lunedì 11 gennaio 2016

Gang, Sangue e cenere


Quindici anni di attesa tra la pubblicazione di un album di inediti e l'altro sono un'eternità. Soprattutto se si parla di una band che, attorno al nucleo dei fratelli Severini, non si è mai sciolta e non ha mai interrotto la sua attività live. Per la verità non ha mai nemmeno smesso di incidere album, seguendo però la strada delle registrazioni dal vivo, delle reinterpretazioni dei propri classici, magari assieme ad altri gruppi con i quali condivide affinità politiche, oppure insistendo nella riproposizione di canzoni che hanno fatto la storia italiana come La rossa primavera, che da queste parti è stato giudicato il miglior disco del 2011L'ultima manciata di canzoni nuove, i Gang le avevano pubblicate nel 2000, dentro lo sferragliante Controverso, disco che si è portato dietro una scia di conflitti anche giudiziari con la Wea che ha, di fatto, chiuso al gruppo le porte dell'industria musicale.

Non è solo per questo, ma soprattutto per la volontà di non scendere a compromessi e conservare la propria indipendenza, che i Severini hanno deciso di affidarsi al crowdfunding per produrre il nuovo lavoro. La risposta dei fans è stata incredibile, se è vero che i contributi arrivati a Marino e Sandro hanno sfiorato il mille per cento del target inizialmente ipotizzato.
Il risultato di tutto questo enorme feedback affettivo è Sangue e cenere, un undici tracce che, dietro una copertina che richiama i Basement tapes di Dylan & The Band, si avvale dell'ispirazione compositiva dei tempi migliori, filtrata dall'esperienza e da uno sguardo più consapevole, coniugati all'immancabile carattere combattivo, oltre che, musicalmente parlando, della produzione artistica di Jono Manson che dagli USA ha lavorato al sound caldo e robusto coadiuvato da un nutrito manipolo di musicisti locali.

I temi dell'album sono quelli da sempre cari a Marino, le diseguaglianze sociali, la resistenza, i lati oscuri della storia italiana, ma anche i rapporti umani, la famiglia, gli affetti, la casa, i valori autentici.
I primi tre pezzi del disco, tra malinconia, denuncia sociale e impettita rievocazione storica, rappresentano un ottimo sunto di questi temi. Nel dettaglio, la title track è una ballata agrodolce che mette in evidenza, oltre ad un bel testo introspettivo, la profondità del suono del combo allargato; Non finisce qui, una delle canzoni migliori dell'intera raccolta, traccia invece una parabola umana che parte dell'immigrazione e termina con la morte da lavoro. E' cantata con Marino che impersona il figlio di un operaio ucciso dall'esposizione all'amianto e non può non ricordare i sacrifici dei nostri genitori, che hanno lasciato una vita semplice ma senza prospettive, per costruire un futuro migliore alla propria famiglia lontano dalla terra natìa. Alle barricate, il cui testo rievoca i fatti di Parma del 1922, si impone dal primo ascolto come un classico moderno che spaccherà in due i concerti dei Gang.

A livello di onestà intellettuale la band vola su livelli irraggiungibili da quasi qualunque altro artista, l'integrità anche politica del gruppo ci fa dunque perdonare pezzi come Fausto e Iaio, dall'elevato valore civile, ma un pò troppo retorici nelle liriche e nello sviluppo. Viceversa, per un vecchio cuore comunista pieno di dubbi e incertezze come il sottoscritto, un brano come Nino (riferito ad Antonio Gramsci) tocca le giuste leve emotive e riaccende idealmente un faro, ad illuminare il percorso di questi tempi oscuri. 
Si chiude in uno straordinario crescendo con una canzone dedicata a Moreno Gabriele Locatelli (Più forte della morte è l'amore) e la suggestiva Mia figlia ha le ali leggere, anche se il pirotecnico commiato è senza dubbio rappresentato da Nel mio giardino, infuocato errebì nel quale la macchina da guerra di organo e sezione fiati apparecchiati da Manson dà il proprio straordinario meglio.

Bentornati Marino e Sandro. Davanti ad un disco così c'è da accendere un cero a qualche entità laica superiore pregando che siate tornati per restare.



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