lunedì 17 gennaio 2022

Diabolik (2021)




Per una volta posso tranquillamente evitare la sinossi del film visto che i Manetti Bros riportano sul grande schermo le gesta del mitologico e stranoto criminale, nato giusto giusto sessant'anni fa dalla fantasia delle altrettanto epiche sorelle Giussani. Il personaggio era stato protagonista finora di un unico film, realizzato nel 1968 con affascinante gusto pop, ma lontano dalle atmosfere delle tavole, da Mario Bava. Pare che, da allora, siano pervenute altre proposte ai responsabili del "marchio", ma che siano state tutte rifiutate, proprio in quanto troppo divergenti dalle aspettative di chi detiene i diritti.

Tutto questo fino alla proposta dei Manetti, il cui progetto è stato immediatamente accettato, dando il via alla produzione di un film coinvolto purtroppo nel giro di rinvii  causa covid (pronto per le sale nel dicembre 2020, è uscito un anno dopo).

Vedendo il film (al cinema, un attimo prima che fossi bloccato a casa per venti giorni per un giro sulla variante omicron del covid) ben si capisce perchè questa versione cinematografica sia piaciuta agli editori. I registi romani infatti realizzano qualcosa di spiazzante e inedito, facendo letteralmente vivere le pagine del fumetto sullo schermo, in un'operazione fideistica e filologica, nella quale i bravi Luca Marinelli (Diabolik), Valerio Mastandrea (Ginko) e Miriam Leone (Eva Kant) sono chiamati ad un'espressività da fotoromanzo (o da fumetto, appunto), dove i dialoghi sono quelli che starebbero nella nuvoletta sopra la testa di una tavola disegnata e dove la fisicità, o meglio l'action ipertrofica dei comic movie è compressa. L'unico parallelo che mi sovviene, sebbene con esiti opposti, cioè pop e rumorosi, ma con la medesima volontà di riportare fedelmente le strisce fumettistiche sullo schermo, è il Batman televisivo degli anni sessanta, quello con Adam West.

I Manetti, partendo dallo spunto dello storico numero tre dell'albo, ricreano anche luoghi e tempi di fantasia del fumetto (le città di Clerville e di Ghenf, gli anni sessanta di una realtà alternativa), regalando ai fan attempati di Diabolik (non quindi ai bambini che l'hanno scoperto con l'operazione di sdoganamento che fu fatta attraverso i cartoni animati) la realizzazione di un sogno. La pellicola, per sua peculiarità, è chiaramente divisiva. Difficile tracciare giudizi nel mezzo. O piace o respinge. Personalmente, nonostante non sia mai stato un lettore del fumetto (giusto qualche numero rubato alla collezione di zii o cugini più grandi) al film ho assegnato un voto di 4/5, apprezzando il coraggio dei registi, l'originalità della proposta e la prova attoriale del cast, in particolare quella di Miriam Leone, una Eva Kant bellissima, indipendente e risoluta.

Il film non è partito benissimo (d'altro canto Spider-Man: No way home ha spazzato via la concorrenza), ma poi si è ripreso, al punto che, ad un mese dall'uscita, è ancora in programmazione. Non dovrebbe quindi essere messo in discussione il progetto che prevede la realizzazione di altre due pellicole, a formare una trilogia (senza però il protagonista Marinelli).

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