primi versi che ci accompagnano all'ascolto siano quelli quanto mai programmatici di Hell Yeah"Sono andato via di testa, ho schiantato il camion, ho fumato un po' troppa roba, cazzo, sì!" , che ristabiliscono la giusta distanza tra le liriche reazionarie e lo stile di vita dell'irsuto countryman americano.

Sia ben chiaro che personalmente non condivido nulla della filosofia di questi moderni outlaw, ai quali piacciono armi da fuoco, sballo, violenza e disordine sociale e che se potessero, vorrebbero indietro la confederazione degli stati del sud. Semplicemente il loro country sudicio e fuori dagli schemi è, per i miei parametri, il migliore in giro, e ogni volta non so resistere al suo richiamo. E' come ascoltare i Cannibal Corpse o divertirsi davanti ad un film con le gesta Michael Myers, senza per questo uscire di casa e sterminare persone a destra e a manca (sebbene ultimamente la tentazione sia forte).

Chiusa la breve divagazione si torna a discernere di Bad Hombre, che parte a razzo e, dopo Bandana, un duetto coadiuvato da voce femminile sul tema, tanto per cambiare, dell'omicidio, rilascia una bella doppietta in puro stile Hank III: Still truckin, che sembra una Wild & free parte due e il trascinate blugrass 420 bound. Immancabile anche il pezzo alla Johnny Cash (con un richiamo anche allo Springsteen intimista di Nebraska o Tom Joad), che affiora grazie ad Hangin' tree,  una outlaw song su di un colpo facile andato a puttane.
La chiosa dell'album è lasciata ad una canzone che è nata da diversi colloqui che Wayne ha avuto con reduci americani tornati psicologicamente a pezzi dai presidi militari in Iraq (80 miles to Baghdad) e da Working class musician, l'immancabile pezzo autobiografico che serve per affermare l'orgogliosa diversità di uno che "non ha nemmeno fissa dimora" per il quale la strada è letteralmente casa, visto che vive su di un camper ed è perennemente in tour ovunque nel globo.

Con Wake me up di Aloe Blacc, una delle mie pop song preferite, cover probabilmente rimasta fuori da Hit the hits, siamo ai saluti di un album in cui Bob Wayne torna a fare il Bob Wayne che abbiamo imparato a conoscere, e lo fa mantenendo la barra dritta, avvalendosi di un songwriting ispirato e privo di manicheismi, per un risultato finale assolutamente credibile nel perseverare la traiettoria poetica schizoide e disturbata del suo autore.

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