lunedì 6 maggio 2024

Mick Mars, The other side of Mars (2023)


Dopo la farsa del tour d'addio del 2015, ognuno dei componenti dei Motley Crue aveva annunciato l'intenzione di volersi dedicare ai propri progetti solisti. Su tre dei quattro debosciati, viste le performance del passato, il mio interesse era pari a zero. Il chitarrista Mick Mars era l'unico, forse anche a causa dei suoi gravi problemi di salute, che, al netto di qualche ospitata, non si era mai cimentato in un side project di alcun tipo. Ma Mars (al secolo Robert Alan Deal) era anche il solo tecnicamente dotato, all'interno del gruppo, al punto che, di fatto, il suo ingresso in formazione ha permesso ai Crue di salire di livello e di riuscire ad emergere. Ragion per cui un pò di curiosità il suo annunciato debutto me l'aveva scatenata. Immaginavo un ricongiungimento col blues, con l'hard rock di stampo british, insomma un tuffo nelle suggestioni musicali del giovane Robert.

Invece, mentre di anni, dal fake farewell tour del 2015, ne sono passati quasi dieci, questo The other side of Mars ci presenta un sound metal mainstream moderno, non distante da quelli dei recenti lavori di Dee Snider after Twisted Sister (li trovate tutti recensiti nel blog). Suoni pompati, voci potenti (Mick si è affidato a due vocalist, Jacob Bunton e Brion Gamboa, che non conosco e di cui la rete non è proprio satura di informazioni), sezione ritmica che spacca, ma insomma, il tutto un pò senz'anima e, soprattutto, senza la centralità di un disco che porta il nome di un guitar hero. Qualche pezzo è anche divertente (Loyal to the lie, Undone e Right side of wrong), ma se in un album (presunto) chitarristico, si toppa anche l'unico strumentale del lotto (LA Noir), loffio e inoffensivo, c'è proprio qualcosa che non funziona.

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